Alcuni Tesori nazionali del Giappone.
Un è un oggetto di particolare valore storico, artistico o culturale per il Giappone che come tale fa parte di una specifica categoria stabilita dalla legislazione giapponese in materia di beni culturali. Il titolo Il titolo di "Tesoro nazionale" viene gestito e assegnato dall'Agenzia per gli affari culturali, che a sua volta fa parte del Ministero dell'educazione, della cultura, dello sport, della scienza e della tecnologia giapponese. L'Agenzia classifica i beni culturali giapponesi all'interno di numerose categorie concentriche di importanza progressiva, di cui il Tesoro nazionale è quella di più alto valore.
I Tesori nazionali giapponesi rappresentano i vertici dell'arte e dell'artigianato locali e sono selezionati in base a criteri di qualità esecutiva, importanza per la storia culturale mondiale e valore didattico. Possono essere oggetti di qualunque dimensione, età, materiale, stato di conservazione e di possesso privato o pubblico: fra tutti i Tesori, circa il 20% sono immobili (castelli, templi, residenze, edifici vari) e l'80% sono mobili (dipinti, sculture, lacche, ceramiche, metalli, tessili, manoscritti, eccetera). Gli oggetti sono datati dalla preistoria del Periodo Jōmon alla metà del XIX secolo nel Periodo Edo; gli unici due manufatti più recenti sono il Residenza per gli ospiti di Stato ad Akasaka e il Mulino da seta di Tomioka, edificati a fine Ottocento e iscritti nel registro dei Tesori rispettivamente nel 2009 e nel 2014.
Beni culturali in Giappone Il Giappone possiede una legislazione molto fitta per quanto riguarda la protezione, conservazione e classificazione dei suoi beni culturali., e il puntiglio burocratico con cui i giapponesi etichettano il loro patrimonio è esso stesso un dato della loro cultura..
Lo Stato giapponese non si avvale di un apposito ministero per i beni culturali, e quindi la loro gestione è affidata all', un ente interno al Il nome tradotto del Ministero qui riportato come "educazione, della cultura, dello sport, della scienza e della tecnologia" non è la traduzione fedele dell'originale giapponese, ma il nome che il Ministero stesso ha scelto per essere identificato all'estero, come leggibile sulla . La traduzione fedele è "Ministero della cultura e della scienza"., abbreviato in MEXT. L'Agenzia è stata fondata nel 1968 col nome di "Ufficio per la protezione del patrimonio" allo scopo di catalogare e tutelare i beni culturali giapponesi sopravvissuti agli ingenti danni della Seconda guerra mondiale, i cui bombardamenti hanno causato la perdita di centinaia di edifici storici e interi centri urbani con le relative opere ospitate. A partire dal 1968 e fino all'aprile 2015, l'Agenzia ha stabilito dei criteri all'interno dei quali ha identificato 1'745 siti storici, 393 paesaggi, 1'013 monumenti nazionali, circa 13'500 "Proprietà culturali importanti" e numerosi esemplari di fauna endogena.
In giapponese i beni culturali sono detti e sono suddivisi in e .
Proprietà culturali tangibili I Beni culturali tangibili sono tutti quegli oggetti concreti che possiedono un valore artistico o storico.
A livello pratico sono suddivisi in: , edifici di qualunque tipo , immagini bidimensionali di qualunque tipo , immagini tridimensionali di qualunque tipo , oggettistica di qualunque tipo
A livello legale sono suddivisi in: : sono quei beni che, pur catalogati come proprietà culturali, non sono stati riconosciuti da un ente territoriale. Solitamente sono beni appartenenti a privati cittadini. La legislazione prevede limitazioni meno restrittive circa l'alienazione ed esportazione del bene, ad esempio vanno segnalate alterazioni solo se superano il 25% della superficie esterna., e al contempo garantisce una posizione fiscale favorevole con mutui agevolati, sussidi per il pagamento degli architetti e sconti sulle tasse fiso al 50%.. : sono quei beni la cui importanza è stata riconosciuta da un ente nazionale attraverso il , e di conseguenza sono soggetti a forti limitazioni circa alterazione, alienazione, riparazione, restauro ed esportazione. Non si usa mai la formula "proprietà culturali designate", bensì sempre "proprietà culturali designate da" seguito dall'ente territoriale che ne ha riconosciuto l'importanza, ovvero città, prefettura o Stato. Ad esempio, il giardino Sankeien a Yokohama ospita svariate e . Poiché l'ente designatore non cambia in alcuna maniera il livello di considerazione legale del bene, spesso questo dato non è riportato sui materiali informativi o non è noto affatto.
All'interno di questa categoria i beni possono essere risuddivisi come: : bene a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : bene a cui è stato riconosciuto un eccezionale valore (in questo caso sono sempre proprietà culturali designate dallo Stato).
