La diocesi di Teramo-Atri () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pescara-Penne e appartenente alla regione ecclesiastica Abruzzo-Molise. Nel 2023 contava 217.400 battezzati su 219.300 abitanti. È retta dal vescovo Lorenzo Leuzzi.

Patroni della diocesi sono san Berardo (per Teramo) e santa Reparata (per Atri).

Territorio La diocesi comprende 33 comuni della provincia di Teramo: Alba Adriatica, Atri, Bellante, Campli, Canzano, Castellalto, Castelli, Civitella del Tronto (in parte)Appartengono alla diocesi quattro parrocchie: San Lorenzo a Civitella del Tronto, San Flaviano nella frazione di Ponzano, Santa Maria delle Grazie nella frazione di Borrano e San Nicola nella frazione di Rocche. Il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto., Colledara, Controguerra, Corropoli, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Giulianova, Isola del Gran Sasso d'Italia, Montorio al Vomano, Morro d'Oro, Mosciano Sant'Angelo, Nereto, Notaresco, Pietracamela, Pineto, Rocca Santa Maria, Roseto degli Abruzzi, Sant'Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo, Torricella Sicura, Tortoreto, Tossicia e Valle Castellana (in parte)Appartengono alla diocesi solo due parrocchie: San Giovanni Battista nella frazione di Macchia da Sole e Santa Maria Assunta nella frazione di Leofara. Il resto del territorio comunale appartiene alla diocesi di Ascoli Piceno..

Sede vescovile è la città di Teramo dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta, che fu ricostruita non lontano dal sito di una precedente andata distrutta con il titolo di Santa Maria Aprutiensis o Interamnensis, dal vescovo Guido II e consacrata nel 1176. Ad Atri si trova la concattedrale di Santa Maria Assunta, menzionata per la prima volta in una bolla del 1140 di papa Innocenzo II.

Nel territorio sorgono anche l'ex cattedrale di Campli, dedicata a Santa Maria in Platea, e la basilica minore del santuario di San Gabriele dell'Addolorata, a Isola del Gran Sasso d'Italia.

Parrocchie

Il territorio si estende su 1.480 km² ed è suddiviso in 187 parrocchie, raggruppate in 8 foranie: Teramo, Atri, Campli, Giulianova, Isola del Gran Sasso d'Italia, Montorio al Vomano, San Nicolò a Tordino (ex Sant'Atto), Roseto degli Abruzzi.

Storia L'odierna diocesi nasce nel 1986 dall'unione di due antiche sedi episcopali: Teramo, attestata a partire dalla fine del V secolo, e Atri, diocesi eretta nel 1251.

Atri Atri venne elevata a sede vescovile, con territorio sottratto alla diocesi di Penne, il 1º aprile 1251 dal legato pontificio il cardinale Pietro Capocci per l'appoggio dato dalla città al papato nella lotta contro gli Svevi. L'anno successivo, con la bolla Licet ea del 15 marzo 1252,Bolla Licet ea, in Bullarum diplomatum et privilegiorum sanctorum Romanorum pontificum Taurinensis editio, Vol. III, pp. 547–549. papa Innocenzo IV confermò questa decisione ed eresse la chiesa di Santa Maria a cattedrale della nuova diocesi, resa immediatamente soggetta alla Santa Sede. Contestualmente la diocesi fu unita aeque principaliter alla diocesi di Penne; tale unione durerà fino al 1949.

Per un breve periodo dal 1526 al 1539, le diocesi unite di Penne e Atri furono rese suffraganee dell'arcidiocesi di Chieti.

«Durante il periodo post-tridentino erano presenti sul territorio otto conventi (minori conventuali fondati nel XIII secolo; domenicani, celestini, agostiniani scalzi e calceati, minori osservanti, nel 1445; cappuccini, nel 1570; minimi, casa di probazione dei gesuiti, nel 1606), due monasteri (cisterciensi e clarisse, nel XIII sec.), sette confraternite (Santissimo Sacramento, Rosario, Santa Maria delle Grazie, Assunzione, Stimmate di san Francesco, Cinturiati, Suffragio), un monte di pietà e un ospedale dei pellegrini (XIII sec.) che fu dismesso e divenne sede del collegio dei gesuiti, fondato da Claudio Acquaviva.»Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.

