Dal punto di vista urbanistico il centro storico di Pavia ricalca la struttura romana che si sviluppa attorno agli assi viari principali: il cardo che corrisponde all'attuale Strada Nuova e il decumano che corrisponde all'attuale Corso Cavour a ovest e Corso Mazzini a est. La Pavia romana fu probabilmente fondata nell'anno 89 a.C. seguendo lo schema tipo delle vie perpendicolari tra di loro a formare isolati quadrati con lato di circa 80 metri. Gli isolati erano dieci da est-ovest e sei-sette da nord a sud, cioè in tutto sessanta o forse settanta.

La città è sempre stata fornita di mura di difesa. La prima cinta fu quella romana e a seguire quella medievale coincidente sul lato sud e ovest a quella precedente e con un ampliamento dell'area cittadina lungo gli altri due lati. Da ultime le mura spagnole corrispondono all'attuale perimetro del centro storico

Negli anni tra il 1966 e il 1968 Alvar Aalto ha prodotto il progetto del complesso residenziale "Patrizia" che doveva nascere nella periferia ovest di Pavia ma non è mai stato realizzato.

Nel 1995 l'architetto Vittorio Gregotti ha redatto il Piano regolatore generale comunale della città.

Corso Cavour Corrisponde alla sezione occidentale del decumano romano. È oggi, assieme a Strada Nuova la principale strada commerciale della città. Inizia a ovest dopo la piazza con la statua della Minerva e finisce a est subito dopo Piazza Vittoria, dove incrocia il tracciato del vecchio cardo. Statua di Minerva. Si erge al centro della omonima piazza, al posto di quella che era la porta Cavour. L'opera, alta circa 8 metri, è stata realizzata da Francesco Messina con la testa e le braccia in bronzo e il resto in porfido. L'autore stava già lavorando ad altre opere nella città come la statua di Augusto di fronte al Municipio e il Regisole in piazza del Duomo. Il progetto originario ha dovuto subire una variante dal momento che lo scultore aveva rappresentati la dea a seno nudo, secondo il modello delle raffigurazioni antiche ma, rispettando la morale dell'epoca, il Podestà Angelo Nicolato chiese a Messina di ricoprire il petto della statua. L'opera è stata finanziata in suo ricordo dalla moglie dell'ex rettore dell'Università, il neurologo Otorino Rossi, scomparso nel 1936, come ricorda l'iscrizione sul basamento nella parte posteriore. È stata inaugurata l'11 gennaio 1939 alla presenza del ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai. Esistono alcune leggende sul fatto che la statua in segno di spregio porga le spalle alla rivale Milano o sul posizionamento della lancia che la dea tiene in mano che stranamente è orientata verso il basso anziché verso il cielo anche se probabilmente si tratta solo di un errore di montaggio. Il primo isolato sulla sinistra, entrando nella via, è occupato dal palazzo Ulrich (ex palazzo INA), realizzato su progetto dell'architetto Guglielmo Ulrich tra il 1950 e il 1953. L'edificio, noto come Edificio I nel piano INA-Casa, è adibito ad attività commerciali e residenziali. Di fronte si trova un palazzo in stile art déco, che è uno dei pochi edifici posti intorno alla piazza sopravvissuto alle trasformazioni edilizie degli anni cinquanta. La palazzina risale agli anni venti del novecento e fu progettata dall'ingegner Ernesto Aleati. Fu commissionata, come propria abitazione, dal cavalier Enrico Gerardo, titolare dell'omonima “Premiata fabbrica di birre ed acque gassose”, il cui stabilimento venne aperto verso la fine dell'Ottocento ed era situato nei pressi dell'edificio. Continuando sullo stesso lato l'edificio d'angolo dove ora si trova un negozio di casalinghi ospitava a cavallo tra il 1800 e il 1900 l'Hotel Leon d'Oro. Proseguendo verso il