L'8 novembre 1933, all'età di diciannove anni, succedette al padre Mohammed Nadir Shah, assassinato quello stesso giorno a Kabul.

Biografia Giovinezza e formazione Mohammed Zahir Shah nacque a Kabul nel 1914, figlio del futuro re Mohammed Nadir Shah, appartenente al ramo Musahiban della dinastia Barakzai. Trascorse parte della propria formazione in Afghanistan e parte in Francia, dove il padre aveva svolto incarichi diplomatici. Frequentò scuole a Kabul e proseguì gli studi in istituti francesi, ricevendo successivamente anche una formazione militare presso la scuola per ufficiali di fanteria di Kabul.

Rientrato in Afghanistan, fu avviato alla vita pubblica dal padre. Nel 1932 fu nominato viceministro della Difesa e nel 1933 ricoprì un incarico nel ministero dell'Istruzione. L'8 novembre dello stesso anno Nadir Shah fu assassinato a Kabul e il diciannovenne Zahir gli succedette sul trono.

Prima fase del regno

Nonostante l'ascesa al trono, nei primi decenni Zahir Shah esercitò un'influenza politica più limitata rispetto ai membri anziani della famiglia reale. Nei primi tredici anni il governo fu dominato dallo zio Mohammad Hashim Khan, primo ministro dal 1929 al 1946, cui succedette un altro zio del re, Shah Mahmud Khan, rimasto in carica fino al 1953. In questo periodo il potere effettivo rimase pertanto nelle mani degli zii del sovrano e il sistema politico conservò caratteri fortemente autoritari: diversi oppositori furono incarcerati e le garanzie previste dalla costituzione del 1931 furono frequentemente disattese.

Parallelamente proseguirono alcuni programmi di modernizzazione dell'amministrazione e dell'istruzione. Il sistema universitario di Kabul, il cui primo nucleo era stato costituito nel 1932 con la facoltà di medicina, si ampliò durante il regno di Zahir Shah: furono fondate, tra le altre, la facoltà di diritto e scienze politiche nel 1938, quella di scienze nel 1942 e quella di lettere nel 1944; nel 1946 venne adottata la legge istitutiva dell'Università di Kabul. Lo sviluppo urbano della capitale accelerò nello stesso periodo, accompagnato dalla costruzione di edifici pubblici, infrastrutture e nuovi quartieri.

Durante la seconda guerra mondiale l'Afghanistan mantenne una politica di neutralità. Il 6 settembre 1939 il governo proclamò formalmente la propria neutralità nel conflitto, posizione successivamente ribadita nonostante i rapporti economici e tecnici intrattenuti in precedenza con la Germania nazista.

Nel dopoguerra l'Afghanistan ampliò progressivamente le proprie relazioni internazionali. Il 19 novembre 1946 entrò nell'Organizzazione delle Nazioni Unite come Regno dell'Afghanistan. La politica estera afghana mantenne generalmente una linea di neutralità tra i blocchi della guerra fredda, cercando contemporaneamente assistenza economica e militare sia dai paesi occidentali sia dall'Unione Sovietica.

Il governo di Daud Khan Nel 1953 il cugino e cognato del re Mohammed Daud Khan divenne primo ministro. Il nuovo governo perseguì una politica più marcatamente centralizzatrice e modernizzatrice, accompagnata da un rafforzamento delle forze armate e da un crescente ricorso all'assistenza sovietica. Fra le riforme sociali promosse durante il suo governo vi fu anche un'attenuazione delle restrizioni sull'abbigliamento femminile: nel 1959 Daud e alcuni comandanti militari apparvero pubblicamente insieme alle proprie mogli senza velo, dichiarando che altre donne avrebbero potuto fare altrettanto.

La politica di Daud fu caratterizzata anche dalla rivendicazione del Pashtunistan, relativa alle popolazioni pashtun poste oltre la frontiera con il Pakistan. Le tensioni con Islamabad condussero nel 1961 alla sospensione delle relazioni diplomatiche e alla chiusura della principale via commerciale afghana verso il mare, aggravando le difficoltà economiche del paese e contribuendo a una maggiore dipendenza dall'Unione Sovietica.