Al vescovo Paolo Odescalchi (1568-1572) si deve l'edificazione ad Atri del palazzo vescovile e l'istituzione del seminario diocesano; questi edifici furono restaurati nell'Ottocento dal vescovo Vincenzo D'Alfonso (1847- 1880).

Tra i vescovi di Atri si possono ricordare l'umanista e dotto Giovanni Battista Valentini Cantalicio (1503-1514); Jacopo Guidi (1561-1568), che fu il redattore di alcuni decreti del concilio di Trento; Paolo Odescalchi (1568-1572), Gaspare Burgi (16571661) e Giuseppe Spinucci (1668-1695), che indissero i sinodi diocesani rispettivamente nel 1571, nel 1661 e nel 1681; Domenico Ricciardone (1818-1845), che restaurò la cattedrale arricchendola di opere pregevoli.

Il 1º luglio 1949 in forza della bolla Dioecesium circumscriptiones di papa Pio XII venne sciolta l'unione tra Atri e Penne e la diocesi di Atri fu unita aeque principaliter a quella di Teramo.

Al momento dell'unione definitiva con Teramo nel 1986, la diocesi di Atri comprendeva tre soli comuni: Atri, Pineto e Silvi.Nel 1848, secondo quanto riferisce D'Avino (Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie (nullius) del Regno delle Due Sicilie, p. 535), la diocesi comprendeva Atri, Mutignano (oggi Pineto), Silvi, e le frazioni atriane di Casoli, San Giacomo e Santa Margherita.

Teramo Secondo la tradizione, la diocesi di Teramo fu eretta da san Pietro, ma più probabilmente ha avuto origine tra il II e il V secolo. La più antica testimonianza storica circa la presenza di una comunità cristiana a Teramo sono i resti della basilica bizantina, eretta nel V secolo, oggi chiamata "antica cattedrale" o Sant'Anna dei Pompetti, meglio nota nelle fonti medievali come «Santa Maria Aprutiensis».Francesco Savini, S. Maria Aprutiensis ovvero L'Antica cattedrale di Teramo. Studio storico-artistico, Roma, 1898.

La prima menzione storicamente documentata della diocesi teramana è contenuta in una lettera di Gregorio Magno del 598, che incaricava il vescovo Passivo di Fermo di visitare la diocesi di Teramo, rimasta vacante. Lo stesso papa nel 601 designava Opportuno come vescovo diocesano: è il primo vescovo noto della dioecesis Aprutina. Tuttavia in seguito non si hanno più notizie di vescovi fino a Sigismondo, che prese parte nell'844 all'incoronazione di Ludovico II ad opera di papa Sergio II.

Tra i principali vescovi di Teramo si ricorda san Berardo, oggi patrono della città e della diocesi. Nel XII secolo, un conflitto sui confini diocesani con i vescovi di Ascoli Piceno fu risolta con una bolla di papa Anastasio IV del 1153, con la quale si ricorda che la giurisdizione episcopale del vescovo di Teramo si estendeva sul territorio compreso tra i fiumi Tronto e Vomano, i Monti della Laga e il mare Adriatico.Kehr, Italia pontificia, IV, p. 313, nº 13. De Palma, Storia ecclesiastica e civile…, vol. I, pp. 158-162.

Nel 1156 il vescovo Guido II ricevette dal re Guglielmo I di Sicilia pieni diritti feudali sulla città di Teramo che aveva contribuito a ricostruire ed il titolo di principe di Teramo. I vescovi persero i diritti feudali all'inizio dell'Ottocento, mentre il titolo di "principe" fu abrogato nel 1948. Al vescovo Guido II si deve anche la ricostruzione della cattedrale in stile romanico.Francesco Savini, Il duomo di Teramo. Storia e descrizione, Roma, 1900, pp. 10-12. A metà del XIII secolo il vescovo Matteo I, catturato durante un'incursione degli ascolani, venne poi liberato per intercessione di papa Innocenzo IV.

