Domanins (Domanins in friulanoToponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana ., pronuncia Domanìns) è una frazione del comune italiano di San Giorgio della Richinvelda, in Friuli-Venezia Giulia.

Il territorio della Richinvelda (denominato così per la presenza della vasta area prativa nella sua parte occidentale) è situato lungo la strada provinciale che da Spilimbergo conduce a Zoppola.

La zona situata tra il capoluogo San Giorgio e la frazione Rauscedo è nota per la chiesetta di San Nicolò dove il 6 giugno 1350 spirò il patriarca Bertrando d'Aquileia.

Il Comune è rinomato quale terra de “Le Radici del Vino” per la coltura intensiva della vite e del vino.

Nel 2015 gli è stato assegnato il premio “Comune delle Cooperative”.

Domanins è collocato nella parte sud-ovest del territorio e confina a sud con i comuni di Valvasone Arzene e di Zoppola.

Secondo i dati reperibili dal sito della C.E.I., Domanins conta 867 abitanti.

Storia

Antichità e Medio Evo I primi insediamenti nella zona di Domanins e nelle terre attigue si ebbero a partire dall’età del bronzo (1.500 a.C.).

La storia delle genti del luogo ripercorre la storia dell’antica Roma e il periodo delle invasioni barbariche fino all'arrivo dei Franchi, i quali sottomisero il territorio ricomprendendo Domanins sotto l’autorità del Sacro Romano Impero.

La parte sud dell’abitato era attraversata dalla Strada Romana Postumia, importante via di comunicazione di sovrani e ufficiali militari. Fra questi papa Pio VI nel 1782 e l’imperatore Napoleone Bonaparte nel 1797.

Il villaggio di Domanins è documentato per la prima volta, nel 1123 quando alcune terre della "villa Dominik" sono lasciate dal duca Enrico IV di Carinzia all’abbazia di St. Paul in Lavanthal: “…in Foroiulii…7 hobe in villa Vivar, due in villa Dominik …”.L. Luchini. Domanins attraverso i secoli. Castion Portogruaro, 1966, pp 15-16

L’etimologia del nome è tuttora incerta. Per taluni, Domanins è la forma latina di Domini ecclesia o di domus domini. Per altri, il nome deriva dal ladino Dominium o dall’eponimo Dominicus. Nelle forme tedesche il nome è "Dominik" o "Tomanis", in quelle friulane è invece "Amanins" o "Omanins", in modo tale che la particella “de” sottintesa si riferisca a “villa”, ossia “villa di Omanisio”.L. Luchini. Domanins attraverso i secoli. Castion Portogruaro, 1966, p 15

Secondo studi più recenti, l'origine dell'abitato è ancora più antica e la sopracitata pergamena (apographum vetustissimum) è una delle copie della originale Charta donationis atque definitionis databile al 762 d. C. Il nome che si riferisce a Domanins è forse il seguente: “…et terras, et vineas vel prata quod habemus in Daunino”.

Nell’Alto Medio Evo, da Aquileia e da Concordia, in questa regione si propagò la religione cristiana sostituendo credenze e culti pagani.

Domanins appartenne all’antichissima pieve di San Giorgio (“plebem S. Georgei”). Dal 1077 divenne parte del Patriarcato di Aquileia, dal punto di vista civile, e dalla Diocesi di Concordia da quello spirituale. Domanins fu una delle quindici parrocchie appartenute all’antica pieve e riconosciute dal Vescovo Gerardo (1177).

Sin dal XIII secolo la giurisdizione era esercitata dai signori di Spilimbergo che detenevano la potestà civile e criminale. Inoltre, avevano qui i loro possedimenti anche il monastero di St. Paul in Lavanthal e i signori di Porcia.

Nel 1420, la Patria del Friuli passò sotto la giurisdizione della Repubblica di Venezia. I conti di Spilimbergo mantennero i propri privilegi e i possedimenti aderendo ai patti di dedizione o di fedeltà con il governo della Serenissima.

La parrocchia di San Michele Arcangelo in Domanins nacque nel 1479. Da un documento conservato in diocesi, risultò che prima di tale data la cura delle anime fu affidata ad un unico parroco per Domanins e per il vicino paese di Rauscedo.

All’epoca la parrocchia beneficiò del giuspatronato col quale usufruì del diritto di scegliersi il proprio parroco. Tale beneficio rimase in vigore fino al 1972.

Per tre secoli Domanins e i paesi vicini avevano conosciuto un lungo periodo di pace e di tranquillità sociale nonostante la condizione poverissima della popolazione che sopravviveva solo grazie ai raccolti perlopiù magri delle campagne o della pastorizia praticata nei greti sassosi del Meduna o del Tagliamento.

L’unico evento tragico che sconquassò la vita delle genti del luogo fu la cruenta incursione dei Turchi del 1478.V. Chiandotto. Prefazione. Alla scoperta del comune di San Giorgio della Richinvelda. Pro Loco San Giorgio della Richinvelda, 2014, p 9.

Età moderna e contemporanea Il 16 marzo 1797, in tutto il territorio della pieve e negli altri paesi vicini al Tagliamento, le truppe francesi di Napoleone si scontrarono contro l’esercito dell’arciduca d’Austria Carlo di Asburgo. Il 17 ottobre 1797, Napoleone, uscito vittorioso dalla battaglia, cedette all’Austria quel territorio che prima appartenne alla Repubblica di Venezia. I privilegi feudali degli Spilimbergo scomparirono e, nel 1806, l’imperatore francese, divenuto re d’Italia, instaurò il regime dei comuni e Domanins divenne dapprima parte del comune di San Martino al Tagliamento, cantone di Valvasone, dipartimento di Passariano (1807), per poi diventare definitivamente frazione del comune di San Giorgio (1811).

