La malattia di Lyme (pronuncia: ) o borreliosi è una patologia non contagiosa di origine batterica trasmessa all'uomo dal contatto con zecche infette del genere Ixodes.

Prende il nome dalla cittadina statunitense di Lyme, nel Connecticut, in cui nel 1975 se ne segnalarono i primi casi manifestatisi con inspiegabile aumento delle artriti, soprattutto infantili, che insorgevano con eritemi cutanei su torace, addome, dorso e natiche e si ingrandivano fino a raggiungere una dimensione variabile tra i 10 e i , mal di testa e dolori articolari. La malattia fu originariamente scambiata per artrite idiopatica giovanile.

La malattia è originata da un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi, così chiamata in omaggio al suo scopritore, Willy Burgdorfer che la descrisse nel 1981. Il batterio infesta le zecche (nello specifico quelle del genere Ixodes), le quali possono a loro volta trasmetterlo agli umani e agli altri animali.

Le aree endemiche principali sono le aree boschive. In America inizialmente si pensò che il serbatoio naturale fosse rappresentato dai cervi, che rappresentano l'ambiente ideale per la riproduzione delle zecche. Tuttavia ad oggi sappiamo che il 90% delle zecche viene in contatto con la spirocheta nella fase di ninfa tramite il peromisco dai piedi bianchi, il tamia striato, i toporagni del genere Sorex e il toporagno settentrionale dalla coda corta. Questi piccoli mammiferi rappresentano i serbatoi più competenti nel processo infettivo del batterio.David Quammen, Spillover. L'evoluzione delle pandemie, traduzione di Luigi Civalleri, 12ª ed., Milano, Adelphi, 2014 , ISBN 9788845932045.

La malattia inizia generalmente il suo corso alla comparsa dell'eritema migrante: un arrossamento della cute che si sviluppa nei giorni successivi al morso continuando a espandersi. Questa irritazione circolare, maggiormente arrossata all'esterno, si distingue per il suo aspetto simile a un "bersaglio". Studi suggeriscono che questo sintomo, seppur estremamente caratteristico, appaia in realtà solo a tre quarti delle persone infette. I pazienti che presentano tale sintomo sul volto o sul collo, sono generalmente più predisposti a sintomi secondari (interessando il 90% degli adulti infetti).

L'incidenza della malattia è segnalata in Asia, America meridionale ed Europa centrale, nonché nelle regioni settentrionali d'Italia (Carso, in Trentino e in Liguria in particolare, più raramente in altre regioni). Studi recenti (2023) indicano che la borreliosi di Lyme è diffusa in tutta Italia. Le aree endemiche italiane in cui la malattia è nota da più tempo (casi noti almeno dal 1998) includono la Liguria, il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto, la Toscana, il Trentino-Alto Adige, l'Emilia-Romagna e l'Abruzzo.

Decorso

Il decorso della malattia si sussegue in tre fasi, qui elencate in ordine cronologico, (dal momento dell'infezione in poi):

precoce localizzata (fase iniziale, non sempre presente); precoce disseminata; tardiva.

Tra le fasi precoci e quella tardiva vi è solitamente il trascorso di un intervallo di tempo, durante il quale il paziente risulta asintomatico.

Fase precoce Comune nel 75% dei pazienti, si verifica con la comparsa nel sito del morso dell'eritema migrante: una macula o papula rossa, maggiormente frequente sugli arti o sul tronco (specie a livello di coscia, gluteo o ascella). Di solito compare tra i 3 e i 30 giorni dopo il morso di zecca, con la maggior parte delle persone che la nota entro 7-10 giorni. L'eruzione si espande tipicamente a una velocità di 2-3 centimetri al giorno. Può raggiungere un diametro che varia da 5 a 70 centimetri, con circa la metà dei casi che supera i 16 centimetri.

Poiché le ninfe delle zecche sono molto piccole, la maggior parte dei pazienti non si rende conto che è stata morsa.