Tra i privilegi particolari di cui godeva il vescovo di Teramo, nelle sue qualità di signore feudale e di principe, c'era quello chiamato "messa armata". Nella prima messa che il nuovo vescovo celebrava in diocesi e nelle grandi solennità, il prelato si presentava all'altare con una spada a tracolla, sopra le vesti liturgiche, che manteneva durante tutta la celebrazione; inoltre, a fianco dell'altare venivano ostentate diverse insegne militari, tra cui dardi, lance, bandiere e armi bianche, e al momento dell'elevazione delle specie eucaristiche il vescovo sparava un colpo di pistola. Questa scenografia venne messa in atto anche al concilio di Trento, non sine admiratione Patrum, come commenta Ughelli. L'ultimo vescovo ad esercitare il diritto della "messa armata" fu Girolamo Figini Oddi nel 1639.

Numerosi furono i monasteri benedettini presenti sul territorio diocesano, tra cui San Clemente al Vomano, Santa Maria a Mare, San Pietro a Campovalano, San Pietro ad Azzano, San Nicolò a Tordino, San Benedetto a Teramo, Sant'Angelo a Marano.

Nel XV secolo si distinsero in particolare due vescovi: il beato Antonio Fatati (1440-1460), che, malgrado i suoi numerosi incarichi civili, riformò il capitolo della cattedrale, indisse un sinodo diocesano ed effettuò una visita pastorale; Giovanni Antonio Campano (1463-1477), umanista a cui si attribuisce il detto Cultura salvabitur orbis.

Nel 1586 Teramo cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Montalto. Nel 1600 un'altra porzione di territorio fu staccata a favore della neo eretta diocesi di Campli. Inoltre dal 1530 al 1795 Santa Maria in Propezzano e Sant'Angelo in Mosciano furono erette in abbazie nullius dioecesis con giurisdizione su Morro d'Oro, Mosciano Sant'Angelo e Notaresco; questi centri vennero reintegrati a pieno titolo nel territorio diocesano dal vescovo Luigi Maria Pirelli nel 1781.

Nel 1674 il vescovo Giuseppe Armeni istituì il seminario vescovile, dopo il fallimento del primo tentativo, ad opera di Vincenzo Bugiatti da Montesanto, il cui seminario fu chiuso nel 1603 per un omicidio commesso da un seminarista.Francesco Savini, S. Maria Aprutiensis ovvero L'Antica cattedrale di Teramo, p. 26.

Il 27 giugno 1818, in seguito al concordato tra Santa Sede e Regno delle Due Sicilie, con la bolla De utiliori di papa Pio VII la diocesi di Teramo si ampliò, incorporando il territorio della soppressa diocesi di Campli.

Dal 4 all'8 settembre 1935 Teramo ospitò l'XI Congresso eucaristico nazionale italiano, a cui intervenne come legato pontificio il cardinale Pietro Fumasoni Biondi.

Teramo-Atri Il 1º luglio 1949 in forza della bolla Dioecesium circumscriptiones di papa Pio XII venne sciolta l'unione tra Atri e Penne e la diocesi di Atri fu unita aeque principaliter a Teramo: il vescovo di Teramo, Gilla Vincenzo Gremigni, divenne così responsabile delle diocesi unite di Teramo e Atri, sempre immediatamente soggette alla Santa Sede. L'anno successivo Teramo inglobò nel proprio territorio 27 parrocchie della diocesi di Penne-Pescara, corrispondenti ai comuni di Castelli, Fano Adriano, Pietracamela, Isola del Gran Sasso, Tossicia, Colledara e Crognaleto. Congregazione concistoriale, Decreto Pars territorii, AAS 42 (1950), pp. 554-555.

Il 17 novembre 1965 la diocesi di Teramo cedette il comune di Monsampolo del Tronto alla diocesi di Ascoli Piceno, acquisendone in cambio le parrocchie di Macchia da Sole e di Leofara, frazioni del comune di Valle Castellana. Sacra Congregazione Concistoriale, Decreto Quo facilius, AAS 58 (1966), pp. 101-102.

Il 2 marzo 1982 le due diocesi entrarono a far parte della nuova provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Pescara-Penne. Bolla Ad maiorem, AAS 74 (1982), pp. 533-534.

Il 30 settembre 1986, essendo vescovo Abele Conigli, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le diocesi furono unite in forma piena (plena unione) assumendo il nome attuale.

Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati. Vescovi di Atri e Penne

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