Il monastero di Santa Maria del Lavello (propriamente convento e santuario) è un complesso di locali disposti intorno a due chiostri con chiesa annessa, edificato tra il XIV e il XV secolo dai frati dell’Ordine dei Servi di Maria. Si trova nella località Lavello, nel comune di Calolziocorte, in provincia di Lecco, Lombardia.
Storia
Età antica Il territorio del Lavello, che si estende sulla riva sinistra del fiume Adda ai piedi dei monti della Valle San Martino, era già abitato in epoca romana, almeno dal I-II secolo d.C., datazione di un’epigrafe incisa su una lastra di marmo dedicata alla dea Diana, rinvenuta a Lorentino frazione di Calolziocorte. Probabilmente, considerando le caratteristiche ambientali e morfologiche, la località doveva essere antropizzata anche in epoca precedente; tuttavia non si hanno testimonianze al riguardo. L’insediamento romano del Lavello sova forse in prossimità di un guado tra Olginate e Calolziocorte, dove la corrente dell’Adda rallenta, permettendo in tal modo l’attraversamento del fiume. Sotto la superficie dell'acqua sono stati trovati i resti di cinque piloni appartenenti a un ponte e una diga leggermente arcuata del III secolo in prossimità della riva. La costruzione che ipoteticamente fu costruita in questo periodo storico, possibilmente a fini strategici, può essere considerata precursore di numerosi interventi successivi. Nei pressi del ponte romano si scontrarono gli Eruli e i Goti guidati dal comes Pierius, comandante delle truppe di Odoacre.
Età medievale Con l’arrivo dei Longobardi, il Lavello divenne di pertinenza del Ducato di Bergamo, il cui confine occidentale era costituito dall'Adda. Per l'anno della caduta del regno longobardo ad opera di Carlo Magno, il 774, si è a conoscenza del più antico abitante della Val San Martino ricordato dalle fonti, un certo Rado de Curte. Già dai tempi del re longobardo Astolfo, il Lavello rientrava all’interno della corte regia di Almenno, nella bergamasca: questa venne donata nel 892 dall’imperatore Guido allo zio Corrado, capostipite dei Conti di Lecco.
Nel corso del X secolo, in un periodo caratterizzato dal fenomeno dell’incastellamento, doveva essere sorto il castello del Lavello, probabilmente sviluppatosi a partire dal centro fortificato della corte. Infatti un diploma imperiale di Enrico II del 1014 conferma al vescovo di Bergamo Alcherio la corte di Almenno e i castelli di Lavello e di Brivio, ricevuti in dono dal conte Attone di Lecco e sua moglie Ferlinda per volontà testamentaria. Nel 1026 l'imperatore Corrado II riconferma la donazione, a sua volta ribadita nel 1147 dall’imperatore Enrico III e successivamente da Federico I Barbarossa nel 1183. In questo periodo, XII secolo, la località si trovava sotto il controllo del Comune di Bergamo, mentre una chiesa di San Simpliciano “de Lavello”, con servi, feudo ed ogni pertinenza, venne attribuita all’omonimo monastero di Milano, poi scomparso. È questa la prima menzione di una chiesa in località Lavello, probabilmente sorta come cappella di pertinenza del castello. Quest’ultimo e le terre circostanti erano appartenenti alla città di Bergamo, come indica lo Statuto del Comune del 1277. Prima della fine del XIII secolo cambiò la dedicazione della chiesa di Lavello, che il Liber notitiae sanctorum Mediolani di Goffredo da Bussero annoverava come chiesa di Santa Maria al Lavello. L'edificazione di una chiesa fa immaginare a una nuova funzione, oltre a quella puramente strategica e funzionale incontrata durante l'età antica: sul territorio del Lavello iniziavano ad apparire delle strutture tipiche di una piccola società.
Il Trecento vide la prima attestazione del comune rurale di Lavello (1313), mentre il territorio e il castello si trovarono implicati nelle guerre viscontee; infatti, nel 1373 il signore di Milano Bernabò Visconti distrusse la fortezza, mentre la chiesa dovette subire dei danni notevoli, perché al suo interno non si officiava più il culto. All'inizio del secolo successivo il condottiero Pandolfo III Malatesta fu sconfitto nei pressi della località dal Carmagnola alle dipendenze di Milano. Tuttavia solo un decennio dopo, nel 1428, la Valle San Martino passò sotto il dominio di Venezia e con la pace di Lodi del 1454 si definì l’Adda come confine tra la Repubblica Serenissima e il Ducato di Milano.
Tra i resti della chiesa e degli edifici contigui, nella seconda metà del XV secolo, trovarono rifugio alcuni eremiti, in cerca di un’oasi di pace, il cosiddetto desertum, lontano dal caotico e bellicoso saeculum. Uno di questi anacoreti, Jacopino, lavorando tra i ruderi della primitiva chiesa, scoprì una fonte miracolosa posta sotto un’antica sepoltura. Martino, un bambino infermo e paralizzato, riacquistò la salute dopo essere stato immerso dalla madre nell’acqua prodigiosa: fu il primo di 53 eventi miracolosi riportati dalle cronache dell’epoca. Il luogo divenne quindi meta di pellegrinaggi, tanto che intorno al 1486 alcuni frati dell’Ordine dei Servi di Maria, provenienti da Bergamo, si insediarono al Lavello, procedendo alla costruzione di una nuova chiesa. Tre anni dopo, un’assemblea presieduta dal parroco di Calolzio delegò alcuni notabili della Val San Martino a scegliere la comunità religiosa più adatta cui affidare l’assistenza del Lavello: la preferenza cadde proprio sui Padri Serviti del convento di San Gottardo in Bergamo, i quali, sotto la guida del priore Callisto Rota, si insediarono ufficialmente in numero di sei. Nel 1490 la nuova chiesa di Santa Maria venne consacrata da parte del vescovo suffraganeo dell’Arcivescovo di Milano, durante una sontuosa celebrazione alla presenza dei valsanmartinesi. Grazie alle elemosine e agli introiti provenienti dalla considerevole fiera che si svolgeva ivi almeno dal 1493, i Serviti iniziarono nel 1510 l'edificazione del convento.
