La diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento, appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2022 contava battezzati su abitanti. È retta dal vescovo Sergio Melillo.
Territorio La diocesi abbraccia 24 comuni dell'Italia meridionale, di cui 20 in provincia di Avellino, 3 in provincia di Benevento e 1 in provincia di Foggia. Oltre alle città di Ariano Irpino e Lacedonia, la diocesi comprende i territori comunali di: Anzano di Puglia (FG), Bonito, Carife, Casalbore, Castel Baronia, Castelfranco in Miscano (BN), Flumeri, Ginestra degli Schiavoni (BN), Greci, Grottaminarda, Melito Irpino, Montaguto, Montefalcone di Val Fortore (BN), San Nicola Baronia, San Sossio Baronia, Savignano Irpino, Scampitella, Trevico, Vallata, Vallesaccarda, Villanova del Battista e Zungoli.
Sede vescovile è la città di Ariano Irpino (in origine denominata semplicemente Ariano, poi Ariano di Puglia), dove sorge la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Lacedonia vi è la concattedrale, anch'essa dedicata a Santa Maria Assunta, così come all'Assunta è dedicata l'ex cattedrale della diocesi di Trevico, la quale fin dal 1818 fu soppressa e aggregata all'allora diocesi di Lacedonia.
Parrocchie
Il territorio diocesano si estende su ed è suddiviso in 43 parrocchie, raggruppate in 4 foranie: Ariano, Ufita, Lacedonia-Baronia, Fortore-Miscano-Cervaro. Sono presenti anche 3 cappellanie.
Otto sono i "santuari diocesani": Madonna del Carmine a Montefalcone di Val Fortore; Santa Maria della Libera a Trevico; Santa Maria delle Fratte a Castel Baronia; Salus Infirmorum a Valleluogo (Ariano Irpino), casa-madre dei Silenziosi operai della Croce; San Liberatore presso Ariano Irpino; Santa Maria ad Anzano di Puglia; Santa Maria di Carpignano. Madonna di Fatima ad Ariano Irpino. A questi si aggiunge la chiesa parrocchiale della Madonna del Carmine in Ariano Irpino, anch'essa riconosciuta come santuario.
Storia
L'attuale diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi vescovili, Ariano e Lacedonia, la prima documentata dal X secolo, la seconda dall'XI secolo.
Ariano Incerta è l'epoca di diffusione del cristianesimo nel territorio di Ariano. Priva di fondamento storico è la leggenda agiografica che fa di san Liberatore il primo vescovo di Ariano, così come insussistente è ogni altra ipotesi che faccia risalire le origini della diocesi ai tempi apostolici.
A decorrere dal X secolo l'esistenza della diocesi di Ariano è però effettivamente attestata. Con la bolla Cum certum sit di papa Giovanni XIII del 26 maggio 969, infatti, il pontefice eresse Benevento a sede metropolitana e concesse all'arcivescovo Landolfo I la facoltà di consacrare i suoi vescovi suffraganei, tra cui quello di Ariano.Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 54-55, nº 15.
È plausibile che il territorio originario della diocesi coincidesse con quello del gastaldato di Ariano, documentato già dal IX secolo. Nonostante dipendesse da un arcivescovato longobardo quale quello beneventano, fino al grande scisma la diocesi seguì comunque il rito bizantino.
Il primo vescovo conosciuto di Ariano è Bonifacio, il cui nome appare in un diploma del mese di agosto 1039.Kehr, Italia pontificia, IX, p. 137. In un precedente documento del 1016, l'arciprete Pietro agisce in qualità di rector episcopii sancte sedis Arianensis: le informazioni desunte da questo diploma non consentono tuttavia di stabilire se l'arciprete agiva in nome del vescovo di Ariano oppure se in quell'occasione la diocesi era vacante..
Dopo Bonifacio è noto il vescovo Mainardo I, documentato in cinque occasioni da ottobre 1069 a novembre 1080. Fece costruire un nuovo battistero nella cattedrale, come testimoniato da un'iscrizione tuttora conservata all'interno dell'edificio; prese parte alla consacrazione della chiesa di Montecassino da parte di papa Alessandro III e a un concilio provinciale a Benevento; nel 1080, da una dichiarazione fatta da Mainardo a favore del monastero di Santa Sofia a Benevento, si evince che altri vescovi lo avevano preceduto sulla sede arianese, ma dei quali non si conoscono i nomi, ad eccezione di Bonifacio.
