Sant'Agata di Esaro è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza, in Calabria. È un antico borgo collocato sull'alta valle dell'Esaro, su una rupe che si affaccia sull'omonimo fiume, tra un remoto groviglio di montagne che si estendono parallele al Mar Tirreno. Il paese è attraversato dalla SP 263 (già Statale 105).
Geografia fisica Sorge su una rupe, o meglio su un antico terrazzo alluvionale, a picco sul fiume Esaro, a 461 metri s.l.m., tutta circondata da catene montuose dell'Appennino Calabro, che si estendono a forma di diadema, solcate da torrenti quali il Forge (Il secondo fiume per importanza e lunghezza), il Pantano e la Vena Ursia, tutti affluenti dell'Esaro. Tra la rupe e i monti si estende una grande vallata, un tempo molto importante per la popolazione santagatese, poiché le maggiori coltivazioni che vi avevano luogo (ortaggi, frumento, granone, patate e legumi) erano, per la maggior parte, la primaria fonte di sostentamento. La sua cima più alta, il Monte Montea (), si incassa ad ovest in una forra pittoresca, dove scorre l'Esaro, che nasce dagli estremi contrafforti occidentali del massiccio del Monte Petricelle () e sfocia nel Coscile.
Altre montagne degne di nota sono il Monte Faghitello, il Monte La Caccia (condiviso con il comune di Belvedere Marittimo), il Monte Spina Santa, il Monte Pietra Portusata (condiviso con il comune di Mottafollone), la montagna della Melara con il suo valico a 1365 metri, il valico più alto del paese e uno dei più alti di tutta la regione, la Serra del Follorito, "U' Fulluritu", il Cozzo La Limpia e la "Timpa Vermicelli". La maggiore ed unica via di collegamento del comune con il restante territorio è la SP 263, ex strada statale 105 (i cui lavori partirono dall'anno 1882), passando per il Passo dello Scalone dove per convenzione si dice finisca la Catena Costiera ed è posto a 740 m. Il comune di Sant'Agata di Esaro ha una superficie di .
Storia Origini Risulta accettata la ricostruzione secondo la quale, visto il toponimo Sant'Agata “castrum Sanctae Agathae”, sia stata fondata da alcuni monaci asceti dediti al monachesimo che dopo l’VIII secolo, successivamente alla conquista musulmana della Sicilia, furono perseguitati e spinti ad insediarsi nella parte settentrionale della Calabria, ma altre fonti ci spingono a credere che sia stata fondata grazie alla colonizzazione da parte dei greci, (che in quel tempo erano propensi a definire la Magna Grecia), intorno al VIII/VI secolo a.C. La denominazione Sant’Agata sembra derivare proprio dalla devozione che questi monaci avevano per Sant'Agata martire di Catania. Primo Medioevo, l'epoca normanna Le prime fonti storiche risalgono al 1075 ed esattamente dal “Chronicon Amalfitanum” il quale fa riferimento a Sant'Agata in quanto occupata da Roberto il Guiscardo. Di ciò ne abbiamo notizia grazie al monaco benedettino Goffredo Malaterra, il quale giunse in Italia assieme agli Altavilla. Egli ricevette l'incarico dal Conte Ruggero di narrare le sue imprese e quelle del popolo normanno nella conquista della Calabria e della Sicilia. Nella sua opera De rebus gestis racconta dello scontro notturno tra alcuni soldati. Il nome del paese non è specificamente citato, ma lo si desume dal fatto raccontato da Malaterra, infatti egli racconta che durante la stessa notte i normanni e alcuni slavi andarono all'assalto di un centro abitato partendo dalla motta di San Marco verso il nord ovest, per razziare dei viveri. Una sera Roberto viene informato dall'addetto ai viveri che non c'è più nulla da