Le campagne di Nadir furono una serie di conflitti combattuti fra l'Impero persiano e l'Impero ottomano dall'inizio alla metà del XVIII secolo in Eurasia centrale.

Le campagne di Nadir Shah portarono alla detronizzazione della dinastia safavide in Persia ed alla dinastia Hotak afghana. Col crollo e la frammentazione dell'impero dopo la presa della capitale persiana di Isfahan ad opera degli afghani, un pretendente al trono safavide, Tahmasp II, accettò il generale Nader (un piccolo signore della guerra della provincia di Khorasan) al suo servizio. Dopo aver soggiogato l'Iran nord-occidentale e neutralizzato gli afghani abdali, si pose come diretto vassallo di Tahmasp II e marciò contro gli afghani Hotak occupando il resto del paese. In una serie di incredibili vittorie gli afghani vennero decimati e Tahmasp II poté ritornare sul trono e restaurare la monarchia safavide.

Nadir durante la successiva restaurazione safavide fece delle campagne per recuperare quelle parti dell'Impero persiano andate perdute a favore di ottomani e russi. Dopo una breve guerra della durata di cinque anni, Nadir riuscì a restaurare la frontiera occidentale della Persia e reimpose la sovranità persiana sul Caucaso. I suoi strabilianti successi militari gli garantirono il sostegno popolare che spinse Nadir a portare a compimento un colpo di stato contro la monarchia safavide nel quale ebbe il supporto unanime dell'élite persiana. La prima campagna di Nadir Shah come monarca fu quella contro la dinastia degli Afsharidi nella quale soggiogò per intero il territorio del moderno Afghanistan. Il risultato dell'acquisizione dell'Afghanistan fu per Nadir la disponibilità ora di un passaggio diretto per l'invasione dell'Impero Moghul in India. In una delle sue campagne più straordinarie attraversò il passo di Khyber con soli uomini e discese quindi nel cuore delle terre dei Mughal dove si scontrò con l'esercito indiano, vincendo un'armata nemica di sei volte superiore alla sua in meno di tre ore. Alla fine delle lotte l'imperatore Mughal divenne suo vassallo e quindi Nadir marciò verso Delhi dove razziò la città e ne massacrò la popolazione dopo che i locali si erano rivoltati contro la sua occupazione.

Il ritorno di Nadir nelle terre dell'Impero persiano segnò una nuova era di guerre nelle regioni dell'Asia centrale. Nadir espanse l'egemonia persiana in Asia sorpassando addirittura la grandezza dell'impero persiano nei tempi antichi sotto la dinastia dei Sassanidi. A questo punto però Nadir iniziò a peggiorare nello stato della sua salute mentale che lo portò a frequenti paranoie e manifestazioni di pazzia. Le sue successive campagne contro i Lezgisi lo portò in crisi e ancor peggio fu l'abbandono dell'assedio di Baghdad per una negligenza del generalato di Nader. Nadir continuò la sua brutale soppressione dei dissidenti in tutto l'impero ed alienò molti dei suoi sottoposti e consiglieri più fidati. Fece cavare gli occhi al suo erede e dichiarò traditori molti dei suoi leali sudditi, fatto che fece scoppiare una ribellione contro di lui.

Gli ultimi anni del governo di Nadir vennero caratterizzati da una serie di campagne militari nelle quali i ribelli vennero schiacciati in maniera brutale e crudele. In una delle sue ultime battaglie, presso Kars contro gli ottomani, annientò l'esercito turco inviato contro di lui da Istanbul per raggiungere un accordo di pace. Alla fine venne assassinato da una parte dei suoi ufficiali, mentre si trovava nella sua tenda. La morte di Nadir portò all'inizio di un periodo tribolato e sanguinoso della storia iraniana con continue guerre civili che bloccarono la nazione per più di un secolo sino alla presa di potere da parte della dinastia Qajar con Agha-Mohammad Khan Qajar.

