Il caso e la necessità è un saggio del biologo Jacques Monod, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1970.

Titolo Il titolo è ispirato da un'affermazione raccolta nei frammenti di Democrito:

Il binomio ben rappresenta la tesi principale del saggio, che mira a mostrare come la complessità biologica del mondo macroscopico visibile tra gli organismi viventi sia frutto della combinazione di alcuni pochi eventi iniziali prodotti da indeterminazione e casualità, caratteristiche del mondo microscopico descritto dalla fisica quantistica e atomica, quindi strettamente legati al caso, ed altri, successivi, strettamente deterministici perché propri della biochimica e della biologia molecolare, quindi necessari. p. 115

Soggetto Cinque anni dopo aver ottenuto il Premio Nobel per la fisiologia o la medicina, Jacques Monod sorprende la comunità scientifica con questo saggio. Monod associa a questioni come l'origine della vita o l'evoluzione delle specie concetti apparentemente impropri come il caso o la necessità; ossia discute le conseguenze filosofiche delle grandi scoperte della biologia molecolare, della genetica e dell'evoluzione.

Morfogenesi autonoma, invarianza e teleonomia L'autore utilizza diversi esempi per giungere ad una caratterizzazione specifica degli esseri viventi. In apertura, porta come esperimento mentale un'ipotetica missione di esplorazione spaziale, compiuta da una civiltà aliena sulla Terra, che si ponga l'obiettivo di individuare cosa sia naturale e cos'altro sia invece artificiale, nonché cosa sia vivente e cosa no., p.11 Tuttavia l'autore mostra come un'analisi puramente morfologica e di prestazione non sarebbe adeguata per l'obiettivo preposto, ma sarebbe necessario verificare come ogni oggetto sia stato costruito. A questo scopo, egli analizza alcune caratteristiche distintive strettamente connesse tra loro che risultano infine sufficienti per identificare un essere vivente:

Morfogenesi autonoma: l'autore rileva come la capacità di "costruirsi da sé", ovvero sulla base di regole dettate da regole interne, quindi riprodursi e trasmettere senza variazioni l'informazione corrispondente alla propria struttura, è una caratteristica necessaria sebbene non sufficiente per identificare i viventi in quanto, per esempio, i cristalli posseggono anch'essi questa proprietà., p.8 Teleonomia: essere dotati di un progetto è considerata una caratteristica distintiva degli esseri viventi a confronto con i non viventi che sono soggetti a forze e fenomeni esterni, tuttavia per esempio confrontando un apparecchio fotografico con l'occhio umano, l'autore evidenzia come entrambi appaiano dotati di un progetto ma l'uno sia l'apparato di un vivente e l'altro no (la proprietà teleonomica è individuata nelle proteine che fungono da struttura ed eseguono le funzioni). Invarianza: la capacità di riprodurre una struttura con un grado d'ordine molto elevato (la proprietà di invarianza è individuata nel DNA che conserva l'informazione).

Produzione Il libro è stato scritto prendendo spunto da una serie di conferenze che l'autore aveva dato nel mese di febbraio 1969 al Pomona College di Claremont, riprese poi come tema principale di un corso al Collège de France, a Parigi, fra 1969 e 1970.

Critiche Il testo è stato oggetto di critiche da più parti: il biochimico Jeffrey S. Wicken l'ha definito un «manifesto della biologia materialista nel senso più riduzionista», secondo cui la vita si evolverebbe solo per errori casuali congelati da un Dna totalmente chiuso all'esterno, sulla base del «dogma» di Francis Crick.

Come rilevato anche da altri scienziati quali Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, tale presupposto è stato invece smentito dalla scoperta della trascrittasi inversa (da Rna a Dna), effettuata dai premi Nobel Howard Martin Temin, David Baltimore e Renato Dulbecco nel 1975, che hanno appurato come la cellula sia un sistema aperto, molto più complesso e flessibile rispetto alla rigida «macchina»Monod equiparava esplicitamente gli organismi a «macchine che si costruiscono da sé» (cit. in ) teorizzata da Monod.

In ambito religioso, il biologo gesuita Vittorio Marcozzi ha pubblicato in risposta un volume intitolato in maniera volutamente antitetica Caso e finalità (1976),Vittorio Marcozzi, Caso e finalità, Milano, Massimo, 1976. dove ha replicato come le tesi di Monod poggino su presupposti materialistici non scientifici ma ideologici, e che l'evoluzione può essere interpretata in modi diversi dalla pura casualità, compatibili con un'ottica finalistica.Cfr. anche recensione di

Note

Bibliografia

Voci correlate Pensiero di Jacques Monod

Collegamenti esterni

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