Il nuraghe San Pietro è situato su un piccolo rilievo che si erge in mezzo a una piana di natura alluvionale, a ridosso della sponda sinistra del rio Posada, nell'omonima località del territorio di Torpè, in provincia di Nuoro, in Sardegna. È uno dei monumenti preistorici più importanti della sub-regione delle Baronie.
Collocazione geografica e contesto territoriale
Nel territorio della Baronia sono presenti numerosi monumenti del periodo pre-nuragico e nuragico. In particolare nella sub-regione dell'Alta Baronia, il territorio del comune di Torpè è quello in cui si può contare il più elevato numero di monumenti. Distribuiti su una superficie di 91,50 km² sono presenti ben dodici nuraghi, una tomba dei giganti, due villaggi nuragici, cinque domus de janas. Il territorio di Torpè è diviso dal rio Posada la parte a nord, sulla sponda sinistra del fiume, e una a sud: la quasi totalità dei monumenti preistorici è collocata nel versante nord del territorio.
Descrizione del monumento
Quello di San Pietro è un nuraghe arcaico di tipo complesso, realizzato con grossi blocchi appena sbozzati di trachite rossa e scisto, è costituito da un mastio centrale e quattro torri laterali. Il mastio (diametro interno di 3,8 m) ha l'ingresso, orientato a SSE, coperto a piattabanda dell'altezza in 1,75 m. Sul lato destro dell'architrave c'è una nicchia (probabilmente una garitta di guardia) larga 1,2 m e profonda 2,2 m e, al lato sinistro, da una scala elicoidale (larga 1,2 m) che portava al piano soprastante. Un breve corridoio conduce all'ambiente centrale in cui si trovano tre nicchie disposte a croce, realizzate con muri aggettanti che terminano in un arco a sesto acuto. Le nicchie hanno tutte, più o meno, le stesse dimensioni, con un'apertura media di 0,8 m, una profondità di 1,5 m e un'altezza di 2,1 m. La camera centrale ha un'altezza residua di 3,5 m in quanto la copertura originale a thòlos è crollata.
Davanti all'ingresso della torre in direzione sud si trova un cortile murato che mostra le diverse fasi costruttive del monumento in quanto la pietra utilizzata non è più la trachite, ma lo scisto lavorato in lastre di piccole dimensioni. Il cortile, di forma quasi rettangolare, ha una larghezza di circa 5 m per una lunghezza di 3,3 m. Al centro si trova il pozzo che ha un'imboccatura di 60 cm di diametro e che, con rivestimento in pietre, si allarga ad imbuto fino a raggiungere la profondità di 5,8 m. Ad est e ad ovest del cortile si aprono gli ingressi di due delle quattro torri esterne.
Il cortile è l'unico punto di accesso alla torre centrale. Per accedere al cortile si deve attraversare uno stretto corridoio, lungo 2,8 m e largo 0,8 m. Questo corridoio mostra nella parte centrale sulla destra una piccola nicchia sopraelevata e termina con un architrave, posto a un'altezza di circa 1 m, che costringe il visitatore a chinarsi. All'interno del cortile, a fianco all'imboccatura del corridoio d'ingresso, in direzione ovest è presente una feritoia di forma conica e con volta aggettante (ora crollata) che ha un'apertura di 0,6 m e, dopo aver attraversato per 2,5 m la parete muraria, si apre verso l'esterno con un'apertura residua di circa 0,2/0,3 m.
Proseguendo verso ovest, oltre la feritoia, si trova la torre di sud-ovest, realizzata con massi di scisto di medie e piccole dimensioni. Essa presenta alla base una sezione in muratura che potrebbe aver fatto parte di un edificio anteriore, sopra al quale è stata poi edificata la torreRubens d'Oriano 1984, p. 381. A questa si accede dal cortile attraversando un breve corridoio lungo 1,6 m e largo circa 0,7 m, sormontato da un architrave nel punto d'ingresso alla torre, posta a un'altezza di 1,5 m. Il piano di calpestio della torre si trova a circa 0,5 m più in basso rispetto al piano di ingresso. L'altezza residua della torre nel suo punto più alto è di 2,4 m. Sulla parete nord è stata ricavata una nicchia posta a circa un metro d'altezza dalla base, profonda 1,7 m e con imboccatura larga 0,7 m.
