Il principato vescovile di Trento (in tedesco: Fürstbistum Trient, in latino: Archidioecesis Tridentinus) fu un antico stato ecclesiastico esistito per circa otto secoli (dall'inizio dell'XI secolo al 1803) all'interno del Sacro Romano Impero come entità semi-indipendente. I territori appartenenti legalmente al principato corrispondevano a gran parte della attuale provincia autonoma di Trento e parte della provincia autonoma di Bolzano (almeno fino al XVI secolo), oltre ad una stretta fascia in Svizzera (Engadina).

Nel 1803 il principato venne secolarizzato dall'imperatore Francesco d'Asburgo su iniziativa politica di Napoleone Bonaparte (nell'ambito della secolarizzazione di tutti i principati ecclesiastici del Sacro Romano Impero in seguito al trattato di Lunéville del 1801), che lo annesse tra il 1806 (pace di Presburgo, dicembre 1805) e il 1810 al Regno di Baviera e quindi al napoleonico Regno d'Italia fino al 1814. In seguito alla Restaurazione del 1815, i territori appartenenti al principato non vennero restituiti al vescovo, ma l'amministrazione del territorio passò alla contea del Tirolo entro l'Impero austriaco.

Per molti secoli dalla sua fondazione, era esistito come entità statale o para-statale del Sacro Romano Impero, retta da ecclesiastici entro un complesso quadro di equilibri e intrecci politico-istituzionali e dinastici. Il principe vescovo aveva diritto di voto alla Dieta imperiale, il numero 37.

Storia Età medievale X secolo Le prime attestazioni di poteri temporali attribuiti ai vescovi di Trento risalgono al periodo 933-945 con Manasse d'Arles, costretto alla resa da Berengario II d'Ivrea al suo rientro in Italia nel 945. Liutprando di Cremona documenta l'esistenza del Ducato di Trento (marca di Trento), fondato dai Longobardi, che faceva parte del Regno d'Italia, e che venne in seguito assegnato ai duchi di Baviera assieme alla marca di Verona. La marca però continuò a far parte dell'ordinamento del Regno d'Italia, mentre il ducato di Baviera continuò a far parte del regno Teutonico.

XI secolo Il comitato ("comitatus") trentino, parte della marca di Verona, venne distaccato ed elevato a marca da Ottone III quando ad essa successe Ottone I di Carinzia. La nuova marca (anche se vi fu già un Ducato di Trento con altri confini in epoca longobarda) venne affidata ad Aribo di Stein nel 995, detentore di un comitato carinziano nello Jauntal e fratello del vescovo Albuino di Bressanone: ad Aribo successe il figlio e vescovo Ulrico I e poi il nipote di Aribo, Ulrico II, entrambi vescovi di Trento. Secondo le fonti attualmente disponibili il principato venne riconosciuto (e non fondato) formalmente nel 1027 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico (nello stesso anno della fondazione del vicino Principato vescovile di Bressanone, come attestano i rispettivi diplomi imperiali di investitura).31 maggio e 7 giugno 1027 rispettivamente. In nonché Monumenta Germaniae Historica: Diplomata regum et imperatorum Germaniae, IV, pp. 143-146, nn. 101-102. Consultabili su . Tuttavia secondo alcuni sussiste ancora il dubbio che il Principato tridentino sia stato costituito già nel 1004Harry Bresslau, Exkurse zu den Diplomen Konrads II., in Neues Archiv der Gesellschaft für Ältere Deutsche Geschichtskunde, XXXIV, 1909, p. 122. Joseph Kögl, La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Trento, Artigianelli, 1964, pp. 3-12 e 374. ad opera dell'imperatore Enrico II per ricompensare il vescovo Udalrico I dell'aiuto fornitogli contro Arduino d'Ivrea, sconfitto appunto nel 1004 alle chiuse della Valsugana. Secondo Walter Landi, tuttavia, quest'ultima ipotesi va posticipata, per l'appunto, al 1019/21, anni in cui morì Aribo e gli succedette il figlio e vescovo Ulrico I.

Le donazioni fatte dall'imperatore Corrado II il Salico al vescovo Udalrico II comprendevano vari territoriIginio Rogger, I principati ecclesiastici di Trento e Bressanone dalle origini alla secolarizzazione del 1226, in (a cura di) C.G. Mor e H. Schmidinger, I poteri temporali dei vescovi in Italia e in Germania nel Medioevo, Annali dell'istituto storico italo germanico, Quaderno 3, Atti della settimana di Studio, 13-18 settembre 1976, Il mulino, Bologna 1979, pag. 182.: Contea di Venosta, che si estendeva dal recente Zernez in Engadina (Svizzera) fino a Merano (territori soggetti in precedenza alla Rezia Curiense). Contea di Bolzano, da Merano fino a Laives verso sud, e fino a Chiusa, rio Isarco e rio Bria a nord (scorporata della contea del Norital appartenente al ducato di Baviera). Contea di Trento, che comprendente i territori lungo l'Adige da Laives fino ad Avio, Ala, Brentonico a sud; dalla Valle dell'Adige alle valli Giudicarie e Ledro a ovest; da Trento alla Val di Fiemme e all'alta Valsugana, fino a Novaledo, ad est, oltre all'altopiano di Lavarone-Folgaria-Luserna. Il territorio delle due contee di Trento e Bolzano ricalcava i territori dell'antico Ducato di Trento (poi marca longobarda trentina), rimasto sostanzialmente invariato in età carolingia.

