Il giardino botanico litoraneo di Porto Caleri conosciuto anche come giardino botanico litoraneo del Veneto, istituito il 16 giugno 1991, è una riserva naturale e un giardino botanico situata a Porto Caleri, lembo estremo del litorale di Rosolina Mare. Il giardino botanico è incluso nel Parco regionale veneto del Delta del Po.
La visita al giardino, che si può compiere lungo un percorso che si snoda tra la pineta, le dune e i piccoli stagni per raggiungere infine la spiaggia e poi la laguna, permette di capire come cambino gli ambienti e come si modifichi la vegetazione.
Storia
La formazione di questo tratto di litorale è connessa alle vicende geologiche del Delta del Po che cominciò a formarsi alla fine dell'era geologica del Terziario, quando dalle Alpi e dagli Appennini, che avevano completato il loro sollevamento, vennero erosi enormi volumi rocciosi; i sedimenti trasportati dai fiumi si depositarono nel grande golfo padano che nell'era del pliocene si estendeva a ovest fino all'attuale Piemonte.
Con il Quaternario e le conseguenti glaciazioni il livello del mare si abbassò di 150 m facendo affiorare la regione della Padania e l'alto Adriatico fino alla congiungente Ancona-Zara. Con l'era post-glaciale le acque tornarono a salire fino al livello attuale. I materiali accumulati nel frattempo provengono tutti dal Po e dagli altri fiumi principali (Adige e Bacchiglione). Sempre durante l'era Quaternaria e le numerose glaciazioni con i rispettivi periodi interglaciali caratterizzati da un clima più mite si verificarono importanti modifiche nella vegetazione.
Con la seconda glaciazione (Glaciazione Mindel) la lussureggiante vegetazione termofila che aveva fino ad allora beneficiato delle temperature favorevoli venne spazzata via cedendo il posto a pini e betulle che a loro volta, sul finire del periodo, furono relegati nelle zone montuose cedendo il posto a boschi misti di latifoglie e conifere.
L'ultima glaciazione, detta würmiana, fu di particolare intensità e, come avvenne nel resto della pianura Padana, anche i litorali adriatici ospitarono formazioni sub-artiche a pino silvestre, mugo e cembro. Al termine del periodo freddo si svilupparono nuovamente le querce (circa 10.000-8.000 a.C.) fino alla comparsa del quercocarpineto (5500-2500 a.C.) che costituirebbe la vegetazione forestale tipica della pianura Padana se l'intenso sfruttamento antropico delle aree di pianura non l'avesse limitata a pochi elementi.
Col passare dei secoli la vegetazione dei litorali assunse la fisionomia attuale, alterata e poi radicalmente cambiata, dall'intervento antropico. I primi grandi trasformatori del paesaggio naturale furono i romani che modificarono intere zone d'Europa e il litorale alto Adriatico non ne fu escluso. Si adoperarono attivamente nella sostituzione delle foreste primitive con pinete. Nel medioevo queste formazioni litorali vennero modificate durante le invasioni barbariche (incendi ecc...). Più tardi, durante la guerra di Chioggia (1378-1381), i genovesi devastarono i boschi del litorale veneziano e dell'entroterra portando a un visibile disboscamento. Proprio a causa della deforestazione delle colline e della pianura iniziò l'interrimento della laguna.
Per contrastare questo fenomeno i veneziani portarono a compimento immani opere idrauliche: i fiumi Piave e Sile vennero deviati verso Nord, il Bacchiglione, il Brenta e l'Adige verso Sud. Col taglio di Porto Viro (1598-1604) cominciò l'emersione delle terre che oggi costituiscono la fascia litoranea; ciò nonostante alla fine del XIX secolo rimanevano solo pochi lembi di bosco. Solo nella prima metà del '900, a seguito di imponenti opere di bonifica e rimboschimento, i boschi riconquistarono nuove superfici. Contemporaneamente però si verificò il fenomeno opposto nelle zone balneari che, con il fiorire delle attività e con la conseguente, massiccia, urbanizzazione le aree litorali furono profondamente modificate e la vegetazione naturale fu in gran parte eliminata.