Proprietà culturali intangibili Le proprietà culturali intangibili sono quelle opere d'arte non conservabili fisicamente, come la musica, la recitazione e le tecniche artistiche e artigianali. Lo Stato giapponese sponsorizza attivamente queste proprietà incoraggiandone la diffusione e la trasmissione alle future generazioni da parte degli attuali portatori.
Il titolo può essere attribuito a portatori: individuali: un singolo artista o artigiano depositario di un'arte collettivi: un gruppo di artisti o artigiani depositari di un'arte di gruppo: una comunità residente in un'area geografica definita e depositaria di un'arte
I beni possono essere risuddivisi come: : forma d'arte a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : letteralmente "tesori nazionali umani", sono persone portatrici di conoscenze, tecniche e tradizioni a cui è stato riconosciuto un eccezionale valore (in questo caso sono sempre proprietà culturali designate dallo Stato). Lo Stato giapponese riconosce ogni anno un numero ristretto di Tesori nazionali viventi con un premio in denaro pari a 2 milioni di yen. : sono quelle tradizioni che definiscono l'identità popolare e che spiegano lo stile di vita attuale dei giapponesi. : bene folkloristico materiale. Sono inclusi abiti, strumenti musicali, oggettistica varia e abitazioni. All'interno di questa categoria ci possono essere: : bene materiale a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : bene folkloristico immateriale. Sono inclusi festival, processioni, parate, spettacoli, ricostruzioni storiche. All'interno di questa categoria ci possono essere: : bene immateriale a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : sono tutti quegli spazi, solitamente di grandi dimensioni o composti dall'aggregazione di più proprietà culturali tangibili, che possiedono un valore artistico, storico o naturalistico. La parola "monumento" va intesa in senso etimologico, come "oggetto che fa ricordare", essendo lo stesso della parola giapponese kinenbutsu, ovvero letteralmente "oggetto che fa ricordare". Sono suddivisi in: : tutti quegli spazi di valore storico come scavi archeologici o resti di precedenti insediamenti. All'interno di questa categoria ci possono essere: : spazio storico a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : tutti quegli spazi di valore artistico o paesaggistico come giardini e aree sacre. La parola meishō vuol dire letteralmente "reputazione vincente" e non è stata coniata per la legislazione dei beni culturali giapponesi, ma fa parte della tradizione nipponica che da secoli identifica alcuni luoghi come particolarmente significativi per l'identità nazionale. Fra questi, i più celebri sono i tre paesaggi del Giappone (Baia di Matsushima, Amanohashidate e Santuario di Itsukushima) e i tre giardini del Giappone (Kenroku-en, Kairaku-en e Kōraku-en). All'interno di questa categoria ci possono essere: : spazio artistico o paesaggistico a cui è stato riconosciuto un particolare valore. : tutti quegli spazi di valore naturalistico come boschi vergini o riserve faunistiche. All'interno di questa categoria ci possono essere: : spazio naturalistico a cui è stato riconosciuto un particolare valore.
Statistiche Distribuzione storica Lo spettro storico rappresentato dai Tesori nazionali va dal Periodo Jōmon al Periodo Meiji.
I manufatti classificati rivelano le pratiche religiose degli abitati del Giappone dal Periodo Jōmon all'epoca Nanbokuchō (1336 – 1392). Gli edifici buddhisti vanno dal VII al XIX secolo e presentano forme via via diverse che risentono dell'influenza continentale da Cina e Corea. I castelli giapponesi, benché siano stati molto numerosi (nell'ordine di diverse centinaia), sono stati costruiti tutti in un periodo molto ristretto di circa 20 anni a cavallo fra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo durante l'epoca Sengoku, caratterizzata da uno stato di guerra civile continua.
Benché lo Shintoismo sia la religione autoctona del Giappone e preceda l'arrivo del Buddhismo di secoli, i più antichi edifici shintoisti classificati sono del XII secolo, molto posteriori a quelli più antichi buddhisti. Le motivazioni della scomparsa di edifici precedenti vanno rintracciate nella tendenza dello Shinto di abbattere volontariamente i templi per ricostruirli nuovi, in un processo metaforico di morte e rinascita detto . Questa pratica ha consentito la conservazione di tecniche e forme costruttive antiche, ma non l'autenticità dei materiali..
Le opere mobili, e in particolare i dipinti, mostrano esplicitamente l'influenza artistica e tecnica importata dal continente asiatico e, a partire dal XIX secolo, anche dall'Occidente. I documenti antichi, le sculture e l'oggettistica illustrano la mitologia e la storia del Giappone fin dal VII secolo a oggi.
Note
Bibliografia
Altre letture
Voci correlate Turismo in Giappone
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