Lantipsichiatria è un approccio alla psichiatria che si pone in contrasto con le teorie e le pratiche considerate prevalenti in tale disciplina in generale, nella biopsichiatria e nella psicoanalisi in particolare.

Le critiche più comuni rivolte dai movimenti antipsichiatrici sostengono che il trattamento psichiatrico standard può spesso essere più dannoso che utile per i pazienti. Le obiezioni in particolare riguardano l'inaffidabilità della diagnosi psichiatrica, la discutibile efficacia e il danno collaterale associati agli psicofarmaci, le preoccupazioni legali circa l'uguaglianza dei diritti umani e la libertà civile, compromesse dai sistemi di categorie di diagnosi "stigmatizzanti" (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, nonché la Classificazione statistica internazionale delle malattie, degli infortuni e delle cause di morteRelativamente ed esclusivamente alla sezione delle «Patologie mentali e del comportamento».) e dall'istituto del ricovero non volontario, il fatto che, come altri ambiti medici, la psichiatria sarebbe "compromessa" in ipotetici legami finanziari e professionali con l'industria farmaceutica.

Malgrado il nome, il movimento è spesso visto esso stesso come promotore di una forma di psichiatria, per quanto in aspro contrasto con il pensiero corrente. Pertanto molti cosiddetti "antipsichiatri", inclusi psichiatri di opinioni non tradizionali, tendono a dissociarsi dal termine e dalle connotazioni negative che esso implica.

Storia Sin dalle sue origini, la psichiatria ha conosciuto una dialettica interna su diverse dimensioni professionali, variamente articolate nel corso del XIX secolo. Le dispute nell'Ottocento spesso riguardavano i diritti di custodia su quanti erano visti come "pazzi", rinchiusi nei diffusi "ricoveri per lunatici" e le interpretazioni teoriche divergenti dei problemi mentali. Uno degli argomenti dei critici era, ad esempio, che le nuove categorie di malattia mentale introdotte da Emil Kraepelin, e successivamente entrate nell'uso psichiatrico, avevano una loro base comportamentale anziché fisiopatologica o eziologica. Non a caso, lo psichiatra francese Philippe Pinel aveva già precedentemente elaborato – nella sua opera intitolata Traité médico-philosophique sur l’aliénation mentale ou la manie –, il concetto di «mania senza delirio» (nell’originale, manie sans délire), ovverosia una sorta di stravolgimento dell’affettività« […] perversion dans les fonctions affectives, impulsion aveugle à des actes de violence, ou même d’une fureur sanguinaire, sans qu’on puisse assigner aucune idée dominante, aucune illusion de l’imagination qui soit la cause déterminante de ces funestes penchans ». Si veda: https://archive.org/details/b22041692_0002/page/154/mode/2up?q=manie+sans+d%C3%A9lire., per il quale aveva tuttavia proposto non un trattamento sanitario ‘organico’, bensì una cura di tipo ‘etico’ (in francese, traitement morale).

Questa riflessione avrebbe in seguito portato il medico svizzero Jacques André Matthey a elaborare – assieme alla riflessione di altri medici coevi, come Jean-Étienne Dominique Esquirol e Charles Chrétien Henry Marc –, il concetto di «patomania» (in lingua originale: phatomanie)Quest’ultimo la definì come « perversion de la volonté et des penchants naturels sans lésion apparente des fonctions intellectuelles ». Si veda a tal proposito: https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k76694p/f167.image.r=perversion%20de%20la%20volonte%20et%20des%20penchants%20naturels%20sans%20lesion%20apparente%20des%20fonctions%20intellectuelles., che avrebbe a sua volta comportato il diffondersi dell’idea di morbus sine materiaL’espressione è stata resa celebre dal filosofo contemporaneo Umberto Galimberti.

Si veda – ad esempio –, https://www.feltrinellieditore.it/news/2007/10/02/umberto-galimberti-lanima--se-la-chiesa-impone-la-sua-verita-9038/, o anche https://www.feltrinellieditore.it/news/2007/07/20/umberto-galimberti-la-lunga-storia-delluomo-macchina-8791/., proprio per indicare un comportamento patologico privo di lesioni organiche.

Negli anni venti del XX secolo, l'opposizione surrealista alla psichiatria venne espressa in numerose pubblicazioni surrealiste.

Gli anni trenta videro l'introduzione di pratiche mediche controverse, inclusa l'induzione di coma tramite elettroshock, insulinoterapia o altri farmaci, o l'asportazione di parti del cervello (lobotomia). Queste pratiche erano impiegate largamente dalla psichiatria ad ispirazione biologica, ma contemporaneamente venivano manifestate gravi preoccupazioni e forti opposizioni in considerazione di problemi etici, degli effetti dannosi e dell'abuso di tali pratiche.

Negli anni cinquanta furono sviluppati i primi psicofarmaci, in particolare l'antipsicotico clorpromazina, e lentamente il loro uso soppiantò le precedenti "terapie". Sebbene accettati come un significativo progresso clinico, non mancarono le posizioni critiche, dovute ai gravi effetti collaterali che occasionalmente si manifestavano, quali la discinesia tardiva. Cresceva inoltre l'opposizione all'uso degli ospedali psichiatrici, e si facevano strada tentativi di riportare le persone con problematiche psichiatriche nella comunità sociale, attraverso gruppi collaborativi autogestiti - comunità terapeutiche, basati su principi psicosociali.

Alla fine degli anni sessanta, il termine "antipsichiatria" (usato per la prima volta da David Cooper nel 1967) definiva un movimento eterogeneo che contrastava le teorie e pratiche fondamentali della psichiatria dominante. Gli psichiatri Ronald Laing, Theodore Lidz, Silvano Arieti e altri, riprendendo molte tesi psicologiche, argomentarono che la schizofrenia può essere compresa come un danno all'Io interiore inflitto da genitori "schizofrenogenici", psicologicamente invasivi. Arieti vinse l'American National Book Award nel campo della scienza per il suo lavoro "Interpretazione della Schizofrenia", in cui egli rifiuta il modello biologico di schizofrenia, e introduceva invece un approccio psicologico alla patologia.

