La Vara di Fiumedinisi. è una macchina votiva costruita in legno e ferro dedicata all'Annunciazione del Signore, che è portata a spalla da circa 150 uomini (chiamati "Devoti portatori") in occasione dell'omonima festa (in siciliano "Festa 'a Vara"), celebrata la seconda domenica di agosto, ogni cinque anni circa, a Fiumedinisi, in provincia di Messina.
Storia Al pari di altre macchine votive presenti nel territorio siciliano (quali ad esempio la Vara di Messina), la sua origine è collocata dagli storici intorno al XVII secolo, durante il periodo di dominazione spagnola della Sicilia.
In origine la festa era celebrata a Fiumedinisi il 25 marzo di ciascun anno, proprio in concomitanza con la ricorrenza religiosa dell'Annunciazione del Signore. Soltanto alla fine del XIX secolo la festa fu spostata alla seconda domenica del mese d'agosto e la cadenza divenne irregolare, in particolare per consentire ai tanti emigrati di prendevi parte. La manifestazione è altrimenti definita 'a festa ranni.
Lo scrittore ed etnologo palermitano Giuseppe Pitrè dedica alla Vara di Fiumedinisi uno specifico paragrafo del suo volume "Feste patronali in Sicilia" del 1900, descrivendone in maniera minuziosa le processioni del mattino e del pomeriggio e riportando i versi cantati dai tre personaggi viventi che interpretano l'Annunciazione del Signore:
"Il bello, secondo alcuni, lo strano, secondo altri, il curioso, secondo me, della festa è la processione, la quale sembra e non è una delle tante processioni di Sicilia. Io la dividerò in due tempi: in quella cioè della mattina, che, a dir vero, non ha importanza, e in quella delle ore pomeridiane, che ne ha molta.
La mattina infatti si vedono sfilare intorno al paese, a due a due, centinaia di confrati dell'Itria e dell'Annunziata; indi i cenciquanta portatori della bara; poi le verginelle e da ultimo tre giovanetti che devono rappresentare l' Annunziazione e che vengono recitando delle orazioni in poesia. Giunti al duomo, assiston tutti alla messa solenne, ed è di rito che i devoti ricevano la comunione, senza la quale non potrebbero andare al posto loro designato sotto le aste della macchina, posto loro lasciato in eredità dai padri, dai nonni, ed al quale hanno diritto come ad un pezzo di terra, ad una casa o ad altro bene stabile. Il diritto è significato dalla frase: 'u locu 'à vara (il luogo della bara).
Questa, la bara, sulla spianata della chiesa attende che vi prendan posto i tre giovanetti della rappresentazione, gli angioli che devono abbellirla, i devoti che devono trasportarla. Grande, alta, di proporzioni non comuni, essa dà, a divedere alle parti esteriori dei buchi, nei quali si conficcano dei ferri a forma di seggiole, che i privati hanno in proprietà per potere a loro piacimento adagiarvi alcun loro bambino.
Per non perdere la efficacia della novità, noi non assisteremo alla benedizione che le impartisce con l'acqua santa un sacerdote; non ai tre colpi di mortaretti che danno il segno della mossa; non all'alzata della bara. Gli è vero che un fremito di gioia corre per tutti gli astanti, ma noi ci risparmieremo il pericolo di esser colti dal giro vorticoso di essa o di soffocare infilando l'angusta straducola che mena alla piazza di S. Pietro.
Vediamola piuttosto al suo ritorno al duomo. Il suono delle campane delle chiese, l'incalzar della folla ci dicono che la bara si avvicina. Ecco un grido: Viva Maria ! e la bara sbocca nella spianata e si ferma maestosa. La prima cosa che ci colpisce sono i personaggi viventi che tengon luogo di statue su di essa. Nel centro è Maria e l' angelo Gabriele; di sopra, in cima, l'Eterno Padre. Maria ha una corona d'argento sul capo, donde scappa un velo bianco, una veste di lana pur essa bianca, un librettino in mano che reca aperto come leggendolo. L'angelo Gabriele una corona di rose in testa, un corpetto vermiglio con rispettive ali, calzoncini gialli, calze rosse, scarpine bianche. L'Eterno Padre una tunica dì seta celeste ed una mantellina rossa, cappello a forma triangolare, barba e parrucca tra bianca e bionda, sandali.