Conquista del Khorasan

Ribelli e separatisti Negli anni venti del XVIII secolo iniziarono a manifestarsi delle rivolte come diretta conseguenza della rivolta afghana nelle province orientali dell'Impero persiano, rivolte che portarono all'invasione guidata dal capo Hotak, Mahmud Hotak. In uno scontro mirato, Mahmud inflisse un'umiliante sconfitta alle forze imperiali persiane inviate da Isfahan a Gulnabad per guerreggiare, battaglia dopo la quale marciò sulla stessa capitale e la prese in un terribile assedio.

Un cortigiano di Isfahan di nome Malek Mahmoud Sistani raggiunse un accordo coi conquistatori afghani Hotak secondo il quale egli avrebbe organizzato un regno indipendente nel Khorasan in cambiò del riconoscimento di Mahmud come scià di Persia. Sistani cercò quindi di recuperare gran parte della regione dai ribelli e dai locali signori della guerra e in un lasso di tempo relativamente breve la capitale Mashad fu nelle sue mani. A questo punto Nadir si era stabilito nella fortezza di Kalat a nord di Mashad con una forza di soli uomini e si era dedicato a razziare il territorio di Sistani, anche se i due eserciti non si scontrarono mai direttamente e queste razzie ebbero ben pochi effetti sul governo di Sistani nella regione.

Tahmasp II e l'assedio di Mashhad Dopo la conclusione dell'assedio di Isfahan, Mamud inviò un contingente dei suoi soldati afghani per soggiogare Qazvin dove un nuovo pretendente safavide, Tahmasp, aveva organizzato una rivolta e si era autoproclamato scià di Persia. Quest'ultimo venne costretto ad abbandonare Qazvin ma non poté rimanere comunque nella regione in maniera permanente in quanto l'area era insicura. Tahmasp venne inseguito da ovest del paese e solo ad Astarabad trovò rifugio presso il fedele signore della guerra Fathali Khan del clan dei Qajar.

Stabilendo che era troppo presto per marciare su Isfahan per liberare il cuore della Persia, i due decisero di iniziare dalla regione di Khorasan dove avrebbero trovato nuovi alleati e truppe che avrebbero seguito le loro bandiere. Marciando verso Khorasan entrarono in contatto con Nadir la cui lealtà divenne loro manifesta quando offrì le sue armate. Una forza combinata di uomini pose assedio a Mashad con Sistani come comandante in capo e Pir Mohammad intrappolato nelle mura della città. Tahmasp aveva sviluppato una relazione sempre più tesa con Fathali Khan e le tensioni peggiorarono ulteriormente il 10 ottobre 1726 quando Nadir portò a Tahmasp una lettera intercettata il cui contenuto mostrava chiaramente una linea di comunicazioni clandestine instaurate tra Fathali e Sistani. Nadir, temendo che il contingente dei Qajar avrebbe potuto lasciare la sua armata se fosse stato minacciato il suo leader, consigliò Tahmasp di lasciarlo in vita per il momento. Tahmasp, pur in accordo col parere di Nadir, fece ad ogni modo giustiziare Fathali il giorno successivo.

Al contrario di quanto previsto, il contingente Qajar rimase con l'esercito lealista malgrado la decapitazione di Fathali e con Nadir entrarono nella città forzando Sistani a cercare rifugio nella cittadella per poi arrendersi poco dopo.

Dopo l'assedio Lo sconfitto Malek Mahmoud Sistani venne sorprendentemente trattato con cortesia in un tentativo di conciliazione e gli venne concesso di trascorrere la sua vita in esilio (anche se venne fatto uccidere l'anno successivo quando iniziò a divenire sospetto agli occhi di Nadir). Il risultato dell'assedio fu la cessione del Khorasan a Tahmasp oltre a conferire la posizione privilegiata che era stata di Fathali ora a Nadir, unica persona ad avere sufficienti forze da poter supportare le armate del pretendente. La sua conquista del Khorasan permise ai lealisti di organizzare una nuova spedizione ad est verso l'Herat.

La conquista dell'Afghanistan occidentale

La conquista dell'Afghanistan da parte di Nadir Shah consistette in una serie di combattimenti intermittenti e fluidi che culminarono nelle operazioni militari finali contro gli afghani Adbali. Nadir avendo recentemente concluso una vittoriosa campagna contro il proprio monarca e principe, l'umiliato Tahmasp II, lo cacciò da Mashad il 4 maggio 1729 assicurandosi comunque di poter controllare gli spostamenti dello scià.

