La cappella di San Luca o dei Pittori è un ambiente monumentale del convento della Santissima Annunziata a Firenze. Fu progettata come cappella della confraternita di San Luca, sostanzialmente coincidente con l'Accademia del Disegno, a cui venne donata dai frati servi di Maria con rogito notarile del 1565. Qui sono sepolti alcuni tra i suoi più illustri membri, quali il Pontormo e Benvenuto Cellini.
Storia
Fu il frate servita e scultore Giovanni Angelo Montorsoli a suggerire a Vincenzio Borghini e Giorgio Vasari di dare nuova vita alla Compagnia del Disegno, col beneplacito di Cosimo I. Fu così che l'antico capitolo del convento fu adibito a sacello e luogo di preghiera della risorta compagnia, sotto il titolo di Compagnia e Accademia del Disegno.
Montorsoli provvide insieme al priore del convento all'ideazione del progetto iconografico e artistico, per la cui realizzazione nel 1565 fu ceduto l'intero ambiente all'Accademia del Disegno con atto notarile, con l'impegno di compiere ogni decorazione entro cinque anni.
L'ingresso della cappella era originariamente rivolto a nord e l'altare a sud, sotto l'affresco della Trinità dell'Allori, che ricordava la primitiva titolazione dell'ambiente sacro alla santissima Trinità. Il riferimento a san Luca, non ufficiale, venne invece legato alla devozione e al patrocinio dell'accademia, affidato al santo evangelista, effigiato nell'affresco del Vasari sulla parete est (oggi parete dell'altare), ritraente San Luca che dipinge la Vergine.
Tradizionalmente si fa risalire l'attuale orientamento della cappella all'epoca napoleonica, quando l'arcivescovo francese Eustache d'Osmond, nominato da Napoleone alla guida dell'arcidiocesi di Firenze, ottenne una parte del convento per abitazione e la cappella dei Pittori per cappella privata, facendo chiudere l'ingresso primitivo. Tuttavia è ormai accertato che l'attuale orientamento della cappella è il frutto di lavori che interessarono l'ambiente tra 1812 e 1813 ad opera di Luigi de Cambrai Digny, che comportò poi anche l'apertura di un nuovo ingresso dal chiostro.
Tra le personalità sepolte, oltre allo stesso Montorsoli e ai citati Pontormo e Cellini, si ricordano Lorenzo Bartolini e Rodolfo Siviero che, attaccatissimo all'Accademia del Disegno, fu l'ultimo a ottenere nel 1983 il privilegio di essere sepolto in questa cappella (tuttavia il corpo fu tumulato nel pavimento della cripta sottostante soltanto nel 1987).
La cappella è ancora di pertinenza dell'Accademia delle Arti del Disegno, che vi celebra le esequie solenni dei propri defunti e che ogni 18 ottobre, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, fa celebrare una messa solenne dall'arcivescovo della città di Firenze o da un suo delegato.
Descrizione
Si accede alla cappella dal chiostro Grande, lato nord, attraverso una porta che immette in un vano già usato come sagrestia. Qui sono presenti alcune opere appartenute all'Accademia: il Crocifisso ligneo proveniente dalla chiesa di San Jacopo tra i fossi e databile tra 1480 e 1500 circa, restaurato nel 2017, è menzionato da Vasari come opera di Giuliano da Sangallo ma oggi è ritenuto frutto della collaborazione tra Giuliano ed il fratello Antonio da Sangallo il Vecchio. La sinopia con la Vergine in trono e santi rinvenuta sotto la Sacra conversazione di San Ruffillo di Pontormo sembra sia da attribuirsi a Raffaellino del Garbo, mentre una lunetta con San Giovanni a Patmos è riferibile a Giovanni della Robbia. Nell'ambiente è anche la riproduzione di un bassorilievo della Madonna con Bambino e angeli, calco di un originale scolpito da Agostino di Duccio oggi al Museo Nazionale del Bargello. Vi si trovano inoltre varie commemorazioni ottocentesche in bronzo dedicate a Cellini durante le feste centenarie e una lapide posta dall'Accademia nel 1987 a ricordo della tumulazione di Rodolfo Siviero.
La cappella vera e propria è pressoché a pianta quadrata, coperta da una volta unghiata su peducci. Al centro di ogni parete, in un grande riquadro è una pittura; dieci nicchie (quattro sulle pareti ai lati, due a fianco dell'altare) ospitano altrettante sculture in stucco a grandezza naturale, raffiguranti i Profeti. Sulla parete d'ingresso si trovano a sinistra la porticina, a destra una piccola rientranza in cui trova posto l'organo di Tommaso Fabbri da Faenza (1702), tuttora funzionante. Sopra queste due aperture, due lunette scavate nella parete accolgono altrettanti busti.
L'altare neoclassico è di epoca napoleonica, come anche i sobri festoni nella parte più alta delle pareti.
Al centro, un pozzetto con cornice marmorea a rilievo decorata da ossa e cartigli (attribuito al Montorsoli stesso) segna l'accesso sotterraneo alla cappella mortuaria, dove le salme, secondo l'uso dei complessi religiosi, erano disposte sedute nelle nicchiette sulla parete, almeno fino all'alluvione, quando i resti furono raccolti nell'ossario centrale.
