Ha rivolto le sue attenzioni al figurativo, al surrealismo e all'iperrealismo.

Biografia Giovinezza e adolescenza Michelangelo Perghem Gelmi nasce a Innsbruck l’11 dicembre 1911 da genitori trentini.

Nel 1912 la famiglia si trasferisce a Trento, dove Perghem vive fino alla fine degli studi superiori. Le sue doti artistiche vengono notate e incoraggiate da Luigi Bonazza, suo insegnante di disegno e di pittura all'Istituto Tecnico. Si dedica allo sport ed è caricaturista per giornali e riviste studentesche. Questa attività prosegue assiduamente nel periodo universitario.

Nel 1928 si distingue nelle discipline sportive, in particolare nello sci fondo e in atletica leggera (400 m piani e staffetta 4×400 metri.), discipline queste ultime per le quali viene convocato in nazionale.

Studi universitari e Seconda Guerra Mondiale Lascia lo sport agonistico per motivi di studio. Si laurea in Ingegneria Civile Edile presso il Politecnico di Torino nel 1936. Dopo il servizio militare presso la Regia Aeronautica nel Corpo del Genio (1937-1938) è nominato assistente presso il Politecnico di Torino.

Nel 1940 vince il concorso per Capo Ufficio Tecnico dei magazzini generali del porto di Fiume. Si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Torino allievo di Enrico Paulucci. Richiamato alle armi per il conflitto mondiale, nel 1942 l’Aeronautica militare lo trasferisce in Provenza costringendolo ad interrompere i corsi di pittura presso l’Accademia.

Durante il soggiorno francese del 1943 si dedica alla pittura. L'8 settembre viene catturato con altri ufficiali, viene trattenuto a Cannes e poi deportato nel lager di Tarnopol in Polonia. Trasferito al lager di Dęblin Irena allestisce la sua prima personale il 20 gennaio 1944. Riesce a rientrare in Italia il 10 giugno 1944 e vive in clandestinità a Torino fino alla fine della guerra occupandosi solo di pittura.

Nel 1945, finita la Guerra, ordina la sua prima mostra personale in una galleria d’arte della sua città (galleria “Trento”). È libero professionista a Torino dove vive con la moglie Antonietta sposata nel 1946. Assistente universitario presso il Politecnico, continua a dipingere nel tempo libero. Espone alle principali collettive torinesi e al Premio Alessandria.

Periodo in Sud America Nel marzo del 1948 si trasferisce da solo a San Juan, in Argentina dove insegna presso la Facoltà di Ingegneria della “Universidad Nacional de Cuyo”. A giugno del 1948 nasce a Torino la figlia Maria Rosa, la quale con la madre lo raggiunge in Argentina nel 1949. Sempre nel 1949 partecipa al Salone d’Autunno di San Juan e si aggiudica il primo premio. Allestisce una mostra personale alla Casa Espana di San Juan. Lavora al progetto per la cattedrale della sua nuova città. Nel 1950 nasce Maria Guglielmina.

Nel 1952 tiene una personale a San Juan. Nel 1954 Ottiene la cattedra di disegno e di figura presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Cuyo. Allestisce una personale negli spazi universitari della città. Durante il soggiorno argentino si dedica anche al design di cui rimangono molti studi per decorazioni di oggetti e stoffe.

Nel 1955 Al Salone d’Autunno di San Juan “Calle Tucumán” ottiene il primo premio. Alla mostra di Buenos Aires del 1956 vince il primo premio con il quadro “Calle Lavalle”. A Natale rientra in Italia e si stabilisce a Trento dove lavora come libero professionista senza abbandonare la pittura.

Ritorno a Trento Nel 1957 Lavora come libero professionista. Ottiene l'incarico di consulente dell'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Trentino Alto Adige: in tale veste rielabora completamente il progetto vincitore del concorso per il ripristino degli stabilimenti termali di Levico. Nel 1958 nasce il terzo figlio Mario. Nel 1959 si aggiudica il concorso Nazionale delle terme di Merano. Progetta e realizza la scuola materna di Piedicastello (Trento) e la scuola professionale per la donna (ONAIRC) a Trento.

