Trümmerfrau è una parola tedesca che significa letteralmente "donna delle macerie" (dal tedesco Trümmer "macerie", e Frau "donna"). Il termine fa riferimento alle donne che dopo la fine della seconda guerra mondiale rimossero le macerie degli edifici nelle città tedesche distrutte dai bombardamenti, per liberare le strade o recuperare i materiali per nuove costruzioni. L'immagine di donne sorridenti e laboriose intente a sgombrare con secchi e pale o a mani nude i detriti nelle vie delle città devastate è presente in molti resoconti storici, libri di testo scolastici, documentari cinematografici e televisivi, e nei decenni successivi al dopoguerra è diventato un elemento costitutivo della storia della Germania e un'icona della memoria collettiva tedesca.
Studi recenti hanno messo in discussione l'entità effettiva e le caratteristiche della partecipazione femminile a questo evento, ed esaminato le modalità di costruzione e di uso dell'immagine e del mito delle Trümmerfrauen negli anni che seguirono la fine della guerra.
Sfondo storico
1945 - 1949: gli "anni della fame" Per la nazione tedesca l'anno 1945 rappresentò un periodo difficile; dopo aver perso la guerra, il paese si trovò quasi completamente distrutto, sommerso dalle macerie delle case e degli edifici. Si calcola che venne distrutto il 55-60% delle città; a causa dei raid aerei circa 14 milioni di tedeschi persero le loro case e 600.000 le loro vite.. La metà delle scuole divenne inutilizzabile e le vie di comunicazione impraticabili. Gli storici definirono il 1945 il Nullpunkt (periodo zero) della cultura tedesca, dal quale sarebbe poi seguita la rinascita socio-culturale.
Prima dell'inizio della guerra la Germania contava circa 80 milioni di abitanti; di questi, circa 20 milioni di uomini, in gran parte di età compresa fra i 18 e i 40 anni, erano partiti per svolgere il servizio militare. I paesi e le città erano popolate soprattutto da donne, bambini e anziani, quotidianamente impegnati a garantirsi la sussistenza. Nei primi anni successivi alla fine del conflitto mondiale il numero delle donne nel territorio tedesco sorpassò ampiamente quello degli uomini. Nell'ottobre del 1946, nella Germania occupata le donne erano 7 milioni più degli uomini. Tale squilibrio demografico era particolarmente evidente nella fascia di età fra i 25-30 anni: per ogni mille uomini nelle zone occidentali c'erano 1.700 donne.Helga Grebing, Peter Pozorski, and Rainer Schulze, Nachkriegsentwicklung in Westdeutschland: 1945-1949, Metzler, 1980, p. 19. Citato in: Heineman, Elizabeth. “The Hour of the Woman: Memories of Germany's ‘Crisis Years’ and West German National Identity” in The American Historical Review, vol. 101, n. 2, 1996, p. 374Questo periodo è stato chiamato anche l'"ora delle donne", sia in riferimento alla loro predominanza a livello demografico, sia per il fondamentale ruolo da esse svolto nel garantire la sopravvivenza della comunità. Cfr.: Guido Knopp, Tedeschi in fuga, Milano, Corbaccio, 2004, pp. 249-304. Un libro di memorie su quegli anni apparve con questo titolo: Christian Graf von Krockow, Die Stunde der Frauen: Bericht aus Pommern 1944 bis 1947, München : Dt. Taschenbuch-Verl., 1973. L'inverno del 1946-47 fu il più freddo del secolo, e questa calamità si aggiunse alla condizione di penuria endemica di cibo che affliggeva gran parte della popolazione, costituita da migliaia di persone senza dimora. Le vedove con i figli rappresentavano una parte molto numerosa della popolazione, pochi erano gli uomini sopravvissuti e quelli che tornavano dal fronte erano profondamente segnati psicologicamente e fisicamente.
Il lavoro di rimozione delle macerie prodotte dai bombardamenti alleati sulle città tedesche era iniziato nel 1942; i nazisti si erano serviti prevalentemente di civili, lavoratori edili ma soprattutto del lavoro forzato di prigionieri di guerra e di detenuti dei campi di concentramentoAxel Schildt, Die Sozialgeschichte der Bundesrepublik Deutschland bis 1989/90, München 2007, p. 10, citato in Leonie Treber, Mythos "Trümmerfrau": deutsch-deutsche Erinnerungen, in Aus Politik und Zeitgeschichte (APuZ 16–17/2015). Nel dopoguerra le autorità di occupazione avevano inizialmente obbligato gli appartenenti a ex organizzazioni naziste a rimuovere le macerie in molte città, ma dovettero in seguito ricorrere anche ad altra manovalanza, considerato l'enorme volume di detriti causato dai bombardamenti. Molte donne accettarono questo lavoro in cambio di tessere alimentari..
L'attività di trasporto e selezione dei detriti era molto dura e faticosa, e spesso pericolosa: nel novembre 1945 a Berlino nove donne finirono sepolte a causa del crollo di un muro vicino al quale stavano lavorando. Questo lavoro non godeva inoltre di buona fama, era fortemente stigmatizzato perché associato al lavoro forzato cui venivano costretti i prigionieri di guerra e dei campi di concentramento durante il periodo nazista.
