Tiana è un comune italiano di abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna. Si trova nella subregione storica della Barbagia di Ollolai ed è distante pochissimi chilometri dall'esatto centro geografico della Sardegna che si trova nel territorio del confinante comune di Sorgono.

Il comune di Tiana fa parte, con i comuni di Ovodda, Olzai, Gavoi, Ollolai, Lodine, Sarule e Oniferi, dell'Unione di comuni Barbagia, e appartiene alle cosiddette zone blu della longevità internazionale.

In questo paese è nato, vissuto e morto l'uomo italiano più longevo di tutti i tempi: Antonio Todde, che visse 112 anni e 346 giorni.

Geografia fisica Territorio Il paese si trova ubicato a circa 600 metri sul livello del mare (il municipio a 564 metri). Il punto più alto del territorio comunale è Bruncu Muncinale a , in località Monte 'e Susu, dove si trova l'omonimo lago, il punto più basso a quasi all'inizio dell'invaso artificiale di Cuchinadorza (Taloro), per cui il dislivello dal punto più basso al punto più alto è di quasi 900 metri, il che comporta una varietà di clima, territorio e vegetazione.

Il paese è incastonato nella valle del fiume Tino e circondato da montagne ricoperte da una fitta vegetazione, le cui essenze dominanti sono i lecci, le sughere, i castagni e le noci. I rilievi che lo circondano oltrepassano la quota dei mille metri, e costituiscono gli ultimi avamposti del Massiccio del Gennargentu (Ghennarghentu nella parlata locale). Il comune di Tiana è uno dei comuni inseriti nel Parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu.

Il territorio di Tiana è attraversato oltre che dal fiume Tino anche dal fiume Torrei. Per lungo tempo, su questi due corsi d'acqua si è imperniata un'importante parte dell'economia di Tiana. Sulle loro sponde, infatti, si trovano ancora oggi un mulino e una gualchiera, ultimi superstiti di una schiera di diverse decine di esemplari che davano lavoro a molti Tianesi fino a mezzo secolo fa. Questi due macchinari sono ora adibiti a "museo animato", e possono essere visitati.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità irrilevante), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 Classificazione climatica: zona D, 1672 GG

Origini del nome Secondo il canonico Giovanni Spano deriverebbe da Tinia, nome di divinità etrusca, pur rilevando la conformità con i vari Tyana, Tiana, che si succedono da Oriente a Occidente- Tiana infatti è il nome di una località nel comune di Arzachena (SS) in cui sono presenti delle fortificazioni megalitiche; in Spagna esiste Tiana comune catalano di abitanti situato a pochi chilometri da Barcellona; Tiana inoltre era una città greca nella Cappadocia, in cui nacque il famoso filosofo, Apollonio di Tiana. Secondo Alberto G. Areddu, alla base sta il pregreco stìa 'ciottolo', da cui il nome di fiume laconico di Tiassa, in considerazione della ricca presenza (e secolare utilizzo) dei ciottoli dei fiumi locali. Pertanto Tìana deriva da un pregreco *tia-ana 'luogo di ciottoli'

Storia Preistoria e storia antica Il territorio di Tiana era abitato dall'uomo almeno dal Neolitico, come testimonia la presenza di domus de janas nel territorio di Mancosu, e di alcuni resti di insediamenti nuragici nelle località di Sa Piraera e Tudulo. A partire dal VI secolo a.C. mentre buona parte della Sardegna veniva mano a mano assoggettata dai Cartaginesi prima e dai Romani poi, le popolazioni di queste zone centrali dell'Isola, aiutate dalla morfologia del territorio montuoso e ricoperto da fitti boschi non facilmente accessibili (anche ai giorni nostri), combatterono fieramente contro gli invasori, opponendosi in particolare modo alla conquista Romana dando luogo alla cosiddetta “Civitates Barbariae". Dopo alterni periodi di relativa pace e di combattimenti, la “Gens Barbaricina", governata da Hospitone, nel 594 concluse un patto di non belligeranza con i Bizantini, suggellato con la conversione di queste popolazioni al Cristianesimo.

Medioevo In epoca giudicale Tiana era una “Villa” del Giudicato di Arborea, inserita nella Curatoria della Barbagia di Ollolai. Negli anni che precedettero la dissoluzione e scomparsa del Giudicato, agitati dalle lotte tra Mariano IV d'Arborea e successori e gli Aragonesi, Tiana assieme a Teti fece anche parte della Curatoria di Austis, che sicuramente fu di breve durata, infatti non compare nell'elenco delle 13 curatorie storiche del Giudicato di Arborea. Bisogna considerare che le curatorie avevano un peso economico ed una popolazione all'incirca omogenea tra loro per cui quella di Austis, costituita solo da tre piccole “Ville”, si discostava in modo eccessivo dalle restanti curatorie tale da giustificare la sua presenza nel periodo giudicale classico. In seguito, nel 1410, alla caduta del Giudicato, passò alla Corona d'Aragona, e successivamente infeduata assieme all'incontrada di Austis a nobili famiglie iberiche/spagnole che si spartirono l'Isola. In particolare, Tiana entrò a far parte della baronia di Austis, feudo dei marchesi Amat di San Filippo, ai quali venne riscattata nel 1839 con l'abolizione del sistema feudale, quando diventò un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.

