Il Gruppo di Piombino (o Scuola di Piombino) è stato un collettivo artistico italiano attivo dal 1984 al 1991, pioniere dell'arte relazionale in Italia e precursore delle pratiche artistiche partecipative che si affermarono negli anni Novanta.
Storia Origini e formazione (1983-1987) Il gruppo nacque dall'incontro tra il critico militante romano Domenico Nardone e tre artisti di Piombino: Salvatore Falci, Stefano Fontana e Pino Modica. Nel 1987 si unì Cesare Pietroiusti, artista romano, completando così la formazione definitiva del collettivoLucilla Meloni, Le ragioni del gruppo: un percorso tra gruppi, collettivi, sigle, comunità nell'arte in Italia dal 1945 al 2000, Postmedia Books, 2020..
La denominazione "Gruppo di Piombino" venne scelta nonostante non tutti i membri fossero originari di quella città e malgrado l'attività si svolgesse principalmente tra Roma e Milano. Questa scelta intendeva sottolineare una posizione volutamente marginale rispetto al contesto artistico nazionaleAlessandra Pioselli, L'Arte nello spazio urbano, Johan & Levi, 2015.. La prima apparizione pubblica avvenne nel 1984 con l'opera Sosta 15 minuti, un'installazione di cinque sedie pieghevoli colorate con cartelli bilingue "Sosta di 15 minuti / 15 minutes stop", collocata non autorizzata ai Giardini della Biennale di Venezia.
Sosta 15 minuti L’opera ‘’Sosta 15 minuti’’ è l’unica realizzata dal Gruppo di Piombino con la firma di tutti i membri, a evidenziare la scelta di privilegiare l’operazione artistica collettiva rispetto al protagonismo individuale. Ideata e sperimentata a Populonia, piccolo borgo storico della Toscana, fu portata successivamente ai Giardini della Biennale di Venezia in occasione dell’inaugurazione del 1984.Simona Antonacci, Il gruppo di Piombino. Una storia impertinente, tesi di specializzazione, Università degli Studi della Tuscia, 2007.. Lo spazio liminale in cui fu collocata favoriva una lettura ambigua dell’opera: gli spettatori potevano chiedersi se si trattasse di una vera e propria opera d’arte oppure di un semplice punto di sosta. Il cartello bilingue «Sosta 15 minuti» accentuava questa ambiguità. La reazione del pubblico veniva osservata non solo in termini di rispetto o trasgressione del comando scritto, ma anche attraverso diverse modalità di interazione che coinvolgevano comportamenti spontanei e personali interpretazioni della scritta e dell’oggetto, collocando così lo spettatore in uno spazio intermedio tra uso quotidiano e fruizione estetica. I dati relativi all’interazione dei visitatori furono raccolti e documentati mediante tre grafici serigrafati su vetro. L'opera, e i grafici, furono successivamente esposti alla galleria Lascala di Roma, fondata da Nardone.Massimo Melotti, Arte relazionale. Gruppo di Piombino, 1980-1990, Franco Angeli Edizioni, Milano, 12 maggio 2017, ISBN 9788891755483.
Attività espositiva e Galleria Alice Nel 1988 Domenico Nardone fondò la Galleria Alice a Roma, una piattaforma fondamentale per la promozione di ricerche artistiche che, come quelle del Gruppo di Piombino, intendevano mettere a confronto arte, realtà quotidiana e pratiche partecipative. Il nome della galleria rimandava al saggio di Nardone "Alice nel paese della realtà", in cui il progetto culturale del gruppo veniva descritto come un'azione consapevole volta a "far vedere la realtà secondo una prospettiva inedita", opponendosi a una visione utopico-rivoluzionaria o nichilisticamente autoreferenziale dell'arte.Domenico Nardone, "Alice nel paese della realtà", in Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica, Cesare Pietroiusti, Firenze, Studio Casoli, 1988.Elena Jacobacci, "Galleria Alice & Altri lavori in corso", Archivio Zenit, 2003, http://www.luxflux.net/zenit/300103.htm. Tra il 1988 e il 1992 Alice divenne il "paese" delle azioni del Gruppo, ospitando mostre che affermarono la loro poetica basata sul superamento delle distinzioni tra opera e partecipazione, tra arte e vita quotidiana. Gli artisti vi presentarono lavori individuali ma coerenti con un comune approccio teorico e pratico, che Francesca Franco ha definito di "carattere intrinsecamente politico" nella sua accezione etimologica di coinvolgimento e azione nella realtà sociale.Francesca Franco, "Al di là delle linee postmoderne", in L'arte relazionale prima di Nicolas Bourriaud. Gli anni '80 e '90 in Italia. Gruppo di Piombino - Progetto Oreste - Stalker #1, MACRO, Roma, 2019. Le mostre ospitate da Alice tracciarono un percorso in cui si evidenziava la riuscita degli interventi artistici nel contesto reale in cui gli artisti vivevano e operavano, sottolineando la creatività insita nelle routine quotidiane.