Il giardino è stato realizzato dalla Regione Veneto nel 1990 in un'area in seguito dichiarata Sito di Importanza Comunitaria (SIC). È gestito dal Servizio Forestale Regionale di Padova e Rovigo in collaborazione con l'Università degli Studi di Padova.
Descrizione Il giardino si estende su circa 44 ettari e ha lo scopo di conservare un ambiente naturale spontaneo, in cui sono ben visibili le diverse conformazioni dell'ambiente e della vegetazione man mano che ci si sposta dalla pineta alle dune e dalla spiaggia alla laguna. Diversamente da un orto botanico, gli interventi umani si limitano alla manutenzione e alla messa in sicurezza dei sentieri che ne permettono la visita.
Per questa ragione il sottobosco non viene toccato permettendone così la naturale decomposizione che favorisce la formazione dello strato di humus necessario alle piante per alimentarsi. Esso è costituito da sottili strisce di dune sabbiose tra la foce dell'Adige e il Po di Levante; contiene vegetazione delle sabbie liquefatte e delle paludi salmastre, e boschi di pino e olmo. Complessivamente, contiene una dozzina di ecosistemi con circa 220 specie di piante, e questa straordinaria biodiversità è dovuta ai diversi ambienti che, dal mare alla laguna, variano in base alle caratteristiche chimico-fisiche presenti (vento, salinità, umidità, temperatura, altezza ed età delle dune).
Tre sentieri di lunghezza differente ad andamento circolare e contigui, in parte realizzati su palafitte, consentono di osservare da vicino l'ambiente: il più breve (600 m) interessa particolarmente la pineta, quello intermedio ( m) che va dal litorale alle dune interne ad esclusione della zona salmastra e il più lungo ( m) che li include tutti: pineta, sabbie, macchia mediterranea e zone umide.
Spiagge e dune
Vegetazione
A ridosso del mare le condizioni di vita per la vegetazione sono particolarmente difficili per via dell'effetto della salsedine, dell'assenza di sostanze nutritive e dell'azione del vento. Dove il mare non riesce ad arrivare, si insedia una vegetazione formata da piante psammofile fra le quali il ravastrello (Cakile maritima), la calcatreppola (Xanthium italicum) e la salsola. Sulla battigia sono presenti solo piante annuali, che muoiono alla fine di ogni stagione di crescita e si riproducono solo per seme.
Sulle prime dune la flora è arricchita da specie come lo zigolo (Cyperus capitatus), la gramigna delle spiagge (Cynodon dactylon) e il vilucchio marittimo (Calystegia soldanella). Sulla cima delle dune si trova l'ammofileto (Ammophila arenaria) che contribuisce allo sviluppo delle dune stesse grazie al costituirsi della barriera del vento. Si trovano inoltre l'eringio marittimo (Eryngium maritimum) di colore blu livido, il finocchio marino (Echinophora spinosa) e l'apocino veneto (Apocynum venetum).
Sulle dune arretrate e stabilizzate attecchiscono muschi e licheni che, mantenendo l'umidità invernale, garantiscono la germinazione dei semi. Nella fascia retrodunale, a seconda del grado di stabilizzazione delle dune, si possono osservare specie come il paleo (Vulpia membranacea), la vedovina delle spiagge (Scabiosa argentea), e il raro fiordaliso di Tommasini (Centaurea tommasinii).
Fauna Sulla battigia si osservano per lo più animali di passaggio come vespe, gabbiani e piccoli granchi. Tra gli insetti che frequentano la battigia ci sono le cicindele, coleotteri dai riflessi metallici che si cibano di piccoli molluschi e crostacei. Sulle sabbie delle dune costiere nidificano alcune specie di uccelli, tra i quali l fratino (Charadrius alexandrinus): essendo le sue uova marroncine picchiettate di scuro molto mimetiche e deposte sulla sabbia, è bene rispettare i segnali di divieto ed evitare di camminare nelle aree di nidifcazione. Il gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus), il gabbiano reale zampegialle (Larus michahellis) e il raro gabbiano roseo (Chroicocephalus genei) possono essere visti sulla spiaggia o in mare. Il grazioso fraticello (Sternula albifrons) spesso frequenta le dune bianche.
