LArmata Grossa fu una suddivisione della marina da guerra veneziana, denominata in lingua veneta Armada da mar. Questa, a partire dal 1666, fu suddivisa in due distinte sezioni: l'Armata Sottile, formata dalle navi lunghe,. come le galee e le galeazze,Si trattava di navi in cui la propulsione era data dalle vele latine e dai vogatori, e il cui pescaggio non superava i due metri. e l'Armata Grossa dotata delle nuove navi a propulsione velica equipaggiate con cannoni posizionati su più ponti, come nei contemporanei vascelli inglesi, e destinate ad operare in mare aperto. La costruzione delle prime due unità, denominate Giove Fulminante e Costanza Guerriera, fu autorizzata dal Senato della Repubblica di Venezia nel 1665, e le due navi vennero varate nel 1668.

Storia

Il nucleo principale dellArmada da mar veneziana fu, per molto tempo, costituito dalle galee e dalle galeazze dotata di propulsione mista a remi e a vela latina, ed ebbe il suo massimo impiego durante la Battaglia di Lepanto, dove la squadra navale veneziana, agli ordini del Capitano generale da mar Sebastiano Venier arrivò a contare ben 109 galee e 6 galeazze.

Durante il conflitto che contrappose la Repubblica di Venezia al Viceré di Napoli, Pedro Téllez-Girón y Velasco Guzmán y Tovar Duca di Osuna,. tra il 1617 e il 1620, l'Armata Sottile, composta da galee e galeazze, si trovò ad affrontare i galeoni ispano-napoletani che penetrarono nel Mare Adriatico.Guido Candiani, Lo sviluppo dell’Armata grossa nell'emergenza della guerra marittima, testo della relazione tenuta al convegno Geostrategia e potere marittimo nel Mediterraneo in età moderna: Venezia, Malta e Impero Ottomano, VII giornata di studio, Venezia 27 ottobre 2001. Il Senato decise allora di noleggiare navi mercantili venezianeI due ultimi galeoni costruiti presso a Venezia furono il Padre Eterno e il Santa Maria Torre del Mar. di grandi dimensioni, e dato che il loro numero era insufficiente se ne reperirono all'estero una trentina, due terzi olandesi ed un terzo inglesi. Queste navi formarono il primo nucleo dell'Armata Grossa, che andò ad affiancarsi all'Armata Sottile durante le operazioni belliche nel basso Adriatico e trasportando truppe per contrastare la minaccia portata dagli Asburgo sulle frontiere terrestri.

Nel 1645, con l'inizio della guerra di Candia. che contrappose la Repubblica all'Impero ottomano, il numero delle navi di grandi dimensioni noleggiate arrivò al numero di circa quaranta, e rimase elevato per tutta la durata della guerra. Le unità dell'Armata Grossa riuscirono a bloccare, insieme alle similari unità olandesi ed inglesi, lo stretto dei Dardanelli provocando la caduta del sultano Ibrahim I, che fu deposto ed assassinato, ed a cui successe il figlio Mehmed IV.

Il costo dei noli durante la guerra di Candia raggiunse la ragguardevole cifra di 17 milioni di ducati,Non è precisamente conosciuto il costo totale del conflitto, che comunque superò certamente la ragguardevole cifra di 100 milioni di ducati, per toccare forse i 125-150 milioni. da Cfr. B.N.M., Ms. It. cl. VII, 1594 (7710), c. 29v; A. Zannini, Burocrazia e burocrati a Venezia in età moderna: i cittadini originari (sec. XVI-XVIII), Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti, Venezia 1993, p. 255. di cui gran parte destinata all'affitto delle navi mercantili armate.

La costituzione dell'Armata Grossa Nel 1651, durante la battaglia di Paro, comandata da Leonardo Mocenigo la flotta veneziana catturò tre grandi navi turche che furono trasferite a Venezia per effettuare i lavori di ripristino, andando poi a costituire l'anno successivo il primo nucleo dell'Armata Grossa permanente, formata da “navi pubbliche”. Principale sostenitore di una marina da guerra statale fu Lazzaro Mocenigo, ma la sua morte, avvenuta nel 1657, portò ad un rallentamento considerevole del progetto.