Periodo milanese e riconoscimento (1987-1990) Nel 1987 il gruppo intraprese una collaborazione con il gallerista milanese Sergio Casoli, che segnò una svolta nella loro carriera. Il trasferimento dell'attività a Milano garantì maggiore visibilità e nuove opportunità di confronto con il sistema artistico nazionale e internazionale. In questa fase la relazione rimase il nucleo della ricerca del gruppo, articolandosi in molteplici forme attraverso le narrazioni individuali dei singoli artistiRenato Barilli, Prima e dopo il 2000, Feltrinelli, 2006, pp. 131-133.. Tra le opere di quegli anni, Salvatore Falci realizzò i Pavimenti (1987), lastre di masonite ricoperte di smalto e cera collocate in spazi pubblici di Piombino, che si trasformavano sotto i piedi dei passanti, facendo emergere i segni di usura come contenuto estetico. Stefano Fontana indagò la comunicazione e la percezione con lavori come Emettitore-Ricevitore (1987) e i Contenitori ideologici, che mettevano in luce l'influenza della promozione e della percezione mediatica nel rapporto tra arte e pubblico. Pino Modica costruì installazioni come il Rilevatore estetico, che registravano l'estetica dei gesti quotidiani, invitando a una nuova consapevolezza percettiva. Cesare Pietroiusti, entrato nel gruppo nel 1987, sviluppò progetti come N-Titoli, che coinvolgevano direttamente le persone nella composizione dell'opera tramite tovaglie segnate da disegni e scritte spontanee, esplorando il confine tra partecipazione consapevole e involontaria. L'interesse di Casoli e il crescente riconoscimento critico portarono a una serie di riconoscimenti istituzionali: nel 1988 Stefano Fontana fu invitato individualmente alla Biennale di Venezia, seguito nel 1990 da Salvatore Falci, Pino Modica e Cesare Pietroiusti . Questi inviti sancirono l'ingresso del gruppo nel panorama artistico italiano e internazionale, consolidandone il ruolo nelle dinamiche espositive di fine decennio.
Scioglimento (1991) Nel 1991, tensioni interne portarono alla disgregazione del gruppo. L'ultima mostra collettiva del gruppo avvenne presso il Museo d'arte contemporanea di Guirigny nel 1992 segnando il momento conclusivo dell'esperienza collettiva.Catherine Arthus Bertrand (curatrice), catalogo mostra Gruppo di Piombino, Museo d'arte contemporanea di Guirigny Ciascun artista proseguì autonomamente la propria ricerca, mentre Nardone continuò l'attività curatoriale con la galleria Alice, da lui precedentemente fondata a Roma.
Poetica e metodo
Contesto teorico Il retroterra culturale del Gruppo di Piombino affonda le radici nel Centro di Studi di Psicologia dell'arte "Jartrakor", fondato nel 1977 da Sergio Lombardo, dove nacque e si sviluppò l'Eventualismo. Al centro parteciparono anche Nardone e PietroiustiCarolyn Christov-Bakargiev, Someone everywhere, in "Flash Art", n. 158, 1991, pp. 106-109.. L'Eventualismo, volendo superare la fase stagnante della ricerca pura, mirava a restituire centralità alla sperimentazione artistica attraverso il coinvolgimento attivo dello spettatore, il cui comportamento imprevedibile diventava elemento costitutivo dell'opera stessa.