Incerto è il successore di Mainardo I; sono storicamente documentati Sarulo nel 1093 e Gerardo nel 1098. Un atto notarile riporta la concessione fatta dal vescovo Orso a mastro Amuri della chiesa di San Gregorio, con l'obbligo di versare un censuo annuo alla diocesi; il documento fu redatto nel primo anno di episcopato di Orso nell'undicesima indizione, che corrisponde o al 1087 o al 1102..
Qualche secolo più tardi, il vescovo Angelo de Raimo (1406-1432) è ricordato principalmente per aver avviato nel 1410 la costruzione della chiesa di San Giacomo e dell'adiacente ospedale per i pellegrini e gli infermi, nei pressi della porta della Strada..
Al vescovo Orso Leone (1449-circa 1463) si deve la ricostruzione della cattedrale, distrutta dal terremoto del 5 dicembre 1456, e la celebrazione di diversi sinodi diocesani; la sua memoria è stata perpetuata dai fedeli con una targa nel palazzo episcopale. Nicola Ippoliti (1480-1481) costruì la facciata della cattedrale, ornata delle statue della Madonna Assunta (al centro) e dei santi patroni Ottone Frangipane ed Elzeario da Sabrano (ai due lati). L'edificio fu solennemente consacrato nel 1512 dal vescovo Diomede Carafa, che ampliò anche il palazzo vescovile; tuttavia la cattedrale dovette essere presto restaurata a causa dei danni subiti a seguito del terremoto del marzo 1517.
Una platea redatta nello stesso anno 1517, nonché una successiva Visitatio urbana anni 1591 sub episcopo Alfonso Ferrera, permettono di ricostruire l'inventario dei beni della Chiesa di Ariano e il numero delle parrocchie della diocesi con le rendite di ciascuna di esse. Nel 1540 fu ancora il vescovo Carafa a fondare la biblioteca diocesana, la quale nei secoli successivi fu ampliata fino ad annoverare volumi e opuscoli nonché 18 manoscritti e un centinaio di pergamene.
A Donato Laurenti (1563-1584) si deve l'istituzione del seminario, poi ricostruito da Ottavio Ridolfi nel 1617. Laurenti si impegnò inoltre per la promozione e l'attuazione in diocesi delle direttive del concilio di Trento. Dopo che nel 1585 Ariano fu elevata a città regia, la stessa diocesi divenne di regio patronato sicché i vescovi erano prescelti direttamente dal re di Spagna e di Napoli.
Nel 1591, al tempo del vescovo Alfonso Herrera (o Ferrera, 1585-1602), la diocesi comprendeva abitanti (raggruppati in fuochi) e «una comunità religiosa formata da centoventi sacerdoti, quaranta monaci e sedici monache benedettine; vi erano cinque monasteri maschili: cistercensi, francescani, benedettini, agostiniani e domenicani».. Secondo un'altra fonte nel 1593 la diocesi contava anime (abitanti) raggruppate in fuochi (famiglie), mentre le terre (comuni) erano quattordici; fra queste ultime vi era pure Corsano, il cui territorio verrà poi ceduto a Montecalvo (comune dell'arcidiocesi di Benevento) dopo che la devastante peste del 1656 ne avrà sterminato la popolazione..
Tra il Seicento e la prima metà del Settecento la diocesi fu duramente provata da una serie di terremoti; nel 1626-27 un lungo sciame sismico causò molta paura, ma i danni furono trascurabili; lo stesso accadde nel 1638 quando diverse forti scosse colpirono la lontana Calabria. Ben più gravi, a causa della maggior vicinanza agli epicentri, furono invece gli effetti dei terremoti che avvennero nel giugno 1688, nel settembre 1694, nel marzo 1702 e nel novembre 1732. Grande figura di vescovo arianese fu Filippo Tipaldi (1717-1748) che, al termine della crisi sismica, provvide a ricostruire la cattedrale e il seminario nelle forme moderne (salvo alcuni rimaneggiamenti nel corso del Novecento a seguito di un'altra serie di terremoti); egli visitò più volte la diocesi e celebrò diversi sinodi diocesani; impose l'obbligo dell'insegnamento della dottrina cristiana in tutte le parrocchie; istituì corsi di preparazione per i maestri di religione nelle scuole e si impegnò a curare l'archivio diocesano. «Nel 1736 la diocesi contava abitanti e le chiese soggette alla sua giurisdizione raggiungevano le 80 unità, con 350 ecclesiastici e 10 conventi maschili». Alla sua figura è dedicata la biblioteca generalizia Filippo Tipaldi allestita nel convento delle suore oblate di San Francesco Saverio.