Sempre dal cortile si accede alla torre di sud-est attraverso un corridoio lungo 2 m e largo circa 0,7 m. In questa torre (del diametro di 3 m) si trovano due nicchie sopraelevate rispetto al piano della torre. La nicchia posta ad est della torre, larga 0,8 m e profonda solo 0,5 m, sembra il risultato della chiusura di un'antica apertura verso l'esterno, in quanto è evidente la discontinuità nella muratura e le pietre, seppur disposte in modo orizzontale, non sono legate con la restante parte del muro e sono state quindi collocate in un secondo momento. La nicchia posta a nord ha un'apertura di 0,6 m ed è profonda 1,5 m ed è in tutto simile a quelle delle altre torri.
A nord-est del mastio è situata la terza torre, che ha un diametro di 3,4 m con ingresso in direzione est. Al centro della torre sono stati rinvenuti degli strati d'argilla attribuibili alla presenza di un focolare centrale. Lungo buona parte della sua circonferenza, la base della torre presenta un basso muro di circa 0,3 m a formare un lungo sedile (questo è un aspetto architettonico che è presente in molte torri laterali di nuraghi o capanne nuragiche, come ad esempio nel santuario nuragico di Santa Cristina a Paulilatino, nella cosiddetta “capanna dei capi”). Anche in questa torre è stata ricavata una nicchia sopraelevata abbastanza profonda (1,90 m) sulla parete ovest, mentre la parete in direzione sud si interrompe aprendosi verso un lungo corridoio senza uscita (di 6,8 m), probabilmente adibito a deposito.
L'ultima delle quattro torri è quella di nord-ovest ed ha un ingresso sopraelevato in direzione est. Quest'ingresso è sormontato da un architrave ad un'altezza di 1,15 m, mentre la larghezza è di 0,7 m. Questa è la torre della quale si è conservato il maggior numero di filari in pietra ed è quindi la più alta tra le quattro torri (2,9 m). Non presenta nicchie e misura 3,4 m di diametro.
Il villaggio nuragico A qualche decina di metri dal nuraghe omonimo, è ubicato il villaggio nuragico di San Pietro. Di questo antico villaggio, che probabilmente circondava l’intero nuraghe, è stata scavata solo una piccola parte. Dagli scavi è emersa una struttura formata da 6-7 vani di forma rettangolare edificati utilizzando lastre di scisto locale di piccole dimensioni. Si pensa che il villaggio sia stato abitato anche in epoca romana, fino al I e II secolo d.C. Sarebbe auspicabile l’avvio di una nuova campagna di scavi al fine di far emergere l’intero villaggio nuragico. La parte visibile è in stato di abbandono e la sua esistenza è compromessa dagli agenti atmosferici e dallo sviluppo degli arbusti di macchia mediterranea che da sempre colonizzano l'intera area causando dei crolli.
Studi e campagne di scavo
L'esistenza del nuraghe San Pietro è stata documentata nel Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna di Goffredo Casalis e Vittorio Angius. Riferisce l'Angius: “Nel territorio di Torpè si possono vedere cinque nuraghi, […], il secondo presso le rovine dell’antica cappella di S. Pietro, in distanza dal paese di un’ora.”Vittorio Angius e Luciano Carta (a cura di), pp. 1707-1709. Nel 1933 l'archeologo Antonio Taramelli riferisce che il «Nuraghe Santu Perdu... è ridotto ad un cumulo di pietre.»Antonio Taramelli 1933. Nel settembre 1973, a seguito di una serie di danneggiamenti causati da scavi clandestini, il monumento divenne oggetto di interesse e iniziarono una serie di scavi archeologici diretti dalla Soprintendenza di Sassari e di Nuoro.