centro sulla sinistra si incontra via del Muto dell'accia al collo. Il toponimo fa riferimento a una statua del primo secolo d.C. raffigurante un uomo avvolto in una toga che era collocata nel muro della porta Marica, una delle porte di accesso alla città. La porta fu demolita all'inizio del XIX secolo nell'ambito dell'ampliamento del centro cittadino e la statua fu trasferita nei musei civici. Il nome deriva da un risvolto della tonaca che appariva come una matassa (accia) portata attorno al collo. Alla statua è legata una leggenda sentimentale che racconta dell'amore contrastato di un pescatore con una ragazza figlia di un centurione romano. Svoltando nella via si arriva a Piazza Botta che ospita diversi interessanti edifici. Palazzo Carminali Bottigella. Posto al numero civico 30, di fronte al Tribunale, risale all'epoca sforzesca (circa 1480). La facciata conserva le originali decorazioni in cotto e costituisce una delle maggiori testimonianze di edilizia civile di epoca rinascimentale a Pavia. Tribunale - Il Tribunale di Pavia è ospitato nel complesso che era una volta il convento della Colombina, appartenente dal XII secolo ai monaci Agostiniani. Successivamente, nel 1539, il complesso venne ceduto ai Padri Somaschi che lo adibirono a orfanotrofio. Nel giugno del 1760 partirono i lavori di rifacimento e ampliamento del complesso per far fronte alle necessità derivanti dalla collocazione della casa generalizia dell'ordine. Nel 1810 l'ex convento fu adibito a sede del Tribunale e quindi nel 1857 a carcere cittadino. A partire dal febbraio 1992 a seguito della costruzione delle nuove carceri il Palazzo della Colombina è stato interamente destinato agli uffici giudiziari pavesi. Al numero civico 18/20 si trova la facciata liberty dell'edificio, progettato dall'architetto Piero Portaluppi, che una volta ospitava ii “Politeama Principe Umberto Cinema Teatro”Disegni della progettazione si trovano nel sito web della Fondazione Piero Portaluppi http://www.portaluppi.org/opere/politeama-principe-umberto/. L'architetto andava molto in voga nell'epoca e realizzò anche, qualche anno più tardi, Villa Necchi di Miano, per l'omonima famiglia industriale, oggi proprietà del FAI. ll cinematografo fu inaugurato nel 1927 ed era fornito di bar e di una platea di quasi 500 posti e di palchetti per altri 100/150 posti. Aveva inoltre la particolarità del soffitto che poteva essere completamente aperto. Il cinema chiuse nel 1978 e la struttura è stata interamente rimaneggiata per creare una galleria di negozi e, in una piccola sezione, la nuova sala cinematografica. La nuova struttura venne aperta nel 1991. La ristrutturazione ha mantenuto la prospettiva angolare e la pensilina in ferro battuto che presenta la scritta con le iniziali del nome del cinema, PPUCT. Torre. Quella che si vede a fianco dell'edificio commerciale è quanto rimane del complesso di edifici che appartenevano a Gian Matteo e Cristoforo Bottigella. A fianco della torre si trova ora un grande negozio di una catena internazionale. Fino agli anni ‘60 ospitava l’Albergo Ristorante Pesce d’Oro, con una facciata applicata a un vecchio palazzo rinascimentale appartenuto ai Bottigella. Le fotografe d’epoca mostrano all’interno dell’Hotel l’impianto rinascimentale con volte e capitelli. Il palazzo è stato abbattuto nel 1957 per far posto ai magazzini di vendita della UPIM, in quell’occasione il nuovo palazzo è stato staccato dalla torre. Poco prima di Piazza Vittoria, svoltando in via Beccaria, si trova un palazzo medievale un tempo appartenuto ai Beccaria.

Piazza Botta e via Severino Boezio Da Corso Cavour passando per via del Muto dell'accia al collo si arriva in Piazza Botta.

