Contesto storico Il periodo storico nel quale è vissuta Antonietta Capelli - e non in località marginali - è notoriamente caratterizzato da rapidi progressi scientifici e tecnologici, con vorticose e profonde trasformazioni sociali difficili da gestire e spesso mal gestite.
Tre grandi eventi segnano questa epoca agitata: le due Guerre Mondiali - con gli egoismi e le folli ideologie che le hanno ispirate - alternate a guerre civili e atroci persecuzioni, seguite dalla "guerra fredda" tra il blocco sovietico e l'occidente e poi il Concilio Vaticano II che, nel tentativo di non perdere i contatti col mondo, ha messo anche a nudo problemi e difficoltà nella Chiesa. Ma Antonietta Capelli non si è lasciata scoraggiare da tale contesto poco favorevole a iniziative di interesse religioso (e tanto meno da parte di una donna che ha avuto accesso al voto a cinquant’anni!). Anzi, lei ha persino saputo trarne profitto, cogliendo lucidamente le urgenze ed intervenendo con sicura e saggia riservatezza, fino a fare breccia anche in cuori apparentemente refrattari o apertamente ostili alla sua fede, puntando sulla fiducia nella ragione e nel soccorso della grazia.
Il rispetto suscitato dalla sua personalità carismatica, prudente ma al tempo stesso schietta e cordiale perché sinceramente rispettosa verso tutti, le ha permesso di muoversi ad ogni livello senza dare nell'occhio per non compromettere le sue iniziative che silenziosamente cercavano e riconducevano individualmente i “lontani” alla gioia e alla pace della fede vissuta. Nonostante la frequentazione di scienziati, imprenditori, politici, militari, artisti, sportivi oltre a quattro Papi, l’essere riuscita a passare quasi inosservata dai mass-media nella fase del loro euforico sviluppo, svela un segreto della sua fecondità apostolica e la sua “unica finalità”. Il suo emergere nelle biografie di numerosi personaggi, conferma il significativo apporto benefico da lei lasciato alla sua epoca.Da segnalare la relazione del Prof. Aldo Gorini, “Siri, l’Istituto San Giovanni Battista e Antonietta Capelli” - Relazione al Convegno storico dedicato al “Cardinale Giuseppe Siri, Chiesa, cultura, politica da Genova al mondo”, tenutosi a Roma presso l’Istituto Luigi Sturzo a Palazzo Baldassini dal 12 al 15 aprile 2011.
Biografia Antonietta nasce a Milano il 23 settembre 1896, seconda di due figlieLa sorella Maria Cappelli (1892 - 1941), vedova Ferrari, anima di grande spiritualità e di immenso abbandono in Dio, figlia di S. Francesca Romana, oblata di Cristo Re, è stata cofondatrice con P. Enrico Mauri, dell’Opera della Madonnina del Grappa in Sestri Levante e aveva offerto la sua malattia e la sua vita per gli scopi dell’istituzione e per i suoi figlioli.. Il voto esaudito del padre, AdrianoÈ il noto paleografo Adriano Cappelli (1859 - 1942), autore di opere scientifiche di vasto successo internazionale. La modifica rispetto al cognome di famiglia (una “p” in meno) nei documenti di Antonietta, sembra frutto delle ricerche storiche paterne. La madre di Antonietta è Agnese Teresa Giusti (1860 o ‘61 - 1946). Cfr. A. Capelli, Storia di un grande amore, (Autobiografia inedita), p. 60., che aveva offerto la fragile neonata alla Madonna come candidata operaia nella Vigna del Signore, ha presto sviluppato le basi del futuro servizio a Dio.
Fin da bambina, la viva preoccupazione per la sorte eterna dei “lontani”, ai quali ha presto deciso di dedicare tutta la sua vita, ha impegnato il suo vivace zelo apostolico nell’ambiente domestico e scolastico, facendo leva su una spiccata capacità di coinvolgimento. Con la sua solidarietà verso ogni creatura, che le faceva esigere il rispetto delle leggi che regolano l’armonia dell’universo, spaziava verso un amore cosmico.
