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Le mura venete di Crema sono una costruzione architettonica risalente alla seconda metà del XV secolo, realizzata per scopi difensivi.

Storia Le mura medievali

Le origini della città di Crema sono avvolte nel mistero.. L'Isola Fulcheria compare per la prima volta in un documento del 1040 quando il vescovo di Cremona Ubaldo chiedeva all'imperatore Enrico III il Nero di affidargli quel territorio fino ad allora feudo di Bonifacio di Canossa.. Sappiamo, inoltre, di un diploma tramite il quale nel 1055 Enrico III concedeva il districtum de Insula Fulcherii in investitura perpetua alla chiesa di Cremona..

L'Isola tornò nuovamente in feudo ai marchesi di Toscana nel 1057, precisamente a Beatrice di Lotaringia - seconda moglie di Bonifacio, morto nel 1052 - e alla figlia Matilde.. Quest'ultima, infine, nel 1098 concedeva l'Isola alla Chiesa e al Comune di Cremona.

Quanto al toponimo Crema, appare come locus nel 1082 e come castrum nel 1084... Ma una certezza sull'esistenza di Crema la si ha solo nel 1146 quando il legato imperiale Ermanno, vescovo di Costanza, spediva una lettera ai consoli, ai conti e al popolo di Crema per ammonirli all'obbedienza al vescovo di Cremona.. Ed ancora: nel 1162 l'imperatore Federico Barbarossa confermava l'investitura ai cremonesi del castrum Cremae con burgo., riservandosi successivamente i villaggi del territorio, notizia fondamentale perché indizio di una località con un territorio subordinato

Sono state poste più ipotesi su come fosse conformata Crema nel periodo precedente all'assedio. Lo storico Pietro Terni suggeriva una città fortificata fin dall'epoca longobarda, fondata da profughi bizantini, e dotata di tre borghi esterni;; si tratta di una spiegazione che non trova conferma né in documenti scritti né in ritrovamenti archeologici. Secondo Paolo Favole la fondazione longobarda sarebbe da escludere poiché le città di questo popolo (come il ricetto di Cassano d'Adda o la località Riva di Palazzolo sull'Oglio) avevano nuclei di forma ellittica; mentre si ravvisebbe all'interno di Crema una forma quadrangolare sorta attorno ad una chiesa, il che presupporrebbe una cultura urbanistica di origini romane come quella del mondo bizantino.

Secondo Edoardo Edallo i borghi extra moenia non sarebbero anteriori al XI secolo, sebbene lo studioso non esclude precedenti formazioni urbane altomedievali di origine religiosa., ipotesi che Paolo Favole smentisce poiché le chiese disposte a croce in Italia apparvero più tardi.

Infine, Carlo Piastrella ipotizzava solo una parziale fortificazione ad est, dove nei secoli passati era usato il toponimo «Contrada del Ghirlo», da «gyrus» che nel latino medievale indicava la cinta muraria... Gli altri lati sarebbero stati difesi da fossati e terrapieni che, unitamente al sistema di fossati e paludi, avrebbero permesso ai cremaschi di oltrepassarli con facilità durante l'assedio del 1159/1160 e rifornire gli abitanti ed i rifugiati attraverso passaggi all'interno del Moso.. Quanto alla denominazione Castrum Cremae cum burgo citata nel diploma del 1162 Piastrella identifica il borgo come una postazione militare separata, probabilmente identificabile con il Borgo San Pietro che ha mantenuto nei secoli una sua caratteristica connotazione urbana.; ad ulteriore supporto anche le cronache dell'assedio concordi ad affermare che l'incendio distruttivo appiccato alla città dalle forze alleate imperiali non toccò il supposto Borgo San Pietro, all'interno del quale vi avrebbero trovato rifugio molti assediati in fuga.

Un elemento certo è il fossato, largo e profondo, che, come testimoniava il cronista Ottone Morena, impediva l'avvicinamento delle macchine da guerra imperiali e fu solo con l'apporto di una gran quantità di fascine e terra e al riparo di gatti e testuggini che gli assedianti poterono gradualmente avvicinarsi alle fortificazioni.