Il conflitto iniziò ad acquisire importanza quando l'armata di Nadir perfezionò le proprie tattiche ed acquisì maggiore esperienza utilizzando una mortale cavalleria leggera, sperimentandola per la prima volta nella battaglia di Mihmandoost (dove gli afghani ebbero una sonora sconfitta dalle armate di Nadir). Gli Abdali consistevano in razziatori al comando di Allahyar Khan, governatore di Herat, concentrati attorno a Kafer Qal'eh ed un altro distaccamento di uomini guidati dall'impetuoso comandante Zulfaqar Khan che si stava avvicinando da sud. Dopo marce e contromarce, dozzine di schermaglie, cariche e ritirarem Nadir si trovò pressato continuamente in battaglia e con davanti un futuro incerto.

La strada per Herat La battaglia di Kafer Qal'eh fu una vittoria tattica per Nadir dopo la quale Allahyar Khan venne inseguito e battuto nuovamente. Al culmine della battaglia gli scout di Nadir gli riportarono la notizia che Zulfaqar Khans si stava avvicinando. Una colonna di truppe persiane venne inviata a marciare attorno all'esercito di Allahyar Khan con tamburi da battaglia e corni con l'ordine di suonare la vittoria di modo che gli avversari fossero indotti a pensare che gli uomini di Zulfaqar Khan fossero già stati sconfitti, inganno che funzionò e portò ad una ritirata del nemico.Ghafouri, Ali(2008). History of Iran's wars: from the Medes to now,p. 371. Etela'at Publishing

Quando Allahyar stava tornando verso Herat, Nadir mosse parte del suo esercito ad inseguirlo mantenendo il grosso degli uomini con sé, ma prima che quest'azione potesse concretizzarsi l'area venne spazzata da una tremenda tempesta di sabbia che rese impossibile ogni altra azione bellica e consentì alle forze di Abdali di ritirarsi verso Herat senza problemi.

L'intera campagna era stata un insieme di schermaglie, marce e piccole azioni dove Nadir aveva dato modo di eccellere come stratega d'eccezione anche in situazioni impossibili come quella relativa all'imminente arrivo di Zulfaqar. La campagna militare, per quanto straordinaria, non portò alla distruzione degli Abdali e Nadir con le sue forze dovette inseguirli in un'ultima campagna finale ad Herat.

Soggiogazione di Herat Quando venne il tempo della battaglia finale nell'Herat una carica frontale degli abdalidi venne fermata dai moschetti della fanteria di linea persiana rompendo nel contempo l'impeto della carica degli afghani e costringendo gli abdalidi a far capitolare la città. Herat venne quindi sottoposta ad un pesante bombardamento da parte dei cannoni e dei mortai persiani che convinse il governatore locale, Allahyar Khan, a chiedere la pace in cambio del riconoscimento della sovranità persiana su Herat.

Ramificazioni strategiche e tattiche Con gli abdalidi ed Herat portati nell'orbita dell'Impero persiano ora Nadir poté dedicarsi al cuore della Persia ed alla liberazione di Isfahan. Nadir ebbe modo di dimostrare la potenza del suo sistema militare e la forza della sua artiglieria combinata con la cavalleria. Il sistema tattico diede il suo test definitivo nelle battaglie di Mihmandust e Murche-Khort.

Restaurazione safavide

La restaurazione safavide al trono di Persia ebbe luogo nell'ultima parte del 1729 con una serie di battaglie combattute tra Nadir, il comandante in capo delle truppe di Tahmasp e Ashraf Hotak. Malgrado stesse combattendo nominalmente per reinsediare Tahmasp al potere, la vera autorità rimaneva a Nadir che, dalla spedizione nel nord del Khorasan, aveva cercato di costringere Tahmasp II a proclamarsi suo vassallo. Gli afghani vennero espulsi dall'Altopiano iraniano e l'anno successivo l'area venne riannessa da Nadir e riassorbita nell'Impero persiano.

Battaglia di Mihmandoost