La chiesa di San Bartolomeo, detta anche "chiesetta del maso" è un edificio religioso di Romeno, comune italiano del Trentino - Alto Adige.

Il maso e la chiesa di San Bartolomeo sono situati a circa un chilometro dall'abitato di Romeno. La località rappresenta uno degli insediamenti umani più antichi dell’Alta Val di Non ed è conosciuta grazie ai rinvenimenti di antichità romana e alla fiera del bestiame, scomparsa da alcuni decenni, che aveva luogo ogni anno, in occasione della festa di San Bartolomeo, il 24 agosto.

L'ospizio medievale venne probabilmente eretto fra il 1191 e il 1214 ma non più attivo a partire dal 1400. Di questo ospizio rimangono oggi soltanto alcuni elementi, ora nella casa colonica, tra cui: dei muri di base, qualche avvolto, un'entrata del cortile con stipiti di pietra rossa e un bellissimo affresco romanico, di un'epoca precedente rappresentante la Beata Vergine con tre santi.

La chiesa è di forma quasi quadrata, le sue dimensioni sono 9,40 x 8,45 m. Anticamente la sua lunghezza era il doppio, ossia 17,50 m. Nel 1830 la facciata e parte della chiesa rivolta a ovest vennero demoliti in seguito ad un ordine del vescovo. Fu restaurata nel 1923 e le modifiche coinvolsero il tetto che da pesante muratura passò al legno, gli affreschi che vennero scoperti poiché nel 1700 vennero coperti con uno strato di calce e la scoperta dell’ara di pietra che costituisce l’altare. La parete esterna rivolta verso est presenta una sporgenza absidale, infatti l'abside centrale interna disegna la sua sagoma anche all'esterno, con 4 lesene tra le quali 3 finestrelle monofore forse rappresentanti la trinità. Entrando si potevano notare ai lati dell’abside centrale, ora non più presenti all’interno della chiesa, due statue lignee del 1700 che raffigurano la Vergine Maria e san Tommaso. Il soffitto di legno è di epoca recente e le due pareti laterali ricoperte di affreschi. Nella parete frontale ci sono tre absidi o vani. Quello centrale, risalente al settimo o ottavo secolo, termina in un semicerchio e la cupola è un quarto di sfera. La sua base viene definita a ferro di cavallo. Inoltre le tre monofore danno luce al vano al centro nel quale c'è l'altare.

Entrando, sulla destra, si trova una rientranza dovuta probabilmente all'antico campanile demolito successivamente.

Il Maso di San Bartolomeo: dall'origine alla famiglia Calliari Vari documenti certificano l'esistenza dalla struttura abitativa e dell'adiacente chiesa, già a partire dall'XI secolo, ma taluno suppone, dopo ricerche e approfondimenti, che il primitivo sacello possa risalire al IV secolo. Si ipotizza che fosse contemporanea alla chiesa distrutta a Sanzeno e forse costruita dagli stessi martiri Sisinnio, Martirio e Alessandro venuti in valle per evangelizzare. Era già stato emanato l'editto di Teodorico del 380 d.C. che invitava le popolazioni ad abbracciare la fede cristiana e a difenderla. Se il sacello di Romeno fu preservato dalla distruzione si ritiene sia dovuto alla presenza, nell’importante villaggio, di una consistente guarnigione romana.

