L'Unione Salvate la Romania (, USR) è un partito politico rumeno liberale fondato da Nicușor Dan, noto attivista civico e candidato alle elezioni amministrative del 2012 e del 2016 come sindaco di Bucarest.

Nato in sostegno alla lotta alla corruzione della classe politica, alle elezioni parlamentari in Romania del 2016 ottenne il 9% dei voti, diventando il terzo partito del paese.

Alleatosi al Partito della Libertà, dell'Unità e della Solidarietà (PLUS) di Dacian Cioloș, fece parte di una coalizione, l'Alleanza 2020 USR PLUS, che ottenne otto europarlamentari alle elezioni europee del 2019, presentò un proprio candidato alla presidenza della repubblica nel 2019 (Dan Barna, arrivato terzo) e partecipò ad un governo di coalizione con il Partito Nazionale Liberale in seguito alle elezioni parlamentari del 2020.

Il congresso del 2 e 3 ottobre 2021 ufficializzò la fusione tra USR e PLUS, mentre il nuovo partito risultante dall'unione mantenne la sigla dell'USR.

Storia L'Unione Salvate Bucarest Nel luglio 2015 l'attivista Nicușor Dan, già presidente della ONG Salvate Bucarest (Asociația Salvați Bucureștiul), nata negli anni duemila per la salvaguardia del patrimonio artistico della capitale rumena contro l'abusivismo edilizio, presentò un progetto che si proponeva di mettere in pratica a livello politico gli obiettivi dell'associazione. Nacque, quindi, l'Unione Salvate Bucarest (Uniunea Salvați Bucureștiul, USB) che, pur non collocata ideologicamente, nelle intenzioni del suo fondatore si proponeva di combattere la corruzione e gli sprechi nella pubblica amministrazione della città:

Al fianco di Nicușor Dan tra i membri fondatori dell'USB figuravano Ioan Miloș, Alina Vernon, Dan Podaru e Argentina Traicu. Gli ultimi due, tuttavia, lasciarono la dirigenza nel gennaio 2016.

Nicușor Dan, già candidato indipendente a sindaco di Bucarest alle elezioni locali del 2012, fu il nome proposto dal partito per la poltrona di primo cittadino della capitale per le amministrative del giugno 2016. Le elezioni locali furono uno spartiacque che segnò il riconoscimento dell'USB come attore politico di primo piano in Romania. L'Unione Salvate Bucarest, infatti, fu il secondo partito dietro al quotato Partito Social Democratico (PSD) e mandò al consiglio generale della città 15 suoi rappresentanti. Mentre il candidato socialdemocratico Gabriela Firea assunse la funzione di sindaco, Nicușor Dan annunciò che, vista la sorprendente crescita del partito, questo avrebbe presto ampliato la propria sfera di influenza a tutto il paese e non sarebbe rimasto attivo nella sola città di Bucarest:

Fondazione dell'Unione Salvate la Romania Il 12 agosto 2016 ad Alba Iulia Nicușor Dan annunciò che il nuovo partito, Unione Salvate la Romania (Uniunea Salvați România, USR), sarebbe stato il risultato della fusione di tre diverse forze, oltre all'USB, l'Unione Salvate Codlea (fondata dal ristoratore Erwin Albu nella località del distretto di Brașov) e la preesistente Unione Salvate la Romania, sigla registrata ad hoc nel mese di luglio dai membri dell'USB per prevenire l'utilizzo del nome da parte di altri soggetti. Il 21 agosto ebbe luogo a Bucarest il congresso che ufficializzò l'unione tra i tre gruppi.

Il processo di fusione, tuttavia, fu contestato da diverse figure politiche e, infine, convalidato da una sentenza della corte d'appello del tribunale di Bucarest solamente il 30 dicembre 2016.

Elezioni parlamentari del 2016 Dopo la fusione, il gruppo preparò il terreno per le elezioni parlamentari del dicembre 2016, alle quali si prefiggeva come obiettivo quello di ottenere almeno il 10%.

Il 5 ottobre, durante una conferenza stampa, i dirigenti dell'USR Nicușor Dan, Clotilde Armand e Cosette Chichirău presentarono il programma politico dell'USR, che si basava principalmente sulla lotta alla corruzione, al miglioramento del funzionamento e alla trasparenza della pubblica amministrazione, allo sviluppo di un'economia sostenibile e al supporto alle istituzioni europee. Tali valori coincidevano in larga parte con quelli portati avanti dall'allora primo ministro Dacian Cioloș, formalmente indipendente, che presiedeva un governo tecnico dal novembre 2015. Proprio al premier, infatti, si rivolgeva lo slogan scelto da Nicușor Dan per la campagna elettorale: «Dacian Cioloș alla fine hai con chi» («Dacian Cioloș, în sfârsit ai cu cine»), in riferimento alla proposta del partito per il ruolo di primo ministro nel caso di un'eventuale vittoria dell'USR alle elezioni. Cioloș, in ogni caso, era il nome indicato anche dal gruppo di centro-destra del Partito Nazionale Liberale (PNL). Lo stesso premier uscente garantì il proprio appoggio ad entrambe le formazioni, invitando l'elettorato a votare per l'uno o per l'altro, ma non per il Partito Social Democratico.

