La battaglia di Tarawa si combatté tra il 20 e il 23 novembre 1943 sull'isola di Betio, compresa nell'atollo di Tarawa delle isole Gilbert. Vide contrapposte le forze della Marina imperiale giapponese a quelle dei marines statunitensi, che conquistarono l'isola dopo feroci combattimenti, dovuti all'approssimativa organizzazione degli attacchi anfibi e alla molteplicità delle difese nipponiche.
A seguito della conquista furono consegnate quattro Medal of Honor, di cui tre postume. L'isola fu considerata dagli statunitensi stessi come il posto meglio difeso contro uno sbarco di tutta la seconda guerra mondiale dopo Iwo Jima.
Antefatti L'atollo di Tarawa era stato occupato dall'Impero giapponese il 10 dicembre 1941, tre giorni dopo l'attacco di Pearl Harbor. A seguito dell'incursione dei Raiders sull'atollo Makin del 16-17 agosto 1942, Il Gran Quartier generale imperiale si rese conto che occorreva rinforzare massicciamente queste posizioni per evitare il ripetersi di simili attacchi e per parare una possibile offensiva americana: perciò nel settembre 1942 il contrammiraglio Saichirō Tomonari fu nominato comandante delle Gilbert. Un secondo fattore che giustificò tali ordini fu l'insieme di informazioni trasmesse da alcune spie a Pearl Harbor: avvisarono che era stata riunita una grande flotta, cosa che confermava i timori che gli Alleati si preparavano ad attaccare da un altro lato la "Sfera di Prosperità Comune"..
Situazione e piani Il piano di sbarco e le forze statunitensi
A partire dalla seconda metà del 1943 le industrie americane avevano iniziato a fornire enormi quantità di materiali d'ogni genere, oltre a permettere l'allestimento di nuove Task force che annoveravano le più moderne portaerei (classe Essex) e velivoli all'avanguardia; inoltre la flotta anfibia statunitense era equipaggiata con mezzi prodotti espressamente per questo scopo, alcuni innovativi come il cingolato LVT o le grandi navi da trasporto LCM e LST: era logico che, con simili quantità di mezzi militari, si sarebbe potuto aprire una seconda breccia nel dispositivo di difesa nipponico nel Pacifico, tanto più che la nuova flotta che doveva condurre le operazioni nel Pacifico centrale, la numerosa Task Force 58, aveva già dimostrato le sue grandi potenzialità..
La scelta del luogo del prossimo sbarco fu esitante, visto che si sarebbero potute attaccare le isole Gilbert, le Marshall o le Caroline senza intralciare i piani delle future offensive. Alla fine il comandante in capo ammiraglio Chester Nimitz scelse le Gilbert perché vicine all'Australia e poco protette, come era stato constatato l'anno precedente; in particolare si scelse di occupare l'atollo di Tarawa, al centro dell'arcipelago, mentre gli altri sarebbero stati saltati con la stessa tecnica adoperata alle Salomone. Solo un'isola dell'atollo, Betio, sarebbe stata attaccata: era l'unica con un aeroporto e controllava l'unico accesso alla laguna interna. Designato il settore della nuova offensiva (denominata in codice operazione Galvanic e stabilita per il 10 novembre), alla riunione del 4 settembre 1943 tenutasi a Pearl Harbor furono assegnati i comandi:.
l'ammiraglio Raymond Spruance assunse il comando della nuova Quinta Flotta; l'ammiraglio Richmond Turner fu posto al controllo generale delle forze anfibie e ricevette anche l'ordine di sbarcare sull'isola Nauru;Ci si rese poi conto che quest'ultima operazione avrebbe intralciato lo sbarco a Betio: fu perciò annullata e sostituita con l'attacco a Makin un attacco secondario all'isola di Abebama fu affidato al contrammiraglio Harry Hill; per lo sbarco vero e proprio fu costituito il V Corpo anfibio, forte di circa uomini, al comando del tenente generale Holland Smith e comprendente: la 27ª Divisione di fanteria, che avrebbe operato gli sbarchi secondari (maggior generale Ralph C. Smith); la 2ª Divisione Marines, articolata su tre reggimenti (2°,6º e 8º) e incaricata dell'attacco a Betio (maggior generale Julian C. Smith).
