Il mondo come volontà e rappresentazione (titolo orig. Die Welt als Wille und Vorstellung, prima edizione) è l'opera capitale del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860). Vengono affrontati due problemi della filosofia della vita: contrapponendo realtà e possibilità, ovvero assumendo il compito di cogliere la scienza nei suoi elementi strutturali a priori, nella sua dipendenza dall'esperienza possibile e, al tempo stesso, oltrepassandola, far valere le istanze dell'incondizionato, della libera volontà, di quella libertà che non può essere un fatto, come quelli accertabili nel mondo della rappresentazione, bensì una certezza interiore da cui dipende, in fin dei conti, la stessa dignità umana.Hans-Georg Gadamer, All'ombra dell'idealismo tedesco,
La prima edizione fu pubblicata nel dicembre 1818, ma con la data 1819 sul frontespizio, a Lipsia da Friedrich Arnold Brockhaus: rimase del tutto inosservata, tant'è vero che la gran parte delle copie stampate finì al macero. Essa è divisa in quattro libri, insieme a un'appendice contenente la critica della filosofia di Kant (suddivisa in 71 paragrafi). Schopenhauer aveva appena trentun anni. Una seconda edizione in due volumi apparve nel 1844: il primo volume era una versione riveduta dell'edizione del 1818, mentre il secondo volume - 50 capitoli di Supplementi - consisteva in un commento alle idee esposte nel primo volume. Solo nel 1850, la sua opera, redatta all'epoca dei grandi pensatori dell'idealismo tedesco, ma ai margini dalla filosofia ufficiale e lontana dalle cattedre universitarie, conobbe un'improvvisa notorietà e risonanza in Germania e nel mondo. Nel 1858, la ristampa della seconda edizione andò esaurita, sull'onda del successo inaspettato dei Parerga e paralipomena (1851, raccolta di saggi dal carattere brillante e popolare). Una terza edizione, ampliata di 136 pagine, fu pubblicata nel 1859, l'anno prima della morte di Schopenhauer, confermando la fortuna tardiva dell'opus maius schopenaueriano.
Nel 1948, una versione ridotta fu curata da Thomas Mann.
Contesto
Nell'estate del 1813, Schopenhauer presentò la sua tesi di dottorato, intitolata Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, e ottenne il dottorato presso l'Università di Jena. Dopo aver trascorso l'inverno successivo a Weimar, visse a Dresda e pubblicò il suo trattato su La vista e i colori (Carteggio con Goethe) nel 1816. Schopenhauer trascorse i successivi anni lavorando alla sua opera fondamentale, Il mondo come volontà e rappresentazione. Nella prefazione alla prima edizione, Schopenhauer affermò che l'opera intende trasmettere un "unico pensiero" da diverse prospettive. Sviluppa la sua filosofia in quattro libri che trattano di epistemologia, ontologia, estetica ed etica. A questi libri segue un'appendice contenente la dettagliata Critica della filosofia kantiana.
Partendo dall'idealismo trascendentale di Immanuel Kant, Schopenhauer sostiene che il mondo di cui gli esseri umani fanno esperienza intorno a loro - il mondo degli oggetti nello spazio e nel tempo e correlati in modo causale - esiste solo come "rappresentazione" (Vorstellung) che dipende da un soggetto conoscente, non come un mondo che può essere considerato esistente in sé (cioè, indipendentemente da come appare alla mente del soggetto). La conoscenza degli oggetti è quindi una conoscenza di meri fenomeni piuttosto che di cose in sé. Come per Kant, anche per il filosofo, lo spazio, il tempo e la causalità sono le forme a priori dell'intelletto.