mangiareArchivio Storico per la Calabria e la Lucania: Un'impresa minore di Roberto il Guiscardo, Onorato Tocci, Pag.13. La dispensa è vuota, la borsa altrettanto; e se pure fosse rimasta qualche moneta, non si saprebbe dove andare a comprare del cibo, perché intorno ci sono solo centri fortificati, porte sbarrate e nemici in stato d'allerta. Il Guiscardo aveva al suo seguito un gruppo di slavi che conoscevano assai bene il territorio. A questi egli chiede se fossero presenti viveri da saccheggiare, al che risposero: Egli allora esorta gli slavi ad avviarsi, di notte, approfittando del fatto che le guardie quella sera saranno meno vigili dopo le bevute di un giorno festivo, e promette che in un secondo tempo li seguirà coi cavalieri. Invece, dopo aver finto di andare a dormire, indossa un abito uguale a quello degli slavi e si unisce, senza farsi riconoscere, al gruppo dei razziatori. Giunti alla meta, i predoni radunano in fretta molto bestiame, e appena possibile prendono la via del ritorno. Prima dell'alba, i derubati si accorgono di ciò che sta accadendo, e mandano «duecento cavalieri» a inseguire i razziatori. Questi soldati molto probabilmente erano stanziati presso Malvito, e certamente non erano 200. Malvito al tempo era uno dei centri più importanti della zona, già gastaldato longobardo, e all'epoca della razzia sede vescovileArchivio Storico per la Calabria e la Lucania: Un'impresa minore di Roberto il Guiscardo, Onorato Tocci, Pag.28. I cavalieri di cui parla Malaterra dovevano essere un reparto delle forze regolari dell'esercito bizantinoArchivio Storico per la Calabria e la Lucania: Un'impresa minore di Roberto il Guiscardo, Onorato Tocci, Pag.19. Solo a questo punto il Guiscardo, per dare più coraggio ai suoi, rivela chi è, li guida contro i nemici. La battaglia tra i normanni e i calabresi è cruenta ma i primi escono vittoriosi. Così, sul far del giorno, Roberto ritorna a San Marco coi suoi fanti, ora montati sui cavalli presi agli inseguitori. Si diverte della sorpresa dei cavalieri normanni, che, dopo averlo cercato invano entro la motta, gli erano andati incontro come a un nemico; l'equivoco viene chiarito solo quando i "nemici" sono a tiro di voce e il Guiscardo si fa riconoscere dai suoi commilitoni.
Ulteriori documentazioni fanno riferimento al borgo e da tali fonti è possibile dedurre che era presente e costituito ben prima dell’anno 1000. Intorno al XII secolo divenne feudo del Monastero del Sagittario di Chiaromonte, con ratifica dell'Imperatore Federico II di Svevia.
L'epoca feudale di Sant'Agata di Esaro, dal 1300 all'eversione feudale del 1806 Il primo feudatario di Sant'Agata fu probabilmente Filippo di Sangineto, intorno al 1344. Dopo Filippo si aprì un primo ramo dei Sanseverino, nel 1374 vi fu Ugo Sanseverino e successivamente Gerolamo, della stessa famiglia. Dal 1413 al 1427/1430 divenne feudo dei Baroni di Altamura, prima di Pietro Paolo e poi del figlio Antonello.
Più tardi si riaffermarono feudatari di Sant'Agata i Sanseverino, a partire da Antonio. Dal 1430, governarono in maniera dinastica, diventando una delle famiglie più potenti della Calabria e del Regno di Napoli. Dopo la metà del 1500, si pensa dal 1559, la stabilità finanziaria cominciò a venir meno (a causa della cattiva amministrazione del Principe Nicolò Bernardino), la casata accumulò centinaia di migliaia (in ducati) di debiti e, quando da Madrid giunse l'autorizzazione che consentiva la vendita dei feudi, i Sanseverino non persero tempo e vendettero Sant'Agata. Correva l'anno 1605.
