L'acquedotto della Brévenne (in francese: aqueduc de la Brévenne) era uno degli antichi acquedotti a servizio della colonia romana di Lugdunum (odierna Lione). Fu il terzo acquedotto ad essere realizzato in questa città. Misurava 70 km di lunghezza e terminava nel quartiere di Fourvière, nell'attuale V arrondissement. Deve il suo nome al fiume dal quale le acque erano captate, la Brévenne.
Storia L'acquedotto della Brévenne fu costruito sotto il principato di ClaudioCamille Germain de Montauzan, Les aqueducs romains de Lyon: Étude comparée d'archéologie romaine, tesi di dottorato, Ernest Leroux Éditeur, Parigi, 1908, capitolo II, paragrafo III: De Tibère aux Flaviens. Troisième aqueduc sous Claude, pp. 26-27..
Percorso
Il primo punto di captazione dell'acquedotto è situato ad una quota molto elevata (circa 600 m s.l.m.), nel comune di AveizeCamille Germain de Montauzan, Les aqueducs romains de Lyon: Étude comparée d'archéologie romaine, tesi di dottorato, Ernest Leroux Éditeur, Parigi, 1908, capitolo II, paragrafo IV: Tracé de l’aqueduc de La Brévenne, p. 84.. L'acquedotto è quindi situato sul lato posteriore dei monts du Lyonnais, que deve perciò aggirare sul lato nord per raggiungere la valle della Saona, dove si trova Lione.
Soluzioni tecniche adottate Sifoni Le valli erano attraversate su ponti, in cui la condotta era chiusa e l'acqua scorreva in pressione. La parte terminale della conduttura sul ponte era però in salita, in modo da recuperare parte dell'energia potenziale e da sfiatare l'eventuale aria che poteva accumularsi nelle condutture, danneggiandole.
Cadute La pendenza media ideale dell'acquedotto doveva essere collocata attorno a 1,5 mm/m, cioè l'1,5‰. Con pendenze superiori la velocità dell'acqua rischiava di superare 1 m/s, esercitando così un'azione erosiva sulle pareti della condotta.
L'acquedotto della Brévenne partiva da un'altitudine molto elevata e la sua pendenza media era il 5‰Jean Burdy, Les aqueducs romains de Lyon, L'Araire, Lione, 2008, ISBN 9782729706838, p. 75.. Per i costruttori era quindi indispensabile ridurre questa pendenza. Pertanto scelsero di costruire brevi tratti orizzontali o con pendenza modesta separati da cadute verticali ottenute con pozzi. Queste cadute misuravano in altezza circa 2,3-2,5 m. Spesso, le numerose cadute formavano una sorta di scalinata idraulica, come ad esempio accadeva a Chevinay, dove l'acqua scendeva di 87 m in soli 300 m di lunghezza.
Portata Camille Germain de Montauzan valutò che il suo apporto fosse stato il più importante dei quattro acquedotti che alimentavano Lugdunum, con una stima della portata pari a circa 28000 m3/giorno, cioè 324 L/sCamille Germain de Montauzan, Les aqueducs romains de Lyon: Étude comparée d'archéologie romaine, tesi di dottorato, Ernest Leroux Éditeur, Parigi, 1908, capitolo V, paragrafo II: Mesure du débit et de la distribution, p. 345., valore tuttora considerato come la portata teorica dell'acquedotto.
Tuttavia, Jean Burdy, stando su valori più conservativi, ipotizza che la portata massima dell'opera fosse di 10000 m3/giorno (115 L/s)Jean Burdy, Les aqueducs romains de Lyon, L'Araire, Lione, 2008, ISBN 9782729706838, p. 33. de la Brévenne, site de l'Araire, fiche extraite de l'ouvrage de M. Jean Burdy, 1993.
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Note
Bibliografia Jean Burdy, Les aqueducs romains de Lyon, L'Araire, Lione, 2008, ISBN 9782729706838, 136 pp. Camille Germain de Montauzan, , tesi di dottorato, Ernest Leroux Éditeur, Parigi, 1908, ASIN B001C94UG8, 496 pp. Sesto Giulio Frontino, De Aquis urbis Romœ, 129. Stéphane Ardouin, Nouvelles découvertes sur l'aqueduc de la Brévenne, in: Archéologia, n. 539, gennaio 2016, p. 18.
Voci correlate Lugdunum
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