Il parent training, anche conosciuto come parent management training (PMT) o in certe accezioni behavioral parent training (BPT), è un intervento psicologico di natura psicoeducativa, rivolto ai genitori che desiderano da un lato migliorare le relazioni con i propri figli affetti da difficoltà funzionali di vario tipo, e dall'altro affrontare efficacemente i problemi educativi..
Finalità Le finalità principali dei programmi di parent training sono: ottenere un idoneo coinvolgimento emotivo di fronte al problema del bambino; migliorare la relazione e la comunicazione genitori-figli; insegnare metodi educativi basati sull'osservazione sistematica del comportamento e aumentare la capacità di analisi dei problemi educativi che possono insorgere; aumentare la conoscenza del genitore sullo sviluppo psicologico del figlio e sui principi che lo regolano; migliorare il funzionamento familiare tramite la trasmissione di procedure di sviluppo di abilità di coping e di problem solving. Esistono diversi programmi di parent training, studiati e applicati in una vastissima gamma di problematiche dell'età evolutiva, non quindi limitati all'autismo o ad altre disabilità mentali. I training possono essere individuali o di gruppo: quello individuale nello specifico è finalizzato alla risoluzione di particolari situazioni problematiche, e perciò alla formazione dei genitori che devono affrontare comportamenti problematici del proprio figlio. Questo tipo di parent training è soprattutto rivolto a genitori con bambini oppositivi, aggressivi, autistici, iperattivi, euretici e autolesionisti. La formazione di gruppo dei genitori, invece, consiste in un percorso educativo e ha lo scopo di trasmettere principalmente una cultura di base su cui si fondano le metodologie e le tecniche utilizzate nel corso del programma di intervento.. Il programma di parent training affronta aspetti psico-educativi, tecniche d'intervento, e offre sostegno psicologico con l'intento di creare uno spazio di condivisione emotiva dove è possibile esprimere esperienze, paure e speranze. Inoltre il parent training, generalmente, è caratterizzato da due momenti: l'attività informativa, che prevede una chiara e oggettiva ridefinizione del problema, cioè una visualizzazione in termini comportamentali dei bisogni, delle capacità e delle risorse sia dei genitori che dei figli; l'attività formativa, che consiste in interventi volti a promuovere, insegnare e migliorare le potenziali abilità dei genitori, nell'analizzare il comportamento del figlio, nel definire le regole, nell'apportare adeguamenti alla relazione genitori-figli, riconsiderando se stessi sia nel ruolo di genitori con le proprie responsabilità e condizionamenti, sia come persone con interessi, desideri e obiettivi personali.. Sidney Bijou, uno fra i più qualificati studiosi e promotori dei programmi rivolti ai genitori di bambini problematici, delinea nella procedura di base le seguenti fasi: stabilire mete obiettivamente raggiungibili alla luce delle competenze del bambino; aiutare il bambino a raggiungere gli obiettivi con l'applicazione di procedure derivate dalla scienza del comportamento; monitorare i progressi con precisi metodi di registrazione e modificare le metodologie di insegnamento in base a ciò che viene osservato; modificare le condizioni ambientali e le conseguenze del comportamento per mantenere o generalizzare i cambiamenti ottenuti..
Programmi per i disturbi dello spettro autistico All'interno degli interventi di parent training per i disturbi dello spettro autistico è bene distinguere due diverse tipologie di intervento: i programmi di supporto per i genitori e la terapia mediata dai genitori (TMG). In generale, i programmi di supporto per i genitori sono degli interventi in cui il bambino trae beneficio in maniera indiretta, ossia attraverso il sostegno che il terapista fornisce al genitore. Più specifici, risultano, invece, i programmi di terapia mediata dai genitori, dove il genitore è parte attiva nel cambiamento e il bambino beneficia del trattamento in maniera diretta. I programmi di terapia mediata dei genitori includono programmi rivolti al miglioramento dei sintomi principali, come i deficit nella comunicazione e nell'interazione sociale, i comportamenti e gli interessi ristretti e stereotipati, e programmi il cui focus è rappresentato dai problemi comportamentali come l'aggressività, i disturbi del sonno o la selettività alimentare..
Struttura di intervento per i disturbi dello spettro autistico «Il programma di parent training per genitori di bambini con autismo è suddiviso in 9 incontri: i primi sei con cadenza quindicinale»., i rimanenti tre con cadenza mensile. Gli incontri previsti fanno parte di un percorso che ha principalmente tre obiettivi: informare i genitori sulle conoscenze scientifiche attuali sull'autismo; formare nei genitori una competenza educativa in grado di sostenere non solo l'azione riabilitativa ma anche di supportarli nel confronto con il figlio disabile; aiutare il genitore a «trovare un nuovo equilibrio nella gestione delle problematiche insorte nel nucleo familiare».
«Ogni incontro dura un'ora e mezza», durante il quale il conduttore alterna due modalità comunicative; inizialmente fornisce informazioni ai genitori sull'autismo e sulle strategie educative, successivamente guida i partecipanti a condividere pensieri ed emozioni sulle tematica affrontata.. Il numero ideale di persone per un adeguato gruppo di lavoro va da 6 a 12» e «la presenza di entrambi i genitori agli incontri è la soluzione ideale sia per un'assimilazione diretta di contenuti fondamentali sulla disabilità del figlio, sia per un confronto immediato con l'esperto».