Nel 1818, con il ritorno della dominazione austriaca, fu confermata l’istituzione comunale, furono altresì introdotte le province e Domanins rimase sotto San Giorgio.

Nel 1866, con l’annessione del Friuli al Regno d’Italia, il comune di San Giorgio assunse la denominazione “San Giorgio della Richinvelda”.

Nei decenni di fine secolo, le attività economiche, ancora difficili e critiche, si svilupparono in iniziative sperimentali e cooperative.V. Chiandotto. Prefazione. Alla scoperta del comune di San Giorgio della Richinvelda. Pro Loco San Giorgio della Richinvelda, 2014, p 10. Furono in molti fra uomini, donne e famiglie a scegliere la strada dell’emigrazione: Austria, Ungheria, Romania. Nei decenni successivi l’America del nord e del sud, altri paesi europei e la lontanissima Australia furono le mete agognate della quasi totalità delle famiglie del paese.

Durante il periodo 1915-18 molti giovani partirono per il fronte di guerra. Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, il paese fu devastato dalla occupazione delle truppe austro-tedesche che sottomisero la popolazione con saccheggi, devastazioni e violenze di ogni tipo. E fu proprio nel primo dopoguerra che inizio la grande emigrazione verso i paesi d’oltreoceano.

Nel secondo conflitto mondiale (1940-45) i soldati di Domanins conobbero gli eventi tragici della guerra sul fronte greco-albanese, nella ritirata in Russia e l’occupazione tedesca dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La popolazione sperimentò anche il dramma della deportazione. A Domanins si registrarono 39 prigionieri internati nei campi da lavoro e di concentramento, di cui 25 nei lager della Germania o negli altri territori occupati. Un combattente fu internato per motivi politici a Mauthausen-Gusen III e ne uscì fra i pochi sopravvissuti.

Nel secondo dopoguerra, dopo i disastri provocati dal conflitto, le condizioni economiche peggiorarono sensibilmente. La maggior parte delle famiglie del paese scelse in modo sempre più massiccio la strada dell’emigrazione e molte di loro lo fecero in via definitiva. I paesi interessati furono: Inghilterra, Francia, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Stati Uniti d'America, Canada, Venezuela, Argentina, Guatemala.

A Domanins il lavoro si sviluppò nell’agricoltura. Con il corso degli anni Settanta si svilupparono attività artigianali, commerciali e le libere professioni.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose Chiesa arcipretale di San Michele Arcangelo. La primitiva parrocchiale fu edificata nel XII secolo e fu eretta ove attualmente vi è la canonica. La chiesa era circondata dal cimitero e anche al giorno d’oggi è possibile trovare ossa umane scavando alla profondità di uno o due metri di terra.L. Luchini. Domanins attraverso i secoli. Castion Portogruaro, 1966, p 31. La vecchia parrocchiale fu demolita nel 1845. Le uniche opere rimaste sono l’altare maggiore e le pale pittoriche di San Valentino e della Beata Vergine del Rosario, tutte passate nell’attuale chiesa. La nuova parrocchiale, sita nella piazza omonima, fu costruita tra il 1841 e il 1854. I lavori iniziarono già dal 1836, sulla base del progetto approvato dal comitato pro erigenda chiesa istituito da don Giovanni Covelli nel 1832. Furono però bloccati per la mancata approvazione da parte della regia delegazione della Provincia del Friuli di stanza a Udine. I lavori ripresero infatti nel 1841 con il contributo del regio governo dell’Impero austriaco con la collaborazione dei paesani. Si svolsero sotto la maestranza del capomastro Pietro Bisutti su progetto dell’ingegner Giovanni Battista Cavedalis. La popolazione, come si apprende dai registri parrocchiali, offrì la propria mano d’opera, derrate agricole e oboli in denaro.L. Luchini. Domanins attraverso i secoli. Castion Portogruaro, 1966, p 32. La facciata è inquadrata in senso verticale e orizzontale da lesene e cornicioni; essa termina con un frontone cieco raccordato ai suoi angoli da due pinnacoli. All’interno della chiesa, l’opera più pregiata è l’altare maggiore in marmo policromo in stile barocco e risalente al Settecento. Di pregiata fattura è anche la porticina del tabernacolo, dedicata a San Michele Arcangelo, con raffigurata la deposizione della croce. Ai lati dell’altare sono collocate le statue di San Michele e di San Raffaele che sostituiscono le antiche immagini dipinte su tela. Al di sopra dell’altare vi è l’antica pala della Beata Vergine del Rosario, di autore ignoto. Al lato sinistro dell’altare è posizionata l’altare di San Valentino con l’immagine del Beato, risalente al 1595. In un primo tempo la paternità dell'opera fu attribuita ora alla scuola del Pomponio Amalteo ora a quella di Gasparo Narvesa. Dopo ulteriori studi, gli storici dell'arte furono concordi nell'assegnarla al quest'ultimo.L. Luchini. "La Venerazione a San Valentino" in Voce Amica, supplemento del Popolo di Pordenone, dicembre 2016, p 12. Al lato destro, c’è l’altare dedicato all’Immacolata Concezione con un simulacro in legno dello scultore Scalambrin di Fossalta di Portogruaro. Sopra la porta principale della chiesa è collocata una pala rappresentante l’Annunciazione opera del 1653 del pittore veneziano Francesco Matteazzi. La chiesa è stata consacrata il 1º maggio 1970 dal Vescovo Vittorio De Zanche. La parrocchiale divenne arcipretale l'11 febbraio 1981 con decreto del vescovo Abramo Freschi.