Il femminismo socialista è cresciuto negli anni sessanta e settanta come protagonista del movimento femminista e della New Left, concentrandosi sulla presunta interconnettività del patriarcato con il capitalismo. Le femministe socialiste sostengono che la liberazione può essere raggiunta solo lavorando per porre fine alle fondamenta economico-culturali dell'oppressione femminileWhat is Socialist Feminism?, retrieved on May 28th 2007..

Il femminismo socialista è una teoria a due versioni che estende l'argomento del femminismo marxista sul ruolo del capitalismo nell'oppressione delle donne e quello del femminismo radicale sul ruolo di genere e sul patriarcato. Le femministe socialiste respingono la principale affermazione del femminismo radicale, che cioè il patriarcato è l'unica o comunque la fonte principale dell'oppressioneBuchanan, Ian. "Socialist Feminism." A Dictionary of Critical Theory. Oxford Reference Online. Oxford University Press. Web. 20 October 2011..

Piuttosto le femministe socialiste asseriscono che le donne non sono in grado di essere libere a causa della loro dipendenza finanziaria dagli uomini. Le donne rimangono soggette alle decisioni dei governanti maschi capitalisti a causa di un disequilibrio nella ricchezza; vedono la dipendenza economica come forza trainante della sottomissione delle donne agli uomini. Intendono inoltre la liberazione delle donne come parte necessaria di una più ampia ricerca della giustizia sociale, economica e politica. Le femministe socialiste hanno tentato d'integrare la lotta per la liberazione delle donne con quella contro gli altri sistemi oppressivi, basati sulla "razza", sulla classe sociale e sullo status economico.

Il femminismo socialista si basa su molti concetti che si ritrovano nel marxismo - nella sua qualità di punto di vista del materialismo storico - il che viene a significare ch'esse relazionano le proprie idee con le condizioni materiali e storiche della vita delle persone. Le femministe socialiste considerano quindi il sessismo e la divisione di genere nell'ambito lavorativo di ogni epoca come determinati dal sistema economico del tempo. Queste condizioni sono in gran parte espresse attraverso relazioni capitalistiche e patriarcali. Le femministe socialiste rifiutano quindi la nozione marxista che la lotta di classe sia l'unico aspetto definito della storia e dello sviluppo economico.

Karl Marx ha affermato che quando l'oppressione di classe sarebbe stata superata, sarebbe svanita pure quella di genere. Secondo le femministe socialiste una tale visione dell'oppressione di genere come sottogruppo dell'oppressione classista più generale è del tutto ingenua, tanto che gran parte dell'opera delle femministe socialiste è andata a precisare come il genere e la classe lavorano insieme per creare forme distinte d'oppressione e privilegio per donne e uomini di ogni classe. Ad esempio osservano che lo status di classe delle donne è generalmente sempre derivato dalla classe di appartenenza del marito e dal suo status professionale.

Nel 1972 è stato pubblicato Socialist Feminism: A Strategy for the Women's Movement, che si ritiene essere la prima pubblicazione ad aver utilizzato la dicitura femminismo socialista; è un'opera delle esponenti della "Chicago Women's Liberation Union" Heather Booth, Day Creamer, Susan Davis, Deb Dobbin Robin Kaufman e Tobey Klass.

Altre femministe socialiste, in particolare le due organizzazioni di lungo respiro "Radical Women" e "Freedom Socialist Party", indicano i classici scritti marxisti di Friedrich Engels (L'origine della famiglia, la proprietà privata e lo Stato) e August Bebel (Donna e socialismo) come una poderosa spiegazione del legame tra oppressione di genere e sfruttamento di classe.

D'altra parte il Partito Socialista degli Stati Uniti d'America è un esempio di partito socialista femminista non esplicitamente marxista; uno dei principi del partito afferma che "il femminismo socialista si confronta con la radice comune del sessismo, del razzismo e del classismo: la determinazione di una vita di oppressione o di privilegio basata su incidenti di nascita o circostanze. La sintesi di valore e la cooperazione piuttosto che conflitti e concorrenza".

Anarco-femminismo

Femminismo marxista

Opere teoriche successive Zillah R. Eisenstein Capitalist Patriarchy and the Case for Socialist Feminism è una raccolta saggistica assemblata e antologizzata da Zillah R. Eisenstein nel 1978.

L'accademica specializzata in sociologia Rhonda F. Levine cita il lavoro di Eisenstein come "una superba discussione della posizione femminista socialista" nella propria antologia Enriching the Sociological Imagination: How Radical Sociology Changed the DisciplineLevine, Rhonda F. Legacies of the insurgent sociologist in Enriching the Sociological Imagination: How Radical Sociology Changed the Discipline, Brill Press, 2004, 978-9004139923, p8. Levin continua a descrivere il libro come "una delle prime affermazioni su come un'analisi marxista della classe possa combinarsi con la teoria femminista del patriarcato per produrre una teoria su come il genere e la classe s'intersecano nella loro qualità di sistemi di disuguaglianza".

Eisenstein definisce il termine "patriarcato capitalista" come descrittivo del "rapporto dialettico che rafforza reciprocamente la struttura della classe capitalistica e la strutturazione sessuale gerarchica"Madsen, Deborah L. Feminist Theory and Literary Practice, Pluto Press, 2000, , p193.

