Il Casino dei Boschi è un edificio dalle forme neoclassiche, situato all'interno del parco naturale regionale dei Boschi di Carrega in via Olma 2 a Sala Baganza, in provincia di Parma.

Storia XVII secolo Fino agli inizi del XVII secolo le boscose colline adiacenti al borgo di Sala appartenevano ai conti Sanvitale, da lungo tempo feudatari della zona e proprietari anche della rocca al centro dell'abitato.. Nel 1606 l'area fu compresa nel vasto territorio che il duca di Parma Ranuccio I Farnese dichiarò riserva di caccia ducale.

Nel 1612 tutti i beni del ramo salese dei Sanvitale furono confiscati da Ranuccio, insieme a quelli di numerosi altri nobili del Parmense condannati a morte con l'accusa di aver partecipato alla "congiura dei feudatari" ai danni del sovrano.

XVIII secolo I Farnese mantennero il possesso della zona fino agli inizi del secolo seguente, continuando a utilizzare i boschi come riserva di caccia; la rocca di Sala e il territorio circostante furono particolarmente apprezzati soprattutto dal duca Antonio, che morì nel 1731, segnando la fine della casata..

Anche i primi Borbone dimostrarono interesse per Sala e Filippo, grande amante dell'arte venatoria, estese ulteriormente le riserve di caccia ducali, provocando danni alle coltivazioni e ingenti spese per lo Stato.. Dopo la sua morte nel 1765 e l'ascesa al trono del figlio Ferdinando, il primo ministro Guillaume du Tillot, per contenere i costi, trasformò i boschi di Sala in parco, ma nel 1771 fu rimosso dal suo incarico per volere di Maria Amalia, moglie di Ferdinando.

La Duchessa, di indole ribelle e indipendente, scelse la rocca di Sala come luogo di villeggiatura estiva e si legò tanto al territorio circostante che decise di costruire una nuova residenza all'interno dei boschi. Per questo incaricò l'architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot della completa ricostruzione dell'antico casino di caccia che sorgeva al centro della tenuta; sul luogo del preesistente edificio, fu progettato un elegante palazzo neoclassico a pianta rettangolare, caratterizzato dalla presenza di un portico centrale sovrastato da un loggiato nel mezzo della facciata, di un'ampia torre al centro del tetto e di un cortile sul retro, chiuso su due lati da mura e sul fondo da un grande oratorio dominato da un alto campanile. Inoltre, Maria Amalia fece realizzare non lontano dalla villa un bagno campestre, costituito da una serie di vasche situate all'interno di una grotta. I lavori, avviati nel 1775, si protrassero per quattordici anni, fino alla solenne inaugurazione che si svolse il 21 giugno 1789...

La Duchessa, amante dell'arte venatoria, trasformò i boschi in riserva di caccia personale, predisponendo ampi spazi per cani da ferma e per uccelli esotici; fece inoltre erigere accanto alla rocca di Sala una grande stalla per cavalli. Gli imponenti lavori obbligarono Maria Amalia a contrarre grossi debiti con vari banchieri..

XIX secolo Dopo la morte di Ferdinando nel 1802, Maria Amalia fu costretta all'esilio dalle truppe napoleoniche che nel 1796 avevano occupato il Ducato di Parma e Piacenza; la Duchessa trovò inizialmente rifugio a Venezia, ove fece inviare parte dei suoi beni personali. Lo Stato fu inizialmente amministrato da Médéric Louis Élie Moreau de Saint-Méry, per poi essere annesso nel 1808 all'Impero francese quale dipartimento del Taro..

Nel frattempo, Maria Amalia scomparve a Praga nel 1804 e il Casino dei Boschi passò alla nuora Maria Luisa di Borbone, vedova del re d'Etruria Ludovico. A causa degli ingenti debiti contratti durante la costruzione, la tenuta fu affittata al capitano dell'esercito napoleonico Michele Varron, già proprietario anche della rocca di Sala donatagli dall'Imperatore..