L'interazione inconsapevole Il Gruppo di Piombino, pur riconoscendo il proprio debito teorico verso l'Eventualismo, operò un salto concettuale significativo. Mentre gli artisti eventuali lavoravano in spazi deputati all'arte (gallerie, musei), i piombinesi trasferirono la sperimentazione nello spazio pubblico urbano, dove gli stimoli artistici agivano su un pubblico inconsapevole della loro natura artistica. Questa modalità operativa costituì una delle prime esperienze di arte relazionale in Italia, anticipando di oltre un decennio le teorie che il critico francese Nicolas Bourriaud avrebbe sistematizzato nel concetto di Estetica Relazionale.
Posizionamento critico Il gruppo si pose in netta controtendenza rispetto alle correnti artistiche post-moderne dominanti in Italia negli anni Ottanta: dalla Transavanguardia all'Anacronismo, dalla pittura colta al Gruppo di San Lorenzo. Rigettando il ritorno a materiali e tecniche tradizionali e il citazionismo, il Gruppo di Piombino propose un modello operativo d'avanguardia basato sul lavoro collettivo e un'elaborazione teorica rigorosa.
Eredità e influenza Il Gruppo di Piombino, nonostante la breve durata dell'esperienza (1984-1991), ha esercitato un'influenza significativa sull'arte contemporanea italiana, ponendo le basi teoriche e pratiche per lo sviluppo delle pratiche artistiche partecipative e relazionali che si diffusero dalla metà degli anni NovantaLucilla Meloni, Le ragioni del gruppo: un percorso tra gruppi, collettivi, sigle, comunità nell'arte in Italia dal 1945 al 2000, Postmedia Books, 2020, p. 45..
La peculiarità della poetica del gruppo risiede nell'adozione della "partecipazione involontaria" come componente essenziale dell'opera d'arte. I membri del gruppo privilegiarono la raccolta e l'osservazione di comportamenti quotidiani inconsapevoli piuttosto che una partecipazione consapevole e mirata a cambiamenti sociali diretti, pratica prevalente negli anni Sessanta e Settanta.Alessandra Pioselli, "La partecipazione involontaria. Inizi e lasciti del Gruppo di Piombino", in F. Franco (a cura di), L'arte relazionale prima di Nicolas Bourriaud. Gli anni '80 e '90 in Italia. Gruppo di Piombino - Progetto Oreste - Stalker #1, MACRO, Roma, 2019. L'opera collettiva "Sosta 15 minuti" (1983-84) è un esempio paradigmatico di questo approccio metodologico, che utilizzava oggetti d’uso quotidiano modificati e inseriti in spazi urbani per stimolare azioni spontanee e inconsapevoli del pubblico, i cui comportamenti venivano poi registrati e analizzati.
Domenico Nardone, critico e membro del gruppo, sostenne una strategia artistica "morbida", che puntava a provocare micro-trasformazioni all’interno di ambiti locali e specifici dell’esperienza quotidiana, valorizzando l'individualità psicologica rispetto ai più ampi processi sociologici e di classe. Questo metodo rappresentò un superamento della rigidità delle pratiche di partecipazione sociale con finalità ideologiche, diffondendo un nuovo ruolo dell'artista come sollecitatore di comportamenti e dell'opera come processo relazionale e sistema di micro-situazioni.
L'influenza del Gruppo di Piombino si è manifestata non solo nell'affermazione delle pratiche che oggi si raggruppano sotto il nome di arte relazionale, ma anche nella messa in discussione dello statuto tradizionale dell'autore e del sistema espositivo e artistico. Le loro sperimentazioni pionieristiche spostarono l’attenzione verso la processualità, la dimensione urbana e quotidiana dell’opera, anticipando e distinguendosi dalle teorizzazioni successive di critici quali Nicolas BourriaudNicolas Bourriaud, Esthétique relationnelle, Les presses du réel, 1998..
Note
Bibliografia
Voci correlate Arte relazionale Cesare Pietroiusti Pino Modica Salvatore Falci
Categoria:Movimenti artistici Categoria:Arte contemporanea