Nel tempo che intercorre per arrivare all'anno 1100 probabilmente il maso sarà diventato sede di una gastaldia longobarda (sede amministrativa) e che, al posto del tempietto a Saturno, si sia sviluppato un luogo di culto cristiano che darà origine alla sacello dei santi Bartolomeo e Tommaso. Ѐ pure ragionevole pensare che attorno alla chiesetta prosperasse un centro di attività agricola con dei caseggiati rurali. Romeno poi fu elevato a gastaldia vescovile con sede amministrativa alla «Corte di San Thomè». Passava di là un’importante via di comunicazione verso la Val d'Adige. Per volontà dei vescovi di Trento Corrado di Beseno (1189 - 1205) e successivamente di Federico Vanga (1207-1218) fu eretto un ospizio per dare protezione e asilo ai viandanti e pellegrini. Sono molteplici i documenti che ne parlano. Il governo del maso con ospizio divenne anche monastero e inizialmente fu affidato ai frati ospedalieri di S. Antonio di Vienne, congregazione di origine francese. Numerosi sono i documenti che testimoniano l'esistenza e l'attività del monastero e ospizio nel corso dei secoli successivi, come ad esempio “Annali del Principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540” dove si legge che nell’anno 1456 "l'ospitale di San Tomaso" era praticamente soppresso, non era gestito autonomamente, ma era divenuto beneficio ecclesiastico. Tuttavia da un documento dell’anno 1522 sembrerebbe che al Maso di san Bartolomeo e Tommaso ci fossero ancora confratelli e fosse anche sede di ospitale. Nel 1593 il beneficio passò al primo seminario vescovile e i poderi furono dati in locazione. Nella primavera del 1612, in preparazione del noto e importante “Processo alle streghe di Coredo” la commissione dell’inquisizione, presieduta dall’assessore delle valli Gabriele Barbi, si portò a Romeno presso la «Corte di San Thomè» per ricercare prove e indiziati di stregoneria nell’alta Val di Non.

Nel 1667, l'autorità vescovile diede in locazione perpetua ai fratelli Giovanni e Nicolò Calliari di Romeno il maso del Priorato di San Tomaso compresa la chiesetta dei Santi Bartolomeo e Tommaso verso la quale assunsero l'obbligo giuridico della manutenzione. I discendenti dei Calliari ne sono proprietari. La locazione doveva essere rinnovata ogni 19 anni con obblighi e livelli molto gravosi. Dopo l'arrivo di Napoleone nel 1797 il Principato di Trento fu soppresso e anche il “Maso” passò dall'asse ecclesiastico a quello civile continuando ad essere condotto dalla famiglia Calliari. Quando il territorio trentino ritornò all'Austria la locazione perpetuale da rinnovarsi ogni diciannove anni fu ripresa con un livello da pagare annualmente fissato in 12 moggi di segala e 6 di avena senza gli altri oneri accessori precedenti. Negli anni successivi la famiglia Calliari si affrancò anche da tale livello e divenne proprietaria assoluta libera dall’obbligo di mantenere l'unità poderale.

La chiesetta, adiacente all'omonimo Maso, è stata di proprietà della famiglia Calliari fino all'anno 1985 quando diventò patrimonio della parrocchia in seguito alla donazione dei numerosi eredi.

Descrizione La chiesa di San Bartolomeo è nominata in un documento risalente al 1187, di cui però non è rimasta l'originale ma solamente la sua trascrizione. La costruzione iniziale si crede fungesse d'altare precristiano, riutilizzata poi nei periodi bizantini. La chiesa è uno dei maggiori monumenti storici e pittorici della Val di Non: una specie di unione fra la pittura venostana e la decorazione prealpina del XIII secolo. Dall’esterno solo con un’osservazione attenta si può capire che l’edificio è romanico, si intravede solo un’abside, infatti inizialmente la chiesa era stata costruita con una sola abside: quella centrale. Le due absidi laterali sono state aggiunte circa tre secoli più avanti. La lunghezza della chiesa è stata ridotta, fino ad arrivare a 10 m mentre la larghezza è rimasta invariata (9 m), questo abbattimento è avvenuto negli anni dell’800.

A questo proposito nel 2003 è stato scelto di applicare il metodo della misura di resistività elettrica, metodo per capire se sotto terra sono ancora oggi presenti frammenti murali riconducibili alla chiesa prima della demolizione. Grazie a questo studio si è rivelato che nel terreno sono ancora presenti frammenti di muro, scavo archeologico è stato possibile capire se questi frammenti appartenessero alla chiesetta o se fossero parte di un’altra struttura esterna.