In pieno periodo della Contestazione, lo psichiatra Thomas Szasz affermò che, a suo dire, l'espressione "malattia mentale" sarebbe una combinazione internamente incoerente di un concetto medico e uno psicologico, ma sarebbe popolare perché legittimava l'uso della psichiatria per controllare e limitare la devianza dalle norme sociali. Quanti aderivano a questa sua opinione facevano riferimento al "mito della malattia mentale", dal titolo del controverso libro di Szasz. In Italia si riferiscono a Thomas Szasz il professor Edelweiss Cotti di Bologna e il dottor Giorgio Antonucci di Firenze ed entrano anche in contatto diretto con lui. C'è da dire che sebbene il movimento originariamente descritto come antipsichiatrico venisse generalmente associato al movimento di controcultura degli anni sessanta, Szasz, Lidz e Arieti non aderirono mai ad esso. Michel Foucault, Erving Goffman e altri criticarono il potere e il ruolo della psichiatria nella società, incluso l'uso di "istituzioni totali", "etichettamento" e stigmatizzazione. Il romanzo Qualcuno volò sul nido del cuculo divenne un best seller (da cui fu tratto, il decennio successivo, l'omonimo film plurivincitore di premio Oscar), in risonanza con la preoccupazione pubblica circa la medicalizzazione forzata, e le vecchie pratiche, poi – in parte – superateL'elettroshock è attualmente ancora in vigore in buona parte dei Paesi del mondo, inclusa l'Italia., della lobotomia e dell'elettroshock.

L'osservazione degli abusi dell'Unione Sovietica inoltre portò alla messa in discussione della pratica psichiatrica ad uso politico nel mondo occidentale. In particolare, la diagnosi di "schizofrenia" assegnata artificiosamente per motivi politici a molti dissidenti portò alcuni a evidenziare la genericità diagnostica e l'uso punitivo dell'etichetta di schizofrenia. La stessa cosa avvenne durante le dittature di Augusto Pinochet e di Saddam Hussein dove gli oppositori vennero additati come affetti da deliri della depressione o di disturbi bipolari.

Nel tempo, la psichiatria articolò nuovi profili terapeutici; nuovi approcci professionali furono sviluppati come alternativa, o complemento, alle classiche terapie biopsichiatriche. Furono sviluppati modelli basati sul lavoro sociale, ad approccio umanistico-esistenziale, e su modelli di auto-aiuto. La psicoanalisi fu dibattuta sempre più, con alcuni indirizzi della ricerca che la ritenevano non scientifica. Contrariamente alla visione popolare, alcuni critici e biografi di Freud, come Alice Miller, Jeffrey Masson e Louis Breger, affermarono che Freud non aveva colto la natura del trauma psicologico.

Il movimento antipsichiatrico è stato spesso guidato da persone che avevano alle spalle esperienze negative di cura psichiatrica: vale a dire che sentivano di essere stati danneggiati dalla psichiatria, o che ritenevano che avrebbero forse potuto essere meglio aiutati da altri approcci. Tra di loro anche individui che erano stati inseriti in istituzioni psichiatriche con la forza fisica e sottoposti a cure o procedure coatte. Durante gli anni settanta, il movimento antipsichiatrico promosse l'eliminazione di molte pratiche che vedeva come abusi psichiatrici.

Il movimento dei diritti degli omosessuali si oppose alla classificazione dell'omosessualità come malattia mentale, e in un clima di acceso dibattito nel 1973/1974 l'American Psychiatric Association decise con una piccola maggioranza (58%) di rimuoverla dalle categorie nosografiche; ciononostante l'omosessualità egodistonica rimase fino al 1987. L'aumento di protezioni legali e professionali, e l'alleanza con movimenti per i diritti umani e per i diritti dei disabili, rafforzarono la teoria e la pratica antipsichiatrica.

In gran parte per vie separate, alcuni culti contemporanei e nuovi movimenti religiosi, in particolare Scientology, iniziarono a combattere aspetti della teoria e della pratica psichiatrica per poter più facilmente diffondere, oltre che proporre come possibile alternativa, i propri metodi di "auto-guarigione".

L'antipsichiatria, che si opponeva alla concezione "biomedica" della psichiatria (genetica, neurochimica e farmacologica), con sempre maggior enfasi criticò il crescente legame tra la psichiatria e l'industria farmaceutica: quest'ultima veniva accusata di avere un'influenza eccessiva sulla ricerca e sulla pratica psichiatrica. Cresceva anche l'opposizione del movimento antipsichiatrico alla codificazione e al potenziale abuso di diagnosi psichiatriche nei manuali, in particolare ad opera della American Psychiatric Association, che pubblica il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.

Iniziarono a diffondersi, nella stessa psichiatria, i concetti di empowerment e la rilevanza della capacità di autogestirsi anche per i pazienti di maggiore gravità. Il nuovo approccio intendeva sfidare lo stigma e la discriminazione, incoraggiare le persone con problemi di salute mentale ad impegnarsi più pienamente nel lavoro e nella società, e coinvolgere nella valutazione di servizi sanitari mentali gli stessi utenti di quei servizi.

Critiche scientifiche La moderna pratica psichiatrica tenta di creare e utilizzare criteri diagnostici espliciti per le malattie mentali, come il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM). Questo metodo di pratica è spesso chiamato 'neo-kraepeliniano', da Emil Kraepelin, lo psichiatra che promosse tale approccio.