Dopo la Restaurazione, il Ducato fu ripristinato e assegnato a Maria Luigia d'Asburgo, che nel 1819 acquistò al costo di lire parmigiane il Casino, i boschi e tutte le dipendenze. La Duchessa, desiderosa di trasformare l'edificio nella sua residenza di villeggiatura, si rivolse all'architetto di Corte Nicola Bettoli affinché modificasse e ampliasse notevolmente la villa. I lavori, alla cui progettazione forse concorse anche l'architetto Paolo Gazola, furono avviati nello stesso anno e si protrassero fino al 1826. Il palazzo di Maria Amalia fu notevolmente ingrandito su entrambi i lati e fu sopraelevato di un piano demolendo la torre centrale, mentre nella facciata furono chiusi il portico e il loggiato sovrastante; il cortile posteriore fu contornato da un porticato su tre lati, mentre la cappella fu riedificata abbattendo il campanile; sul retro furono eretti alcuni edifici di servizio, accanto ai quali, recuperando le colonne del parco della palazzo Ducale di Colorno, fu aggiunto un lunghissimo portico, noto come "Prolunga", al cui centro fu costruito un fabbricato più ampio, detto "Casinetto", contenente il teatrino di corte...

Maria Luigia comprò inoltre numerose proprietà confinanti e deviò il tracciato della strada comunale, allontanandolo dalla villa. Incaricò il giardiniere Carlo Barvitius della realizzazione, con la collaborazione di Antonio Linhart, di un grandioso parco all'inglese, ricchissimo di piante monumentali provenienti dall'Appennino parmense, dalle Alpi del Trentino e da Paesi esotici; furono inoltre tracciate, in aggiunta ai percorsi rettilinei preesistenti, numerose strade dalle forme curvilinee, per collegare a Collecchio e Sala Baganza la villa e i numerosi edifici di servizio. Le opere furono portate a termine nel 1832, per un costo complessivo di lire parmigiane, comprensivo dei lavori di ampliamento e arredamento del Casino.

Nel frattempo, nel 1827 la Duchessa acquistò dagli eredi del capitano Pietro Fedolfi la vicina tenuta del Ferlaro, commissionando all'architetto Gazola la trasformazione dell'antico casino di caccia che vi sorgeva in una villa neoclassica per i suoi due figli Albertina e Guglielmo di Montenuovo, avuti dal marito morganatico Adam Albert von Neipperg; la struttura fu completata nel 1831.. La residenza fu collegata al Casino attraverso un maestoso viale di cedri.

Il 1º settembre 1835 Maria Luigia donò alla Camera ducale di Parma l'immensa proprietà. Negli anni seguenti all'interno del parco furono costruiti su disegno del Gazola altri edifici di servizio, commissionati dalla Duchessa: nel 1843 fu eretto il casinetto del Serraglio, mentre entro il 1846 fu innalzato il Conventino. Nel 1845 l'architetto progettò anche un ampliamento del "Casinetto", che però non fu realizzato.

Alla morte della sovrana nel 1847, la tenuta tornò nella disponibilità dei duchi Borbone, che continuarono a utilizzare il Casino quale residenza di villeggiatura..

Dopo l'Unità d'Italia del 1860, la proprietà pervenne ai Savoia, che spogliarono gli edifici di tutti i loro arredi per inviarli nella villa di San Michele in Bosco di Bologna, nella villa La Petraia di Firenze e nella villa di Poggio a Caiano; le argenterie furono invece portate a Torino. Nel 1865 il parco fu trasformato in riserva reale di caccia. Infine, tra il 1871 e il 1872 i sovrani cedettero la tenuta all'ingegner Severino Grattoni come compenso per la progettazione e direzione dei lavori del traforo ferroviario del Frejus..

Dopo la morte del Grattoni nel 1876, gli ingenti costi di mantenimento e manutenzione convinsero la vedova a mettere in vendita la proprietà. Nel 1883 fu formalizzato l'acquisto da parte dei marchesi genovesi Andrea e Giovanni Battista Carrega, principi di Lucedio..

Nel 1897 Franco, figlio di Andrea, comprò altre proprietà adiacenti, estendendo la superficie complessiva del parco fino all'incirca a 1200 ettari..