Sul finire del Settecento la diocesi comprendeva tredici centri (Ariano città vescovile, Bonito, Buonalbergo, Casalbore, Castelfranco, Ginestra, Melito, Montefalcone, Monteleone, Montemalo, Pulcarino, Roseto e Zungoli), cui si aggiungevano undici terre da lungo tempo distrutte; di queste ultime, tre erano state già aggregate alla stessa città di Ariano (Amandi, San Donato, Sant'Eleuterio), due ad altrettanti comuni dell'allora diocesi (Campanaro presso Castelfranco, Vetruscelli presso Roseto), quattro ad altri comuni esterni alla diocesi (Corsano presso Montecalvo, Pietramaggiore presso San Giorgio alla Molinara, Tinchiano e Tropoaldo presso Apice), mentre le ultime due non sono mai state localizzate (Prosoleno, detto anche TrasoloneBenché la sua localizzazione esatta sia incerta, Prosoleno/Trasolone doveva trovarsi con ogni probabilità a nord-est di Ariano, poiché in un documento basso-medievale di epoca angioina un villaggio denominato Trisolone è considerato afferente all'area urbana di Troia., e Fuscoli)..
Tra i vescovi dell'Ottocento si ricorda in modo particolare Domenico Russo (1818-1837), che si impegnò soprattutto per la formazione del clero e dei fedeli; a questo scopo istituì per la sua diocesi le missioni popolari affidate ai Missionari del Preziosissimo Sangue, tra i quali operò anche il fondatore san Gaspare del Bufalo.
Dopo l'unità d'Italia la diocesi di Ariano, la cui sede rimase peraltro vacante fino all'ottobre 1871, dovette patire gli effetti delle leggi eversive dell'asse ecclesiastico con la conseguente soppressione degli ordini monastici e la confisca di vaste proprietà immobiliari (principalmente masserie e terreni agricoli).. Nel 1881 la popolazione nei tredici comuni della diocesi ascendeva a abitanti; tuttavia il 2 aprile 1914 il territorio di Roseto Valfortore passò dalla diocesi di Ariano a quella di Lucera, Immutatio finium dioecesum, AAS 6 (1914), p. 188 sicché il numero di comuni si ridusse a dodici.
Nel Novecento, al vescovo Giuseppe Lojacono (1918-1939) si deve la celebrazione del primo congresso liturgico diocesano, la fondazione dell'Azione Cattolica diocesana e l'istituzione del bollettino diocesano, mentre il successore Gioacchino Pedicini diede vita al primo congresso eucaristico diocesano (1949).
Il 15 novembre 1977 in forza del decreto Quo aptius della Congregazione per i vescovi Ariano cedette il comune di Monteleone di Puglia all'allora diocesi di Bovino, dalla quale acquisì in cambio quello di Montaguto. Decreto Quo aptius, AAS 70 (1978), p. 132.
Nel 1986, poco prima dell'unione con Lacedonia, la diocesi di Ariano Irpino comprendeva 28 parrocchie nei comuni di Ariano Irpino, Bonito, Buonalbergo, Casalbore, Castelfranco in Miscano, Ginestra degli Schiavoni, Melito Irpino, Montaguto, Montefalcone di Val Fortore, Sant'Arcangelo Trimonte, Villanova del Battista e Zungoli.Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, nº 170, 24 luglio 1986, pp. 40-41. In questo numero della Gazzetta Ufficiale è contenuto l'elenco delle 28 parrocchie della diocesi che ottennero la qualifica di "ente ecclesiastico civilmente riconosciuto" dal Ministero dell'Interno, in forza della Legge 20 maggio 1985 n. 222, art. 29. Tale qualifica fu concessa con decreto ministeriale dell'8 luglio 1986 su richiesta del vescovo di Ariano Irpino del 15 maggio precedente. Anche: Gazzetta ufficiale, serie generale, supplemento nº 267, 17 novembre 1986, p. 8.
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