Intanto, la visione più ampia delle realtà che condizionano il mondo, maturata attraverso sofferte esperienze di una precoce ascesi gravata da prolungate vessazioni diaboliche, ha trovato nella vocazione del Venerdì Santo - 25 marzo 1910 - la conferma e un deciso orientamento verso la futura missione: quella “vasta opera di salvezza” preannunciatale dal Crocifisso che - con sua meraviglia - l’ha destinata a parlare molto di Lui orientava le sue scelte quotidiane come le grandi opzioni.
Con matura autonomia sapeva abbinare il voto di castità e lo studio della medicina, gli approfondimenti della teologia e quelli della emergente scienza psichiatrica per una più completa conoscenza dell’uomo da aiutare. Intanto, esperienze apostoliche individuali e associazionistiche l’hanno preparata alle Fondazioni e alla gestione di distinte Opere aperte a tutte le categorie sociali, ad ogni livello, senza discriminazioni ideologiche o religiose e nel lungimirante esercizio di un corretto dialogo.
Un ricco corredo di carismi e gli immediati riconoscimenti pontifici l’hanno favorita delle più qualificate collaborazioni ecclesiali, aprendole l’accesso ai problemi del clero e facendole anticipare oculate istanze pastorali emerse nel Concilio Ecumenico Vaticano II. Tutto ciò, ovviamente, non le ha risparmiato le immancabili croci, da lei accettate ed amate - come già fin da bambina - con silenziosa e dignitosa virilitàIl 3 ottobre 1940 le sarà restituito l’uso del braccio sinistro, che in seguito a un incidente aveva subito una lussazione con grave strappo muscolare e lesione dei nervi relativi con rarefazione ossea della testa dell’omero. Una voce le dice: “ora stai meglio”, e lei si accorge che il dolore non c’è più mentre la febbre, persistente da molti mesi, in poche ore scompare. Il 9 settembre 1958 recupera improvvisamente l’uso della mano destra, inutilizzata da diversi mesi, affetta da osteoporosi. Ormai tutta la mano destra e le ossa dell’avambraccio per quindici centimetri circa mostravano muscoli atrofici e la pelle quasi trasparente, ingiallita come fosse d’un arto morto. (R. Riccioni (a cura di) Antonietta Capelli, Scritti scelti, Caritas Preghiere Meditazioni, Verona, Maggio 2002..
Muore a Passo di Treia il 13 luglio 1974Nell’omelia funebre mons. Ersilio Tonini, rivendicherà alla Chiesa il diritto di conoscere questa sua “figlia e madre”: «Molte cose si dovranno pur dire e sapere di questa creatura (…) è infatti, questa, una creatura ben riuscita al Signore». Il rito funebre si è svolto a Villa Lazzarini in Passo di Treia il 16 luglio 1974. La tumulazione nel vicino cimitero di Treia..
Carisma e opere Le fondamenta umane e spirituali che sosterranno l’impegno interiore ed apostolico di Antonietta Capelli abbracciano trentuno anni: dalla sua nascita, con il voto del padre alle prime vive preoccupazioni per i “lontani” e alle propensioni missionarie consolidate da intense esperienze ascetiche e mistiche che maturano la vocazione a 13 anni.
Segue l’attesa operosa della missione, col voto perpetuo di castità e la scelta degli studi di medicina e psichiatria per una conoscenza integrale dell’umanità che già avvicina con intenso apostolato individuale e associazionistico (conferenze per promuovere l’Azione Cattolica).
