La statua di Djoser è un'antica statua egizia raffigurante il faraone Djoser (ca. 2680 - 2660Franco Cimmino, Dizionario delle Dinastie Faraoniche, Bompiani, Milano (2003) ISBN 88-452-5531-X p.467), della III dinastia. L'opera, realizzata in calcare, fu rinvenuta nel complesso funerario di Djoser a SaqqaraOfficial Catalogue of the Egyptian Museum - Cairo, Philipp von Zabern, Mainz (1987), reperto n°16, nel 1924-1925, ed è oggi conservata al Museo egizio del Cairo con la sigla d'inventario JE 49158.

L'importanza della statua, al di là dell'elevata qualità artistica, risiede nell'essere probabilmente la più antica a grandezza naturale mai realizzata di un faraone, oltre che la prima del genere in un contesto funerario.Jaromìr Màlek, Egitto. 4000 anni di arte, Phaidon (2003) ISBN 0-7148-9761-2 p.43

Storia e descrizione La scultura fu rinvenuta nel 1924-1925 in una cappella inaccessibile presso il lato settentrionale della Piramide di Djosercur. Regine Schulz & Matthias Seidel, Egitto: la terra dei faraoni, Gribaudo/Könemann (2004) p.53, a sua volta nel più grande complesso funerario del faraone (la più antica costruzione a carattere monumentale della storia a venire realizzata tramite conci). La cappella, denominata "serdab" (in arabo "cantina"), aveva due "finestre" (in realtà due piccoli fori) sulla facciata per consentire allo spirito di Djoser di "guardare" al di fuori della piramide e venire a conoscenza delle offerte recategli di volta in volta. Scolpita nella pietra calcarea, fu coperta di gesso bianco e dipinta. Il faraone compare assiso su di un alto trono, in una posa tipica del periodo arcaico dell'Egitto; è avvolto nel mantello bianco della festa giubilare sed (con la quale il Paese celebrava un magico ringiovanimento del sovrano a partire dal suo 30º anno di regno) e reca un'imponente parrucca nera e striata sormontata dal copricapo reale nemes; una barba cerimoniale posticcia, danneggiata, aderisce al suo mento; il viso è rasato a eccezione di un paio di sottilissimi baffi.

Gli occhi infossati erano originariamente di materiale vetroso incastonato, in seguito scomparso lasciando le orbite vuote: ciononostante, Djoser conserva uno sguardo ieratico e distante. Il volto è animato dalla piega leggermente sdegnosa della bocca, che enfatizza la distanza ideologica fra il sovrano e il popolo.

Sul piedistallo è infine inscritto il nome d'Horo del faraone, "Netyerikhet".

Note

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