Larcidiocesi di Bari-Bitonto () è una sede metropolitana della Chiesa cattolica in Italia appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2022 contava 757.506 battezzati su 757.830 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giuseppe Satriano.
Santi patroni I santi patroni sono Maria SS.Odegitria o di Costantinopoli, San Nicola, San Sabino.
Territorio L'arcidiocesi comprende 21 comuni della città metropolitana di Bari ossia: Adelfia, Bari, Binetto, Bitetto, Bitonto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cassano delle Murge, Cellamare, Gioia del Colle, Grumo Appula, Modugno, Mola di Bari, Noicattaro, Palo del Colle, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Toritto, Triggiano e Valenzano.
L'arcidiocesi confina ad ovest con la diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, a sud confina con la diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, a sud-est confina con la diocesi di Castellaneta e ad est con la diocesi di Conversano-Monopoli.
Sede arcivescovile è la città di Bari, dove si trova la cattedrale di San Sabino. A Bitonto si trova la concattedrale di San Valentino.
Vicariati e parrocchie
Il territorio si estende su ed è suddiviso in 127 parrocchie, raggruppate in 13 vicariati:
I vicariato (8 parrocchie): Bari (quartieri San Nicola, Libertà e Marconi - San Girolamo - Fesca) II vicariato (11 parrocchie): Bari (quartieri Murat e Madonnella) III vicariato (10 parrocchie): Modugno città e Palo del Colle IV vicariato (8 parrocchie): Bari (quartieri Picone e Poggiofranco) V vicariato (7 parrocchie): Bari (quartieri Carrassi e San Pasquale) VI vicariato (10 parrocchie): Bari (quartieri San Paolo e Stanic, Palese Macchie e Santo Spirito)) e Modugno (quartiere Cecilia) VII vicariato (7 parrocchie): Binetto, Bitetto, Grumo Appula, Sannicandro di Bari e Toritto VIII vicariato (10 parrocchie): Casamassima, Cassano delle Murge, Gioia del Colle e Sammichele di Bari IX vicariato (11 parrocchie): Capurso, Cellamare, Triggiano e Valenzano X vicariato (12 parrocchie): Bari, quartieri Carbonara, Ceglie del Campo e Loseto, Adelfia e Bitritto XI vicariato (9 parrocchie): Mola di Bari e Noicattaro XII vicariato (8 parrocchie): Bari (quartieri Japigia, Torre a Mare e San Giorgio) XIII vicariato (13 parrocchie): che comprende il comune di Bitonto
Santuari e basiliche Nell'arcidiocesi sono presenti diversi santuari e basiliche, fra cui:
la basilica pontificia di san Nicola a Bari la basilica pontificia e santuario di santa Fara a Bari il santuario di sant'Antonio da Padova a Bari la basilica pontificia dei Santi Medici a Bitonto il santuario del beato Giacomo Illirico a Bitetto la reale basilica minore di Santa Maria del Pozzo a Capurso il santuario di Santa Maria degli Angeli a Cassano delle Murge il santuario di Santa Maria della Grotta a Modugno
Provincia ecclesiastica
La provincia ecclesiastica della sede metropolitana di Bari-Bitonto si estende interamente in territorio pugliese e corrisponde quasi esattamente alle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.
Le 5 sedi suffraganee sono l'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie e le diocesi di: Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti Andria Conversano-Monopoli Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi
Storia Arcidiocesi di Bari Le prime notizie storicamente attendibili circa la diocesi di Bari risalgono al IV secolo, quando il vescovo Gervasio prese parte al concilio di Sardica del 342/344. Nel 465 fu il suo successore Concordio a prendere parte al sinodo romano: secondo Lanzoni, è Concordio l'unico vescovo storicamente certo di Bari nei primi sei secoli cristiani. Nel 530 con il vescovo Pietro la diocesi fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, soggetta al patriarcato di Costantinopoli.Lanzoni parla invece del X secolo come periodo di erezione dell'arcidiocesi.
Dall'VIII all'XI secolo l'arcidiocesi di Bari, sotto il diretto dominio di Costantinopoli, adottò il rito bizantino, di cui rimarranno tracce fino al XVI secolo. Insieme con il rito bizantino, il calendario liturgico della Chiesa di Bari ricordava i santi dell'Oriente celebrati secondo il calendario bizantino. Infine nella cattedrale Bari fu in uso fino al XX secolo enunciare Vangelo ed Epistola in latino e in greco.