Età moderna A partire dal 1720, come il resto della Sardegna, passò in mano ai Savoia. Una descrizione di Tiana in questo periodo ci viene data da Goffredo Casalis e da Vittorio Angius, che nel loro Dizionario scrivono:

«Nel censimento del 1846 si notano per Tiana anime 571, distribuite in famiglie 151 e in case 135. Sono applicati all'agricoltura circa 100 persone, alla pastorizia 80. I mestieri hanno pochi applicati, e nel bisogno si ajutano gli uni gli altri. Le donne attendono molto alla tessitura e vendono i loro panni a' gavoesi che lo portano in tutte le parti dell'isola per rivenderlo. Lavorano anche della tela, ma per i bisogni propri. La macinazione dell'orzo e del grano si fa ne' ventun molini che si hanno lungo la corrente del Tino, i quali bastano non solo al servigio delle famiglie del paese, come abbiam già detto, ma a molte dei paesi vicini. Con queste correnti si mettono in movimento alcuni molini e circa 18 gualchiere, di cui si servono anche le tessitrici di altri paesi. I terreni di Tiana sono veramente poco idonei alla cultura de' cereali, siccome quelli che sono petrosi e sabbionosi. Tuttavolta i coltivatori studiano a trarne qualche frutto. Le vigne vegetano bene e con lusso e hanno circa venti uve diverse, le quali danno un vino che nel luogo vantasi molto come spiritoso e confortante. La quantità che si ottiene nelle vendemmie è di circa 25 mila litri, i quali essendo più di quanto vuole la consumazione interna, però vendesi l'eccedente a Tonara e ad altri paesi circonvicini. Il bestiame rude componesi di vacche 250, capre 1500, porci 600, pecore 3000. Queste nell'ottobre, quando cominciano i freddi, si conducono in luoghi di più dolce temperatura e spesso nei campidani. I tianesi han guadagno da qualche poco d'orzo, di vino, e frutta (noci, castagne, che vendono ai campidani) e dal prodotto del bestiame.»

Nel 1861 da Regno di Sardegna si passò al Regno d'Italia e nel 1927 venne inserita della neonata Provincia di Nuoro.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Tiana sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 26 giugno 2008.

Il gonfalone municipale è un drappo di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse Siti naturalistici, boschi e laghi Con una superficie boschiva che copre più dell'85% del territorio comunale, Tiana assieme a Belvì e Seulo possiede uno dei territori più boscosi dell'intera Sardegna.Carta delle classi di rischio incendio dei comuni - Delibera Giunta Regionale n. 20/16 del 19/5/2010 Fitte foreste miste di lecci, roverella, sughere, castagno e altre specie circondano l'abitato e si congiungono al resto dei boschi che coronano il massiccio del Gennargentu. A tali selve si può accedere più o meno facilmente attraverso le numerose andelas i sentieri utilizzati nella transumanza del bestiame, molte oggi in disuso, e da piccole strade di penetrazione agraria. Le precipitazioni, anche nevose, che interessano l'area del Gennargentu alimentano numerose sorgenti, ruscelli e fiumi lungo i quali sono stati realizzati diversi laghi artificiali.

Tra i luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico possiamo annotare:

L'area di Monte ‘e Susu che comprende l'omonimo lago artificiale, Bruncu Muncinale e Tolovisco ai confini con il territorio di Desulo, non molto distante dal passo di Tascusì, nonché le rigogliose pendici del monte Mungianeddu (Munzaneddu in dialetto tianese) la cui vetta () culmina in territorio di Tonara.

La lussureggiante vallata attraversata dal fiume Torrei, caratterizzata lungo le sue rive dalle coltivazioni di nocciolo e dalla presenza di un piccolo lago collinare in prossimità della Gualchiera.

La verdissima valle che da Bau ‘e Fonne (lett. guado di Fonni) arriva fino a Ieni e a Bruncu Lepogheri.

I fitti boschi di Sa costa ‘e Sili, Orovole e Sorrozello che lambiscono la periferia dell'abitato.

In fondo valle, appena oltrepassati i confini comunali si trova, alimentato dal fiume Torrei, il lago artificiale del Cucchinadorza, comunemente chiamato lago di Taloro

Archeologia industriale Notevole e rara testimonianza di archeologia industriale è la gualchiera (in sardo sa cracchera) situata nei pressi del fiume Torrei, da cui accinge l'acqua per il suo funzionamento, a circa un chilometro dal paese e adiacente alla strada statale SS 128 in direzione di Tonara. Si tratta di una delle poche sopravvissute in Sardegna. Recentemente è stata costruita, a ridosso della storica gualchiera, un'altra analoga che viene azionata in occasione delle visite. Poco distante inoltre è stato recuperato un antico mulino adibito alla macina dei cereali. La forza dell'acqua era sfruttata per indurre la rotazione di una ruota a pale, la quale trasmetteva il movimento alle macchine che, nel caso del mulino, macinavano il grano. Il funzionamento della gualchiera era analogo, ma il suo utilizzo era quello della lavorazione dell'orbace, il tessuto con cui si producevano, fino a non molto tempo fa, i vestiti dei pastori, le coperte ed i costumi tradizionali della popolazione. L'orbace veniva ammorbidito con dei robusti magli, messi in movimento, anch'essi, da una ruota, azionata dalla corrente fluviale.

Centro storico Il centro storico dell'abitato richiama urbanisticamente i tipici centri montani, caratterizzati da vie strette, case addossate le une con le altre e la presenza dei caratteristici “corzos”, una sorta di passaggi coperti adibiti ad abitazione nella parte superiore ed a pubblica via in quella inferiore. Nei diversi corzos i “maistos de muru” con un sapiente utilizzo delle pietre, ciottoli, legno, riuscivano a sfruttare i pochi spazi a disposizione permettendo un collegamento tra le vie e contemporaneamente la possibilità di usufruire di spazi abitativi al di sopra. In uno di essi la distanza tra i muri perimetrali è talmente risicata, tale da permettere il transito di una sola persona alla volta. Poco fuori dal centro storico è presente la chiesa parrocchiale di Sant'Elena Imperatrice.

Siti archeologici