Il Trasporto 91 è stato un convoglio della deportazione dall’Italia ai lager nazisti partito dal campo di transito di Bolzano-Gries il 5 ottobre 1944 con destinazione Ravensbrück dove arrivò l’11 ottobre 1944.
Definizione La definizione di Trasporto 91 deriva dal lavoro di ricostruzione della deportazione condotto da Italo Tibaldi, sopravvissuto del campo di concentramento di Mauthausen. Tibaldi ha attribuito un numero progressivo ai trasporti della deportazione dall’Italia a partire dal primo trasporto successivo all’annuncio fatto l’8 settembre 1943 dell’armistizio di Cassibile. I trasporti identificati da Tibaldi sono stati 123.
Il termine “trasporto” è una traduzione letterale dal tedesco di Transport come precisato nella prefazione del libro di Tibaldi: “questa stessa ricerca … invita a scoprire cosa si nasconda dietro questa parola … all’apparenza neutrale – come del resto molti dei termini tecnici usati dai nazisti per celare con cinici eufemismi la realtà dello sterminio – e densa di significati solo per chi ha vissuto in prima persona quella esperienza.“
Trasporti dall’Italia a Ravensbrück Il campo di Ravensbrück era prevalentemente femminile. Le deportate del trasporto 91 fanno parte degli 847 italiani (in maggioranza donne) per i quali Ravensbrück è stato il primo campo di arrivo secondo quanto ricostruito finora.
Oltre al lavoro di Tibaldi che riporta anche i nomi di 22 deportate del Trasporto 91 che risultavano superstiti al 1984, è stata pubblicata un’altra lista di nomi delle donne italiane deportate a Ravensbrück.
Il Trasporto 91 è stato quello con il numero più alto di deportate tra gli 8 arrivati a Ravensbrück dall’Italia. In ordine di tempo il primo era stato il Trasporto 57 partito da Torino il 27 giugno 1944 con 14 deportate. Il secondo era stato il Trasporto 70 partito da Verona il 2 agosto 1944. Ci furono poi i Trasporti 103, 105, 108 e 117 partiti da Trieste per Ravensbrück tra il novembre 1944 e il gennaio 1945. Il 14 dicembre 1944 era partito da Bolzano il Trasporto 112 arrivato a Ravensbrück il 20 dicembre 1944.
Relazione con i trasporti maschili partiti da Bolzano Il Trasporto 91 presenta una relazione di spazio e di tempo con due trasporti maschili. Il primo è il Trasporto 81, partito il 5 settembre 1944 da Bolzano e arrivato a Flossenbürg il 7 settembre 1944. L’altro è il Trasporto 90 partito con lo stesso convoglio da Bolzano il 5 ottobre 1944, ma separato a Innsbruck da quello femminile e arrivato al Campo di concentramento di Dachau il 9 ottobre 1944.
Le analogie fra i Trasporti 81, 90 e 91 riguardano sia la provenienza dei deportati (soprattutto carceri milanesi e liguri) sia gli obiettivi e le motivazioni della loro deportazione: il reperimento di forza lavoro per le fabbriche belliche naziste e il coinvolgimento nelle operazioni di salvataggio di cittadini ebrei, di ex prigionieri di guerra anglo-americani e di militari italiani sbandati dopo l’armistizio del settembre 1943. Inoltre molte delle deportate del Trasporto 91 erano state catturate come ostaggio di loro familiari più direttamente attivi nella Resistenza. Esistono infatti i casi di padri, mariti, fratelli o figli catturati a loro volta e inclusi nei Trasporti 81 e 90.