XX secolo Nei primi anni del XX secolo il Casino fu sottoposto a lavori di restauro per volere del principe Franco, che si occupò anche della sistemazione del parco, aggiungendo numerose piante esotiche e realizzando alcuni laghi. Alla sua morte nel 1923, la tenuta fu divisa in due parti tra i figli Andrea, che ereditò il Casino dei Boschi, e Giacomo, al quale passò il Ferlaro.

Durante la seconda guerra mondiale la porzione nord del parco fu pesantemente danneggiata a causa dello scoppio dei depositi di munizioni tedeschi che vi erano stati realizzati, colpiti dai bombardamenti alleati; al posto della distrutta pineta di altissimi abeti che vi cresceva, in seguito crebbe spontaneamente una boscaglia..

Nel dopoguerra i principi Carrega affittarono parte della "Prolunga" e della "Corte rustica", nota anche come "Ghetto", a circa 30 nuclei familiari; vi furono impiantate anche alcune attività artigianali, che con alcuni ampliamenti e superfetazioni modificarono in modo incongruo quella porzione del complesso; gli ultimi abitanti abbandonarono il luogo dopo il 1960, mentre il Casino sprofondò nel degrado. Inoltre, nonostante la dichiarazione ministeriale del 1966 di notevole interesse pubblico dei Boschi di Carrega e del Casino dei Boschi,. in quegli anni varie porzioni dell'immenso parco iniziarono a essere lottizzate, con la costruzione di ville private; per impedire la prosecuzione di tale opera, i Comuni di Parma, Collecchio, Felino, Fornovo di Taro e Sala Baganza, insieme alla Provincia di Parma, si associarono in un consorzio, che diede l'impulso all'istituzione nel 1982 del Parco naturale regionale dei Boschi di Carrega da parte della Regione Emilia-Romagna.

Il 9 novembre 1983 un forte terremoto colpì la zona, provocando ingenti danni al Casino dei Boschi, che divenne in parte inagibile.

Nel 1994 i Carrega alienarono il "Casinetto" al consorzio Parco naturale regionale dei Boschi di Carrega, che si occupò del suo restauro; l'ente acquistò negli anni seguenti anche il parco di fronte alla villa, da allora aperto al pubblico, e alcune porzioni del complesso, tra cui la "Prolunga nord" e la "Ghiacciaia piccola".

XXI secolo A eccezione di una parte della "Prolunga sud", ancora abitata, e del "Casinetto", il resto dell'edificio rimase in condizioni precarie, tanto da indurre negli anni seguenti un gruppo di persone a costituire un comitato volto a salvaguardare dal crollo la struttura. Nel 2014 furono raccolti 5 567 voti nel censimento del progetto "I Luoghi del Cuore" promosso dal Fondo Ambiente Italiano, cui l'anno seguente il principe Raffaele Carrega Bertolini manifestò la disponibilità a donare il Casino allo scopo di consentirne il restauro, dal costo stimato di 25 milioni di euro.

Tuttavia, nulla cambiò negli anni successivi e nel 2023 l'ente Parchi del Ducato, subentrato nel 2012 nella proprietà della porzione pubblica del complesso di edifici, decise, suscitando varie critiche, di metterla interamente in vendita unitamente a 3 ettari del parco immediatamente a est, nell'impossibilità economica di effettuare gli indispensabili lavori di recupero. La successiva asta non ebbe successo.

Descrizione L'enorme parco, esteso su una superficie di 2600 ettari, di cui 1400 di preparco, si sviluppa in zona collinare tra i centri di Talignano, Pontescodogna, Collecchio, Sala Baganza e San Vitale Baganza; è attraversato da una serie di viali ad andamento curvilineo e rettilineo, due dei quali conducono al Casino dei Boschi, posto in posizione quasi baricentrica all'interno della tenuta; il grande complesso è composto dalla villa, dalla "Prolunga" con "Casinetto" centrale, dalla "Corte rustica" o "Ghetto", dalla "Casa di Pietra" e dalle ghiacciaie.

Villa

La villa, sviluppata su una superficie complessiva di circa  m², è composta dall'edificio residenziale anteriore, elevato su tre livelli, e dal corpo posteriore a un solo piano, divisi da una corte interna circondata da porticato.