Nel IX secolo, in seguito alle devastazioni operate in Puglia dai Saraceni, la città di Canosa (Canusium) fu distrutta e Angelario, vescovo di quella città nell'844 riparò a Bari portando con sé le reliquie dei santi Rufino, Memore e san Sabino; quest'ultimo divenne poi patrono della diocesi di Bari. Il pontefice Sergio II conferì ad Angelario il titolo di vescovo di Bari e Canosa, titolo che gli arcivescovi di Bari hanno mantenuto fino alla recente riorganizzazione delle diocesi del 1986Cfr. Pietro Mazzeo, Storia di Bari dalle origini alla conquista normanna (1071), Adriatica, 2008, «Le fonti su questo periodo sono al limite della informazione e della coerenza, ma è possibile seguire, comunque, un filo essenziale degli avvenimenti. Sempre nell'845 il clero e il papa nominano vescovo di Bari Angelario».Cfr. Luigi Mezzadri, Maurizio Tagliaferri, Elio Guerriero, Le diocesi d'Italia, Volume 3, San Paolo, 2008, Arcidiocesi Bari-Bitonto... «con il Decreto Instantibus votis della Sacra Congregazione per vescovi del 30 settembre 1986, l'antica archidiocesi di Bari-Canosa è stata unita alla Arcidiocesi di Bari-Bitonto».
Nel 933 papa Giovanni IX concesse l'uso del pallio all'arcivescovo di Bari, e nel volgere di un secolo ogni legame con Costantinopoli fu rescisso, in favore di quelli con Roma.
L'arcivescovo Bisanzio (1025-1035) ottenne dal Papa il privilegio di consacrare i vescovi delle sedi suffraganee.Nel 1025 papa Giovanni XIX "confermava i diritti metropolitani di Canosa (cioè Bari) su 12 suffraganei" (Enciclopedia Treccani, voce "Italia", sezione "Culti", XIX volume, pag. 918). Iniziò anche la costruzione della nuova cattedrale intitolata a san Sabino, che fu distrutta nel 1156 da Guglielmo di Sicilia. Nell'XI secolo si tennero a Bari due sinodi: il primo, nel 1064 fu presieduto da Arnoldo, vicario di papa Alessandro II.
In quegli stessi anni, a Bari era arcivescovo Ursone che però, prediligendo la sede di Canosa, si era inimicato la popolazione. Pertanto, quando nel 1087 alcuni marinai traslarono a Bari le reliquie di san Nicola, le affidarono in custodia presso un monastero benedettino. Solo nel 1089, con la morte di Ursone e l'elezione ad arcivescovo proprio dell'abate benedettino Elia, si diede avvio alla costruzione della basilica di San Nicola, che venne consacrata nello stesso anno da papa Urbano II, a lavori ancora ampiamente in corso. In questa occasione lo stesso papa tumulò nella basilica le reliquie di san Nicola di Bari, appena giunte dall'Oriente.
Pochi anni dopo, nel 1098, Urbano II tornò a Bari per celebrarvi un sinodo finalizzato alla riavvicinamento tra la Chiesa d'Oriente e la sede apostolica di Roma. Nella scelta di Bari ebbe un peso rilevante il ruolo assunto dalla Chiesa locale, che per la presenza delle reliquie di san Nicola costituiva il naturale terreno di dialogo tra cristiani d'oriente e d'occidente. Al sinodo intervennero ben 183 vescovi, tra i quali sant'Anselmo d'Aosta che si distinse per le posizioni prese sull'uso del pane lievitato nell'eucaristia e della processione dello Spirito Santo (la cosiddetta disputa sul Filioque). Ciò nonostante il sinodo non diede i risultati sperati e la distanze dottrinali ne furono acuite.
Dopo l'arcivescovo Rainaldo, che diede impulso alla riedificazione della cattedrale distrutta da Guglielmo il Malo, anche l'arcivescovo Romualdo Grisoni (1280) si distinse per la restauro ed edificazione di chiese. Nel 1377 era arcivescovo di Bari Bartolomeo Prignano, divenuto poi papa Urbano VI, il quale peraltro non vide mai la città.
