Cesenatico (Ziznàtic in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna. Nota stazione balneare e meta turistica, è situata al centro della Riviera romagnola, fra Rimini e Ravenna.

Geografia fisica Cesenatico sorge lungo la costa romagnola del mar Adriatico, 16 km a nord-est di Cesena, 32 km a sud-est di Ravenna e 23 km a nord-ovest di Rimini.

Clima

Storia Antichità Il territorio attorno a Cesenatico, circa 10.000 anni fa, probabilmente si presentava come un'estesa laguna dove zone salmastre si alternavano a zone paludose di acqua dolce.

Tracce consistenti di un primo popolamento riguardano il periodo che parte dal V secolo a.C.: laterizi, tombe e suppellettili confermano la presenza umana nell'attuale località Borella. Le città marittime di Adria, Ancona, Spina e Ravenna vedevano la presenza di: mercanti della Magna Grecia (che smerciavano ceramiche); Umbri (insediati localmente a Sarsina), che scendevano fino a valle per commerciare i propri prodotti; Etruschi, fondatori dell'emporio di Spina e delle città di Verucchio e Rimini; Celti, abili nella coltivazione e alla ricerca di nuove terre.

A partire dal III secolo a.C. (battaglia di Sentino) aumentò l'influenza di Roma sui territori cispadani. I romani di fatto rifondarono Rimini e ne fecero una testa di ponte per le loro future campagne di conquista del nord. Sorsero allora, lungo un percorso che può identificarsi con la futura Via Popilia, diverse ville rustiche, insediamenti produttivi a carattere artigianale-agreste, che comprendevano una parte abitativa (la residenza del proprietario) e una parte produttiva (opifici per la trasformazione e lavorazione di grano, latte, formaggi, pelle…).Nel 2004 gli archeologi hanno anche ritrovato delle fornaci, in località Ca' Turci, nel podere Fornari, a sinistra del canale di bonificazione.

I romani si insediarono stabilmente nella zona alla fine del secolo dopo aver sconfitto definitivamente le popolazioni celtiche ed etrusche. L'area fu quindi sottoposta a un piano di centuriazione. Vennero spianate colline, bonificate vaste aree, abbattuti boschi e costruite strade. La zona tra Cesenatico e Cesena assunse l'aspetto, che conserva tuttora, di territorio coltivabile.

Il tratto costiero tra Ravenna e Rimini, di tipo lagunare, fu sottoposto a lavori di bonifica, terminati i quali nel 132 a.C. le due città furono collegate dalla Via Popilia. A questo periodo (II-I secolo a.C.) risalgono le prime testimonianze romane rinvenute nella zona su cui sorse poi Cesenatico. Scavi condotti tra gli anni '60 e '70 del XX secolo e successivamente hanno permesso di individuare siti databili al periodo tra il II secolo a.C. sino al IV secolo d.C., in particolare ville rustiche. Tra questi, particolarmente interessante è il sito di Ca' Bufalini dove, ai margini di una larga strada, sono state rinvenute tracce di vari edifici. Viene considerata l'ipotesi - ancora tutta da verificare su base archeologica - che l'insediamento possa essere identificato con l'abitato Ad Novas che figura nella Tabula Peutingeriana.Nella Tabula è riportato un antico itinerario romano, proprio a metà strada tra Ravenna e Ariminum, cioè in posizione corrispondente all'attuale Cesenatico. Ad Novas sembra essere una statio, ovvero un luogo di sosta e cambio dei cavalli. Il sito è menzionato anche da alcune fonti dell'VIII secolo come luogo "ove sorgeva una città ora distrutta"Non vi è invece alcuna evidenza del fatto che il toponimo Tabernae Cossutianae ("Taverne di Cossuzio"), che figura in una lettera del 44 a.C. scritta da Quinto Tullio Cicerone, fratello del famoso oratore, sia da riferirsi all'insediamento di Ad Novas, anche se figura insieme a quello di Cesena nel contesto della lettera.. Nei secoli successivi il territorio fu attraversato dalle guerre tra romani e popoli barbari.