La forza di invasione fu tra le più grandi mai utilizzate per una sola operazione nel Pacifico: era composta da 17 portaerei (5 di squadra, 5 leggere, 3 di scorta), 9 corazzate, 8 incrociatori pesanti, 4 leggeri, 66 cacciatorpediniere e 36 mezzi di trasporto; a essa furono affidati tre diversi compiti:.. il gruppo navale del contrammiraglio Ragsdale, con 3 corazzate, 5 portaerei di scorta, 2 incrociatori pesanti, 3 leggeri e un cacciatorpediniere avrebbero dato appoggio tattico alle truppe; il gruppo navale dell'ammiraglio Montgomery, con 3 portaerei di squadra, avrebbe fornito il sostegno aereo all'invasione; infine, la flotta di 6 corazzate veloci del viceammiraglio Willis Lee avrebbe dovuto fermare ogni possibile mossa nipponica proveniente dalle Marshall.
Gli strateghi militari statunitensi decisero di attaccare Betio dal lato settentrionale, ritenuto il meno difeso e dove si trovavano acque più calme per i mezzi da sbarco. Le spiagge di sbarco erano tre e si chiamavano, da ovest a est: spiaggia Red 1, che doveva essere assaltata dal 3º Battaglione del 2º Reggimento marines e che si estendeva all'interno di una baia; alla sua destra la spiaggia Red 2, obiettivo del 2º Battaglione 2º Reggimento, e che si estendeva per 455 metri dalla parte finale orientale della baia fino a un lungo molo di 400 m sulla destra; infine il 2º Battaglione dell'8º Reggimento doveva sbarcare lungo una striscia di 728 metri denominata spiaggia Red 3, divisa in due dal piccolo molo di Burns-Philp.. Le prime tre ondate d'assalto di marines sarebbero state condotte con l'uso di cingolati anfibi LVT-2 e LVT-1 del 2º Battaglione trattori anfibi, le successive sarebbero state trasportate con gli LCVP.
Esistevano altre tre spiagge, dove però non si progettavano sbarchi per il giorno D: sul lato occidentale di Betio la spiaggia Green e su quello meridionale le spiagge Black 1 e Black 2.
Durante la riunione fu però sollevato un interrogativo apparentemente marginale: la marea sarebbe stata abbastanza alta da consentire alle chiatte e ai mezzi da sbarco più grandi di giungere sulle spiagge senza urtare le scogliere coralline? Si scatenarono feroci discussioni, visto che alcuni comandanti chiesero che si spostasse lo sbarco a un periodo di alta marea, ma molti altri ufficiali, tra i quali l'ammiraglio Turner, non si preoccuparono e ottimisticamente affermarono che gli scogli sarebbero stati sommersi. Alla fine furono mantenute le direttive convenute e fu deciso di incrementare il numero di AMTRAC dei vari modelli. La colpevole, incosciente leggerezza con la quale si pianificò lo sbarco ebbe conseguenze drammatiche.
Per garantire l'effetto sorpresa, l'ammiraglio Nimitz decise che il bombardamento pre sbarco doveva durare un massimo di tre ore, suddiviso in tre fasi: la prima, di un'ora (60 minuti prima dell'ora H, dalle 06:30 fino alle 07:30) prevedeva un bombardamento su obiettivi designati; la seconda sarebbe iniziata subito dopo e durata cinquanta minuti (H-50 minuti, ovvero dalle 07:30 alle 08:20) e avrebbe continuato il bombardamento iniziando dalla riva e allungando il tiro verso l'interno; nell'ultima fase le navi al largo avrebbero dovuto rispondere ad eventuali richieste di fuoco di supporto dalle truppe sulla spiaggia. Dalle 05:45 alle 06:15 aerei avrebbero inoltre bombardato e mitragliato a bassa quota i bersagli indicati. Alle 08.30 (ora H) sarebbe iniziato lo sbarco..
Fortificazione di Betio, effettivi e tattica giapponesi
L'isola di Betio fa parte dell'atollo di Tarawa, al centro dell'arcipelago delle Gilbert e situato nel sud dell'oceano Pacifico: essa ha una lunghezza di metri, è larga al massimo 730 metri circa, ha un'area di 1,5 km² e in nessun posto supera i 3 metri sopra il livello del mare.. Nonostante le dimensioni ristrette dell'isola, i giapponesi costruirono nei mesi di settembre-ottobre un campo d'aviazione con una pista di metri, che però tolse spazio alle difese in profondità capaci di coprirsi a vicenda contro una possibile invasione dal mare. Perciò Saichiro giunse alla conclusione che gli avversari dovevano essere fermati sulle spiagge: l'intero piano di difesa dell'isola si basò su questo principio..
