Le fake news - note in italiano come bufale, notizie false, notizie fasulle o pseudonotizie - sono delle informazioni false o fuorvianti che possono essere divulgate attraverso qualsiasi media allo scopo di produrre misinformazione o disinformazione.AGID. ecc…
Esempi di bufale possono essere articoli o pubblicazioni su reti sociali, redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare, di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione oppure di attirare clic su Internet.Savvas Zannettou, Michael Sirivianos, Jeremy Blackburn, Nicolas Kourtellis, "The Web of False Information: Rumors, Fake News, Hoaxes, Clickbait, and Various Other Shenanigans"
Gli strumenti utili alla diffusione delle pseudonotizie possono essere molteplici. Nelle società dell'informazione sono principalmente veicolate dai mezzi di comunicazione di massa, ovvero le emittenti televisive e le testate giornalistiche, tuttavia, con l'avvento di Internet, è aumentata la loro condivisione per mezzo di media sociali e da parte di attori estranei all'infosfera, come gli influencer, i personaggi dello spettacolo e persino i politici .
Esistono più tipologie di bufale e diversi possono essere i motivi per i quali vengono fabbricate e diffuse, tra i quali figurano la guerra dell'informazione e la propaganda First Draft News.BBC.Economipedia.Politico..
Descrizione generale Lo storico Marc Bloch specificò nel suo libro La guerra e le false notizie che «una falsa notizia è solo apparentemente fortuita, o meglio, tutto ciò che vi è di fortuito è l'incidente iniziale che fa scattare l'immaginazione; ma questo procedimento ha luogo solo perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento». Le meditazioni di Bloch «intorno alle false notizie e al ruolo giocato dalla menzogna nella propaganda di guerra sono tuttora argomento centralissimo, non solo dal lato politico, ma anche da quello morale e filosofico, come sappiamo anche dalle pagine venute in seguito da altri pensatori, da Hannah Arendt a Susan Sontag, e che tuttavia non sono bastate a mettere un argine alla voluta confusione della politica nell’epoca dei post (con, spesso, smentita inclusa)»Raffaele Manica, Bloch, quel destino segnato dal tratto morale, Mondoperaio, n. 7-8/2026, p. 57..
L'espressione è stata utilizzata per indicare fenomeni molto diversi tra loro: errori di stampa, bufale, teorie complottiste, concetti satirici utilizzati impropriamente come fonti giornalistiche, la diffusione di notizie non verificate, la propaganda politica, le informazioni false lanciate da siti messi online per generare profitti dai clic. Recentemente il termine è stato oggetto di dibattito, ed è stato proposto l'abbandono del suo uso, soprattutto alla luce di dichiarazioni di importanti figure politiche che hanno impiegato il termine al fine di attaccare la stampa associata, giudicata come avversa e parziale nei confronti degli stessi.
Le fake news possono essere considerate oggi come un “virus” che si diffonde tra tutti coloro i quali vengono sottoposti alla disinformazione online e non solo. Infatti, spesso le soluzioni a tale problematica sono simili ai programmi “antivirus”, aventi l’obiettivo di identificare la fonte primaria della notizia falsa e bloccarla in tempo affinché quest’ultima non possa “infettare” ulteriori utenti. A tal proposito, all'interno del blog tecnologico “Venture Beat”, si è considerato di inserire un’intelligenza artificiale come “guardia dei media”, che abbia l’incarico di proteggere i vari utenti da contenuti ritenuti pericolosi e soprattutto falsi. Le fake news possono essere soggette a processi di generazione, diffusione e mutazione che seguono una dinamica analoga a quella della selezione naturale darwiniana. In questo processo, contenuti inizialmente ritenuti veri e verificabili possono, per diverse ragioni, rivelarsi successivamente falsi; viceversa, contenuti inizialmente classificati come fake news possono rivelarsi, alla luce di nuove evidenze, sostanzialmente veri.
Metodi e tecniche
Claire Wardle individua sette diversi modi di fare disinformazione per poter riconoscere una sorta di grammatica delle fake news:
Collegamento ingannevole: quando titoli, immagini o didascalie differiscono dal contenuto. Contenuto ingannatore: quando il contenuto viene spacciato come proveniente da fonti realmente esistenti. Contenuto falso al 100%: quando il contenuto è completamente falso, costruito per trarre in inganno. Contenuto manipolato: quando l'informazione reale, o l'immagine, viene manipolata per trarre in inganno. Manipolazione della satira: quando non c'è intenzione di procurare danno, ma il contenuto satirico viene utilizzato per trarre in inganno. Contenuto fuorviante: quando si fa uso ingannevole dell'informazione per inquadrare un problema o una persona. Contesto ingannevole: quando il contenuto reale è accompagnato da informazioni contestuali false.
Per spiegare perché vengono creati questi contenuti Claire Wardle ha elaborato uno schema che incrocia i sette modi di fare disinformazione con otto possibili motivazioni, che possono spiegare perché tali contenuti vengono prodotti: propaganda, profitto, influenza politica e interesse particolare. A queste, Wardle ne aggiunge altre quattro: faziosità, cattivo giornalismo, parodia, provocare o prendere in giro.
Esistono più elementi a favorire la diffusione dei contenuti. Quattro sarebbero i canali principali: Una parte è condivisa involontariamente sui social networks da persone che, senza una verifica approfondita, rilanciano o ritwittano informazioni inaccurate o false. I contenuti amplificati dai giornalisti, che devono diffondere informazioni emerse dal web e dai social in tempo reale. Gruppi vagamente collegati tra di loro che tentano di influenzare l’opinione pubblica. Altri elementi che sono prodotti da campagne sofisticate di disinformazione attraverso reti di Bot e fabbriche di troll.