Medioevo Nell'Alto Medioevo la popolazione del territorio ove sorse Cesenatico, così come quella di tutto il resto della penisola, tornò a praticare un'agricoltura di sussistenza. Il Vescovo di Ravenna, Martino, poteva scrivere nell'818 circa che sostò "ove un tempo v'era una città ora distrutta: Ad Novas".

La costa adriatica fu risparmiata dall'invasione longobarda: le terre attorno alla futura Cesenatico rimasero amministrate dall'Esarcato bizantino. Ravenna fu capitale dell'esarcato: anche dopo la fine del dominio bizantino (751) continuò ad esercitare la propria influenza sul territorio circostante.

Con l'Età comunale Cesena, in fase di espansione territoriale, cercava di dotarsi di un porto e puntò a impossessarsi di Cervia. Ma Ravenna si oppose: la città del sale era di fatto un suo dominio. I cesenati rivolsero allora le loro attenzioni più a sud, in una zona al confine coi possedimenti di Rimini. Nel 1302 i cesenati cominciarono i lavori di costruzione di una fortezza in riva al mare. I riminesi cercarono allora di impedirglielo: Federico da Montefeltro attaccò la stessa Cesena, saccheggiando le aree agresti compreso il costruendo porto. Nel 1314 vennero ripresi i lavori costruzione dello scalo portuale e, sotto il governo di Ostasio I e Guido Novello da Polenta, vennero terminati il 10 agosto dello stesso anno: nacque così il Porto Cesenatico.

Come la nascita fu sofferta, anche lo sviluppo fu travagliato. Le lotte intestine fra le famiglie nobili insofferenti al papato e la Chiesa, che fece di tutto per mantenere il potere, portarono in Romagna rappresaglie e soldati che si accanirono contro il porto di Cesena per "punire" la città ribelle. Il porto e la fortezza vennero distrutti per la prima volta nel 1328; la fortezza fu riedificata nello stesso anno ma il porto venne riaperto solo sei anni più tardi, quando a Cesena regnò Francesco II Ordelaffi.

Nel 1356 il Papa inviò nell'Italia settentrionale il Cardinale Albornoz con il compito primario di ricondurre (non solo formalmente) le terre di Romagna sotto il diretto domino della Chiesa: Albornoz assieme a Gianciotto Malatesta conquistò il porto di Cesena distruggendone nuovamente le palizzate e rendendolo inutilizzabile; solo nel 1382 il porto riacquistò la sua funzione primaria ma nel 1415 capitolò nuovamente sotto i colpi inferti da Braccio da Montone. Per capire quanto fu strategico il porto di Cesenatico si deve tener presente che la vicina città di Cervia fece grosse pressioni sui Veneziani per ottenere l'esclusiva del commercio del sale, preoccupata proprio dalla ingombrante presenza della città rivale. Inoltre si ha notizia anche della presenza di magazzini adibiti allo stoccaggio della merce di proprietà di commercianti toscani, segno che il porto era conosciuto anche a notevoli distanze.

Il porto conobbe un periodo di relativa prosperità durante il regno dei Malatesta, ma i problemi non tardarono ad arrivare: oltre alla distruzione nel 1415, gli abitanti dovettero fronteggiare il progressivo insabbiamento che, col tempo, impedì alle navi di entrare in porto. A quest'ultimo problema venne posta risoluzione con la costruzione di due moli, che limitarono l'insabbiamento del canale di entrata in porto.

L'età moderna

Durante il breve dominio di Cesare Borgia sulla Romagna si registrò la presenza a Cesenatico di Leonardo da Vinci. Dopo aver lavorato al miglioramento delle infrastrutture militari a Rimini, Imola, Faenza e Cesena, il genio toscano effettuò un sopralluogo nel porto di Cesenatico, del quale tracciò uno schizzo tuttora conservato e - si può supporre - diede consigli su possibili miglioramenti. Da diversi anni era desiderio dei cesenati collegare la propria città col mare attraverso un canale navigabile, ma l'opera era impossibile dati i 44 metri di dislivello. Nel 1503 Cesenatico fu definitivamente annessa allo Stato della Chiesa.