Tuttavia, Schopenhauer identifica la volontà con la cosa-in-sé, l'essenza interna di ogni cosa: un'azione cieca, inconscia, senza scopo, priva di conoscenza, aspaziale e atemporale e libera da ogni molteplicità. Poiché nulla al di fuori del tempo e dello spazio può essere differenziato, la cosa-in-sé (aspaziale e atemporale) deve essere una e tutte le cose che esistono, compresi gli esseri umani, devono far parte di questa unità fondamentale. Il mondo come rappresentazione è quindi l'"oggettivazione" della volontà. La nostra esperienza interiore è una manifestazione del regno noumenico e la volontà è il nucleo interiore di ogni essere. Tutta la conoscenza acquisita dagli oggetti è considerata autoreferenziale perché riconosciamo negli altri oggetti la stessa volontà che c'è in noi. Le esperienze estetiche liberano brevemente dall'infinito asservimento alla volontà, che è la radice della sofferenza. La vera redenzione dalla vita può derivare solo dalla totale negazione ascetica della "volontà di vivere". Schopenhauer nota accordi fondamentali tra la sua filosofia, il platonismo e la filosofia degli antichi Veda indiani.
Il mondo come volontà e rappresentazione segnò l'apice del pensiero filosofico di Schopenhauer, che passò il resto della sua vita a perfezionare, chiarire e approfondire le idee presentate in quest'opera, senza apportare cambiamenti fondamentali. L'insuccesso iniziale fu dovuto al fatto che all'epoca la filosofia accademica tedesca post-kantiana era dominata dagli idealisti tedeschi, primo fra tutti Georg Wilhelm Friedrich Hegel, che Schopenhauer criticò aspramente definendolo come "un ciarlatano disgustoso e senza spirito [...] un dilettante di sciocchezze".Cap. 6 dei Supplementi Nel complesso, il disaccordo di Schopenhauer con Hegel e la sua rabbia per il posto che occupava nella società accademica e per il rispetto di cui godeva possono essere percepiti in tutti i due volumi. La filosofia di Hegel è criticata con la massima virulenza, a volte fino all'invettiva più violenta.
Conoscenze preliminari Schopenhauer chiede che la sua tesi di dottorato Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, apparsa nel 1813, sia letta prima della WWR come introduzione. Nella prefazione alla prima edizione della WWR afferma:
Inoltre, Schopenhauer afferma all'inizio che il suo libro presuppone una conoscenza preliminare della filosofia di Immanuel Kant. Schopenhauer affermava che la sua filosofia era la naturale continuazione di quella di Kant, ed è considerato da alcuni più fedele all'idealismo trascendentale, come esposto nella Critica della ragion pura (1781), di qualsiasi altro idealista tedesco successivo. Tuttavia, Il mondo come volontà e rappresentazione contiene un'appendice intitolata Critica della filosofia kantiana, in cui Schopenhauer rifiuta la maggior parte dell'etica di Kant e parti significative della sua epistemologia ed estetica. Come spiega Schopenhauer:
Per Schopenhauer la volontà umana è l'unica finestra sulla realtà che si cela dietro la rappresentazione del mondo, cioè il mondo esterno come lo sperimentiamo attraverso le nostre facoltà mentali. La volontà è l'"essenza interna" del mondo intero, cioè la kantiana cosa-in-sé (Ding an sich), che esiste indipendentemente dalle forme del principio di ragion sufficiente che governano il mondo come rappresentazione.
Schopenhauer riteneva che, sebbene ci sia preclusa la conoscenza diretta del noumeno kantiano, possiamo conoscerlo in una certa misura (a differenza di Kant, per il quale il noumeno era completamente inconoscibile). Questo accade perché il rapporto tra il mondo come rappresentazione e il mondo come "in sé" può essere compreso indagando il rapporto tra i nostri corpi (oggetti materiali, cioè rappresentazioni, esistenti nello spazio e nel tempo) e la nostra volontà.
Un'altra importante differenza tra le filosofie di Schopenhauer e Kant è il rifiuto del primo della dottrina kantiana delle dodici categorie della comprensione. Schopenhauer sostiene che undici delle categorie di Kant sono superflue "finestre cieche" destinate a scopi di simmetria architetturale. Ci sono tre forme a priori con cui la nostra mente rende intelligibile a noi stessi la nostra esperienza del mondo: il tempo, lo spazio e la causalità.
