Biografia
Stefano Stampa (il cui nome all'anagrafe era Giuseppe Antonio Stefano e ), nacque in una casa di Via Meravigli a Milano., figlio del conte Decio Stampa di Gravedona e di Teresa Borri. Rimasto orfano di padre quando aveva appena un anno di vita, Stefano trascorse l'infanzia e la prima giovinezza con la madre, trascorrendo il tempo ora a Milano, ora nella loro villa a Lesa, sul Lago Maggiore.. La madre Teresa, notando in lui una predisposizione innata per l'arte figurativa, ne assecondò le inclinazioni mandandolo nello studio di Massimo d'Azeglio, pittore piemontese e genero del Manzoni, e in quello dello stesso Francesco Hayez; e . Fu inoltre allievo del letterato milanese Luigi Rossari.. Dopo il matrimonio della madre con Manzoni (2 gennaio 1837.), il diciottenne Stefano si trasferì anche lui nel palazzo di Via del Morone, dove inizialmente manifestò una forte avversione per la nuova vita famigliare, mantenendo rapporti freddi e formali con gli altri membri della famiglia: «Stefano amava il Manzoni, ma non la sua fittissima famiglia». Col passare degli anni, Stefano però cominciò ad affezionarsi ai figli "superstiti" del Manzoni, in special modo con Vittoria (ne è un esempio la lettera accennata da ). Freddi furono i rapporti con Filippo e in special modo con Enrico., se non di aperta ostilità, come verso la madre del Manzoni, Giulia Beccaria e .
Col passare del tempo, però, Stefano cominciò a nutrire stima e affetto per il patrigno, sentimento ricambiato pienamente dal Manzoni:. Il carattere di Stefano era posato, serio ed incline ad un romanticismo melanconicoManzoni parlava di un «vagabondo Stefano» (), alla ricerca di luoghi solitari dove poter contemplare la natura e dedicarsi alla sua nuova passione, la fotografia ()., temperamento che invece contrastava fortemente con quello dei due figli maschi del Manzoni, Enrico e Filippo. Questi fattori spinsero l'anziano scrittore ad accentuare quel sentimento paterno nei confronti del figliastroIn si racconta della sua amicizia col filosofo Antonio Rosmini, grande amico del patrigno. L'avvicinamento tra il sacerdote e il giovane conte fu dettato dalla vicinanza di Lesa con Stresa, dove Rosmini risiedeva: . Dopo la morte della madre Teresa nel 1861, Stefano lasciò la casa del patrigno, continuando però a mantenere rapporti affettuosi con lui.. Fu da quell'anno, inoltre, che Stefano decise di chiamare a sé una delle cameriere che avevano assistito la madre fino alla fine, tale Elisa Cermelli; convissero a lungo, sposandosi solo nel 1887.. Morta la Cermelli nel 1904, Stefano si spense tre anni dopo ad Erba, ormai completamente cieco a causa del diabete mellito di tipo 2..
Attività letteraria Stefano Stampa fu anche scrittore, elaborando saggi quali Elementi d'infinito, un saggio dai contenuti religiosi e filosofici (1882); Il simbolo rosminiano (1887); e Combattiamo l'ateismo - Riflessioni di S.S (1892).. Di ben più grande importanza, invece, è il lunghissimo resoconto della vita e del pensiero di Alessandro Manzoni intitolato Alessandro Manzoni: la sua famiglia, i suoi amici (Ulrico Hoepli, 1885), scritto in polemica con le Reminiscenze sul Manzoni di Cesare Cantù e delle memorie di Angelo De Gubernatis.. Tale resoconto, utile non solo per ricostruire i rapporti umani ed intellettuali di Manzoni, ma anche per conoscerne i minimi dettagli come uomo, arricchisce la memorialistica sullo scrittore lombardo sorta pochi anni dopo la sua morte.
Note
Esplicative
Bibliografiche
Bibliografia
Voci correlate
Teresa Borri Alessandro Manzoni
Altri progetti
Collegamenti esterni
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