Epoca moderna
Nel corso dei decenni successivi ai religiosi furono donati ampi terreni intorno al convento e altri beni, come alcuni mulini, oppure gli stessi procedettero all'acquisto di alcuni edifici o al loro riattamento. Anche la chiesa subì un ingrandimento verso la fine del XVI secolo. Oltre alle spese di ristrutturazione, una buona parte dei ricavi vennero indirizzati all'acquisto di arredi e suppellettili sacri ad ampliamento della dotazione della chiesa o in sostituzione di quelli usurati o dispersi, come per esempio una teca e un ostensorio per la reliquia di Sant’Apollonia. Durante l’esistenza della comunità servita, i Padri entrarono in controversie con gli abitanti del luogo, con la parrocchia di Calolzio e con le autorità religiose milanesi; subirono persino una scomunica da parte di Carlo Borromeo (revocata poco tempo dopo).
Questo relativo periodo di prosperità fu bruscamente interrotto nel 1629 dalla calata dei Lanzichenecchi con il loro strascico di devastazioni e l’anno successivo dall’epidemia di peste: il convento fu trasformato in lazzaretto e i frati perirono uno dopo l’altro nella loro opera di assistenza ai malati. Passato il flagello, i Padri Serviti dovettero ripristinare la chiesa e il convento, riportando alla luce gli affreschi coperti da imbiancature e fumi. La ripresa fu lenta e faticosa: ricominciarono le opere di ampliamento della struttura e si diede l’avvio a diversi lavori di sistemazione e rifacimenti, che segnarono l’inizio di un nuovo periodo di prosperità lungo tutto il XVIII secolo, nonostante gli usuali contrasti con le personalità del luogo o con quelle venete e milanesi. Ma il 5 settembre 1772 il Senato veneto decretò la soppressione del convento al Lavello, costringendo così il priore e i frati a trasferirsi a Bergamo, mentre i beni venivano posti all'asta. Il complesso invece fu oggetto di contesa fra la parrocchia e la Vicinia di Corte, Foppenico e Lavello, che ottenne dalle autorità veneziane lo ius patronato laicale del soppresso convento. La chiesa nel frattempo perse la sua centralità devozionale; infatti col tempo della fonte miracolosa non si seppe più nulla.
Contemporaneità
Verso la metà dell’Ottocento, il comune di Corte dispose con apposita delibera l'intendimento di subentrare alla Vicinia del Lavello nell'amministrazione e nella proprietà dei beni, che ottenne successivamente nel 1872. Con alterne fortune, nel corso dei decenni successivi, si cercò di riportare il complesso ai fasti del passato, tanto che nel 1912 si pensò di istituire una comunità monastica al Lavello, progetto mai realizzato. Nel 1944 il neonato comune di Calolziocorte approvò la cessione della chiesa e di due ambienti del complesso conventuale del Lavello alla parrocchia di Calolzio. Infine i danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale furono sanati grazie alla generosità dei fedeli, cosicché nel 1948 la chiesa riaprì al culto. La chiesa del Lavello è assegnata alla parrocchia di Foppenico, mentre il santuario e il convento sono stati riaperti al pubblico grazie all'operato della Fondazione Monastero di Santa Maria del Lavello, costituita nel 2003, che ha propugnato assidui e puntuali lavori di restauro.
Descrizione Architettura della chiesa
L’evoluzione architettonica della chiesa può essere suddivisa in tre periodi differenti. Il periodo I è esemplificato da un edificio romanico, databile intorno al XII/XIII-XV secolo. Verso la parete nord est del santuario gli scavi archeologici hanno portato alla luce una piccola chiesa a navata unica, con una singola abside semicircolare orientata ad est. La muratura era costituita da blocchi di calcare in alzato per 1,30 m., a quel tempo probabilmente affrescata. La porta a doppio battente si apriva verso l'interno, mentre nella parte opposta si innalzava l'altare, situato nel centro, decorato a fresco sui tre lati rivolti ai fedeli, con un ripostiglio per le reliquie. Infine si può ipotizzare la presenza di un tetto con capriate a vista e coperto da tegoloni. La pavimentazione venne rifatta diverse volte posizionando uno strato sull'altro. Doveva già essere presente fin dalle prime fasi una primitiva vasca per l’acqua. Inoltre sono state rinvenute alcune tracce di accensioni di un focolare, indice di uno stato di abbandono della struttura, che forse divenne un ricovero di fortuna. In aggiunta si sono riscontrati segni evidenti causati da episodiche alluvioni ed esondazioni, che portarono alla spoliazione dell’edificio, sottoposto a continui ripristini. Dopo l’ultima calamità la chiesa venne abbandonata. Di questo periodo è stato ritrovato un denaro d’argento del nord Italia (1039-1125).
Negli ultimi due decenni del Quattrocento (periodo II) venne realizzato un nuovo edificio di culto, di proporzioni maggiori, a unica navata monoabsidata. Sulla parete meridionale all’interno di una nicchia fu costruita una vasca, indirizzata quasi sicuramente per l'acqua miracolosa, e un'altra parallela collegata alla prima. Nel 1490 venne ufficialmente consacrata la chiesa e affidata ai Serviti che vi risiedevano almeno già dal 1486. L’area esterna alla chiesa subì delle modificazioni, con l’erezione di una camera quadrata e forse con la costruzione di un portico.