Nel marzo 1963 Zahir Shah ottenne le dimissioni di Daud Khan e affidò la formazione del governo a Mohammad Yusuf, primo capo di governo dell'epoca monarchica recente non appartenente alla famiglia reale. Con questo passaggio il sovrano assunse un ruolo politico più diretto e avviò una fase di riforma istituzionale.

La Costituzione del 1964 e il «decennio della democrazia»

Nel 1964 una Loya Jirga approvò una nuova costituzione, promulgata da Zahir Shah nell'ottobre dello stesso anno. La carta dichiarava l'Afghanistan una monarchia costituzionale, indipendente, unitaria e indivisibile, e attribuiva formalmente la sovranità alla nazione.

La costituzione prevedeva una Assemblea nazionale bicamerale. I membri della Wolesi Jirga, la camera bassa, erano eletti direttamente dalla popolazione mediante voto segreto; nel Meshrano Jirga, la camera alta, un terzo dei membri era eletto direttamente, un terzo dai consigli provinciali e un terzo nominato dal re. Il sovrano nominava i ministri, ma il governo doveva ottenere la fiducia parlamentare e rispondeva politicamente davanti all'assemblea.

La carta riconobbe inoltre un potere giudiziario formalmente indipendente e una serie di diritti e libertà individuali, tra cui la libertà di espressione, di stampa e di associazione. I membri più prossimi della famiglia reale furono esclusi dalla partecipazione diretta alla politica, disposizione diretta anche a impedire un nuovo predominio governativo di membri della dinastia.

Il nuovo ordinamento inaugurò il periodo convenzionalmente definito «decennio della democrazia». Nel 1965 si tennero le prime elezioni parlamentari del nuovo sistema costituzionale. Un rapporto della Banca Mondiale del 1968 descriveva l'esperimento istituzionale iniziato nel 1963-1964 come fondato su una monarchia costituzionale, un esecutivo responsabile, un parlamento bicamerale eletto a suffragio universale e una magistratura indipendente.

Il processo di liberalizzazione rimase tuttavia incompleto. Zahir Shah non promulgò la legge sui partiti politici approvata dal parlamento, con il risultato che le organizzazioni partitiche non poterono operare entro un quadro giuridico pienamente riconosciuto. Le istituzioni parlamentari furono inoltre caratterizzate da frammentazione politica, debolezza dei governi e difficoltà nel tradurre le riforme costituzionali in un'effettiva trasformazione delle strutture sociali e amministrative, soprattutto nelle regioni rurali. Studi successivi hanno pertanto giudicato la Costituzione del 1964 un testo relativamente progressista per il contesto afghano, ma insufficiente, da sola, a produrre una democrazia consolidata.

Durante gli anni sessanta Kabul continuò intanto a espandersi come principale centro amministrativo e universitario del paese. L'incremento della popolazione urbana, la diffusione dell'istruzione superiore e la formazione di nuovi gruppi intellettuali favorirono tuttavia anche la crescita di movimenti di opposizione di diverso orientamento, tra cui organizzazioni marxiste e movimenti islamisti.

Deposizione Nei primi anni settanta l'Afghanistan fu colpito da crescenti difficoltà economiche e politiche. Il sistema costituzionale mostrava problemi di funzionamento, mentre l'opposizione al governo si rafforzava sia negli ambienti militari sia tra i gruppi politici formatisi nella capitale.

Il 17 luglio 1973, mentre Zahir Shah si trovava in Italia per cure mediche, Mohammed Daud Khan guidò un colpo di Stato che rovesciò la monarchia e proclamò la Repubblica dell'Afghanistan. L'operazione fu condotta prevalentemente da reparti militari e incontrò una resistenza limitata. Zahir Shah scelse di non tentare una restaurazione armata e rimase in Italia.

Il 24 agosto dello stesso anno rinunciò formalmente al trono, ponendo fine a circa quarant'anni di regno e al regime monarchico afghano. Daud Khan assunse la carica di presidente della nuova repubblica.

Esilio in Italia Zahir Shah trascorse i successivi ventinove anni in esilio in Italia, stabilendosi a Roma, nella zona dell'Olgiata. Da lì assistette alla caduta della repubblica di Daud nel 1978, all'affermazione del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan, all'intervento sovietico del 1979, alla guerra civile fra i mujahidin e infine all'ascesa dei Talebani.

