Lartigianato è un'attività lavorativa in cui gli oggetti utili e decorativi sono fatti completamente a mano o per mezzo soltanto di attrezzi: gli articoli prodotti tramite fabbricazione in serie o da macchine non sono artigianato, bensì frutto di produzione industriale.

Il termine è applicato solitamente alle metodologie tradizionali di produrre le merci: gli articoli così prodotti hanno spesso importanza culturale e/o religiosa, e comunque contengono alcune qualità estetiche.

Storia

Nell'antichità la formazione di comunità stabili costituì un incentivo all'artigianato. Il perfezionamento di un particolare manufatto richiese una sempre maggiore specializzazione e quindi la nascita di caste a conoscenza di segreti professionali. Con l'espansione dei centri e la sempre crescente domanda di mano d'opera, si installarono comunità stabili di artigiani, spesso in determinate vie o zone della città. L'allargamento del commercio consentì ad alcuni centri di specializzarsi nella produzione di propri manufatti, come nel caso di Corinto e Samo per i vasi e di Mileto nelle stoffe e nei tappeti rossi.

Lo sviluppo dell'attività artigianale procede di pari passo con quello delle città e del commercio perché la crescente complessità sociale e produttiva di un nucleo urbano in espansione comporta la diversificazione delle attività artigianali. La formazione di una rete di scambi tra città o aree diverse permette una circolazione delle tecniche e delle materie prime, con il doppio risultato di accelerare il progresso di molte lavorazioni e di specializzare la produzione artigianale per aree e per città.

Dal punto di vita sociale la figura dellartigiano non è facilmente inquadrabrile; però è chiaro che l'artigiano diventa tanto più importante ed autonomo quanto più specialista o meno legata al fabbisogno quotidiano è l'attività svolta. Se l'artigiano che produce ciotole per la mensa degli schiavi è probabilmente anch'egli uno schiavo e i ritmi del suo lavoro sono regolati dallo stato, lo specialista che lavora materiali di lusso come il lapislazzuli o crea arredi di pregio gode di più libertà e rispetto sociale. Pertanto è probabile che, accanto ai laboratori statali, soprattutto in città molto dinamiche dal punto di vista commerciale ci fosse un proliferare di piccole botteghe artigiane che con il tempo si trasformavano in vere e proprie imprese.

Antico Egitto L'Antico Egitto e i grandi stati che si sono succeduti nell'area mesopotamica organizzarono anche il lavoro su vasta scala: lo si deduce dalla standardizzazione dei prodotti ritrovati con gli scavi e da testimonianze ricavabili da pitture o bassorilievi. La produzione artigianale degli oggetti d'uso più quotidiano era attentamente programmata e sorvegliata dai tecnici statali. Di grande importanza era la produzione di armi e materiale per l'esercito; ma, parallelamente, esisteva una produzione meno sofisticata di oggetti e beni di lusso (gioielli, unguenti, vasellame decorativo), destinata all'esportazione. Questi oggetti talvolta erano vere e proprie opere d'arte. Sono i commerci gestiti nel Mediterraneo da fenici, cretesi e minoici a dare grande impulso all'artigianato di beni di lusso (vetro, oro, avorio e stoffe pregiate) e alla produzione di vasellami per il trasporto di olio e vino. Si crea dunque un gusto artistico mediterraneo che mescola motivi ornamentali e tecniche di diversa provenienza.

Grecia antica In quasi tutto il mondo greco l'artigianato diventa l'elemento propulsivo del sistema economico: città come Corinto e Atene costruiscono sugli scambi commerciali gran parte delle loro fortune, riuscendo a compensare l'aumento demografico grazie alle maggiori importazioni alimentari ottenute esportando i manufatti. La ceramica, sebbene prodotta in modo quasi industriale (cioè velocemente, senza cura per particolari che rendano l'oggetto unico e riconoscibile), raggiunge un notevole livello artistico. Le botteghe cominciano a differenziarsi per gusto e stile. La figura dell'artigiano acquista valore sociale, nelle città a più forte sviluppo commerciale, non ci sono preclusioni alla carriera politica di conciatori di pelle o fabbricanti di lampade, che anzi dispongono di patrimoni più vasti di molti proprietari terrieri.

Antica Roma Nell'antica Roma la condizione degli artigiani migliorò gradualmente fino a consentire loro di ottenere la dignità di cavaliere. A Costantinopoli, si tesserono particolari vincoli per prevedere una continuità di mestiere nell'ambito familiare. In questo periodo storico le officine imperiali si accostarono, per importanza, alle corporazioni, ed assunsero un ruolo fondamentale per trasmettere le conoscenze e gli uomini in tutte le zone dell'Impero.

La Roma arcaica riconosce le corporazioni di mestiere che riuniscono gli artigiani di un determinato settore: pittori, flautisti, orefici, conciatori, carpentieri, calzolai e vasai. La rapida formazione delle strutture statali moltiplica le figure professionali indispensabili: dagli specialisti che lavorano per l'esercito ai dipendenti della zecca, dai tecnici-artigiani per i lavori di costruzione e mantenimento delle terme ai carpentieri specializzati in teatri, dai tintori di tessuti agli specialisti in giochi d'acqua per ville e palazzi.