La struttura architettonica della piazza hanno convinto alcuni registi a utilizzarla per ambientare le riprese di alcune scene dei propri film. La piazza e Palazzo Botta ospitarono il set di alcune scene del film diretto da Dario Argento con Adriano Celentano del 1973, Le cinque giornate. Piazza Botta e le vie limitrofe furono scelte anche da Ermanno Olmi per girare le scene (5 maggio 1977) del suo capolavoro, L'albero degli zoccoli, che riguardavano i tumulti scoppiati a Milano nel 1898 e la seguente repressione del generale Bava Beccaris. Al numero civico numero 10 si trova l'entrata di Palazzo Botta Adorno. Il palazzo fu edificato nel 1702 dal marchese Luigi Botta. Grazie alla sua magnificenza ha ospitato diversi ospiti illustri della città: Napoleone Bonaparte, Francesco I d’Austria, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, il feldmaresciallo Josef Radetzky, Vittorio Emanuele II di Savoia. Nel 1885, l’intero complesso fu ceduto dai marchesi Cusani, discendenti dei Botta, all’Università ed è stato riadattato alla nuova funzione. La facciata sulla piazza è stata rifatta nel 1892 su progetto di Leopoldo Mansueti, e presenta otto colonne sporgenti e delle metope che recano scolpiti simboli e soggetti riferibili alle scienze biologiche. Il palazzo ospita la cosiddetta “Stanza di Napoleone” il locale che ospitò l'imperatore francese e la moglie Giuseppina di Beauharnais che erano giunti in vista in città nel 1805. La stanza è affrescata sulla volta che presenta anche stucchi rococò, e presenta ancora il camino di marmo con lo stemma dei Botta Adorno e le porte ad anta unica dipinte con figure simboliche. Il parco è stato via via adatto alle esigenze universitarie e conserva l'acquario fatto costruire nel 1913 da Camillo Golgi per lo studio degli animali acquatici. Il progetto è opera dell'architetto Giuseppe Bergomi. In una sala del palazzo è esposto un esemplare di una elefantina donata da Napoleone all'Università di Pavia, che è tornata visibile al pubblico nel 2017 dopo un lungo lavoro di restauro.

Piazza Vittoria La costruzione della piazza della Vittoria rientra nel disegno urbanistico della città voluta dai Visconti ed occupa lo spazio dell'antico foro romano. La piazza è stata così rinominata dopo la fine della seconda guerra mondiale. Ancora oggi è conosciuta dai pavesi come Piazza Grande.

Broletto. Dopo la distruzione del Palazzo Reale nel 1024, il Broletto è diventato il principale edificio civile della città ed è stato la sede del Comune dal 1198 al 1875. Madonna del Broletto. La statua è stata realizzata agli inizi del 1600. Si trova in una nicchia dietro una vetrata sulla facciata del palazzo dove è rimasta fino all'ottobre 1872, quando il Municipio deliberò di rimuovere la statua dalla facciata del Broletto, e di collocarla all'interno del Duomo "nel clima di anticlericalismo che ha caratterizzato gli ultimi decenni dell'Ottocento e che è stato ben testimoniato sul piano locale dallo storico Faustino Gianani, nonché in un momento di crisi politico-amministrativa del Comune". Palazzo dei Diversi al numero civico 12. Edificato tra il 1376 e il 1383 da Nicolino De Diversi, maestro delle entrate ducali in età viscontea, come sua casa di abitazione. Sulla sua facciata, entro una cornice barocca in stucco, si trova un grande affresco dipinto nel 1751 dal pittore pavese Carlo Antonio Bianchi, oggi andato quasi perduto, che rappresenta l'Adorazione del Santissimo Sacramento. Esiste una copia molto rozza dell'affresco in vescovado. Dalla copia si vede San Siro inginocchiato nell'aldilà dopo la morte con i simboli episcopali deposti: il pastorale deposto a terra e la mitra è presa da un angioletto. Il Santo è ricevuto da San Francesco Saverio che sembra intercedere per lui con la Madonna affiancata da San Giuseppe. Al primo piano, a sinistro del dipinto, vi è trifora, mentre altre finestre in cotto sono presente sul lato che si affaccia in via Beccaria. Al piano terra un porticato ospitava e ospita tuttora le attività commerciali e fornisce un esempio di come doveva essere l'aspetto dell'intera piazza che era stata ampliata e rinnovata ad opera dei Visconti. Nel cortile si trovava un crocefisso ligneo, ora trasferito presso i musei civici del Castello Visconteo. Chiesa di Santa Maria Gualtieri. La Chiesa è stata interamente restaurata negli ultimi decenni del secolo scorso dopo che, a seguito della sua sconsacrazione, nel 1789, l'edificio era stato inglobato nelle case adiacenti e in parte adibito a magazzino. Oggi la Chiesa, di proprietà del Comune, funge da spazio espositivo e da sala convegni.