A Monaco, dove vennero distrutte 89.000 case, per rimuovere i detriti venne costruita una ferrovia a scartamento ridotto, la "Bockerlbahn", con locomotive a vapore e ribaltabili che trasportavano le macerie verso le grandi discariche a Sendling, a Luitpold Park e Oberwiesenfeld. Nel 1948 la città commissionò la rimozione dei detriti ad imprese di costruzione. L'anno dopo il lavoro era giunto a buon punto: le macerie rimosse erano quattro milioni di metri cubi su un totale di cinque. Oltre ad un esiguo numero di volontari, che contribuirono con lo sgombero di 15.000 metri cubi di detriti, avevano inizialmente partecipato al lavoro di rimozione i prigionieri di guerra, gli ex membri o ex sostenitori del partito nazista: su un totale di 1.500, circa 200 erano donne, di cui il 90% in precedenza attive nelle organizzazioni naziste.Nel dicembre 2013 due deputati del partito dei Verdi hanno coperto per protesta la statua costruita nel 2007 in onore delle Trümmerfrauen a Monaco di Baviera, ritenendola una "distorsione storica". Il gesto ha provocato un acceso dibattito sull'identità delle "donne delle macerie" e il loro contributo nella ricostruzione. Cfr. Claudia Ehrenstein, BayernGrüne wollen keinen Gedenkstein für Trümmerfrauen, Welt, 10 dicembre 2013, https://www.welt.de/politik/deutschland/article122749392/Gruene-wollen-keinen-Gedenkstein-fuer-Truemmerfrauen.html
Un mese dopo la riforma monetaria del 1948 nelle zone di occupazione occidentale vi fu un forte aumento della disoccupazione: del 42.5% quella maschile, e del 70% quella femminile. Le donne vennero espulse per prime dal mercato del lavoro, perché si riteneva che le loro responsabilità familiari fossero inconciliabili con il loro impiego. Nel nuovo Stato della Repubblica Federale Tedesca l'importante ruolo svolto dalle donne durante la guerra e negli anni immediatamente successivi non condusse a una ridefinizione del loro status sociale, né alla riduzione delle discriminazioni a cui venivano sottoposte nel mondo del lavoro, come la disparità salariale e l'esclusione dalla formazione professionale. I ruoli di genere vennero saldamente confermati..
Il mito delle Trümmerfrauen
Dopo decenni di oblio, sulla spinta della legislazione pensionistica approvata dal governo Kohl nel 1986Nel 1986 venne approvato un provvedimento che riconosceva alle donne nate dopo il 1921 particolari vantaggi derivanti dall'attività di cura dei figli ("Hinterbliebenenrenten- und Erziehungszeiten-Gesetz" (HEZG). Molte donne che avevano lavorato come Trümmerfrauen nel dopoguerra, nate prima di quella data, si videro escluse, e protestarono per il mancato riconoscimento del lavoro svolto. Due Trümmerfrauen fecero ricorso al Tribunale federale contro questa decisione. Il verdetto, nei primi anni Novanta, venne chiamato "giudizio Trümmerfrau" "Trümmerfrauenurteil". Cfr.: Andrea Lueg, Trümmerfrauen. Den Kriegsschutt räumten andere weg, Deutschlandfunk, 8 gennaio 2015, https://www.deutschlandfunk.de/truemmerfrauen-den-kriegsschutt-raeumten-andere-weg.1148.de.html?dram:article_id=308203 ; Martin Rath, Die Trümmerfrau war ein Mann, 12 ottobre 2014, https://www.lto.de/recht/feuilleton/f/rechtsgeschichte-truemmerfrauen-nachkriegszeit-juristische-literatur/2/, le Trümmerfrauen, o Trümmermütter (le madri dei detriti), riemersero nel dibattito politico e nell'attenzione dei media della Germania occidentale, che rivendicarono per loro una giusta ricompensa per il ruolo svoltoPer quanto riguarda l'Austria, vedi . Tale riscoperta fu accompagnata, in ambito accademico, dal fiorire negli anni ottanta dei Gender Studies che portò alla produzione di nuovi studi e ricerche, soprattutto nell'ambito della storia sociale e della storia orale, sul ruolo delle donne e in particolare sull'esperienza femminile tedesca negli anni del nazismo e del dopoguerraUn esempio in tal senso è rappresentato dallo studio sulla Berlino degli ultimi anni della guerra e del dopoguerra, realizzato attraverso interviste a 25 donne di diverse provenienza e formazione: Sybille Meyer e Eva Schulze, Wie wir das alles geschafft haben: Alleinstehende Frauen berichten über ihr Leben nach 1945, Monaco, 1984. Per una più completa bibliografia, vedi Elizabeth Heineman, The Hour of the Woman: Memories of Germany's ‘Crisis Years’ and West German National Identity.. Per uno studio approfondito e critico sulle Trümmerfrauen bisognerà però attendere ancora diversi anni; nel 2014 verrà pubblicato un libro, frutto di un decennio di studi, che susciterà un ampio e controverso dibattito all'interno dell'opinione tedesca: Mythos Trümmerfrauen: von der Trümmerbeseitigung in der Kriegs- und Nachkiegszeit und der Entstehung eines deutschen Erinnerungsortes, di Leonie Treber.
In questo testo la storica tedesca indaga sulla genesi dell'immagine delle "donne delle macerie" come figura centrale della memoria collettiva della Repubblica Federale nel dopoguerra, mettendo in discussione l'immagine eroica diffusa dalla cultura ufficiale, attraverso la ridefinizione dell'entità reale del loro contributo alla ricostruzione della nazione e della volontarietà della loro partecipazione.