In epoca imperiale si forma anche un collezionismo di opere d'arte del passato che tende ad attribuire dignità artistica al lavoro artigianale e incrementa le attività di riproduzione dei grandi capolavori dell'arte greca. La creazione di un vasto impero porta alla specializzazione territoriale di molte produzioni (metallurgia nelle province occidentali; ceramica e prodotti tessili in Gallia) mentre la forte concorrenza provinciale danneggia progressivamente la produzione italica. Se le piccole imprese artigianali davano lavoro a quattro-cinque persone, sembra che grandi manifatture potessero avere anche un centinaio di addetti fra artigiani e operai. Alcuni studiosi hanno individuato nel sistema produttivo di epoca imperiale sistemi pre-industriali: nella Gallia Narbonese si pensa esistessero grandi laboratori con complessi di duecento forni. È stato calcolato che in Egitto una fornace con un unico camino e con un lavoro suddiviso tra vasai e assistenti fuochisti potesse produrre fino a quindicimila anfore all'anno. Alcuni documenti testimoniano anche veri e propri scioperi di operai specializzati di piccole manifatture che rivendicano aumenti salariali.

Non si ebbe però un reale passaggio dalla produzione artigianale a quella industriale: la transazione fu frenata, tra l'altro, dagli alti costi di trasporto delle merci, che danneggiavano l'esportazione dei prodotti d'uso comune, o dalla relativa semplicità e inimitabilità delle tecniche manifatturiere, che impedivano a un'unica impresa di assumere una posizione nettamente dominante sul mercato. Tra tutte le corporazioni, una delle più ricche fu quella dei muratori che già ai quei tempi poteva concedersi il lusso di riunirsi in locali appositi, chiamati logge. Nello stesso periodo la considerazione degli artigiani nel mondo islamico era piuttosto scarsa, mentre in Oriente fiorì l'attività artigianale presso i centri religiosi e le corti; in Cina la pittura venne avvicinata alla poesia come grado di importanza, a scapito della scultura.

Medioevo

Nel basso Medioevo, a causa dello spopolamento dei centri urbani, l'attività artigianale proseguì quasi esclusivamente nei monasteri e nella sede della corte. Nei regolamenti comunali, alcune attività ritenute fastidiose per i fumi o i rumori vennero decentrate in zone periferiche. In questa fase si diffusero le botteghe a conduzione familiare e iniziarono ad essere regolamentati i rapporti tra maestro e operaio. L'organizzazione delle officine imperiali si ritrovò, con molte somiglianze, nei cantieri dell'epoca che riunivano sotto la guida del capomastro, artisti, muratori, falegnami, orefici, ecc.

Nel secolo IV gli artigiani sono ormai legati a corporazioni di mestiere, che si fanno garanti del pagamento di tasse fisse. In questo modo la professione diventa ereditaria. Con la graduale riduzione dei mercati e la regressione del mondo urbano, l'organizzazione economica dell'età imperiale, altamente specializzata e diversificata, subisce una profonda trasformazione. La produzione artigianale, strettamente legata allo sviluppo della città, subisce una grave contrazione. Il processo di disgregazione economica si conclude con il frazionamento politico dell'impero e l'insediamento di nuove popolazioni che riorganizzano le attività produttive su esigenze differenti e nell'ambito di un nuovo mercato a scala regionale, se non addirittura locale. L'artigianato si concentra perlopiù sulla produzione di armi e attrezzature militari per la classe di guerrieri, dominante nel nuovo ordine di cose. L'apporto delle tecniche metallurgiche dei popoli non romani è importante e incide sulla produzione artigianale. I longobardi, soprattutto dopo la conversione al cristianesimo e la piena integrazione delle maestranze italiche, sviluppano una produzione artigianale che si segnala soprattutto nelle arti decorative (monili e gioielli) e nella scultura.

Tuttavia, al di fuori dei centri che mantengono un'importanza politica, le tecniche si riducono e si semplificano, portando a un artigianato non specialistico di sussistenza, cioè ridotto alla produzione degli oggetti necessari alla sopravvivenza quotidiana; perlopiù si tratta di strumenti di lavoro in legno. L'economia curtense, chiusa all'interno del feudo signorile, consolida questo modello con la formazione di un piccolo artigianato di villaggio che garantisce alla comunità e al castello una serie di lavorazioni. Emerge, come accadeva nei villaggi del mondo antico e nelle società tribali, la figura del fabbro, che produce le armi per il signore e i suoi soldati e si occupa della ferratura dei cavalli. La nuova organizzazione sociale di tipo feudale, che riconosce il potere solo nella proprietà della terra, lo relega però a un ruolo subalterno che non gode di particolare prestigio.

La scarsa circolazione delle merci ostacola lo sviluppo tecnico. Soltanto a partire dal secolo X la rinascita agricola permette un nuovo e significativo sviluppo dell'artigianato nell'ambito contadino grazie alla diffusione di nuovi strumenti sia nei villaggi sia nei centri più grandi, dove si rivitalizza l'attività commerciale. I centri con fiere e mercati danno un impulso particolare alla produzione artigianale, che comincia a specializzarsi localmente e a diversificarsi anche grazie all'utilizzazione di materiali sino ad allora rari o addirittura sconosciuti.

I commerci via mare richiedono la costruzione di navi. Le città si ampliano e si arricchiscono di monumenti e di edifici pubblici, sollecitando così l'artigianato connesso con l'edilizia, dalla produzione di mattoni alla lavorazione di marmi, pietre e materiali di pregio. Nel secolo XII il processo è ormai consolidato in tutta Europa. Le città si differenziano con lavorazioni che vengono poi esportate o producendo merci ulteriormente lavorate altrove.

Firenze si specializza nella produzione di tessuti di lana, togliendo il primato a Lucca, che si concentra nella lavorazione della seta. Le città delle Fiandre scelgono la produzione di armi, attrezzi in ferro, velluti e broccati, ma raggiungono il primato in Europa nella lavorazione di tessuti di lana di lusso, anche grazie alla qualità della materia prima.