Due arcivescovi del XVII secolo hanno ricoperto un ruolo significativo nella storia dell'arcidiocesi: Diego Sersale (1638) ristrutturò a proprie spese la cattedrale e promosse la costruzione del palazzo episcopale e del seminario, mentre il domenicano Tommaso Maria Ruffo (1684) morì in odore di santità.
In seguito al Concordato del 1818 tra la Santa Sede e il Regno delle Due Sicilie, le diocesi di quest'ultimo furono oggetto di fusioni e aggregazioni. In quella circostanza, con la bolla De utiliori di papa Pio VII del 27 giugno 1818, all'arcidiocesi di Bari fu aggregata la soppressa diocesi di Bitetto.
Diocesi di Bitonto Anche la diocesi di Bitonto, come quella di Bari, secondo la tradizione ha un'origine che può essere fatta risalire al tempo della piena conversione della Puglia. Sebbene vi siano notizie confuse circa un vescovo di nome Anderano vissuto attorno al 742 (e appartenente probabilmente alla chiesa di Bisignano), la più antica menzione della diocesi risale all'XI secolo e il primo vescovo di Bitonto di cui si hanno notizie dettagliate fu Arnolfo nel 1087.Luigi Michele de Palma, Storia delle Chiese di Puglia, Bari, Ecumenica Editrice, 2008, p. 119.
Nel 1151 e nel 1172 la sede di Bitonto fu confermata come suffraganea dell'arcidiocesi di Bari rispettivamente da Eugenio III e da Alessandro III.
Successivamente tennero la sede bitontina, tra gli altri, Enrico Minutolo (1382), in seguito divenuto cardinale; Cornelio Musso (1544), un conventuale che si distinse al concilio di Trento dove tenne la predica di apertura; il servo di Dio Girolamo (al secolo Bernardino) Pallantieri (1603-1619), Fabrizio Carafa (1622), fondatore di un'accademia letteraria; e Alessandro Crescenzi (1652), appartenente a un'importante famiglia romana, che fu creato cardinale nel 1675.
Nel 1703 il capitolo della cattedrale proclamò l'Immacolata Concezione patrona principale della città e della diocesi. Patrono del capitolo invece era san Valentino, il cui culto fu introdotto a Bitonto dal vescovo Guglielmo da Viterbo nel XII secolo.
Con la bolla De utiliori di papa Pio VII del 27 giugno 1818, la diocesi di Bitonto venne unita aeque principaliter a quella di Ruvo.
Nel 1885 la diocesi bitontina era costituita da 15 parrocchie tutte incluse nel territorio cittadino di Bitonto, eccetto quella di Palombaio.
Al momento della piena unione con Bari nel 1986, la diocesi di Bitonto comprendeva 16 parrocchie, di cui 11 nel territorio cittadino di Bitonto, 2 nelle frazioni di Palombaio e Mariotto, e 3 nella periferia di Bari (nelle località di Santo Spirito, Enziteto e Catino).Decreto 11 novembre 1986, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 269 del 19-11-1986.
Arcidiocesi di Bari-Bitonto
L'unione delle diocesi di Bitonto e Ruvo perdurò fino al 1982; il 30 settembre di quell'anno infatti la Santa Sede procedette alla nomina di due vescovi distinti per le due sedi. Sulla diocesi di Bitonto fu nominato Andrea Mariano Magrassi, che era già arcivescovo di Bari: in questo modo Bari e Bitonto furono unite in persona episcopi.
Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i vescovi, nel quadro più ampio della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche in Italia, le due sedi furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Contestualmente il comune e il territorio di Santeramo in Colle fu ceduto dalla nuova arcidiocesi alla diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti.
In occasione del XXIV Congresso eucaristico nazionale svoltosi dal 21 al 29 maggio 2005, a cui intervenne come legato pontificio il cardinale Camillo Ruini, l'arcidiocesi di Bari-Bitonto fu meta del primo viaggio apostolico di Benedetto XVI dopo l'elezione a papa.
Diocesi soppresse Diocesi di Canosa Diocesi di Bitetto
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.
Sede di Bari