Numero di deportate nel trasporto 91 La stima di Tibaldi di un totale di 110 deportate era abbastanza vicina alla realtà anche se basata su una sequenza non corretta dei numeri di matricola attribuiti in base alle testimonianze delle sopravvissute (compresi secondo i dati di Tibaldi tra il 77321 e il 77430). Il totale delle deportate arrivate da Bolzano e registrate l’11 ottobre 1944 deve essere corretto a 113. Infatti la sequenza di numeri consecutivi di matricola va dal 77314 al 77426 sulla base dei documenti conservati in copia presso l’International Tracing Service di Bad Arolsen. Gli elenchi ufficiali furono distrutti dalle autorità responsabili del campo di Ravensbrück prima della sua liberazione, ma esiste un importante documento conservato in originale presso l'Istituto della memoria nazionale e la sua commissione per il perseguimento dei crimini contro la nazione polacca.Si tratta di una lista delle deportate arrivate da Bolzano l’11 ottobre 1944 contenente i seguenti dati: numero progressivo, cognome e nome, data di nascita, categoria (è per tutte la stessa = politica), numero di matricola assegnato all’arrivo a Ravensbrück e nazionalità (= italiana, escluse poche eccezioni). Purtroppo sono disponibili soltanto le ultime due delle tre pagine del documento originario, quelle che riportano i dati di 73 deportate, con il numero d’ordine progressivo 41-80 (matricole 77354-77393) e 81-113 (matricole 77394-77426). La lista è compilata secondo un ordine alfabetico approssimativo, anche se sono presenti evidenti errori di trascrizione dei cognomi e spesso è indicato il cognome da sposata della deportata. Il contenuto della pagina mancante relativo ai numeri d’ordine 1-40 (matricole 77314-77353) si può comunque ricostruire in parte grazie alle testimonianze delle sopravvissute che ricordavano il numero di matricola proprio o di qualche compagna di deportazione.Per esempio è noto dalla sua testimonianza che Maria Arata Massariello aveva il numero di matricola 77314 ed era presumibilmente la prima in ordine alfabetico nella pagina mancante. Si è potuto finora risalire alla identità di 23 delle 40 deportate della pagina mancante, di cui 15 per le quali è noto il rispettivo numero di matricola e altre 8 la cui presenza nel Trasporto 91 è attestata dalle testimonianze delle compagne di deportazione sopravvissute.
Scopi del trasporto Il trasporto fa parte della cosiddetta deportazione politica, diversa da quella razziale, rappresentando un esempio sia di repressione delle opposizioni al nazifascismo che un prelievo di manodopera per la produzione bellica nazista. La deportazione politica femminile è relativamente inferiore di numero rispetto a quella maschile perché non comprende i militari che non avevano aderito all’esercito della Repubblica Sociale Italiana o gli esponenti dei partiti nelle varie sedi provinciali del Comitato di Liberazione Nazionale. Si tratta di partigiane, staffette, fiancheggiatrici dei gruppi della Resistenza e donne prese in ostaggio per arrivare ai loro mariti, fratelli, figli, etc.
A tutte fu assegnato a Ravensbrück il triangolo rosso e tutte furono classificate come "Italienerin Politische" (politiche italiane) con almeno quattro eccezioni: due cittadine polacche,nella lista del trasporto: Katharina Koogmann Van Halmael (n. 77370) e Helene Wylup (n. 77423) una cittadina jugoslavanella lista del trasporto: Julka Deskovich (n. 77346) e una cittadina tedescanella lista del trasporto: Paula Schendelmeier (n. 77410) che si trovavano comunque nel campo di Bolzano.
Composizione del trasporto Un gruppo di deportate (almeno 15) era stato trasferito al campo di transito di Bolzano-Gries dal carcere di San Vittore di Milano il 17 agosto 1944, una settimana dopo la strage di Piazzale Loreto. Altri gruppi meno numerosi erano arrivati a Bolzano da San Vittore il 7 settembre 1944 e il 20 settembre 1944.I dati si basano sulle copie del registro delle entrate e delle uscite dal carcere milanese di San Vittore custodite dalla Fondazione Memoria della Deportazione e risalenti al periodo marzo-novembre 1944. L’originale di uno di questi registri si trova presso il Museo di Storia contemporanea di Milano. Nei registri erano annotati oltre al nome e il cognome del recluso, il suo numero di matricola, il “braccio” del carcere e la cella. Tali informazioni sono incluse nelle schede individuali riportate nel principale testo di riferimento sui deportati nel campo di Bolzano.