Ella ritiene che "il riconoscimento delle donne come classe sessuale pone la qualità sovversiva del femminismo nel liberalismo, in quanto quest'ultimo è prefigurato dall'esclusione delle donne dalla vita pubblica sulla base della classe sociale. La richiesta di una reale uguaglianza di genere, se intesa nella sua logica conclusione, spoglierebbe del tutto la struttura patriarcale necessaria ad una società liberale"Eisenstein, Capitalist Patriarchy and the Case for Socialist Feminism, cited in Feminism and Philosophy: Essential Readings in Theory, Reinterpretation, and Application, eds: Nancy Tuana, Rosemarie Tong, Westview Press 1995, , p5. Donna Haraway e il "Manifesto di Cyborg" Nel 1985 Donna Haraway ha pubblicato il Manifesto (programma) della teoria cyborg: Science, Technology, and Socialist-Feminism in the Late Twentieth Century in Radical Society. Anche se nella maggior parte dei suoi lavori precedenti si è concentrata sull'enfasi del pregiudizio maschile nella cultura scientifica, ha anche notevolmente contribuito alle narrazioni femministe del XX secolo. Per Haraway il manifesto è giunto in una fase critica in cui le femministe, per avere un significato reale, dovevano riconoscere la loro posizione all'interno di quello che definisce "l'informatica del dominio"Haraway, Donna. "A Cyborg Manifesto: Science, Technology, and Socialist-Feminism in the Late Twentieth Century." Stanford University. ..

Le femministe devono, ella proclama, unirsi per porsi alla guida di "un sogno ironico di un linguaggio comune per le donne entro un circuito integrato". Le donne non si trovavano più all'esterno lungo una gerarchia di binari privilegiati, ma piuttosto profondamente impregnate, sfruttate e coinvolte nell'ambito dell'egemonia in rete e dovevano pertanto formare la loro politica in essaSpurgeon, Sara L. "." Southwestern American Literature, vol. 34, no. 2, 2009, p. 9+. Literature Resource Center. Accessed 16 Mar. 2017..

Secondo il manifesto di Haraway "non vi è nulla nell'essere femmina che naturalmente connette le donne in una categoria unificata. Non esiste nemmeno un tale stato di 'Essere femminile', di per sé una categoria altamente complessa costruita nei discorsi scientifici sessuali maggiormente polemici e nelle altre pratiche sociali". Un cyborg non richiede un'identità stabile ed essenziale, afferma Haraway, e le femministe dovrebbero considerare la creazione di coalizioni basate su "affinità" piuttosto che su "identità".

Per analizzare il proprio argomento Haraway analizza la frase "donne di colore", suggerendola come un possibile esempio di politica di affinità. Utilizzando un termine coniato dalla teorica Chela Sandoval Haraway scrive che "la coscienza di opposizione" è paragonabile ad una politica cyborg perché, anziché l'identità, sottolinea come l'affinità si realizza come risultato dell'alterità, della differenza e della specificità. Femminismo autonomista L'italiana Leopoldina Fortunati, una critica femminista di Karl Marx, è autrice di molti libri tra cui L'arcano della riproduzione: Casalinghe, prostitute, operai e capitale''' (Autonomedia, 1995) e I mostri nell'immaginario (Angeli, 1995), redattrice di Gli Italiani al telefono (Angeli, 1995) e Telecomunicando in Europa (1998), mentre con J. Katz e R. Riccini di Mediating the Human Body. Technology, Communication and Fashion (2003). Le sue influenze includono, oltre a Mark, anche Mariarosa Dalla Costa e Toni Negri.

L'italoamericana Silvia Federici è una studiosa, insegnante e attivista della tradizione marxista del femminismo di Autonomia OperaiaSilvia Frederici biography at Interactivist . Il suo lavoro più conosciuto, Caliban and the Witch: Women, the Body and Primitive Accumulation, si sofferma (espandendolo) sul lavoro di Leopoldina Fortunati; quest'ultima sostiene l'affermazione di Mark che l'accumulazione primitiva è un precursore necessario per il capitalismo, mentre Federici asserisce che l'accumulazione primitiva è una caratteristica fondamentale del capitalismo stesso. Il capitalismo, per potersi perpetuare, richiede una costante infusione di capitale espropriato.

Federici connette questa espropriazione al lavoro non retribuito delle donne, legati entrambi alla riproduzione, il che costituisce una condizione storica per l'ascesa di un'economia capitalista preconizzata sul lavoro salariato. A questo proposito viene distinta la lotta storica a favore delle risorse comuni dalla lotta per l'affermarsi del comunalismo. Anziché vedere il capitalismo come esempio di sconfitta liberatrice del feudalesimo, Federici interpreta l'ascesa del capitalismo come una mossa reazionaria con l'intento di sovvertire la crescente marea comunista e per mantenere il contratto sociale di base.

Ella colloca l'istituzionalizzazione stabilita dello stupro e della prostituzione, nonché la caccia alle streghe, la morte sul rogo e la tortura per i colpevoli di eresia al centro di una sottomissione metodica delle donne e di un'appropriazione del loro lavoro. Quest è legato anche all'esproprio coloniale e fornisce un quadro per capire l'opera del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale e di altre istituzioni di procura come l'impegnarsi in un rinnovato ciclo di accumulazione primitiva attraverso la quale tutto ciò che è in comune, dall'acqua al nostro codice genetico, diventa privatizzato in quanto viene inteso come un nuovo ciclo di esclusioni.

Femminismo materialista Il femminismo materialista evidenzia il capitalismo e il patriarcato come punti centrali per comprendere l'oppressione delle donne. La teoria si concentra sul cambiamento sociale piuttosto che sulla ricerca della trasformazione all'interno del sistema capitalistico. Jennifer Wicke definisce il femminismo materialista come "un femminismo che insiste nell'esaminare le condizioni materiali in cui si sviluppano le disposizioni sociali, comprese quelle della gerarchia di genere". Il femminismo materialista evita di vedere tale gerarchia come effetto di un singolo sistema patriarcale, ma valuta il netto delle relazioni socio-psichiche che costituiscono un momento materiale e storico.