La storia del porto di Siracusa inizio nel lontano V secolo a.C., quando l'egemone città greca estendeva i suoi rapporti commerciali-militari su vasta parte del Mediterraneo, e proseguono tutt'oggi nel XXI secolo, avendo mutato innumerevoli volte contesto e appartenenza.

Il porto e le origini di Siracusa

Gli approdi di Siracusa, a nord e a sud della città, sono considerati tra i più antichi scali marittimi del Mediterraneo. Il mare è da sempre stato un elemento decisivo nella storia dell'uomo, la città di Siracusa fin dalle sue origini ha avuto un legame profondo con esso, lo stesso luogo geografico occupato dalla città di Siracusa è stato modellato dal mare in quanto esso lo ha ricoperto e scoperto per diverse volte, lasciando le sue tracce nei fossili di conchiglie e pesci che oggi ricoprono la pietra bianca di Siracusa, ritirandosi definitivamente solo in un'età geologicamente vicina alla nostra; l'emersione della piana di Siracusa risale infatti a soli 20.000 anni fa.

Nonostante l'assenza di fonti che possano stabilire con certezza la provenienza del popolo dei Siculi, il quale ha lasciato testimonianze archeologiche del proprio insediamento presso Ortigia, è però possibile che questo sia giunto nella costa siracusana dal mare, stabilendosi nell'isola dalla forma allungata. Del resto anche gli antichi greci, provenienti da Corinto e guidati da Archia, dopo aver attraversato il mar Egeo e oltrepassato il tratto più profondo del Mediterraneo scoprirono anzitutto la costa siracusana, e il loro primo approdo fu di fronte al porto Grande, presso i Pantanelli, là dove oggi sorge la riserva naturale fiume Ciane e delle Saline e l'Area marina protetta Plemmirio; probabilmente attratti dalla grande baia naturale formata dalla punta dell'isola di Ortigia e da quella della penisola della Maddalena.

Una volta finite le battaglie per la conquista del territorio tra siculi e greci, il porto assunse una crescente importanza che sicuramente contribuì a rendere il nome della città famoso nel Mediterraneo. Il porto, estremamente attivo a livello commerciale e militare, era di fondamentale importanza per espandere le proprie conoscenze ed accogliere i nuovi venuti o difendere la città da nuovi invasori. Non a caso infatti le grandi battaglie della città si svolsero principalmente in mare, come la difesa dai continui assalti dei cartaginesi, al tempo in cui Cartagine bramava l'intera conquista della Sicilia, o i rapporti diplomatici instaurati con l'Egitto tolemaico e le colonie fondate sui due versanti del mar Adriatico: Ankon, Spalato, Lissa, Ragusavecchia solo per citarne alcune, tra le più lontane. I collegamenti portuali erano vitali per mantenere i rapporti con il mondo all'epoca conosciuto. Platone compì i suoi tre viaggi da Atene approdando nel porto di Siracusa. Nella sua trimillenaria storia si può certamente affermare che il porto della città è stato meta di arrivi e partenze illustri, giocando sempre un ruolo primario nella vita sociale della città.

Le grandi battaglie dell'età antica La flotta navale di Atene

La più grande guerra dell'antichità, dopo la leggendaria guerra di Troia, passata alla storia con il nome di guerra del Peloponneso, coinvolse a pieno la polis di Siracusa e ne fece una giocatrice fondamentale nello scacchiere bellico venutosi a creare. Giunta per mare nella costa siciliana con la ferma intenzione di conquistare e sottomettere Siracusa, alleata di Sparta e pericolosa rivale nel mondo greco occidentale, Atene subì la sconfitta più pesante di tutta la sua storia di grande potenza mediterranea. Non solo per terra, gli ateniesi vennero pesantemente sconfitti anche per mare: Atene aveva spedito contro Siracusa le sue migliori forze navali, ma queste furono annientate nelle acque del porto Grande. Le conseguenze storiche di questa guerra furono enormi.

Avvennero due fondamentali battaglie navali tra ateniesi e siracusani: nella prima battaglia navale vinsero gli ateniesi; nella seconda battaglia navale ebbero la meglio i siracusani.