L'area interessata si espande, spesso con una chiarificazione della porzione compresa tra il centro e la periferia così da assomigliare a un occhio di bue. Può verificarsi un imbrunimento della porzione centrale dell'eritema, che può essere calda al tatto e indurita. Senza trattamento l'eritema in genere svanisce. Apparenti recidive delle lesioni sono causate da reinfezione, piuttosto che da ripresentazione della stessa infezione, perché il genotipo identificato nella nuova lesione differisce da quello del microrganismo infettante originale.

Fase precoce disseminata In questa fase il batterio si diffonde nell'organismo. I pazienti non trattati sviluppano lesioni della pelle anulari secondarie più piccole senza indurimento al centro. Alcuni pazienti sviluppano una sindrome muscolo-scheletrica, simil influenzale, caratterizzata da malessere, spossatezza, astenia, febbre, cefalea, rigidità nucale, mialgie e artralgie diffuse. La maggior parte dei sintomi è caratteristicamente intermittente, se non trattata. Le lesioni cutanee possono ricomparire, anche in forma più lieve, spesso prima degli attacchi di artrite.

Alterazioni neurologiche si possono sviluppare nel 15% dei pazienti, e comprendono meningite linfocitaria o meningoencefalite, neurite dei nervi cranici (specie paralisi di Bell) e radicoloneuropatie motorie o sensitive. Di solito durano per mesi e in genere si risolvono completamente. Lesioni miocardiche si verificano in circa l'8% dei pazienti.

Fase tardiva Nella malattia di Lyme non trattata, la fase tardiva può incominciare da sei-nove mesi fino a quattro anni dall'esordio della malattia (definita dall'eventuale comparsa dell'eritema migrante). L'artrite si sviluppa nel 60-70% dei pazienti. Per diversi anni ricorrono episodi di tumefazione tipicamente intermittente e dolore di alcune articolazioni, in modo particolare delle ginocchia. Le ginocchia sono più gonfie che dolenti, spesso calde ma raramente arrossate. Spesso si formano cisti di Baker che possono andare incontro a rottura.

Sintomatologia Infezione primaria Eritema cutaneo migrante Dolori muscolari e articolari Mal di testa Rigidità del collo Spossatezza Febbre Paralisi facciale Meningite Brevi episodi di dolore e gonfiore alle articolazioni

Meno comuni Infiammazione agli occhi Capogiri Fiato corto Acufeni

Infezione secondaria Artrite, intermittente o cronica (artrite di Lyme)

Meno comuni Perdita della memoria (amnesia) Difficoltà di concentrazione Cambiamenti d'umore o delle abitudini di sonno.

Neuroborreliosi è il nome dell'infezione del sistema nervoso da parte dell'agente della malattia di Lyme, causante i sintomi neurologici, alcuni dei quali già riportatiMeyerhoff JO, Zaidman GW and Steele RW for Medscape Drugs & Diseases, Eds. Diamond HS et al. Lyme Disease Differential Diagnoses: Diagnostic Considerations Updated: Mar 14, 2016Hildenbrand, P.; Craven, D.E.; Jones, R.; Nemeskal, P. (2009). Lyme Neuroborreliosis: Manifestations of a Rapidly Emerging Zoonosis. American Journal of Neuroradiology. 30 (6): 1079–87. PMID 19346313. doi:10.3174/ajnr.A1579.: Cefalea Confusione mentale, sindromi psicoaffettive e psicosi, depressione Disturbi dell'attenzione, della memoria, della capacità di elaborazione mentale Episodi di paralisi di Bell Radicolonevriti Mielite infettiva che causa disturbi simili a quelli della sclerosi laterale amiotrofica (ipostenia, atrofia muscolare, fascicolazioni, crampi, disfagia e disartria) e a quelli della sclerosi multipla (disturbi sensitivo-motori vari, da ipostenia a neurite ottica, mioclono e tremore cinetico e posturale, disturbi dell'equilibrio, atassia).