Possibili utilizzi Le notizie false sono scritte e pubblicate per catturare l'attenzione del lettore al fine di attirare finanziariamente o politicamente (spesso con titoli sensazionalistici, esagerati o palesemente falsi) la sua attenzione, con varie finalità.
Un fenomeno comune è quello relativo alle recensioni false in siti di recensione di servizi che esaltino o sviliscano le sorti di prodotti e attività reclamizzate.Linda Kinstler, How TripAdvisor changed travel | News | The Guardian| tradotto su Internazionale,n 1279,ottobre 2018
La verificabilità Nella società contemporanea la diffusione di bufale è molto frequente e comune: come affermano gli autori di Rumor Mills: The Social Impact of Rumor and Legend: «Le voci infondate nascono e si diffondono quando la gente si sente insicura e ansiosa rispetto a qualcosa che la riguarda personalmente e quando la voce appare credibile in base alla sensibilità di quanti sono implicati nella sua diffusione». Un ulteriore contributo lo si ha da un articolo su Psychology Today, il quale afferma che «La paura alimenta voci infondate. Più l'ansia diventa collettiva, più aumenta la probabilità di voci incontrollate».
In conseguenza il lavoro di verifica diventa ancora più complesso nelle situazioni in cui è cruciale fornire informazioni accurate. Seconda una ricerca condotta sulla rivista statunitense Science nel 2018 le notizie false trovano ampia diffusione e consenso sui social network come Twitter, e soprattutto in determinati settori come quello della politica.
Il tema è stato trattato dal giornalista James Ball nel suo libro Post-Truth: How Bullshit Conquered the World. Nel suo libro, Ball offre due dei principali casi influenzati dalla diffusione delle fake news: l'elezione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti d'America e l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Il giornalista cita anche i fattori principali che contribuiscono alla diffusione delle cosiddette stupidaggini: psicologia, bias cognitivi, strutture di profitto e di incentivi e la cultura circostante.
La migliore strategia di contrasto sarebbe quella di intervenire quando ancora la notizia è ad una fase embrionale, secondo questa metodologia: scrivendo il titolo della notizia in modo tale da indicare chiaramente che si tratta di una balla, non usando argomenti di tendenza che deviano l'attenzione dai reali problemi che necessitano di essere risolti e insegnando il linguaggio dei media. Nonostante il lavoro di Ball aiuti a riconoscere una falsa notizia da una autentica e proponga dei metodi per stroncarle sul nascere, il suo lavoro analizza soltanto una piccola parte di un puzzle molto più grande. Aggiustare il rapporto con i media è solo una fase iniziale di questo processo.
La giornalista Margareth Sullivan in un articolo sul The Washington Post ha fornito alcuni consigli per poterle riconoscere: Consultare e confrontare più fonti di informazione. Non condividere senza verificare. Se si diffonde un contenuto falso, cercare di correggere le affermazioni velocemente. Cercare di avere un atteggiamento scettico verso l’informazione. Usare il pensiero critico.
Notizie e immagini Spesso le notizie contengono immagini, e in diversi casi queste stesse possono essere ambigue nel contesto di cui si parla. Questo può rappresentare un’eventuale minaccia nei confronti della corretta informazione che può risultare falsa o non attendibile, è per questo che è consigliato seguire dei semplici passaggi per verificarne l’attendibilità o veridicità. Il primo evento di fake news relativo ad immagini fotografiche avvenne nel luglio 2005 dopo gli attentati di Londra quando la redazione della BBC News ricevette un gran quantitativo di immagini relative all'accaduto; una di queste immagini risultò ambigua e di conseguenza si procedette ad un processo di esaminazione che portò alla verifica della fonte. Da questo episodio la verifica delle immagini diventò una prassi standard nell'intero settore dell'informazione. Con il passare del tempo si attraversò un'importante evoluzione nel campo della tecnologia in particolar modo nella comunicazione attraverso i social. In questo contesto essendo la diffusione di immagini legata a news molto più semplice e diretta vi è il pericolo di incorrere in foto che introducano fake news, perciò sono stati elaborati quattro punti cardine per poter risalire alla fonte di un'immagine:
Stabilire l'autore o la fonte originaria, cercare di contattare il fruitore del contenuto in maniera diretta, attraverso i social, per risalire all'identità della fonte cercando di capire se è il vero autore oppure solo un intermediario. Se non è possibile risalire all'originale autore dell'immagine, è possibile effettuare ricerche attraverso dei siti online come Google Reverse Images Search o TinEye, in modo da recuperare i link legati all'immagine confrontando i vari link, è così possibile notare diverse immagini con diverse risoluzioni, solitamente, quella con la migliore è l'originale. Ricavare luogo, data e orario provenienti dal creatore dell’immagine. Successivamente per avere un quadro completo bisognerebbe acquisire il metodo del giornalismo anglosassone, ovvero rispondere alle cinque domande: Chi sono? Dove sono? Quando ci sono arrivati? Cosa possono vedere? Perché si trovano lì? e trovare risposte attendibili. Si comincia analizzando le risposte, se queste risultano vaghe, allora bisogna attenzionare la fonte, nel caso in cui la fonte si trovi sul posto bisognerà chiedere di mandare altre foto dell’accaduto scattate nello stesso momento e di raccontare la scena a cui ha assistito.