Pitture L'altare attuale, frutto della ristrutturazione del primo Ottocento, è oggi decorato dall'affresco di San Luca che dipinge la Vergine di Giorgio Vasari eseguito tra 1569 e 1570, opera che rappresenta la Pittura. Il pittore sfonda illusoriamente la parete per mostrare uno scorcio di bottega di artista in cui è l'Evangelista (un autoritratto del Vasari) impegnato a ritrarre la Madonna accompagnato da due astanti sulla destra, il primo dei quali, più vicino al bordo, è un ritratto del Montorsoli, mentre l'altro è l'assistente Martino Montanini. Dietro ai protagonisti si approfondisce lo spazio, e in fondo si apre un ulteriore ambiente in piena luce dove è al lavoro un garzone.Cristina Acidini, "Ordine e Proporzione": l'ultimo Vasari, in Il Cinquecento a Firenze. “Maniera moderna” e Controriforma, catalogo di mostra, Firenze 2017, pagg. 182 - 183.
Il gradino della mensa, che rimane oggi nascosto dall'altare, è attribuito all'Empoli e rappresenta l'Annunciazione, l'Ultima cena, la Pentecoste e due gruppi di santi.
Al centro della parete, il luogo dove era il vecchio altare è ancora oggi sovrastato da un affresco, in forma di pala centinata, con la Santissima Trinità eseguito da Alessandro Allori nel 1571. Il soggetto è apparentemente non connesso all'arte o agli artisti, ma in realtà allude alla "trinità" laica rappresentata dalle tre arti 'sorelle', pittura, scultura ed architettura, unficate sotto il magistero del disegno, a cui è intitolata la stessa accademia. Il pittore raffigurò ai lati, in basso, altri due accademici: il Pontormo a sinistra e Bronzino a destra, che egli volle omaggiare come propri maestri e, nel caso del Bronzino, come padre adottivo. Questi ritratti, come gli altri affreschi, sono deturpati da antiche scritte e da graffiti.
Sulla parete d'ingresso un altro affresco omaggia l'architettura: la Fabbrica del Tempio di Salomone (o, secondo alcuni, Costantino che presiede alla prima costruzione delle basiliche cristiane), di Santi di Tito. Sull'ultima parete si trova la cosiddetta Sacra Conversazione di San Ruffillo di Pontormo, proveniente dalla distrutta chiesa omonima e qui collocato nell'Ottocento.
Sul soffitto è la tela di Luca Giordano con lApparizione della Vergine a san Bernardo (1685), proveniente dalla smantellata chiesa di Santa Maria della Pace.
I riquadri delle pitture e le nicchie sono circondati da grottesche con vivaci colori e da riquadri a monocromo, in basso con trofei, cartigli e piccole nature morte, in alto con scene bibliche. Queste decorazioni furono affrontate da diversi pittori della cerchia vasariana, tra cui è documentata la presenza di Pietro Candido che eseguì entro il 1569 la Visione di san Pietro.Alessandro Cecchi, Pietro Candido tra Firenze e Volterra, la formazione e l'attività fiorentina (1568 - 1586), in Pieter De Witte, Pietro Candido. Un pittore del Cinquecento tra Volterra e Monaco, catalogo di mostra a cura di Mariagiulia Burresi e Alessandro Cecchi, Firenze, 2009, pagg. 22-24.
Sculture All'eccezionale corredo scultoreo della serie dei Santi e profeti contribuirono diversi artisti iscritti alla compagnia. Si tratta di dieci figure sedute a grandezza naturale, modellate in terracotta dipinta di bianco, in cui è facile riconoscere il clima artistico che si ispirava al Buonarroti e alla sua serie dei Veggenti per la cappella Sistina.
Da destra si incontrano: Img Titolo Autore Data Note Abramo Stoldo Lorenzi 1571-1573 Mosé Giovanni Angelo Montorsoli 1535 Simboleggia la vita contemplativa; vi si riconoscono le fattezze di Michelangelo. San Paolo Giovanni Angelo Montorsoli 1535-1536 Simboleggia la vita attiva. San Pietro Domenico Poggini 1570 Giosuè Vincenzo Danti e Zanobi Lastricati 1567-1570 Vi si riconosce il ritratto di Cosimo I de' Medici. Melchidesech Francesco Camilliani post 1567 San Luca Vincenzo Danti1570-1571 San Giovanni Evangelista Valerio Cioli, poi Giovanni Vincenzo Casali 1567-1570 Salomone Giambologna e Giovanni Vincenzo Casali 1573-1574 Alcune fonti dicono la statua rifatta dopo il 1843. Nonostante ciò oggi si tende a ritenere la statua originale. Re Davide Giuseppe Maria Salvetti 1719 L'unica in marmo, già attribuita a Giovan Battista Foggini.
Perduto nel XIX secolo è un San Matteo di Michelangelo Naccherino. Nelle lunette sulla parete d'ingresso si trovano i busti in terracotta del Salvatore e di San Pietro, il primo riferibile ai modi di Pietro Torrigiani, il secondo opera in stile del primo Ottocento.
Note
Bibliografia Casalini Eugenio M. La SS. Annunziata di Firenze. Guida storico-artistica, Firenze. Prima edizione Firenze 1957. Seconda edizione, riveduta dall'autore, Firenze 1980. Ristampata nel 2008 con nuove fotografie. Petrucci Francesca. Le chiese di Firenze. Santissima Annunziata, Fratelli Palombi Editori, Roma 1992. Taucci Raffaello M. Un Santuario e la sua città. La SS. Annunziata, Edizioni Convento Santissima Annunziata, Firenze 1976. Pellegrino Tonini, Il santuario della Santissima Annunziata di Firenze. Guida storico illustrativa compilata da un religioso dei Servi di Maria, Firenze, Tipografia di M. Ricci, 1876. Alessandra Baroni, Bert W. Mejier, Luigi Zangheri, La Cappella degli Accademici del Disegno, in "Accademia delle Arti del Disegno, studi, fonti e interpretazioni di 450 anni di storia, a cura di Bert W. Mejier e Luigi Zangheri, Firenze, 2015, 2 voll, I, pp. 151-173.
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