Dalla ricostruzione all'arrivo dei veneziani Con diploma datato 11 febbraio 1185 a Reggio, in presenza dei consoli di Crema Domerto Benzoni, Rogerio de Osio e Benzo Bonsignori, Il Barbarossa avendo mutato le visioni politiche verso Milano concedeva la riedificazione della città... Secondo lo storico Pietro Terni, dopo l'innalzamento di fosse e trincee per contrastare le schermaglie cremonesi., tra il 1190 ed il 1199 fu innalzata una nuova cinta muraria con 21 torrioni. Oltre alle quattro porte Serio, Ombriano, Ripalta e Pianengo con relative torri la cinta contava un quinto varco minore, la porta (o pusterla) di Ponfure dipendente dalla Porta Pianengo. Il toponimo pare abbia origine ai tempi dell'assedio, allorché i cremaschi durante una sortita costrinsero un gruppo di assedianti a ripiegare lungo le mura; la resistenza tenace di uno di questi, di nome Furio, gli ha valso la perpetua memoria.; infatti, al giorno d'oggi sopravvive la via Ponte Furio che congiunge via XX settembre a via Giuseppe Verdi.

Carlo Piastrella, ad ogni modo, ritiene che vennero innalzati ancora palizzate, terrapieni e terragli senza manufatti in muratura, analogamente a quanto era stato progettato in altre città della Pianura Padana.

Dopo la ricostruzione il castrum fu diviso in 27 vicinie (o vicinanze) che prendevano i nomi delle famiglie di tradizione feudale e comitale che detenevano il potere del comune... Sempre secondo il Terni Crema fu ampliata da ogni lato eccetto a settentrione.

Tra le notizie certe di quei secoli si segnala l'erezione dei castelli di Porta Serio (1335) e di Porta Ombriano (1361), quest'ultimo voluto da Bernabò Visconti e demolito dai veneziani nel 1451..

Durante la breve signoria dei Benzoni, Giorgio, salito al potere nel 1405, fece fortificare il contado con una serie di torri di avvistamento (alcune delle quali ancora esistenti, trasformate o inglobate in altri edifici). In città fungeva da principale punto di osservazione la torre campanaria del duomo, dove stazionavano due o tre guardie stipendiate dal Comune.. Questo reticolo fortificato è ben documentato sul Desegnio de Crema et del Cremascho, la più antica carta esistente del territorio, consultabile anche in riproduzione su mattonelle in ceramica presso il Museo civico di Crema e del Cremasco, un'opera realizzata da Gianetto Biondini nel 1966.

Le mura venete Costruzione Nel febbraio 1449 una truppa veneziana capitanata da Sigismondo Pandolfo Malatesta cinse d'assedio Crema che capitolava nel successivo mese di settembre dando avvio al lungo dominio sotto la Serenissima destinato a durare fino al 1797 (eccetto il breve periodo francese 1509-1512).

Toccò al podestà veneto Berardo Barbarigo farsi ambasciatore presso i cremaschi per convincerli della necessità di una nuova cinta muraria: invitati i maggiorenti ad un banchetto li convinse, facendo leva sull'orgoglio e sulla vanità, a farsi carico di un terzo del finanziamento di 36.000 ducati., salvo poi, successivamente, incrementare il preventivo di spesa a 120.000 ducati..

All'interno di una solenne cerimonia il 24 maggio 1488 partirono i lavori con il rifacimento della Porta Ombriano, per poi proseguire fino al 1498 alternando la fabbrica del settore meridionale con quello settentrionale. L'opera proseguì fino al 1509 con il termine dei lavori di scavo del fossato ed il completamento del terrapieno interno. A dirigere i lavori non furono chiamati ingegneri militari, ma furono affidati dapprima al cremasco Giovanantonio De Marchi, quindi al bergamasco Venturino Moroni.

Alla conclusione della ricostruzione la cinta contemplava le quattro porte.: di Ombriano, di Pianengo (talora denominata anche Porta Nova.), Serio e di Ripalta; inoltre, le mura erano spezzate da otto torrioni così denominati: Torrion del Berardo, Torrion di S.to Giorgio, Torrion del Foscolo, Torrion del Paradiso, Torrion di Santa Maria, Torrion di S.to Bertolameo, Torrion del Pavaro, Torrion di S.to Marco.