Le difese su Betio erano formidabili. Sulle spiagge era stata costruita una lunga barricata formata da tronchi di palme da cocco, alti un metro e mezzo, ancorati tra loro mediante ramponi d'acciaio e posti a breve distanza dalla riva: questa sorta di "muro" doveva impedire l'utilizzo di veicoli ed intralciare le operazioni di sbarco; inoltre i giapponesi edificarono fortini e casematte di modo che colpissero d'infilata chi si fosse messo al riparo dei tronchi. Le fortificazioni erano state erette sia utilizzando il cemento, sia sfruttando le risorse dell'isola: proprio qui nacquero i rifugi fatti di tronchi incrociati e agganciati tra loro, poi ricoperti di sabbia, che si riveleranno assai resistenti. Tutte le opere difensive furono interrate parzialmente e collegate da sistemi di gallerie. Infine, si cercò di nascondere e mascherare ogni posizione di fuoco, e il settore di tiro di ognuna fu calcolato con estrema cura: ogni minimo corridoio era battuto da almeno due armi; i 14 carri armati leggeri Type 95 Ha-Go che il contrammiraglio Saichiro aveva fatto sbarcare furono interrati fino alle torrette, e divennero altrettanti piccoli fortini con cannoni da 37 mm.. Furono anche scavati fossati anticarro profondi dagli 1,5 ai 2 m e larghi dai 3,6 ai 4,2 m su entrambi i lati del campo d'aviazione, fu piazzato filo spinato a ridosso dell'acqua in modo da circondare l'isola, e furono creati campi minati con diversi tipi di ordigni.
Gli armamenti per la difesa della costa comprendevano numerose mitragliatrici leggere e pesanti da 7,7 mm, multiuso da 13 mm (anche binate), 8 cannoni da campo da 37 mm, 6 obici da fanteria da 70 mm, 10 cannoni da montagna da 75 mm, 8 multiuso da 75 mm, 6 antinave da 80 mm, 4 multiuso binati da 127 mm, 4 costieri da 140 mm e infine quattro pezzi da 203 mm, acquistati nel 1905 dall'Inghilterra.
Durante l'agosto 1943 Tomonari fu sostituito dal contrammiraglio Keiji Shibasaki che, constatando il numero e l'eccellenza delle fortificazioni terrestri, si dedicò principalmente alla posa di ostacoli sottomarini e di mine navali, oltre a palificazioni per bloccare e scompaginare le formazioni di mezzi da sbarco, sì da poterli distruggere con l'artiglieria.. Le truppe di cui Shibasaki disponeva per la difesa giunsero a scaglioni dal settembre 1942 al maggio 1943; al 20 novembre la struttura di comando e la forza della guarnigione di Betio erano le seguenti:. Quartier generale delle forze d'occupazione delle isole Gilbert - Betio (contrammiraglio Keiji Shibasaki); 3ª Forza da base speciale, ex 6ª Forza da sbarco speciale "Yokosuka", giunta il 15 settembre 1942 e forte di uomini (contrammiraglio Keiji Shibasaki); 7ª Forza da sbarco navale speciale "Sasebo", giunta il 17 marzo 1943 e forte di uomini (capitano di fregata Takeo Sugai);Era un reparto d'élite paragonabile ai marine 111ª unità costruzioni, giunta il 20 dicembre 1942 e forte di uomini (tenente di vascello Tsutomu Murakami); 4º dipartimento costruzioni, giunto nel mese di maggio e forte di 970 uomini (tenente Bo Saga); erano inoltre presenti 400 addetti all'aeroporto, militarizzati e impiegati come portaferiti, portamunizioni o ausiliari; i 1200 operai coreani erano per lo più compresi nel 4° dipartimento e nella 111ª unità, ma non esistono dati precisi sulla loro disposizione. Certo è che erano stati sommariamente addestrati per formare una sorta di riserva, di scarso valore. La guarnigione nipponica comprendeva fanti di marina e uomini addetti alle costruzioni, a cui si aggiungevano i 400 addetti alla pista d'atterraggio impiegati come ausiliari. I veri soldati erano uomini su effettivi.