Le poche navi catturate ai turchi non garantivano di coprire le necessità dell'Armada, oltre al fatto rappresentato dal notevole costoIl costo di un mercantile noleggiato poteva arrivare a 25.000 ducati annui, tanto quanto una nuova nave costruita presso l'Arsenale. dei noleggi, che non sempre era possibile effettuare,Le continue guerre in Europa non rendevano sempre disponibili navi mercantili da noleggiare. e delle notevoli differenze tra le navi mercantili armate e i vascelli da guerra espressamente progettati per questo scopo emerse durante la Seconda guerra anglo-olandese,F. Fox, Hired Men-of-War, 1664-7, in Mariner's Mirror, vol. 84 (1998), pp. 13-25 e pp. 152-172. quando le flotte iniziarono a scontrarsi adottando la cosiddetta "linea di fila", portarono nel 1666 il Senato a decidere di costruire due vascelli da 64 cannoni presso l'Arsenale..

Va notato come l'armata grossa fosse dotata, fino al varo del Giove fulminante e della Costanza guerriera nel 1667-1668, di naviglio classificabile come "galeone", mentre dopo tale data si vararono navi che appartenevano alla tipologia, più moderna, del "vascello". I galeoni erano stati già molte volte sperimentati dalla cantieristica veneziana sin dal primo '500, ma erano stati giudicati piuttosto male nel XVI secolo, e non ben accolti nemmeno nel XVII, potevano navigare bene di conserva con le galere e le galeazze, ma avevano cattive caratteristiche di navigazione con il vento al traverso. Anzi, se caricati di un armamento pesante, sovente si ribaltavano ed affondavano rapidamente. Era accaduto ad un galeon grande, varato nel 1558 ed affondato all'imboccatura di Malamocco per un improvviso colpo di vento nel viaggio inaugurale, proprio come capitò al Vasa nel 1628, per questo motivo i pochi galeoni costruiti nel '600 all'Arsenale di Venezia (come il Padre Eterno del 1617) imbarcavano meno artiglieria delle similari unità straniere, per misura prudenziale. Con il Giove Fulminante invece si provò a fare un'unità molto differente, chiamato all'epoca "nave a batteria" con linee di carena completamente differenti da quelle (ancora simili alle galere) del galeone, in particolare (anche grazie ad un diverso metodo di zavorramento) la parte immersa dello scafo passò da 3-3,5 m a 6 m circa, mentre il rapporto immersione/lunghezza dello scafo passò dal 8-10% dei galeoni al 13% circa dei vascelli. Si ottennero dunque unità molto più stabili come batteria d'artiglieria, capaci di reggere meglio i colpi di vento laterali improvvisi e con cannoni posti leggermente più in alto rispetto alla linea di galleggiamento. Inoltre scafi più stabili e capienti, oltre a permettere l'immagazzinamento di maggiori scorte di cibo ed acqua, permisero anche di montare un piano velico più ambizioso, con tre alberi formati da tre fusi maggiori, ognuno dotato di almeno una vela, mentre i galeoni spesso avevano alberi di solo due fusi maggiori. Si trattò di alcuni dei primi "veri" vascelli, anzi forse dei primi in assoluto che rispettavano le forme di scafo che sarebbero divenute dominanti negli anni '70-'90 del XVII secolo; in quegli anni infatti Venezia fu all'avanguardia della progettazione navale, anche perché la seconda metà del '600 vide la Serenissima repubblica quasi costantemente impegnata in duri conflitti con l'impero ottomano e la sua potente marina.

A queste prime due unità. ne seguirono, tra il 1672 e il 1674, altre quattro più piccole, armate con 44-50 cannoni.. Nel 1675, a causa dell'aggressiva politica navale francese nel Mar Mediterraneo, e dalla nuova tattica navale adottata dai pirati barbareschi, che ora agivano in formazioni composte contemporaneamente da un numero variabile da sei e fino a otto navi, il Senato approvò un nuovo piano di costruzioni.

Questo piano d'emergenza portò alla costruzione di nove navi, cui ne seguirono altre sei nel 1679, ed inoltre fu presa la decisione di ristrutturare gli scali coperti dell'Arsenale al fine di potervi realizzare, al posto delle galee, i nuovi vascelli.. Quest'ultima decisione consentì di impostare, ed eventualmente conservare, fino ad un massimo di tredici navi contemporaneamente.