Con il progressivo disfacimento dell'ordine politico afghano, l'ex sovrano tornò periodicamente a essere indicato come possibile figura di mediazione. Alla fine degli anni ottanta, durante il ritiro sovietico, espresse pubblicamente il proprio sostegno a una soluzione politica nella quale fossero gli afghani a scegliere la forma di governo.

Il 4 novembre 1991 fu aggredito nella propria abitazione romana da un uomo che si era presentato come giornalista. L'aggressore lo colpì più volte con un tagliacarte prima di essere arrestato dai Carabinieri; Zahir Shah sopravvisse alle ferite.

Ritorno in Afghanistan

Dopo la caduta del regime talebano alla fine del 2001, il ruolo dell'ex sovrano tornò al centro del processo politico promosso sotto l'egida internazionale. Il 18 aprile 2002 Zahir Shah rientrò a Kabul dopo ventinove anni di esilio, giungendo a bordo di un aereo militare italiano e accompagnato dal capo dell'amministrazione ad interim Hamid Karzai.

Il ritorno fu legato alla convocazione della Loya Jirga d'emergenza prevista dal processo di Bonn per stabilire il nuovo assetto transitorio del paese. Una parte consistente dei delegati sosteneva l'attribuzione all'ex re di un ruolo istituzionale: circa ottocento sottoscrissero una petizione favorevole alla sua candidatura come capo dello Stato.

Zahir Shah dichiarò di non voler restaurare la monarchia e di essere disposto ad accettare soltanto il ruolo che l'assemblea avesse ritenuto opportuno affidargli. Nei giorni precedenti l'apertura della Loya Jirga, tuttavia, l'ipotesi di una sua candidatura provocò forti tensioni politiche. Dopo pressioni esercitate anche dall'inviato statunitense Zalmay Khalilzad, il 10 giugno Zahir Shah annunciò di non essere candidato e appoggiò Karzai.

La Loya Jirga si aprì l'11 giugno e Zahir Shah propose formalmente Karzai alla guida del nuovo esecutivo transitorio; il 13 giugno l'assemblea elesse quest'ultimo capo dello Stato. All'ex sovrano fu attribuito il titolo onorifico di «Padre della Nazione» (Baba-e-Millat).

La Costituzione del 2004, pur confermando definitivamente l'ordinamento repubblicano, stabilì all'articolo 158 che il titolo di «Padre della Nazione» e i privilegi accordati a Mohammed Zahir Shah dalla Loya Jirga del 2002 sarebbero stati mantenuti per tutta la durata della sua vita. Il titolo non comportava funzioni costituzionali né era trasmissibile ai discendenti.

Stabilitosi nuovamente a Kabul, Zahir Shah svolse negli ultimi anni soprattutto un ruolo simbolico e cerimoniale. Partecipò, fra l'altro, alla cerimonia di insediamento di Hamid Karzai come presidente eletto il 7 dicembre 2004.

Morte

Negli ultimi anni le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente. Morì a Kabul il 23 luglio 2007, all'età di 92 anni. Il presidente Karzai proclamò tre giorni di lutto nazionale.

Il 24 luglio si svolsero le esequie di Stato, alla presenza di autorità afghane, membri della famiglia reale e rappresentanti stranieri. Dopo una cerimonia nel palazzo presidenziale e le preghiere funebri, Zahir Shah fu sepolto nel mausoleo reale situato su una collina di Kabul, accanto alla moglie e ad altri membri della famiglia.

Matrimonio e discendenza Il 4 o il 7 novembre 1931 Mohammed Zahir Shah sposò ia Kabul la cugina Humaira Begum, appartenente anch'ella alla dinastia Barakzai. Dal matrimonio nacquero otto figli, sei maschi e due femmine: Bilqis Begum, nata nel 1932; Mohammed Akbar Khan (1933-1942), inizialmente principe ereditario; Ahmad Shah Khan (1934-2024), divenuto principe ereditario dopo la morte del fratello maggiore; Maryam Begum (1936-2021); Mohammed Nadir Khan (1941-2022); Shah Mahmoud Khan (1946-2002); Mohammed Daoud Pashtunyar Khan, nato nel 1949; Mir Wais Khan (1957-2023).