In gradini più bassi ecco un prete e tre maestri che dirigono la bara, e poi una nidiata di bambini e di fanciulli e fanciulle che vi si arrampicano niente pensando che per un nonnulla potrebbero venir travolti dalla folla, e prima che dalla folla da una parte dei 150 devoti che, leggieri de' loro vestiti bianchi in tela e merletti ed a piedi ignudi, ponzano disordinatamente sotto il gravosissimo fercolo. I buchi son tutti occupati da seggioline, le seggioline da bambini più o meno preziosamente adorni. Poveri innocenti condannati a quello spettacolo per malintesa pietà o devozione dei genitori ! Sospesi ad una certa altezza, essi dapprima piangono e strillano, poi, come allibiti, tacciono inconscienti dello spazio nel quale sono sospesi, sbalorditi dalla enorme folla, forse atterriti dalle voci di Viva Maria ! In questo stato di cose la bara può dirsi parata: ma nel motto burlesco locale, parari 'a vara significa essere ubbriaco fradicio, forse per le condizioni fisiche di questi poveri bimbi o forse per la cascaggine dei portatori dopo di avere più volte, durante la processione, bevuto del vino.
Ma basta. La rappresentazione, muta finora, diventa parlata innanzi la chiesa. I tre personaggi divini dialogizzano tra loro, cantando in tono cadenzato strofe della forma seguente.
Il popolo, commosso, applaudisce. Le prove fatte tra concorrenti prima della festa furono conformi ai risultati: e le persone incaricate di esaminare le migliori voci ebbe ragione di preferire i tre giovanetti che ora hanno tanto bene eseguite le parti loro.
Così si compie la festa, che ha una certa analogia con quella della Bara di Messina e dalla quale, chi sa! può aver preso il primitivo abbozzo e certe particolarità del dialogo. Certo gli spettacoli hanno molto di comune, e si eseguono nella medesima provincia e per la medesima ricorrenza festiva.
Se al finir della festa piove, i campi daranno prodotti abbondanti. Ricordi della desiderata ricorrenza saranno per gli adulti il cotone benedetto distribuito ai fedeli la sera del Vespro, da applicarsi su organi e corpi ammalati; pei fanciulli, certe banderuole di sottilissima lamina di rame, che però hanno agli occhi loro valore di giocattoli sacri.
Poetico è il pellegrinaggio che si fa la vigilia della festa ad una piccola chiesa di campagna, donde si ritorna con un mazzo di fiori attaccato ad un bastoncino. Anche questo è ricordo del compimento di un voto stato fatto per malattie o altre miserie da' devoti.
Struttura
Le attuali dimensioni della Vara di Fiumedinisi sono le seguenti: lunghezza pari a 10,40 metri; larghezza pari a 1,55 metri e altezza pari a 7,0 metri circa. Il suo peso a vuoto si aggira intorno alle 2,8 tonnellate. La struttura odierna si caratterizza per la presenza di due corpi principali, il "Limbo" o "varetta del Padre Eterno" e la "varetta di Maria", che sono collegati tra loro per mezzo di tre grosse travi in legno (sotto le quali prendono posto i devoti portatori il giorno della festa). In mezzo ai due corpi principali vi è una pedana in tavolato con una scaletta in legno a quattro gradini appoggiata al "Limbo", sulla quale trova collocazione il personaggio dell'Angelo Gabriele. I vari pezzi assemblati sono custoditi rispettivamente nelle chiese di San Pietro e di San Nicola.
Sulla vara prendono posto tre bambini. tra i 10 e i 14 anni che rappresentano, per volere del popolo di Fiumedinisi, il Padre Eterno, l'Angelo Gabriele e Maria,. oltre all'arciprete di Fiumedinisi, al vescovo di Messina e ai tre "Mastri",. eredi delle famiglie fiumedinisane che secondo tradizione contribuirono in modo principale alla costruzione della Vara. La rappresentazione si chiude col canto dialettale, tramandato nei secoli, dei tre personaggi..
