Biografia

Nato a Tbilisi da una famiglia armena, Paradžanov è considerato una delle figure più originali del cinema sovietico del secondo dopoguerra. La sua opera matura è caratterizzata da un linguaggio visivo fortemente stilizzato, nel quale confluiscono tradizioni popolari, rituali, iconografia religiosa e cultura armena, georgiana e ucraina, con una struttura narrativa spesso subordinata alla composizione dell'immagine.

Nel 1945 fu ammesso al Gerasimov Institute of Cinematography di Mosca, dove studiò, tra gli altri, con i registi Igor' Savčenko e Aleksandr Petrovič Dovženko, completando la formazione nel 1952. Si trasferì quindi a Kiev, dove lavorò dapprima come assistente di Savčenko e successivamente come regista presso gli studi cinematografici intitolati a Dovženko. Negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta realizzò lungometraggi e documentari ancora legati alle convenzioni del cinema sovietico dell'epoca; in seguito prese le distanze da queste opere, considerando Le ombre degli avi dimenticati il punto di svolta della propria ricerca cinematografica.

Realizzato nel 1964 e distribuito internazionalmente l'anno successivo, Le ombre degli avi dimenticati è tratto dall'omonimo racconto dello scrittore ucraino Mychajlo Kocjubyns'kyj. Ambientato tra gli Hutsuli dei Carpazi, il film combina tradizioni popolari, rituali, musica e una fotografia fortemente dinamica, affidata a Jurij Illjenko. L'opera diede a Paradžanov notorietà internazionale e nel 1965 ottenne al Festival internazionale del cinema di Mar del Plata il Gran premio della critica e il Premio speciale della giuria.

Il progetto successivo, Affreschi di Kiev (Kyiv Frescoes), concepito in occasione del ventesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, fu interrotto dalle autorità cinematografiche sovietiche durante la lavorazione. Paradžanov montò parte dei provini realizzati in un cortometraggio, datato 1966.

Trasferitosi in Armenia, Paradžanov realizzò quindi Hakob Hovnatanyan (1967) e, tra il 1968 e il 1969, Il colore del melograno (Sayat Nova), ispirato alla vita e all'opera del poeta e ashugh armeno Sayat-Nova. Invece di una tradizionale narrazione biografica, il regista costruì il film attraverso una successione di tableaux simbolici e composizioni iconografiche. Le autorità sovietiche giudicarono l'opera poco conforme alle convenzioni narrative e ideologiche del cinema ufficiale: ne limitarono la distribuzione e il film fu successivamente rimontato in una versione differente da quella originaria.

I rapporti di Paradžanov con le autorità sovietiche si deteriorarono ulteriormente negli anni successivi. Oltre ai contrasti legati ai suoi film, il regista aveva criticato pubblicamente la politica culturale sovietica e sostenuto intellettuali ucraini colpiti dalla repressione.

Nel dicembre 1973 fu arrestato a Kiev. Nel 1974 venne condannato a cinque anni di detenzione sulla base di diverse imputazioni, tra cui accuse relative a rapporti omosessuali e alla diffusione di materiale pornografico. Numerosi studiosi e osservatori hanno successivamente collegato il procedimento anche alla sua attività artistica, alle sue prese di posizione pubbliche e ai suoi rapporti con ambienti dissidenti ucraini. La condanna suscitò una campagna internazionale per la sua liberazione, alla quale aderirono artisti e cineasti tra cui François Truffaut, Luis Buñuel, Pier Paolo Pasolini e Michelangelo Antonioni. Nel 1977, dopo l'intervento dello scrittore francese Louis Aragon presso Leonid Il'ič Brežnev, Paradžanov fu liberato prima del termine della pena.

Dopo la liberazione tornò a Tbilisi ma per diversi anni non gli fu consentito di dirigere nuovi lungometraggi. In questo periodo si dedicò intensamente anche al disegno, al collage e alla realizzazione di assemblaggi. Nel 1982 venne nuovamente arrestato, questa volta con l'accusa di corruzione, e fu rilasciato alcuni mesi dopo.

Solo nella metà degli anni ottanta poté tornare stabilmente alla regia. Nel 1984 realizzò con Dodo Abashidze La leggenda della fortezza di Suram, ispirato alla tradizione georgiana; nel 1988 i due diressero Asik Kerib - Storia di un ashug innamorato, tratto da Michail Jur'evič Lermontov. Con l'allentamento delle restrizioni durante la perestrojka, Paradžanov poté infine viaggiare all'estero e nel 1988 partecipò all'International Film Festival Rotterdam.

Nel 1989 iniziò le riprese di The Confession (Khostovanank), progetto autobiografico al quale lavorava da molti anni, ma la malattia gli impedì di completarlo. Il materiale girato fu successivamente utilizzato dal regista Michail Vartanov nel documentario Parajanov: The Last Spring (1992).

Paradžanov morì a Erevan il 20 luglio 1990 e fu sepolto nel Pantheon di Komitas.

Filmografia Moldovskaya skazka (1951) Andriesh, co-regia di Yakov Bazelyan (1954) Pervyy paren (1958) Dumka - cortometraggio (1958) Natalya Uzhviy - cortometraggio (1959) Zolotye ruki, co-regia di Anna Nikolenko e Aleksei Pankratyev - cortometraggio documentario (1960) Rapsodia ucraina (Ukrainskaya rapsodiya) (1961) Il fiore sulla pietra (Tsvetok na kamne) (1962) Le ombre degli avi dimenticati (Tini zabutykh predkiv) (1964) Affreschi di Kiev (Kiyevskiye freski) - cortometraggio (1966) Hakob Hovnatanyan - cortometraggio (1967) Il colore del melograno (Sayat Nova) (1969) Il segno del tempo (Return to Life) - cortometraggio documentario (1980) La leggenda della fortezza di Suram (Ambavi Suramis tsikhitsa), co-regia di Dodo Abashidze (1984) Arabeschi sul tema Pirosmani (Arabeskebi Pirosmanis temaze) - cortometraggio documentario (1986) Asik Kerib - Storia di un ashug innamorato (Ashug-Karibi), co-regia di Dodo Abashidze (1988) The Confession (Khostovanank) - incompiuto (1990)

Note

Bibliografia James Steffen, The Cinema of Sergei Parajanov, Madison, University of Wisconsin Press, 2013, ISBN 978-0-299-29654-4. Michail Vartanov, «Sergej Paradzanov», in Il cinema delle Repubbliche transcaucasiche sovietiche, Venezia, Marsilio Editori, 1986, ISBN 88-317-4894-7.

Altri progetti

Collegamenti esterni

Toni D'Angela, "Le ombre degli avi dimenticati. La forma del dissenso", in La furia umana, n. 1, 2009

Categoria:Registi sovietici Categoria:Persone condannate per omosessualità