Si crede che in precedenza ci fosse anche un campanile, successivamente demolito, anche se per questo non ci sono delle prove significative. La parte interna della chiesa è rimasta quasi invariata, tranne per parte delle decorazioni, che sono state rovinate e per la ristrutturazione del tetto. All’esterno la chiesa presenta un piccolo rosone senza decorazione sulla facciata principale, sotto ad esso si trova l’unica porta di accesso. L'intonaco generale appartiene a varie epoche diverse. Sul lato nord si intravede un affresco, si crede sia di san Cristoforo.

Rinvenimenti A Romeno sono state rinvenute in totale 10 lapidi risalenti al periodo romano e alcuni frammenti, tuttora murati nelle pareti esterne della chiesa. Di queste 10 lapidi, 7 sono state trovate nei pressi del maso.

1. SATURNUS Patrius servanus, un’ara di calcare rosso dalle dimensioni di 27x31 cm risalente al terzo secolo d.C.

2. SATURNUS Deus, un frammento di un’iscrizione dalle dimensioni di 12x24 centimetri appartenente alla bassa età imperiale

3. NONIA, due frammenti di sarcofago di calcare bianco, dei quali il maggiore presenta un’iscrizione Nonia è una delle gens che abitava la zona al tempo del tempio pagano. Da questa famiglia deriva molto probabilmente il nome della Val di Non.

4. L. OC… …TIUS, un frammento di un’iscrizione, ora scomparso

5. …TRIP…, un piccolo frammento di pietra levigata di calcare bianco murato nella parete meridionale esterna della chiesa

6.NS… EA… M… COM… Un frammento di un’iscrizione, tuttora scomparso

7. SV CI

Un frammento di una lapide contornata da una cornice, murato nella parete occidentale della chiesa.

Un altro elemento da considerare è l’altare composto da una mensa che poggia su un'ara di calcare di origine ed epoca romana inizialmente riportante un'iscrizione successivamente probabilmente raschiata con il fine di adattarla al suo scopo. L’altezza è di 90 cm e la larghezza 65 cm e di superficie liscia.

Questi rinvenimenti sono così numerosi grazie alla posizione del maso e della chiesa, infatti questo luogo è stato anche un ospizio per i pellegrini che percorrevano la strada, una delle poche in quel tempo, che passava tra il maso e la chiesa e raggiungeva il Passo della Mendola. Romeno era stato scelto come Gastaldia della Val di Non, assieme a Cles. Dunque Romeno aveva una curia vescovile chiamata “Corte di San Tomé”. Per questa ragione la chiesa inizialmente era dedicata oltre che a San Bartolomeo anche a San Tommaso.

Generalmente dagli studi e dagli accertamenti di questi 7 frammenti e dall’altare si può affermare che questa chiesa è stata costruita su un precedente tempio pagano dedicato al Dio Saturno.

Affreschi Gli affreschi, risalenti alla prima metà del '200, presenti nella chiesetta di San Bartolomeo, che interessano tutti i lati tranne quello ad ovest e le tre absidi, sono tutti caratterizzati dallo stesso stile, composto dall’intersezione delle correnti asiatico-bizantina e romanico-occidentale. Di quest'ultima troviamo prevalentemente tracce della corrente renana o tedesca. I colori dominanti sono il giallo, il rosso e il verde. Furono realizzati dalla stessa bottega che operò nella chiesa di San Giacomo a Kastelaz di Termeno.

All'esterno, sul lato nord, invece si trovano delle tracce di figure umane, probabilmente San Cristoforo, ma l'affresco è illeggibile.

Le tre absidi

Sulla volta dell’abside o vano centrale è raffigurato un Cristo, molto differente da quello delle absidi laterali, circondato dai simboli dei quattro evangelisti e decorato con dei fregi romanici. Lo stile di questi ultimi si discosta leggermente da quello del Cristo. San Matteo viene raffigurato con delle ali molto lunghe che si snodano a ricciolo; San Giovanni e San Marco sono parecchio rovinati, San Marco è accompagnato da un leone dalle piccole ali raccolte; San Luca, infine, una delle poche figure complete, è rappresentato con delle lunghe ali distese e delle corna.