Nel 1920, svolta nel carisma giovanneo all’avvio dell’Unione di S. Giovanni Battista con il progressivo impegno per promuovere la cultura religiosa in ogni classe sociale, dagli operai (coadiuvata dall’arcivescovo Guido Maria ConfortiA. Capelli, Testimonianza al Processo Informativo sul S.d.D. Guido M. Conforti • 18 marzo 1941 Parma: Inizia il processo ordinario diocesano per la beatificazione di mons. Conforti. Un primo processo ordinario diocesano, istruito da mons. Evasio Colli, si svolse a Parma dal 18 marzo 1941 al 12 settembre 1942, durante il quale furono interrogati 69 testi di cui 11 ex officio. Postulatore della Causa a quel tempo era P. Faustino Tissot. Nel frattempo ci sono state 72 lettere postulatorie da parte di cardinali, vescovi, superiori generali, indirizzate al Santo Padre, perché accettasse di introdurre la causa di canonizzazione del Conforti. In questa fase la prima testimonianza giurata di Antonietta Capelli. •17 maggio 1960 Parma: Antonietta Capelli testimonia alla XX sessione del processo apostolico di Parma sulle virtù del Servo di Dio Guido Maria Conforti. A. CAPELLI, Testimonianza al Processo Apostolico sul S.d.D. Guido M. Conforti (XX SESSIONE) Ottenuto il nulla osta all’introduzione della causa, negli anni 1960‐1961 (20 maggio 1960‐7 Giugno 1961) si istruì il processo apostolico di Parma, che raccolse le deposizioni di 39 testi, fra cui 29 erano già stati sentiti nei Processi Informativi (tra questi, Antonietta Capelli). Nel successivo processo apostolico di Roma venne interrogato un unico teste: mons. Alberto Serafini. Postulatore al tempo del processo apostolico era padre Giulio Barsotti.) fino ai dirigenti della Nazione (sostenuta da Pio XI), mentre matura il discernimento che prepara il suo abbandono della ben avviata professione medica, in vista dell’esclusiva dedizione alla diffusione della Parola di Dio.
Progettazione, approvazione ecclesiale ai massimi livelli e attuazione delle singole Opere secondo le urgenze dei tempi ritmano lo sviluppo del pensiero e l’attività organizzativa e formativa di oltre quaranta anni, a partire dalla fondazione dell’Istituto Femminile di San Giovanni Battista (1927), che ne condividerà scopi e fatiche apostoliche sia verso i laici (evangelizzazione, sacramenti e promozione umana alla classe operaia, convegni di cultura religiosa per ogni categoria fino ai massimi livelli sociali) sia verso il clero (corsi di aggiornamento) per una formazione permanente che anticipa di vari decenni le istanze conciliari.
Presto, in seguito a ripetuti riconoscimenti pontifici per la notevole fecondità apostolica, l’Istituto raggiunge il Decretum Laudis (Motu proprio del Venerabile Pio XII nel 1942Antonietta Capelli ha testimoniato, al processo di beatificazione e canonizzazione del venerabile Eugenio Pacelli (Pio XII). Il 15 dicembre 1967: P. Peter Gumpel scrive ad Antonietta Capelli per ringraziarla a nome del padre Paolo Molinari S.I. postulatore generale della S.I. per aver accettato di testimoniare nel processo di beatificazione di Pio XII.) cui segue la nomina del cardinal Giuseppe Siri (1955) che diventa ProtettoreNel “Motu proprio” di Pio XII, datato 16 luglio 1955, si legge: «In mezzo a tanta varietà di doni che Cristo Salvatore, prodigò ai suoi seguaci, è ben grande quello di far conoscere il Vangelo ad uomini illustri nella scienza, spiegandolo con profonde, adatte lezioni. E questa missione scelse per sé l’Istituto S. G. Battista in Villa Maria di Campomorone, la cui Casa Madre trovasi nell’Archidiocesi di Genova. Poiché da così nobile iniziativa sono stati raccolti frutti tanto copiosi, Noi benevolmente accondiscendendo alle preghiere a Noi rivolte, abbiamo decretato di eleggere un Cardinale Protettore dello stesso Istituto, della cui tutela esso si serva negli affari da sbrigare presso la Curia Romana. È noto che Tu fosti sempre esimio sostenitore di quest’Opera e ad essa dedicasti il Tuo ingegno e il Tuo studio. Non vi è quindi alcun dubbio che Tu, Diletto Figlio Nostro, che prestasti in passato la Tua collaborazione, saprai svolgere l’ufficio di Patrono, con vantaggi ancora maggiori». (R. Riccioni (a cura di) Antonietta Capelli, Scritti scelti, Caritas Preghiere Meditazioni, Verona, Maggio 2002. dopo essere stato a lungo conferenziere, come Giacomo Lercaro e altri ascesi ai più alti livelli della gerarchia.