XVI secolo Nel 1508, di fronte ai timori di un'invasione a seguito della stipulazione della lega antiveneta di Cambrai, furono rafforzati ed ampliati i fossati e aumentate le guardie. Tutti i cremaschi maschi di età superiore ai sedici anni furono chiamati ad operare a rafforzare le controscarpe e spostare fascine.. L'esito della battaglia di Agnadello (1509) comportò la conquista francese.

Tre anni dopo con l'apporto del condottiero Renzo da Ceri Crema ritornò in mano ai veneziani.. Corrompendo dietro un compenso il comandante francese Guido Pace Bernardi, i cremaschi aprirono volentieri le porte al condottiero per liberarsi da un invasore che applicava tasse, sopraffazioni e ruberie. Tuttavia, i capovolgimenti di fronte politici determinarono nel 1514 un nuovo assedio ad opera di una coalizione tra ducato di Milano, impero spagnolo e confederazione elvetica; per difendere la città, Renzo da Ceri fece abbattere tutte le costruzioni isolate attorno alle mura, fece abbassare le fosse e si stabilì nel santuario di Santa Maria della Croce trasformato in fortino. Nella notte del 25 agosto 1514 vi fu l'assalto finale delle truppe di Renzo da Ceri nel campo degli sforzeschi e svizzeri a Ombriano, sbaragliandoli e liberando definitivamente il cremasco dalle forze invasori.

Già pochi anni dopo, tuttavia, cominciarono ad essere manifestati dubbi sull'efficienza difensiva della città.; era soprattutto l'introduzione delle nuove tecniche di offesa basate sull'impiego della polvere da sparo a rappresentare la più importante criticità riscontrata dai relatori in quegli anni a partire da quella del governatore Sforza Pallavicino nel 1548.

XVII e XVIII secolo La situazione si rivelò in tutta la sua drammaticità all'epoca della crisi politica iniziata nel 1606 con la rottura dei rapporti diplomatici tra la Repubblica di Venezia e lo Stato della Chiesa e la concreta possibilità della discesa in campo della Spagna a supporto del papa.. La provincia veneta di Crema era praticamente un'exclave circondata dallo Stato di Milano e veniva militarizzata grazie al massiccio arruolamento di effettivi, rafforzamento della sorveglianza dei confini e apporto di numerosa artiglieria.. Giungeva a Crema nel 1606 il provveditore generale in terraferma Lorenzo Priuli in ispezione, il quale osservava con sconforto l'inadeguatezza della cinta muraria.

Una mappa di pochi anni dopo riporta alcuni interventi: si tratta di fortificazioni esterne al castello, ai rivellini delle porte e ai torrioni della cinta. Non è datata, ma è firmata dall'illustre ingegnere militare Francesco Tansini (1580-1638, di origini cremasche) e risalente con ogni probabilità attorno all'anno 1620. Grazie alla legenda si evince che fu lo stesso Tansini ad occuparsi di un rifacimento degli interventi intrapresi in precedenza da Marcello AlessandriniCrema, disegno a penna e inchiostro seppia, con colorazioni ad acquerello, 1620 ca, conservato presso la Biblioteca comunale di Treviso.

Più volte nel corso del Seicento e nel Settecento venivano proposti progetti di adeguamento e miglioramento: si trattava di interventi a volte radicali, a volte innovativi, ma i cospicui finanziamenti pubblici che sarebbero stati necessari furono il maggior deterrente alla loro concretezza.. Interessante, fra i tanti, un progetto ancora del Tansini: si tratta di una mappa firmata ma non datata (verosimilmente realizzata attorno al 1630) che prevedeva la costruzione di una cittadella pentagonale a nord-ovest della città, verso la palude del Moso. Nella medesima si prevedeva anche un'area fortificabile a sud, tra le mura e il Cresmiero, destinata a rifugio delle genti del contado in caso di guerraCrema, disegno a penna e inchiostro seppia, con colorazioni ad acquerello, 1630 ca, conservato presso la Biblioteca comunale di Treviso.