Nell'introduzione Schopenhauer afferma anche che il lettore sarà meglio preparato a comprendere le teorie contenute ne Il mondo come volontà e rappresentazione se si è soffermato alla scuola del "divino Platone": Schopenhauer riconosce spesso l'influenza di Platone sullo sviluppo delle sue teorie e, soprattutto nel contesto dell'estetica, parla delle forme platoniche come se esistessero a un livello ontologico intermedio tra la rappresentazione e la volontà. Il lettore sarà ulteriormente avvantaggiato se conosce già l'antica filosofia indiana contenuta nelle Upanishad.
Vocabolario
Schopenhauer ha usato la parola tedesca Wille ("volontà") come designazione più familiare del concetto, che può anche essere indicato con altri termini come "desiderio", "volontà" e "sforzo". La filosofia di Schopenhauer sostiene che tutta la natura, compreso l'uomo, è l'espressione di un'insaziabile volontà di vivere.
Con il termine Vorstellung ("rappresentazione") Schopenhauer intende l'idea o l'immagine mentale di qualsiasi oggetto percepito come esterno alla mente. Questo concetto include la rappresentazione del corpo stesso del soggetto osservatore, che egli chiama loggetto immediato perché è il più vicino allo spirito, che per lui ha sede nel cervello.
Il termine Anschauung, frequente in Kant, indica la parte sensoriale-ricettiva della cognizione (KrV B 33).
La struttura del testo A partire dalla seconda edizione del 1844, l'opera si compone di due volumi.
Il primo volume contiene il testo della prima edizione, con solo alcune piccole aggiunte, mentre l'appendice - la Critica della filosofia kantiana - fu significativamente modificata dall'autore. Il primo volume è diviso in quattro libri, in cui il mondo è considerato alternativamente come rappresentazione e come volontà. Il secondo volume, che conta più pagine, funge da supplemento al primo.
Nella prefazione alla seconda edizione, Schopenhauer giustificò la decisione di raccogliere le aggiunte in un volume separato, sottolineando che erano passati 25 anni tra la pubblicazione della prima e della seconda edizione. Essendo un'unica edizione anziché due edizioni distinte, risulta possibile seguire lo sviluppo del pensiero di Schopenhauer.
Nella prefazione alla terza edizione (integrata da altre 136 pagine), apparsa nel 1859, un anno prima della sua morte, Schopenhauer appare sollevato, ma anche esausto. Si riferisce ai suoi Parerga e Paralipomena, che aveva pubblicato nel 1851, sette anni dopo la pubblicazione della seconda edizione de Il mondo come volontà e rappresentazione. I 31 capitoli del secondo volume dei Parerga contenevano già supplementi e aggiunte, la maggior parte dei quali avrebbe trovato posto nel secondo volume dell'opera principale:
La ricezione professionale e diffusa degli scritti di Schopenhauer avvenne molto tardi, negli ultimi anni della sua vita.
Primo volume Libro primo: Il mondo come rappresentazione Prima considerazione: "Il principio di ragion sufficiente" Libro secondo: Il mondo come volontà Prima considerazione: "L'oggettivazione della volontà" Libro terzo: Il mondo come rappresentazione Seconda considerazione: "L'idea platonica: l'oggetto dell'arte" Libro quarto: Il mondo come volontà Seconda considerazione: "Affermazione e negazione della volontà"
Secondo volume Supplementi al primo libro Prima parte: La dottrina della conoscenza intuitiva Capitolo 1 - Sulla concezione fondamentale dell'idealismo Capitolo 2 - Sulla dottrina della concezione intuitiva o intellettiva Capitolo 3 - Sui sensi Capitolo 4 - Della conoscenza a priori Seconda parte: La dottrina della rappresentazione astratta del pensiero Capitolo 5 - Dell'intelletto privo di ragione Capitolo 6 - Sulla dottrina della conoscenza astratta o conoscenza della ragione Capitolo 7 - Del rapporto tra la conoscenza intuitiva e la conoscenza astratta Capitolo 8 - Sulla teoria del ridicolo Capitolo 9 - Sulla logica in generale Capitolo 10 - Sulla sillogistica Capitolo 11 - Sulla retorica Capitolo 12 - Sulla dottrina della scienza Capitolo 13 - Sulla metodologia della matematica Capitolo 14 - Sull'associazione di idee