Diversi membri del gabinetto Cioloș, parimenti, mostrarono il proprio interesse per il programma dell'USR. Il 19 ottobre 2016 l'ex ministro della cultura Vlad Alexandrescu dichiarò che si sarebbe presentato nelle liste del partito. Il 26 ottobre furono ufficializzate le candidature di Cristian Ghinea (ministro dei fondi europei), Tudor Pop (direttore dell'ufficio dei fondi europei), Dan Barna (sottosegretario ai fondi europei), Ionuț Moșteanu (sottosegretario ai trasporti), Oana Bîzgan (direttrice dell'agenzia governativa InvestRomania), Claudiu Năsui (consigliere del ministero delle finanze), Manuel Costescu (sottosegretario all'economia) e Cătălin Drulă (sottosegretario ai trasporti). Malgrado lunghe trattative con l'USR, i ministri Vlad Voiculescu e Dragoș Pîslaru preferirono non concorrere alle elezioni. Tra gli altri elementi della società civile che si unirono al partito vi furono lo scrittore Dan Lungu e l'ambientalista Mihai Goțiu.

In vista del voto il messaggio di rinnovamento antisistema dell'USR era destinato ad attrarre una buona parte dell'elettorato. Alcuni sondaggi, infatti, indicavano l'USR come secondo partito dietro al PSD con circa il 19%. Alle elezioni dell'11 dicembre si registrarono il netto successo del PSD (che ottenne oltre il 45%), la débâcle del PNL (20%) e l'affermazione dell'USR come terza forza del paese (9%). Il gruppo conquistò 30 deputati e 13 senatori, posizionandosi all'opposizione al fianco del PNL.

Sostegno alle proteste del 2017 Nel gennaio 2017 il governo socialdemocratico elaborò un'ordinanza in tema di giustizia che scatenò le dure reazioni dell'opposizione e dell'opinione pubblica, con manifestazioni spontanee di protesta che si verificarono in tutto il paese e cui prese parte lo stesso presidente della repubblica Klaus Iohannis. L'adozione della misura fece crescere l'intensità delle contestazioni contro il governo, con centinaia di migliaia di manifestanti che in tutto il paese chiedevano il ritiro dell'ordinanza, in quanto questa avrebbe favorito la corruzione e aiutato il presidente del PSD Liviu Dragnea ad evitare l'incriminazione in ulteriori inchieste in cui figurava come indagato. In contemporanea alle manifestazioni di piazza, l'USR guidò insieme al PNL le azioni di protesta in parlamento, chiedendo il ritiro dell'ordinanza. Questa, infine, fu abrogata il 4 febbraio. Si trattò, tuttavia, dell'inizio di una serie di iniziative di governo, puntualmente avversate dall'USR, volte a modificare profondamente la gestione della giustizia nel paese.

Scontro sul referendum sulla famiglia e dimissioni di Nicușor Dan

Nel maggio 2017 il partito cominciò ad esprimersi sul referendum costituzionale sostenuto dal PSD che, al fine di impedire i matrimoni omosessuali, avrebbe dovuto prevedere per legge la definizione di famiglia come unione tra uomo e donna. La celebrazione del referendum fu ratificata dal voto del parlamento del 9 maggio 2017 e creò problemi interni alla stessa USR a causa della mancanza di una posizione univoca da parte di tutti i membri. Al margine del congresso del partito organizzato a Cluj-Napoca il 13 e 14 maggio, lo stesso Nicușor Dan ammise l'esistenza di due fazioni e la nascita di attriti tra conservatori e progressisti all'interno dell'USR.

Mentre per la riconferma del ruolo di presidente Nicușor Dan vinse facilmente la concorrenza degli avversari Emanuel Ungureanu (deputato per il distretto di Cluj), Șerban Marinescu (consigliere parlamentare) e Cornelia-Florina Gherman (rappresentante del settore 6 di Bucarest), il dibattito sul referendum mise in crisi la sua leadership. Il vicepresidente Cristian Ghinea lo accusò di non volersi schierare apertamente, mentre Nicușor Dan affermò di non voler aprire una breccia nel partito assumendo una linea ufficiale. Il 31 maggio l'ufficio nazionale dell'USR adottò a maggioranza la decisione di prendere posizione in merito al referendum, mentre il 1º giugno Nicușor Dan annunciò le sue dimissioni dal partito, per via della sua contrarietà a far partecipare l'USR alla campagna referendaria, ritenendola un tema divisivo e fuorviante dalle reali priorità del partito. Elek Levente, vicepresidente che aveva ottenuto il maggior numero di voti all'ultimo congresso, assunse ad interim la presidenza dell'USR.

Il 18 giugno il comitato politico si dimostrò a favore della soluzione delle unioni civili, mentre nel mese si agosto fu avviata una consultazione interna per permettere agli iscritti di pronunciarsi sulla posizione da adottare. Il 52,7% dei votanti si espresse sulla necessità di assumere un atteggiamento ufficiale e, tra questi, l'82,5% affermò che l'USR avrebbe dovuto sostenere il «no» alla proposta di revisione costituzionale.

Dan Barna alla presidenza

Il 28 ottobre 2017 si svolse a Poiana Brașov il congresso per l'elezione del successore di Nicușor Dan alla presidenza. Il deputato Cristian Seidler, rappresentante della sezione di Bucarest, si ritirò dalla corsa prima della votazione, reclamando irregolarità nel sistema di scelta dei delegati al congresso. Si affrontarono, alla fine, Dan Barna e Vlad Alexandrescu, con il primo che uscì vincitore con 127 a 50 (più 14 voti considerati nulli). Nel suo discorso di insediamento Barna dichiarò di voler rafforzare il dialogo interno per mettere fine ai motivi di divisione in seno al partito, dimostrandosi pronto ad accogliere le idee proposte da ogni membro.