Complicanze Malattia di Lyme cronica (diagnosi controversaFeder, HM; Johnson, BJB; O'Connell, S; et al. (October 2007). A Critical Appraisal of "Chronic Lyme Disease" (PDF). NEJM. 357 (14): 1422–30. PMID 17914043. doi:10.1056/NEJMra072023.; forse causata da persistenza della Borrelia nel SNC) Vasculite del micro-circolo cerebrale, simile a quella causata dal lupus eritematoso sistemico nella sua estensione al circolo cerebrale. Questi sintomi possono associarsi o evolvere in una sindrome da fatica cronica e sintomi simili a quelli dell'artrite reumatoide (nelle sue varietà più lievi), fibromialgia, disturbi della conduzione cardiaca, epatomegalia (con lieve aumento delle transaminasi) e splenomegalia.

Malattia di Lyme cronica (CLD, PTLDS) L'istituto superiore di sanità riconosce che, se non curata, la malattia di Lyme assume un decorso cronico.

Sebbene la malattia di Lyme in fase iniziale sia altamente curabile con antibiotici orali a breve durata, una sottopopolazione significativa di pazienti sperimenta sintomi persistenti che cambiano la vita. Questa condizione viene spesso definita tramite due diverse denominazioni: Malattia di Lyme Cronica (CLD) e Sindrome Post-Trattamento (PTLDS). Tuttavia, vari centri, come il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) e la Infectious Diseases Society of America (IDSA), sottolineano come molti pazienti dichiaratamente affetti da CLD, potrebbero non essere mai davvero entrati in contatto con il batterio della borrelia; molto spesso infatti, mancano evidenze cliniche, di laboratorio o epidemiologiche di esposizione.

Pertanto, si predilige la seconda denominazione (Sindrome Post-Trattamento) facendo riferimento a un campione specifico di pazienti che sperimentano grave affaticamento, dolore muscoloscheletrico e difficoltà neurocognitive oggettive, protratte almeno per sei mesi dopo la terapia antibiotica standard. Altri centri, come l'International Lyme and Associated Diseases Society, ritengono invece la PTLDS troppo riduttiva e limitante, prediligendo il termine CLD. In questo caso, la CLD è definita come una malattia multisistemica derivante da un'infezione attiva, continua e persistente da parte di membri patogeni facenti parte al complesso B. burgdorferi.

I dati delle indagini rivelano che tra i pazienti sintomatici da sei mesi o più, il 39,4% ha dovuto rinunciare al proprio lavoro, mentre il 28,3% ha ridotto il carico lavorativo. Inoltre, il 51% dei pazienti ha atteso almeno tre anni prima di ricevere una diagnosi accurata, visitando cinque o più clinici prima che la condizione fosse riconosciuta. Tuttavia, l'ipotesi che questi sintomi siano causati da un'infezione spirochetale attiva, persistente e resistente agli antibiotici ad oggi, è generalmente respinta dalla comunità scientifica. Uno standard per la diagnosi di PTLDS non è ben stabilito.

Uno studio su 129 pazienti, dei quali 78 sieropositivi Lyme e 51 sieronegativi, ha previsto la somministrazione casuale di ceftriaxone endovenoso al giorno per 30 giorni, seguiti da doxiciclina orale al giorno per 60 giorni. Ai restanti, sono stati somministrate dosi placebo senza alcun effetto atteso. Al termine dell'esperimento, sia i sani che i malati mostravano capacità cognitive migliorate, e non sono state riscontrate differenze significative tra chi riceveva gli antibiotici e chi invece riceveva il placebo.

È certo che i pazienti con PTLDS soffrano realmente di sintomi debilitanti, tuttavia, a causa della mancanza di criteri diagnostici standardizzati, è difficile distinguere scientificamente cosa stia causando questi sintomi in ogni singolo caso. Alcuni sintomi cognitivi o di stanchezza potrebbero essere confusi o sovrapporsi ad altre condizioni cliniche. Prolungare il trattamento antibiotico non sembra portare benefici significativi rispetto a cicli più brevi. La Haute Autorité de Santé (Autorità nazionale della salute francese) definisce la PTLDS non come un'infezione attiva, bensì in quanto condizione caratterizzata da sintomi persistenti dopo un'infezione di Lyme trattata correttamente, ed in caso di diagnosi confermativa, sottolinea che non sono indicati trattamenti antibiotici prolungati. Sempre in Francia, se la condizione risultasse invalidante, è possibile richiedere il riconoscimento come patologia cronica invalidante.

Diagnosi