Altre deportate erano state invece arrestate in Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Veneto, Emilia Romagna e non risulta siano passate per il carcere di San Vittore o comunque non vi erano state immatricolate.Il luogo della cattura è ricavato per molti casi dal supplemento della Gazzetta Ufficiale n. 130 del 22/5/1968 che riporta gli elenchi nominativi delle domande accolte per gli indennizzi a cittadini italiani colpiti da misure di persecuzione nazionalsocialiste di cui alla legge 6 febbraio 1963, n. 404. Per quanto riguarda il trasporto 91 le domande di indennizzo accolte erano state presentate da 37 deportate sopravvissute o dai familiari (vedovi, orfani o collaterali) di 5 decedute durante la deportazione. Oltre al luogo della cattura sono indicati in tali elenchi luogo e data di nascita e domicilio della deportata. Si presume che tali dati siano più attendibili rispetto ai dati presenti in altri documenti, da ritenersi in molti casi imprecisi a causa di vari motivi (errori di trascrizione, false dichiarazioni al momento dell’arresto, etc).
Permanenza nel campo principale di Ravensbrück o trasferimenti ulteriori La selezione per i successivi trasferimenti in altri campi e sottocampi nazisti fu fatta dopo il periodo della cosiddetta quarantena trascorsa secondo le testimonianze delle sopravvissute nella baracca 17 nel campo principale di Ravensbrück. Durante la quarantena le deportate erano impiegate in lavori di nessuna utilità, come quello di spostare cumuli di sabbia da un punto all’altro del campo. Un gruppetto di nove italiane fu inviato ai primi di novembre 1944 in un campo vicino gestito dalla Siemens & Halske dove furono impiegate nella costruzione di manometri. Alcune furono impiegate nella fabbrica di aerei della Arado Flugzeugwerke a Wittenberg. Altre furono inviate al sotto campo di Hennigsdorf dove esisteva una fabbrica di apparecchiature elettroniche, altre ancora a oltre 300 km di distanza a Salzgitter nelle acciaierie supervisionate da Hermann Göring. Le deportate inabili al lavoro per l’età o per le condizioni di salute precarie rimasero nel campo principale o vi furono rimandate, Alcune furono destinate al sottocampo di Uckermark che era precedentemente un “Jugendkonzentrationslager” cioè un campo di rieducazione per giovinette ma che nell’aprile del 1945 fu trasformato in campo di eliminazione dotato di camere a gas.
Con l’avanzare dell’Armata Rossa da Est e degli Anglo-Americani da Ovest iniziarono nella primavera del 1945 i trasferimenti e le marce di evacuazione verso altri campi senza che ciò sia documentato nei vari registri di entrata ormai non più aggiornati. Secondo le testimonianze delle sopravvissute, alcune deportate del Trasporto 91 furono trasferite ai primi di aprile 1945 a Neurohlau (attuale Nová Role) che era un sottocampo di Flossenbürg. Altre ancora finirono a Bergen Belsen ormai abbandonato dai nazisti in fuga.
Varietà di provenienza geografica e di appartenenza politica e sociale Alcune deportate sono qui ricordate per quanto avevano fatto prima della deportazione o abbiano avuto l’opportunità di fare dopo. Il particolare momento storico in cui le deportate del Trasporto 91 sono state arrestate (primavera-estate 1944) rende conto delle loro varie appartenenze politiche. Per alcune era già da subito evidente la loro adesione a una delle componenti resistenziali, altre erano simpatizzanti di qualche formazione semplicemente per questioni familiari, altre ancora, soprattutto le più giovani, non avevano ancora maturato un orientamento definito. Tuttavia le testimonianze delle sopravvissute sono concordi nel concludere che tutte possedevano già o maturarono comunque un comune ideale di opposizione al nazifascismo.
La catena di salvezza in Veneto La “catena della salvezza” è la locuzione utilizzata per definire le operazioni che attraverso una rete di collaborazioni avevano lo scopo di soccorrere dopo l’armistizio del settembre 1943 gli ex prigionieri di guerra alleati, gli ebrei, i militari sbandati. In particolare la locuzione è stata attribuita al gruppo coordinato dal CLN di Padova guidato dai professori universitari Concetto Marchesi, comunista, e Ezio Franceschini, cattolico, dalle iniziali dei quali aveva preso il nome di "gruppo FRAMA".