Nel 1961 Espone alla Mostra Provinciale d’arte figurativa dove presenta con successo “Santa Trinità” riproposto due anni dopo alla Mostra degli Artisti Trentini presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. La capitale ospita nuovamente la Mostra degli Artisti Trentini nel 1965, mentre altre esposizioni vengono allestite a Novara (1965) e a Torino (1967).

Nel 1967 Il suo progetto “Idee per Trento domani” vince il primo premio al Concorso istituito dal Comune di Trento per l’area dell’ex ospedale Santa Chiara in occasione del Convegno Nazionale di Urbanistica. È occupato alla realizzazione delle case a schiera di Norge sul Monte Bondone. Lavora al progetto per il complesso residenziale dell’ECA di Trento nella zona della Clarina realizzato nel 1969. L’anno seguente si occupa del progetto per il parcheggio sotto le Canossiane che non verrà attuato.

Principali periodi artistici Fino al 1970 l'attività artistica di Michelangelo Perghem Gelmi era rimasta secondaria rispetto all'attività di ingegnere. Nel 1971 si dedica completamente alla pittura abbandonando l'attività professionale, coronando così il sogno coltivato durante la vita.

Nuove sperimentazioni Le prime opere degli anni Settanta sono caratterizzate da un surrealismo alquanto originale e colpiscono favorevolmente il pubblico e la critica. Le personali di Trento e Rovereto riscuotono molto successo. Negli anni seguenti lo troviamo impegnato con le mostre a Cortina, Ferrara, Flayosc, Roma, Saint Tropez e Santa Margherita Ligure. Partecipa a numerose collettive e a premi anche all’estero. Per il centenario della Società degli Alpinisti Tridentini (SAT), nel 1972, disegna il francobollo postale da 25 Lire con la veduta delle Dolomiti di Brenta e della Paganella.

Nel 1975 Pubblica con Francesco Piero Baggini il diario di prigionia “Da Cannes a Tarnopol” illustrato dai disegni compiuti nel periodo della deportazione. L'anno seguente allestisce alla galleria Il Castello di Trento la personale “Tante teste, tante idee”, una mostra di caricature su persone di fama nazionale, politici e personaggi trentini. Nel 1977 la stessa galleria organizza la mostra “Omaggio a Trento” con sessanta opere dedicate alla città. In quell’anno “Floreunucus barbudos “ vince il premio Vittoria Alata alla mostra “VIII Primavera” al Palazzo dell’UNESCO a Parigi. Partecipa a importanti collettive all'estero: Londra, Marsiglia, Bamberg, Cracovia, Malta; e in numerose città Italiane vincendo importanti premi.

Maturità artistica Nel 1981 presenta settanta opere alla mostra “Perghem 80” organizzata al Palazzo della Regione di Trento. Studia il progetto (non realizzato) per un parcheggio sopra la ferrovia del capoluogo trentino. Nel corso degli anni ottanta organizza tre importanti mostre ispirate ai viaggi in Messico (“Mexico 83”, 1984), in Cina (“La Cina è vicina”, 1986), in Perù e Bolivia (“Cartoline dall’impero degli Incas”, 1989) ospitate nelle sale della Camera di Commercio.

Nel 1987 allestisce con Giuseppe Anesi una mostra a Palazzo Pretorio di Trento. In quell’occasione espone l’omaggio all’amico e maestro Guido Polo che è immortalato con molti altri artisti trentini nel quadro “L’atelier de la Portela”.

1988 Il Comune di Trento gli commissiona un quadro da esporre in un luogo pubblico cittadino. L'artista realizza “Piazza del Duomo nel giorno di San Giuseppe" (m 3×6 olio su tavola) fino a maggio 2017 in esposizione permanente nel giardino della chiesa di San Marco. Dopo il restauro il Comune di Trento lo collocherà in altro spazio pubblico. L’anno seguente Bolzano dedica a Perghem Gelmi e a Giuseppe Anesi un’importante mostra nelle sale di Castel Mareccio. I due artisti sono i protagonisti maschili di “Scampagnata con Beppino e ….” quadro del 1990 tratto dal celebre Déjeuner sur l’herbe di Manet.