In alcuni periodi dell'anno si possono osservare miriadi di piccole chiocciole striate (in particolare Theba pisana) ricoprire letteralmente la vegetazione (culmi di ammophila e altre erbe secche) per sottrarsi alla calura della sabbia.
Con l'evoluzione della duna, si osserva un aumento della componente zoo cenotica, specialmente per quanto riguarda i rettili e gli insetti. Fra i rettili, è possibile trovare la lucertola campestre (Podarcis siculus), nelle zone dove la vegetazione è più fitta si può rinvenire il ramarro (Lacerta viridis) che spicca per i suoi vivissimi colori verde e azzurro.
Macchia Nelle zone più arretrate si propaga la vegetazione arbustiva; la specie dominante è il ginepro (Juniperus communis), che presenta galbule aromatiche di color nero-azzurro; l'olivello spinoso (Elaeagnus rhamnoides) composto da drupe aranciate a forma di sfera e la fillirea (Phillyrea angustifolia). Verso maggio si trovano i fiori del caprifoglio (Lonicera caprifolium) e numerose specie di orchidee, come il giglio caprino (Anacamptis morio) e l'ofride verde bruna (Ophrys sphegodes). Altri arbusti, importanti per l'avifauna e i micromammiferi, sono il ligustro (Ligustrum vulgare), l'agazzino (Pyracantha coccinea), il crespino (Berberis vulgaris) e il rovo (Rubus spp.).
La macchia è, inoltre, un ottimo habitat per diverse specie animali, la quale offre possibilità di riparo, di nidificazione e la presenza di cibo abbondante. Al suo interno si possono trovare diverse specie di rettili, come ad esempio: la lucertola, il ramarro e la vipera comune (Vipera aspis). Gli uccelli sono la componente faunistica visiva, come ad esempio: il ghebbio (Falco tinnunculus), l'upupa (Upupa epops), lo zigolo nero, l'occhiotto, l'averla piccola (Lanius collurio), il gruccione (Merops apiaster), il succiacapre (Caprimulgus europaeus), le farfalle di diversi colori e specie, le garzette, gli aironi, le sterne, i gabbiani e i falchi di palude. Sono presenti, inoltre, le anatre selvatiche e tra gli insetti si ricorda il formicaleone (Myrmeleon).
Zone umide
Acqua salmastra Gli ambienti della laguna sono salmastri e caratterizzati da un alto livello di salinità. Le barene, isolotti tabulari visibili nel periodo estivo, sono ricoperte da una fitta vegetazione di piante perenni, sommerse dalle alte maree durante il periodo invernale: sono solcate dai ghebi, piccoli canali sul cui fondo sono osservabili la fauna bentonica, la flora sommersa (Zostera noltii) e le alghe. I margini di queste acque sono coperti da una pianta succulenta, denominata Salicornia veneta, e dall'astro (Aster tripolium); inoltre sono presenti i giunchi (Juncus acutus) e l'enula (Inula crithmoides).
All'interno della laguna è possibile osservare l'avifauna, nelle sue splendide e diversissime specie, tra le quali: anatre, svassi, aitoni, la garzetta (Egretta garzetta), l'airone cenerino (Ardea cinerea), gabbiani e il falco di palude. Dove l'acqua è più bassa si possono vedere il cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus) e l'avocetta (Recurvirostra avosetta).
Acqua dolce Le depressioni sono originate dall'affioramento della falda a seguito dell'assestamento e dell'erosione, con la conseguente formazione di piccoli stagni. La composizione floristica varia a seconda della salinità dell'acqua che in genere è sempre per nulla o poco salata. Con il dilavamento dei fianchi della duna si ottiene anche un arricchimento di particelle limose e argillose e a volte di humus. Questi specchi d'acqua temporanei sono popolati da specie igrofile, tra cui le tife (Typha), il falasco (Cladium mariscus) e le cannucce, tra cui quella di ravenna (Erianhus ravennae) e da vegetazione arborea come lo spincervino (Rhamnus catharticus) e la frangola (Frangula alnus).