Materiale Il materiale da approntare per il parent training si compone di: schede informative per genitori: si tratta di un approfondimento su qualche aspetto dell'autismo con il duplice scopo di: a) affrontare le conoscenze condivise sulla patologia; b) dotare i partecipanti di un lessico in grado di aiutarli a esprimere le proprie difficoltà, paure e stati d'animo; schede di lavoro per genitori: si tratta di questionari che i genitori compilano durante gli incontri. Essi possono decidere di leggere ad alta voce le riflessioni fatte, in modo da stimolare la discussione e soffermare l'attenzione su questioni di particolare interesse; questionario sul distress del genitore (QGS) somministrato nel primo e nell'ultimo incontro; questionario di valutazione del cambiamento post training; questionario di gradimento del parent training..
Articolazione degli incontri Incontro 1: Cos'è l'autismo
Nel primo incontro di parent training lo psicologo/educatore si presenta al gruppo e definisce il proprio ruolo, invitando i genitori a fare altrettanto. Al termine delle presentazioni, il conduttore chiede ai partecipanti la loro idea circa il parent training e le aspettative che hanno su tale programma. In un secondo momento si chiede ai genitori «che cosa sanno sull'autismo, sollecitando una discussione su esperienze vere ed emotivamente sentite».; quindi si distribuisce la scheda informativa sull'argomento “autismo”, per leggerla e discuterne insieme. Dopo la lettura e i commenti della scheda informativa, viene distribuita la scheda di lavoro, chiedendo a ogni genitore di scrivervi cos'è l'autismo, secondo la sua personale esperienza. «A quindici minuti dalla fine dell'incontro si chiede ai partecipanti di compilare il questionario sul distress del genitore per rilevare lo stress/tensione percepito da quest'ultimo in relazione alla sua attuale situazione»..
Incontro 2: Quale trattamento per l'autismo
La varietà e la qualità dei trattamenti è un tema che va affrontato da subito con le famiglie dei bambini autistici, per capire se si è di fronte a un serio programma riabilitativo che può giovare realmente o meno alla situazione del figlio. L'autismo è un disturbo estremamente complesso, che altera in maniera pervasiva non solo lo sviluppo cognitivo e relazionale dell'individuo, ma anche la sua sintomatologia, la quale varia notevolmente da persona a persona.. Per questo motivo, è bene premettere sin dall'inizio che «non esiste un intervento specifico valido per tutti allo stesso modo e che raramente è possibile ottenere la remissione totale dei sintomi». Quando ci si occupa, nello specifico, di un bambino autistico bisogna partire dalle caratteristiche del disturbo che mettono maggiormente in difficoltà i genitori, come ad esempio le difficoltà relazionali che si manifestano nella: scarsa consapevolezza della propria identità; assenza dei requisiti per sviluppare una relazione con i coetanei e/o gli adulti di riferimento; propensione all'isolamento; emissione di comportamenti stereotipati e ossessivi per gran parte del tempo..
È importante partire proprio da queste caratteristiche perché sono il motivo principale di stress e di ansia nei genitori. Un'altra caratteristica dell'autismo è l'alterazione dell'elaborazione dell'informazione anche a livello senso-percettivo, come ad esempio la difficoltà di organizzazione e di integrazione dei dati percettivi che si ripercuotono in tutte le aree dell'esperienza e dell'apprendimento. Per far sì che l'individuo possa sviluppare la capacità di usare i segni in modo appropriato è essenziale un allenamento sensoriale, oltre ad avere dei supporti visivi esterni, che lo aiutino a fare collegamenti tra i dati percettivi confusi, e che diano significato all'esperienza. Per la scelta del trattamento bisogna tener conto di quattro linee guida a cui ogni tipo di trattamento dovrebbe attenersi scrupolosamente: intervento precoce (entro i 3 anni di età); trattamento educativo che preveda almeno 15 ore settimanali distribuite nei vari contesti di vita; trattamento centrato sullo sviluppo delle abilità sociali e del rapporto interpersonale tra il bambino autistico e le persone che vivono nei suoi ambienti di vita; valutazione periodica del bambino tramite l'utilizzo di strumenti informali standardizzati.
Deve essere chiaro, però, che l'obiettivo del trattamento non è la guarigione, ma il raggiungimento della più ampia autonomia possibile del bambino. Nell'incontro si procede quindi con la distribuzione e la discussione della scheda informativa nella quale viene riportata un'ampia rassegna dei principali trattamenti..
Incontro 3: Come funziona l'apprendimento del bambino autistico
All'inizio dell'incontro si chiede ai genitori quali sono i comportamenti e gli atteggiamenti problematici del figlio che maggiormente li preoccupano.. Dopo questo passaggio si introduce «l'analisi funzionale del comportamento come metodologia per comprendere e intervenire sui comportamenti problema».. Pertanto è fondamentale osservare ciò che avviene prima e dopo il comportamento problema e come il bambino reagisce alle conseguenze che seguono il suo comportamento. Ai genitori viene, quindi, chiesto di osservare a casa gli antecedenti e le conseguenze di un comportamento problematico del figlio, di tentare alcune soluzioni e di prenderne nota sia di quelle che hanno funzionato, sia di quelle che si sono rilevate inutili o che hanno invece peggiorato la situazione.
Incontro 4: Problem solving
Questo incontro si apre con l'analisi funzionale dei comportamenti di ogni specifico bambino in base all'osservazione fatta precedentemente dai genitori dello stesso.. Le manifestazioni comportamentali apparentemente disfunzionali «permettono al bambino di ottenere qualcosa in più, come attenzione, reazioni emotive, contatto, ricompense tangibili o attività piacevoli (rinforzi positivi) oppure di evitare qualcosa di spiacevole. Tali meccanismi sono quasi sempre inconsapevoli sia per il bambino e spesso anche per i genitori e gli educatori».. Partendo quindi dall'«analisi funzionale del comportamento si procede poi con la presentazione del concetto di “problem solving”», cioè la