Corrado II decise di investire del potere temporale i vescovi per stabilizzare la regione, spesso teatro di scontri fra i diversi principi laici dell'Impero e per favorire il passaggio dell'esercito imperiale nel nord dell'Italia, lungo due antiche strade romane della zona, la via Claudia Augusta e la via Claudia Augustia Altinate. La maggior parte delle aree comprese nei due nuovi stati era precedentemente inclusa nella Marca di Verona e nel Ducato di Baviera.

I due principi vescovi di Trento e di Bressanone furono autentici principi (a diverso titolo: "duces, comites, marchiones" ovvero duca, conte e marchese il primo, conte il secondo) del Sacro Romano Impero, soggetti solo all'autorità dell'imperatore e membri della dieta imperiale.

Ciò nonostante, la gestione economica e militare effettiva di questi territori, per diritto ecclesiastico, fu affidata ad avvocati o balivi, in primis ai consortili militari degli Appiano e dei Tirolo. Questi ultimi finirono per imporsi sulle altre famiglie laiche e progressivamente sottrassero ai vescovi parte dei loro territori, formando un'area controllata militarmente che molti secoli più tardi confluirà nella Contea del Tirolo.Josef Riedmann, Das Mittelalter, in Josef Fontana, Peter W. Haider (a cura di), Geschichte des Landes Tirol, vol. 1, Von den Anfängen bis 1490. 2ª ediz., Athesia Verlag, Bolzano-Innsbruck-Vienna, 1990, pp. 291–698.

XII secolo Nei secoli seguenti il vescovo di Trento cercò di stabilire un solido legame con l'imperatore, allo scopo di limitare la crescente influenza sulla regione dei vari consortili gentilizi laici (in particolare quello dei Tirolo, futuri conti del Tirolo), che avevano come centro principale del loro potere il castello di Tirolo, poco sopra Merano. La famiglia dei Tirolo era di probabile origine bavarese, si insediò nel territorio e progressivamente arrivò a controllare una regione a cavallo delle Alpi tra gli attuali Tirolo e Alto Adige/Sudtirolo. Essa mirava ad ampliare i suoi domini verso sud, in particolare verso Bolzano, la Bassa Atesina e la Val Venosta, territori controllati da altre famiglie e dal vescovo di Trento. Come spesso accadeva nel Medioevo, l'autorità politica temporale del vescovo non coincideva con i confini territoriali della diocesi e le crescenti ambizioni dei Tirolo, già vassalli del vescovo, minacciavano così l'autorità della chiesa tridentina nei territori settentrionali. In seguito i Tirolo riuscirono ad usurpare illegalmente il titolo comitale a danno dei vescovi di Trento, che continuarono per secoli a rivendicare i loro diritti. Nel 1140 la contea di Venosta era già, di fatto, sotto il controllo del consortile dei Tirolo, mentre nella contea di Bolzano ancora attorno al 1170 persisteva una forma di regime consorziale tra i Tirolo e il vescovo di Trento.

Il vescovo Adelpreto II (della famiglia dei Hohenstaufen, la stessa di Federico Barbarossa), tentò di ripristinare il proprio potere temporale su tutto il territorio del principato ma cadde in battaglia, forse assassinato ad Arco il 30 settembre 1172 su mandato dei conti di Appiano. Altre fonti parlano invece della sua morte avvenuta a Rovereto alcuni anni dopo, nel 1177. L'autorità del principe vescovo fu poi ripristinata dall'imperatore Federico Barbarossa e dal figlio Enrico VI, ed il principato vescovile fu tra l'altro autorizzato a battere moneta propria e istituire nuove tasse.

XIII secolo

Il principato venne riorganizzato da Federico Vanga, una delle figure di maggior rilievo della storia del principato, parente dell'imperatore Ottone IV di Brunswick. Alleatosi con il vescovo di Bressanone e sostenuto dall'ordine religioso-militare dei Cavalieri Teutonici, al quale donò grandi patrimoni, riuscì a limitare l'influenza e la forza dei nobili laici e a riportare sotto il proprio controllo gran parte dei territori perduti. Allo scopo di imporre definitivamente l'autorità del vescovo sulla regione raccolse tutta la documentazione storica a sostegno del potere episcopale temporale nel Codex Wangianus, noto in origine come Libro di san Vigilio.

Federico promosse inoltre il commercio lungo le vie delle Alpi e si interessò in particolare delle miniere d'argento sul territorio. Le comunità germanofone trentine della Valle dei Mocheni hanno quest'origine, poiché i minatori chiamati allo scopo arrivarono per lo più dalla Germania. Lo statuto minerario emanato da Federico Vanga il 19 giugno 1209 è considerato il più antico documento ufficiale sull'estrazione mineraria alpina. In questo periodo Trento venne inoltre fortificata con la costruzione di una nuova cinta muraria e iniziarono i lavori per la costruzione della cattedrale.

La morte di Vanga in Terra santa nel 1218 durante la V crociata segnò una battuta d'arresto del principato trentino. Nel 1236 l'imperatore Federico II di Svevia depose i principi-vescovi della regione e prese direttamente il controllo militare dell'area trentina, annessa nel 1239 alla Marca trevigiana. L'amministrazione del nuovo feudo fu affidata a Sodegerio da Tito, nominato podestà imperiale nel 1238 (carica che rimase sino al 1255). Sodegerio, soprattutto negli ultimi anni del suo governo e dopo la morte di Federico II, rafforzò il sodalizio con il veronese Ezzelino III da Romano. La debolezza del vescovado indusse Alberto III del Tirolo a solidarizzare con i vicari imperiali per rivendicare il potere temporale dei vescovi locali (oltre a quelli di Coira e Salisburgo), e nel 1252 tolse al vescovo di Trento i feudi dell'estinta casa dei conti di Appiano (dopo aver ottenuto nel 1248 i feudi comitali di Bressanone).