Preparazione alla Festa
L'annuncio della Festa. L'annuncio dello svolgimento della Festa della Vara viene dato alla comunità dal parroco di Fiumedinisi, nel Santuario dell'Annunziata, al termine della celebrazione della veglia di Natale, il 24 dicembre dell'anno precedente. La decisione di celebrare la Festa della Vara viene presa, di consueto, su determinazione della Parrocchia e della Confraternita Maria SS. Annunziata, di concerto con l'amministrazione comunale.
I sette "Venerdì". A partire dalla seconda metà del mese di giugno, l'ottavo venerdì precedente la celebrazione della Festa della Vara, hanno inizio i sette "Venerdì" in preparazione alla Festa, detti anche "I Venerdì da' Madonna", che vengono animati secondo tradizione, a turno, da determinate categorie sociali
Ogni venerdì sera, a partire dalle 21.00 circa, la comunità si raduna nel Santuario dell'Annunziata e parte in processione per le vie del paese, insieme al parroco, ai membri della Confraternita, accompagnata dal tamburo e da vari musicisti con strumenti della tradizione popolare (fisarmonica, organetto, mandolino, chitarra, tamburello). Il corteo, che si fa via via più numeroso lungo il percorso e nel progredire dei venerdì, si ferma in vari punti del centro abitato per cantare le strofe dell"Evviva Maria, il canto popolare fiumedinisano in onore dell'Annunziata. In prossimità di ogni fermata vi sono delle lastre in ceramica che riportano i versi della strofa che viene cantata dal popolo. Al termine della processione, ritornati nel Santuario, il parroco impartisce la benedizione con la sacra reliquia del capello di Maria ed invitando i fedeli ad invocare la Vergine recitando vigorosamente il verso "A dispetto dell'inferno, Viva Maria sempre e in eterno!".
Ciascuna serata si conclude con un rinfresco ed una festa popolare nella Piazza Matrice, organizzata di volta in volta dalla categoria sociale a cui spetta il compito di animare il "Venerdì", nel seguente ordine:
1° Venerdì: Arciprete (Parrocchia); 2° Venerdì: Magistrato (Amministrazione comunale); 3° Venerdì: Gentil Donne (Donne); 4° Venerdì: Cappeddi (Giovani); 5° Venerdì: Mastri (Artigiani e Commercianti); 6° Venerdì: Burgisi (Coltivatori diretti e Imprenditori agricoli); 7° Venerdì: Puvireddi (Devoti)
Nelle ultime edizioni della Festa si è aggiunto un ottavo "Venerdì", celebrato l'antivigilia della Festa della Vara ed organizzato dai fiumedinisani emigrati, che nel frattempo sono rientrati in paese per partecipare alla Festa.
La scelta dei tre personaggi. Il procedimento di selezione dei tre bambini che interpreteranno, rispettivamente, il Padre Eterno, l'Angelo Gabriele e la Vergine Maria, ha inizio la settima domenica antecedente la Festa della Vara.
Il montaggio della Vara. La Vara di Fiumedinisi viene assemblata in tutte le sue componenti all'alba della seconda domenica antecedente la Festa. Sotto il coordinamento della Confraternita dell'Annunziata ed alla presenza di centinaia di fedeli che rimangono in attesa dalla sera precedente nella Piazza Matrice, i Devoti prelevano i pezzi della Vara e li trasportano a braccio ed a spalla davanti al Santuario, dove vengono poi assemblati secondo le direttive di alcuni mastri artigiani ai quali è stato tramandato questo particolare sapere. Le operazioni di montaggio durano circa tre ore ed al loro termine viene cantato l'Evviva Maria in segno di ringraziamento alla Vergine ed augurio per il buono svolgimento della Festa.
Svolgimento della Festa
La vigilia della Festa si svolge esattamente allo stesso modo della vigilia della Festa annuale in onore di Maria SS. Annunziata.
Nelle prime ore del pomeriggio ha luogo il pellegrinaggio alla chiesa di Sant'Anna, detta "La Nunziatella", situata nell'omonima contrada, circa 3 Km a valle del centro abitato di Fiumedinisi, dove viene celebrata la Santa Messa prima di fare ritorno, sempre in cammino, al Santuario dell'Annunziata. All'ingresso del centro abitato i pellegrini vengono accolti dal parroco, dai tre personaggi, dalla Confraternita dell'Annunziata e dalla banda musicale ed entrano in Piazza Matrice al suono delle campane a festa.