Negli anni successivi la cittadina subì diversi attacchi di pirati. I primi furono predoni di origine veneta che, avendo fallito l'assedio a Rimini in quanto ben munita di cannoni e munizioni, trovarono facile vittoria a Cesenatico e la cittadina fu depredata. Poi fu la volta degli Uscocchi, popoli di origine slava che razziavano le coste romagnole e marchigiane, e infine i musulmani, che facevano incetta di schiavi cristiani da deportare in Nord Africa. Per questi avvenimenti alla fine del Cinquecento vennero costruite nelle coste romagnole numerose torri d'avvistamento.

Fino alla seconda metà del Settecento a Cesenatico era attiva una salina ma data la vicinanza di Cervia con una economia basata sul sale, Cesenatico abbandonò questa attività e il porto assunse la funzione mercantile e peschereccia che lo contraddistingue ancora oggi.AA. VV., L'uomo e le acque in Romagna. Alcuni aspetti del sistema idrografico nel '700, Bologna, CLUEB, 1981, p. 33. La chiusura delle saline di Cesenatico avvenne tra il 1772 e il 1775. La nuova ventata di ricchezza spinse la popolazione cesenaticense a rivendicare piena autonomia dalla città di Cesena. Queste prime avvisaglie furono bloccate dalla Chiesa che cercava di mantenere l'ordine prestabilito anche in un'ottica di risparmio. Nel 1798 Cesenatico si separò da Cesena divenendo comune autonomo; con l'arrivo degli austriaci l'anno successivo venne ripristinato l'antico ordine, ma già nel luglio del 1800 i francesi ritornarono e la cittadina costiera divenne nuovamente autonoma.

Il 23 aprile 1815, durante la guerra austro-napoletana, nel comune avvenne l'omonima battaglia tra l'Esercito del Regno di Napoli di Gioacchino Murat e le truppe austriache del generale Adam Albert von Neipperg. Gli austriaci inflissero una sconfitta ai napoletani, che furono costretti a ritirarsi.

Il 21 dicembre 1827 papa Leone XII concesse a Cesenatico la definitiva autonomia da Cesena. Successivamente nacquero con i cesenati dispute sui confini che si conclusero il 3 giugno 1842. Tra gli anni venti e trenta del XIX secolo s'insediarono numerose famiglie di pescatori chioggiotti, qui invitate dalle autorità e dai ceti mercantili locali che volevano trasformare la cittadina in uno dei principali porti pescherecci dell'alto Adriatico. Nella notte tra l'1 ed il 2 agosto 1849 Giuseppe Garibaldi, in ritirata dopo la caduta della Repubblica Romana, entrò in paese con la moglie Anita ed alcuni seguaci con l'intento di requisire alcuni bragozzi e raggiungere Venezia, dove Daniele Manin ancora resisteva agli austriaci. Dopo aver preso il possesso di Cesenatico, i garibaldini lasciarono la cittadina a bordo di alcune imbarcazioni. La flottiglia fu tuttavia intercettata lungo le coste meridionali del Delta del Po da una squadra della marina imperiale austriaca; Garibaldi così si vide costretto a sbarcare al Porto di Magnavacca per sfuggire alla cattura.

Col plebiscito del marzo del 1860 Cesenatico venne annessa al Regno di Sardegna, che l'anno seguente divenne il Regno d'Italia.

Dal 1860 a oggi All'indomani dell'Unità d'Italia la situazione socio-economica della città era caratterizzata ancora da elevata povertà e insalubrità endemica, con un tasso di mortalità infantile, tra il 1893 ed il 1905, vicino al 50%. Nel 1875 l'abitato fu colpito da due violente scosse di terremoto che causarono numerosi danni ed il parziale crollo della cinquecentesca torre dell'orologio, poi definitivamente demolita perché pericolante. Nonostante l'esiguità di risorse economiche, nelle decadi successive all'unità vennero realizzate numerose opere pubbliche come il teatro comunale (1865), il rifacimento di piazza Garibaldi, la pescheria, la nuova torre dell'orologio e la bonifica dei terreni paludosi che circondavano il paese. Nel luglio 1886 l'abitato fu finalmente raggiunto dalla ferrovia Ferrara-Rimini.