Archimede, i Romani e gli specchi ustori

Il porto di Siracusa fu nuovamente al centro di un'altra grande e importante battaglia quando i romani assediarono con vasta armata sia di terra che di mare la città di Siracusa, anch'essi animati dall'intenzione di conquistarla e portarla sotto il loro dominio. La città che in quel momento era priva di una solida guida e si era alleata con l'acerrima nemica Cartagine, trovò infine nel siracusano Archimede la guida per una difesa che sarebbe durata anni e avrebbe fatto disperare i più esperti generali dell'antica Roma. Il genio di Archimede riuscì infatti a bloccare per molto, molto tempo ogni tentativo dei romani di assalire la città dal mare, distruggendo le loro navi con invenzioni che l'occhio umano non aveva mai visto prima; tra tutte la più famosa è senz'altro quella degli specchi ustori che fecero colare a picco nel porto siracusano le navi della flotta romana.

Archimede non concedette tregua alla flotta romana, tanto che secondo Polibio il generale Marco Claudio Marcello esasperato esclamò:

Il porto durante il Medioevo Il porto durante l'epoca della Sicilia araba Il geografo arabo Idrisi così descrisse Siracusa ed il suo porto intorno all'XI secolo:

Siracusa ne uscì distrutta dall'assedio e dalla conquista degli arabi; questi dopo aver messo in atto un blocco navale per impedire alla popolazione assediata di essere rifornita di cibo via mare, si dedicarono all'assalto delle mura e dopo quasi un anno di resistenza tra gli stenti e le atrocità, gli arabi riuscirono ad entrare, distruggendo e saccheggiando l'intera città. Fatta schiava la popolazione supersiste, la portarono con sé nella loro nuova capitale dalle origini fenice, Palermo. Tuttavia dalla descrizione emersa da Idrisi qualche tempo dopo, la città dovette rissolevarsi e riprendere un ruolo commerciale, dove ancora una volta risaltano le caratteristiche del suo porto naturale.

Battaglia navale tra Ruggero il normanno e Benavert l'arabo

Con queste parole Ibn Hamdis, il poeta arabo-siciliano più famoso dell'epoca, descriveva la perdita di Siracusa, per molti storici la sua patria natia, divenuta nuovamente di fede cristiana con la sconfitta degli arabi e la vittoria dei normanni. Nonostante le dure vicissitudini passate, Siracusa risulta ancora il perno della difesa dell'intera Sicilia: fu infatti nel suo porto Grande che si contesero la corona i nuovi venuti, i normanni, e i passati conquistatori, gli arabi, nella figura dell'ultimo emiro conosciuto con il nome occidentale di Benavert, signore di Siracusa, che affrontò il conte Ruggero di Altavilla e la sua flotta portatasi nelle acque del porto. Durante la lotta l'emiro cercò l'arrembaggio alla nave di Ruggero, ma ferito nel tentativo cadde in mare e affondò con la sua pesante armatura. Il conte normanno colpito dal coraggio del suo avversario diede ordine di ripescare il corpo di Benavert e inviarlo in Africa, dagli Ziriti.

Le fortificazioni della Spagna e il porto franco La Spagna regnò per molti anni sulla Sicilia. Gli spagnoli fecero di Siracusa una fortezza dandole grandi mura costruite però con la distruzione dei preziosi ed antichi monumenti di epoca greco-romana. Nel 1300 Federico d’Aragona attribuisce con un decreto, che sarà riconfermato poi dal re Martino I, all'area portuale di Siracusa il titolo di porto franco, concedendole il privilegio di avere il monopolio dello sbarco e dell'imbarco per tutta la Sicilia Orientale, come ringraziamento per essersi schierata dalla parte della corona di Aragona contro i rivali Angiò. Ciononostante la città ebbe a soffrire le restrizioni volute dalla corona spagnola e altre lotte si verificarono per tali motivi nei secoli successivi.

