La pieve di Sant'Antonino Martire, nota anche come pieve di Barbiano, è un luogo di culto cattolico dalle forme barocche situato in via Ricò 17 a Barbiano, frazione collinare di Felino in provincia e diocesi di Parma; è sede di una parrocchia compresa nella zona pastorale della Pedemontana.

Storia Il luogo di culto romanico originario fu edificato in epoca medievale, probabilmente nel X secolo. Tuttavia, le più antiche testimonianze certe della sua esistenza risalgono soltanto al 1230, quando la Plebs de Zarliano fu menzionata nel Capitulum seu Rotulus Decimarum della diocesi di Parma; all'epoca dalla pieve dipendevano le cappelle di San Pietro nel castello di Felino, di San Cristoforo e di Santa Maria a Felino, di Sant'Ilario a Sant'Ilario Baganza e di San Lorenzo a Paderno...

L'importanza della pieve crebbe nei secoli seguenti, insieme al numero di cappelle poste nella sua giurisdizione; dapprima fu aggiunta quella di San Michele di San Michele Gatti, documentata nel 1299, e successivamente quella di San Giacomo di Cevola, citata nel 1354.

Nel 1601 nella chiesa fu istituito un beneficio ecclesiastico intitolato alla Vergine.

Intorno alla metà del XVIII secolo, a causa delle precarie condizioni strutturali, l'edificio medievale fu demolito e nel 1775 fu completamente ricostruito in forme barocche, unitamente alla sagrestia;. fu conservata soltanto la base del campanile, sorto originariamente come torre di avvistamento e sopraelevata nei secoli successivi.

In numerose occasioni la duchessa di Parma Maria Luisa d'Asburgo-Lorena si recò a Barbiano e donò opere d'arte da collocare nella chiesa; per ricordare la sua visita del 1826, l'arciprete Giacomo Comelli scolpì una lapide onoraria in marmo e la collocò sul vicino colle di San Vincenzo; tuttavia, il monumento fu distrutto nel 1848 per vandalismo.

Il 7 settembre 1920 un devastante terremoto causò seri danni alla chiesa, che fu ristrutturata con la ricostruzione anche delle volte a crociera della navata.

Nel 1987 il luogo di culto fu interessato da lavori di restauro, durante i quali fu rinvenuta una grossa pietra, che fu utilizzata come mensa nel nuovo altare maggiore.

Il 23 dicembre 2008 una violenta scossa sismica provocò nuovi crolli nell'edificio, colpendo soprattutto la torre campanaria; i lavori di restauro e consolidamento strutturale furono avviati nel 2012.

Descrizione

La piccola chiesa si sviluppa in posizione collinare su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, con ingresso a ovest e presbiterio a est; al fianco nord sono addossate la sagrestia e la canonica.

La simmetrica facciata a capanna, interamente rivestita in sasso a vista come il resto dell'edificio, è caratterizzata dalla presenza del portale d'accesso centrale delimitato da una cornice modanata intonacata; più in alto nel mezzo una finestra ad arco mistilineo, profondamente strombata, spezza la cornice aggettante dell'ampio frontone triangolare di coronamento.

Dal fianco libero destro, illuminato da piccole aperture quadrate in sommità, aggetta il volume della cappella; sul lato opposto si allungano la sagrestia e la canonica, sul cui retro si erge su un alto basamento a scarpa il massiccio campanile pendente, ornato con specchiature rettangolari e quadrate; la cella campanaria a pianta ottagonale si affaccia sulle quattro fronti attraverso ampie monofore ad arco a tutto sesto.

All'interno la navata, interamente intonacata, è coperta da una serie di volte a crociera; i fianchi sono decorati con paraste doriche, a sostegno del cornicione perimetrale modanato in aggetto; le cappelle laterali, chiuse superiormente da volte a botte, si affacciano sull'aula attraverso ampie arcate a tutto sesto.

La cappella destra, dedicata alla Madonna di Costantinopoli, accoglie un altare intagliato intorno al 1775, sormontato da un'ancona coeva contenente la pala della Madonna di Costantinopoli, dipinta da Gaetano Callani nel 1806.

Il presbiterio, lievemente sopraelevato, è preceduto dall'arco trionfale, retto da paraste doriche; l'ambiente, coronato da una volta a crociera, è illuminato lateralmente da due finestrelle in sommità; al centro è collocato l'altare maggiore a mensa in pietra, aggiunto nel 1987 riutilizzando un grosso monolite rinvenuto durante gli scavi. Sulle pareti laterali e sul fondo trovano posto le tele rappresentanti lo Sposalizio di santa Caterina, eseguita probabilmente da Giulio Cesare Amidano agli inizi del XVII secolo, Santa Lucia Vergine e Martire, realizzata da Cesare Beseghi nel 1837 su commissione di Maria Luigia, e lAnnunciazione, dipinta da Giocondo Viglioli nel 1839 e anch'essa donata dalla Duchessa.

La chiesa conserva altre opere di pregio, tra cui l'olio rappresentante la Morte di San Giuseppe, eseguito da Marcantonio Franceschini agli inizi del XVIII secolo, la tela settecentesca ritraente la Divina Pastora, l'antico dipinto raffigurante lAnnunciazione e un piviale lombardo degli ultimi anni del XVII secolo.

Note

Bibliografia

Voci correlate Barbiano (Felino) Diocesi di Parma Parrocchie della diocesi di Parma Regione ecclesiastica Emilia-Romagna

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