La costruzione di questo importante nucleo navale, che il Senato riteneva avesse dato alla flotta veneziana la superiorità su quella ottomana, portò la Serenissima Repubblica a dichiarare, per la prima volta nella sua millenaria storia, guerra all'Impero ottomano nel 1684. Lo spostamento delle priorità dal contenimento dei francesi e dei pirati barbareschi all'azione contro l'Impero ottomano fu dovuto alla relazione presentata dal Bailo Giacomo Querini al suo ritorno da Istanbul.L. Firpo (a cura di), Relazioni di Ambasciatori Veneti al Senato, Vol. XIII, Costantinopoli (1590-1793), Torino 1984, relazione di Giacomo Querini datata 6 giugno 1676, pp. 966-967 (907-981).

Le due guerre di Morea A partire dal settembre 1683,. durante le fasi iniziali della guerra di Morea, guidati da Francesco Morosini, l'Armada schierò inizialmente tredici vascelli rinforzati con l'affitto di due navi mercantili armate. Le prime due battaglie contro la flotta ottomana portarono ad altrettanti successi e consentirono la conquista dell'isola di Chio, ma non diedero l'auspicata vittoria strategica.Tutta Venezia si aspettava una rapida e risolutiva vittoria navale, in quanto nessuno voleva attuare una strategia di logoramento contro i turchi, avendo come contraltare gli spettacolari successi riportati da Francesco Morosini nella guerra anfibia condotta in Morea con l'ausilio della Armata Sottile. A partire dal 1690. la flotta ottomana iniziò a dotarsi di propri vascelli di linea,. costruendone circa 20 in pochi anni, che a partire dal 1694 incominciarono ad opporsi alle navi dell'armata Grossa dando vita a numerose azioni navali che portarono i veneziani ad abbandonare l'isola di Chio nel febbraio 1695.

Nel 1696 fu deciso dal Senato che le navi appartenenti all'Armata Grossa avrebbero adottato la seguente colorazione: corallo per la prua, i capodibanda, la poppa, le porte dei fanali e gli intagli, rosso per i portelli dei cannoni, e doratura in oro per il leone a prua e le figure scolpite a poppa.

Tra il 1695 e il 1698 le due flotte, composte da circa una trentina di navi ciascuna, combatterono nove volte, senza mai arrivare ad un risultato definitivo, e la guerra terminò con la Pace di Carlowitz.

Quindici anni dopo l'Impero ottomano riprese nuovamente l'offensiva, ma l'Armata Grossa di stanza a Corfù, che negli anni della pace svolse ridotta attività navale e versava in uno stato di approntamento precario, non riuscì inizialmente a contenere le azioni dei turchi.

Il 9 dicembre 1714 l'Impero ottomano dichiarò nuovamente guerra alla Repubblica di Venezia. e riconquistò il Peloponneso. Durante la settima guerra turco-veneziana l'Armata Grossa combatte a Corfù (8 luglio 1716) e poi tra Monte Santo e l'isola di Strati (16-17 giugno 1717) sotto gli ordini del nuovo Capitano Straordinario delle Navi Lodovico Flangini. Il Flangini suddivise per la prima volta l'Armata Grossa in tre divisioni, la “Rossa” (al diretto comando del Flangini, e composta da 9 vascelli,), la “Gialla” (al comando di F. Correr, e composta da 8 vascelli) e la “Blu” (al comando di M. Diedo, e composta da 9 vascelli)

Dopo la morte del Flangini, e la sua sostituzione con Marcantonio Diedo, la flotta si portò nei Dardanelli combattendo nella grande battaglia di Capo Matapan (19 luglio 1717) che costrinse la flotta turca a ritirarsi dall'Egeo, ma anche in questo caso la mancanza di una definitiva vittoria portò la flotta veneziana a ritirarsi nello Ionio, schierandosi a protezione di Corfù.

Con la firma della pace, avvenuta nel 1718, le unità dell'Armata Grossa svolsero un ruolo essenziale nella difesa di ciò che restava dello Stato da Mar della Repubblica, costituendo in quegli anni la più potente forza navale presente nel Mediterraneo..

Classificazione dei ranghi tra le navi veneziane