Ultimi anni e morte Dopo il primo intervento chirurgico subito nel 1991 all’Ospedale Santa Chiara, per un tumore all'intestino, omaggia la struttura ospedaliera con il dipinto “La visita” in stile iperrealista. A questo dipinto viene dedicata la copertina del volume "I Geni dell'Arte - Gli Eredi della Cultura Artistica Europea" (1991) dall'Ente Europeo Manifestazioni d'Arte.

Subisce un altro intervento per l'aggravarsi della malattia e scompare a Trento il 1º agosto 1992 all’età di 80 anni, mentre quattro suoi dipinti sono esposti a Kempten, città gemellata con Trento, assieme a opere di Elmo Ambrosi e Mauro Pancheri.

Pittura Anni Quaranta

Dopo la laurea in ingegneria, svolto il servizio militare, decide nel 1940 di iscriversi all’Accademia Albertina. Sostiene l’esame di ammissione con Felice Casorati, ma preferisce i corsi di Enrico Paulucci, del gruppo de I sei di Torino, che si distingue per l’attenzione all’Impressionismo francese. La sua prima pittura, che troviamo nei paesaggi dipinti nella primavera del 1943 mentre è all’aeroporto di Salon in Provenza con le truppe di occupazione, riflette appieno questa scelta. Fatto prigioniero dai tedeschi l’8 settembre 1943, verrà internato nel Lager di Tarnopol, e poi successivamente in quelli di Dęblin Irena, di Przemyśl e infine di Langwasser (Norimberga). Del periodo di prigionia lascia una cospicua documentazione attraverso carboncini, sanguigne, acquerelli e matite. Tornato in Italia, dopo la guerra, la sua pittura lascia spazio, da un lato alle volumetrie di Cézanne e del Picasso cubista, dall’altro alla corposa pennellata vangoghiana.

1948-1955

Necessità economiche lo costringono a emigrare in Argentina nel marzo 1948, dove si stabilisce nella città di San Juan. Nel passaggio dal periodo Torinese a quello Argentino, il tratto si semplifica notevolmente, le figure sono rese in modo essenziale, le architetture e i paesaggi perdono i dettagli, si snelliscono di particolari. Sembra quasi che Perghem Gelmi si avvicini a una raffigurazione semplificata, infantile, in parte probabilmente influenzata dalla presenza dei figli.

Anni Cinquanta e Sessanta

Al ritorno in Italia, con i dipinti di fine anni Cinquanta che raffigurano Trento, l’artista prende possesso degli spazi cittadini, e ambientando le costruzioni realmente esistenti in un contesto quasi fantastico, anticipa l’evoluzione che subirà la sua pittura dai primi anni Settanta, quando lasciata definitivamente l’attività professionale, dà pieno sfogo alla sua indole di pittore.

Anni Settanta e Ottanta

Negli anni Settanta Michelangelo Perghem Gelmi è un pittore surrealista, libero da linguaggi precostituiti, che dipinge un mondo inesistente dominato da un occhio aperto su una vegetazione immaginaria e su figure antropomorfe. In questo periodo le rigide linee dell’ingegnere iniziano a farsi curve sinuose e avvolgenti, dando vita a curiosi intrecci e giochi geometrici. Verso la fine degli anni settanta, per Maurizio Scudiero la pittura di Perghem ha definito una posizione di surrealtà o sovra-realtà, “iperoggettiva, di grande concretezza proprio perché si sostanzia sui dati del reale che l’artista va semplicemente ad amplificare”. In alcuni dipinti, come afferma Michele Fucich l’allusione a Magritte è dichiarata. Perghem Gelmi è artista colto e potrebbe esserne ben consapevole; ma appare allo stesso tempo libero e deciso nel ricondurre il gioco a tutt’altro. Laddove Magritte virava dalla “somiglianza” visiva alla “similitudine” come operazione concettuale che mette in crisi la corrispondenza fra operazione plastica e referenza linguistica, Perghem Gelmi allestisce i suoi scenari onirici in modo da iper-focalizzarsi – e focalizzare lo spettatore – su un preciso motivo; quest’ultimo sempre radicato, nonostante l’effetto visionario cercato, in certi ambienti e spazi di “appartenenza”.

1983-1992