Il feudo passò quindi a Bernardino de Perez per conto di Adriano Acquaviva Conte di Conversano e dal 1610 divenne feudo della famiglia Firrao. Nello stesso anno Antonino Firrao acquistò anche i feudi di San Sosti e Mottafollone. Per diventare barone di Sant'Agata però, Cesare, figlio di Antonino e succedutogli nel frattempo, dovette aspettare il 23 luglio 1612. Nel 1616 Filippo III di Spagna insignì Cesare del titolo di Marchese di Sant'Agata e nel 1621, gli venne dato il titolo di Principe. Nel 1639 Cesare vendette il feudo a Tommaso Maiorana e nel 1643 passò al principe di Bonifati, Muzio Telesio. Cesare Firrao, essendo privo di eredi diretti, il 27 gennaio 1647, alla sua morte, gli succedette il nipote Tommaso che, con il titolo di marchese, riacquistò il feudo. Tommaso, per assicurarsi il prosieguo dinastico, chiese a Filippo IV di poter trasmettere ai suoi successori l'appellativo di principi e così fu, in data 5 luglio 1651, con il Viceré Conte di Montérey. La famiglia di Tommaso Firrao cessò di governare il feudo di Sant'Agata sul finire del 1700.
Dopo i Firrao, il dominio passò per breve periodo nelle mani dei Telesio e poi divenne possedimento di Francesco Maria Caraffa, Principe di Belvedere. Il feudo di Sant'Agata si estinse nel 1806, quando Giuseppe Bonaparte abolì la feudalità nel Regno di Napoli.
Età moderna, i moti ed il colera Dopo l'eversione feudale Sant'Agata partecipò attivamente ai moti del 1848 e ai moti risorgimentali del 1860, anno della chiamata ai santagatesi per la scelta dell'unificazione dello Stato.
Il periodo di grande fermento per le ufficiali votazioni durò otto giorni, dal 14 ottobre 1860 al 21 ottobre 1860. Furono 988 gli elettori scelti, tutti maschi, per il comune di Sant'Agata di Esaro, per votare a favore o a sfavore. I comizi e le votazioni ebbero luogo nei locali della Chiesa Matrice, il 21 ottobre, fino alle ore 21. Degli elettori totali, votarono il 94,7%, ovvero 936 persone e tutte acconsentivano all'unificazione.
L'appellativo di “Esaro” (dal fiume che sorge nel comune e che lambisce il borgo), fu aggiunto dal Consiglio Comunale nel febbraio 1863, per distinguerlo da paesi omonimi esistenti in tutta Italia.
Tra i due grandi moti, si aprì una delle pagine più brutte della storia santagatese, anche in termini cronologici: l'epidemia di colera del 1855. La malattia cominciò ad imperversare nel paese nell'autunno del 1855. Già tra la gente si vociferava di un possibile avvelenamento delle campagne da parte di "gente congiurata" (tesi dubbia e quasi sicuramente prodotta per fini politici) e la falsa convinzione della conoscenza del fatto da parte delle autorità santagatesi scatenò un vero e proprio tumulto cittadino, tra colpi di scure e pugnali. I colpevoli furono per la maggior parte trovati, alcuni giustiziati mentre per la restante e massiccia parte furono riservate prigionia, ammissione forzata delle colpe e per i più fortunati libertà, per l'irrilevanza delle colpe.
Simboli Lo stemma comunale è stato concesso con Decreto del presidente della Repubblica dell'11 giugno 1980.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Convento di San Francesco di Paola. La fondazione risale al 1593 quando Marco Aurelio Giordano, cittadino di Sant'Agata di Esaro, donò un terreno per la costruzione di un convento in onore di San Francesco di Paola. Fu San Francesco, ancora in vita, ad indicare il luogo della fondazione del Convento e questo testimonia la grande fede verso San Francesco. La chiesa si compone di una sola navata le cui pareti presentano affreschi che ritraggono scene del Vecchio e Nuovo Testamento. Il soffitto è decorato con motivi floreali e al centro è collocato un grande dipinto raffigurante San Francesco di Paola. La cupola presenta degli affreschi che ritraggono gli evangelisti e culmina in una margherita con la scritta I H S. Nella chiesa si trovano la statua di San Francesco e una statua della Madonna delle Grazie. Da visitare affiancato alla chiesa è l'affascinante chiostro che presenta alcuni affreschi seicenteschi e contiene altri simulacri.