Durante le prime campagne di scavi emerse che, oltre al mastio centrale, vi erano altre tre torri e un cortile d'ingresso. Durante le successive indagini, tra il 1980 e il 1984 e dirette dall'archeologa Maria Ausilia Fadda, il complesso nuragico fu completamente riportato alla luce. I risultati degli scavi effettuati sul nuraghe furono presentati in un convegno di studi svoltisi a Selargius e a Cagliari nel novembre del 1984Maria Ausilia Fadda, Convegno 1984. La relazione della Fadda descrive in modo preciso e dettagliato la struttura del nuraghe complesso, sottolineando che durante l'ultima fase degli scavi era emerso il muro più esterno del mastio centrale sul lato est e, dopo aver spostato una grande quantità di detriti dovuti ai crolli, a una profondità di 3 m circa è affiorata la struttura della torre di nord-est. Gli archeologi erano convinti che esistesse un corridoio di collegamento tra questa e il cortile antistante l'ingresso del mastio centrale. In realtà, tale collegamento non esisteva: il vano che parte nella parete sud della torre si interrompe dopo 6,8 m e da quel punto parte invece il muro che delimita a nord la torre di sud-est che gli scavi hanno poi messo in luce.
Oltre ai materiali di crollo, il deposito di oltre 3 m, che ricopriva le strutture del monumento, era costituito da un terriccio compatto di colore chiaro, misto a ciottoli fluviali, materiali probabilmente portati dalla furia delle acque durante le numerose inondazioni che la piana alluvionale in cui è sito il nuraghe ha certamente subito nel corso dei millenni(inondazioni che si sono verificate anche in epoche recenti prima della costruzione della diga sul Rio Posada, ma che, purtroppo, si sono verificate anche negli ultimi anni nonostante la presenza della diga e degli argini di contenimento del fiume; queste ultime inondazioni non hanno, però, raggiunto il piccolo rilievo del nuraghe). Alla base della torre è infine emerso il basso bancone litico (sedile) che si estende per buona parte della circonferenza. È in questa zona che sono stati rinvenuti numerosi vasi integri e altri ridotti in pezzi, ma ancora ricomponibili. È sempre durante questo scavo che sono stati ritrovati i segni del focolare centrale della torre, caratterizzato da una serie di pietre arrotondate che ne delimitavano lo spazio e da diversi strati d'argilla, di cenere e carbone che testimoniano il lungo periodo di utilizzo del focolare.
Nella quinta ed ultima campagna di scavi, affidata dalla Fadda all'archeologo Rubens D'Oriano e che si svolse tra il 1983 ed il 1984, i lavori hanno riguardato l'esplorazione stratigrafica della torre di sud-ovest. Lo scavo di questa torre ha riservato le maggiori sorprese. Infatti ha permesso di stabilire che almeno quella parte del nuraghe è stata utilizzata per un periodo che supera di gran lunga il millennio: dalle fasi finali del bronzo antico (nel secondo millennio a.C.) fino all'età imperiale romana. Si presume che solo questa torre abbia avuto una vera funzione durante il periodo della dominazione romana: secondo il parere della dottoressa Fadda, tra il I e il II secolo d.C. la torre fu utilizzata come granaio. Nello strato attribuibile a tale periodo storico è stata infatti rinvenuta una notevole quantità di grano e di fave, accompagnate da frammenti dei contenitori di legno e sughero nei quali erano conservati, insieme ai resti di una cesta in giunco intrecciato. Il cereale ritrovato, pressoché carbonizzato, è stato sottoposto ad analisi paleobotaniche che sono state eseguite dal dottor Lorenzo Costantini del Ministero dei Beni Culturali, che hanno accertato che si trattava di tre diverse qualità di grano, delle quali una di origine orientale. Sempre secondo il parere dell'archeologa, con buone probabilità questo grano era stato coltivato nella fertile vallata alluvionale. La stratificazione dei ritrovamenti consente di supporre che il granaio suddetto sia stato poi sepolto dai crolli: in uno strato superiore a questo sono state rinvenute delle antiche sepolture realizzate a seguito dei crolli. Ciò significa che il nuraghe San Pietro ha avuto nei secoli diverse destinazioni d'uso e funzioni, fino a diventare un luogo adibito alle sepolture.
Reperti
Le campagne di scavo hanno restituito abbondante materiale di grande interesse, sia per le caratteristiche strutturali che presenta, sia per le considerazioni connesse con la sua posizione stratigrafica.