Il porto in epoca moderna Nelson, Napoleone Bonaparte e la venuta al porto di Siracusa

L'ammiraglio Horatio Nelson, passato alla storia per essere riuscito a sconfiggere la flotta di Napoleone Bonaparte nelle acque egizie durante la battaglia del Nilo, prima di giungere in Egitto fece tappa con la sua flotta britannica al porto di Siracusa, nel giugno del 1798. L'obiettivo era quello di rifornire le navi inglesi di provviste sufficienti ad affrontare l'arduo viaggio. Durante quei giorni Nelson si recò alla fonte Aretusa, rinomato specchio naturale d'acqua dolce che confina con il mare salato, separato da esso solo da un muro che evita il mescolarsi delle due acque. Nelson rimase affascinato da tutto ciò e il 22 luglio di quell'anno scrisse agli Hamilton:

Horatio Nelson ringraziò i siracusani per aver dato cibo e acqua alle navi della sua flotta, ed è da notare il particolare riferimento che fa alla Fonte Aretusa, vedendola come un simbolo di buon auspicio, come se la leggenda di Aretusa potesse portar fortuna alla causa dell'Inghilterra. Coincidenza volle poi che Nelson riuscì realmente a sconfiggere la flotta di Napoleone Bonaparte ad Abukir. L'ammiraglio ritornò dopo due anni a Siracusa e venne accolto con tutti gli onori, ricevette dal Senato siracusano una medaglia d'oro e la cittadinanza onoraria.

Il porto durante la fine dell'800 e l'inizio del '900

Dopo l'unità d'Italia, vennero distrutte tutte le fortificazioni della città, si organizzarono la costruzione delle banchine e dei due moli ancora oggi esistenti: il molo Zanagora e il molo S. Antonio. In quel periodo vennero coperti i canali, per motivi sanitari in quanto le loro acque erano in stato di abbandono, sede di rifiuti e mal depurati. Al loro posto, con la terraferma, vennero allargati alcuni quartieri della città. Ciò però comportò un mancato deflusso delle acque, situazione che divenne concausa dell'insabbiamento, attuale, del porto grande, motivo che ne condiziona l'operatività. Sempre alla fine dell'Ottocento, il porto venne collegato alla Stazione ferroviaria cittadina e venne inaugurata la stazione marittima, chiamata Siracusa Porto e adibita al trasporto delle merci. Il porto inoltre collegava la città con le linee postali di Palermo (con la rotta Palermo- Siracusa – Malta e Palermo- Siracusa), Napoli (con la rotta Napoli- Siracusa – Malta- Tripoli) e Malta (con la rotta diretta Siracusa - Malta).

Durante la Guerra italo-turca il porto fece da collegamento per l'Italia, vennero adibite le linee marittime con la Tripolitania e la Cirenaica. All'inizio del novecento inoltre si verificò per il porto un grande risveglio di movimento merci e passeggeri. Nel 1925 si toccarono cifre record per il trasporto delle merci; i siracusani commerciavano prodotti come frumento, carbone, legname e si esportava asfalto, agrumi, carrubi. In particolar modo le arance, le cui bucce fatte in salamoia venivano sistemate in barili e spedite a paesi come Germania, Inghilterra e spesso anche Stati Uniti d'America, i quali ne facevano delle ottime marmellate. Tutto ciò ovviamente giovò e fu importante per l'economia siracusana. Sempre riguardante il settore commerciale, nel 1927, la stazione marittima, con ritardo rispetto all'iniziale apertura, venne collegata alla linea a scartamento ridotto proveniente da Ragusa, che rese possibile l'avvio di un forte movimento di carri merci, dato lo sfruttamento intensivo dell'asfalto ragusano per estrarne idrocarburi negli anni trenta. Il traffico merci al porto siracusano aumentò così tanto che si rese necessario il noleggio di locomotive a vapore FS a scartamento ridotto, le quali offrivano maggiore prestazione per il trasporto all'imbarco nel Porto.Daniele Pavone,Il trenino degli Iblei in iTreni299/2007, ediz.ETR, Salò Va inoltre ricordato che in questo periodo anche il porto di Siracusa fu uno dei punti principali per la partenza degli emigranti siciliani, i quali salpavano su delle navi che li avrebbero poi condotti in America o in Australia.

Il porto in epoca contemporanea Seconda guerra mondiale