La chiesa di San Domenico e l'adiacente convento dei predicatori costituiscono un unico aggregato monumentale, luogo di culto ubicato nella piazza Regina Margherita a Castelvetrano. A volte viene anche definita la Cappella Sistina della Sicilia.
Storia
L'aggregato monumentale è edificato nel 1470, la data è desunta da una primitiva iscrizione non più esistente documentata sulla porta d'ingresso. Il 20 aprile del 1487 papa Innocenzo VIII concesse a Nino III Tagliavia il permesso di edificare un convento domenicano adiacente alla Cappella di Santa Maria di Gesù, primitivo insediamento francescano ancor prima dell'avvento dei domenicani.
Il 22 luglio 1489 il convento ottenne il titolo e il diritto di convento formale della congregazione osservante facente capo al convento di Santa Cita di Palermo, nel 1550 rientrò a far parte della giurisdizione della provincia domenicana.
La chiesa tardo-gotica sorge come mausoleo della famiglia Aragona - Tagliavia. La cappella, del quale il casato deteneva il patrocinio, era utilizzata per le cerimonie private. Nei decenni a venire, all'esterno dell'edificio, si stratificano altre cappelle, volute da Giovanni Vincenzo Tagliavia, da altri componenti della famiglia nonché da privati, accorpandosi attorno al nucleo iniziale, fiancheggiando la navata centrale.
L'albero genealogico della famiglia Tagliavia - Aragona del ramo di Castelvetrano indica i promotori, fondatori, mecenati e patrocinatori del complesso: Nino III Tagliavia, promotore dell'arrivo dei domenicani e della costruzione del convento; Giovanni Antonio Tagliavia, barone di Castelvetrano, † 1491;Pagina 414, Francesco San Martino De Spucches, Mario Gregorio, "La Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalla loro origine ai nostri giorni." , Scuola Tipografica «Boccone del Povero», Volume secondo, Palermo, 1924. Giovanni Vincenzo Tagliavia, conte di Castelvetrano, strategoto di Messina, ingrandisce il convento domenicano, † 1538; Beatrice d'Aragona e Cruyllas, baronessa d'Avola e Terranova, figlia di Giovanni III d'Aragona, discendenza illegittima di Federico III di Sicilia; Francesco Tagliavia d'Aragona, principe di Castelvetrano, cavaliere ambasciatore d'Alemagna, senza eredi, promotore della costruzione della cappella, † 1515; Giovanni d'Aragona Tagliavia, marchese di Terranova, reggente e capitano generale del regno, presidente del regno dal 1539 al 1540 e dal 1544 al 1545, sposa la moglie del fratello Francesco morto prematuramente, s'ingrazia il benvolere della casa d'Aragona anteponendo nel titolo il cognome della consorte, investendosi di titoli e privilegi; Antonia Concessa d'Aragona, marchesa di Avola e Terranova, vedova di Francesco sposa Giovanni dopo aver ottenuto la dispensa papale; Carlo d'Aragona Tagliavia, primo principe di Castelvetrano (regia investitura), marchese di Terranova, barone di Avola, Magnus Siculus, presidente del Regno sotto Filippo I di Sicilia dal 1566 al 1571 e dal 1571 al 1582, viceré di Sicilia dal 1556 al 1568 e dal 1571 al 1577. Nominato nel 1581 Viceré di Catalogna e Governatore del Ducato di Milano dal 1583 al 1592. Ambasciatore in Germania, fu anche membro del Consiglio di Stato e Guerra, Presidente del Consiglio d'Italia nella capitale spagnola. Dopo la morte di re Filippo II, ebbe anche il delicato compito di reggere la monarchia spagnola durante la minore età di Filippo III.
Quest'ultimo, mecenate e patrocinatore della cappella, del cappellone, contribuì allo sviluppo delle strutture conventuali, a lui si deve la decorazione del presbiterio, della Cappella del Coro, del Mausoleo di famiglia e dell'innalzamento della navata centrale..
Epoca barocca
La navata unica priva di transetto, con copertura lignea, presbiterio con volta a crociera dal quale, attraverso l'arco gotico, permette l'accesso alla cappella quadrata con calotta insistente su nicchie angolari coniche. La graduale annessione di cappelle laterali ha modificato l'assetto planimetrico, i vani laterali tra loro comunicanti, conferiscono alla costruzione un impianto di tipo basilicale illuminato da alte finestre.
Dal 1574 al 1580 l'interno è decorato da Antonino Ferraro da Giuliana, in collaborazione coi figli Tommaso, Orazio e l'intera bottega.. L'artista "firma" i vari capolavori inserendo il proprio autoritratto tra gli affreschi del coro, il profilo raffigurato in elegante costume "alla spagnola", già anziano con barba lunga, è accompagnato da un'iscrizione sul cartiglio: "TANTI OPERIS HVIVS CÆLATOR EGREGIVS ANTONINVS FERRARVS SICANVS AC IVLIANENSIS HIC EST. 1577." Sull'arco d'ingresso "PRIMVS ARAGONVM PRINCEPS HOC RITE SACELLVM CAROLVS ÆTERNO CONDIDIT IPSE DEO". Altre due iscrizioni laterali recitano: "ABSOLVTVM HOC FVIT OPVS 26 APRILIS V INDS ANNO D.NI 1577", "MAII ABSPOLVTVM HOC QVINTE SEXTOQVE KALENDAS IPSE FVISSE SCIAS INDITIONIS OPVS ANNO D.NI 1577".. Sono altresì documentate attività di maestranze genovesi.
Nel 1652 Giovanni Lopez vescovo di Monopoli documenta nella sua opera l'istituzione di Castelvetrano come il ventitreesimo convento domenicano dell'isola, fondato dai marchesi Tagliavia, imparentati con l'illustrissima casa d'Aragona. La sua fondazione è fissata nell'anno 1470.Pagina 370, Juan Lopez, "Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori" , Stamperia di Iacopo Mattei, Messina, 1652.
Epoca borbonica
1866, Con l'emanazione delle leggi eversive e la confisca dei beni, i domenicani sono costretti ad abbandonare il convento. Con l'allontanamento dei monaci le strutture passano nelle mani del Comune di Castelvetrano.
Epoca contemporanea
Gli edifici dell'aggregato sono danneggiati dal terremoto del Belice del 1968 e sottoposti negli anni successivi a lunghi cantieri per il ripristino delle opere lesionate.
Nel 2009 i lavori di restauro sono curati dalla Soprintendenza dei Beni culturali ed ambientali di Trapani, con la collaborazione scientifica dell'Opificio delle pietre dure di Firenze e dell'Istituto superiore per la conservazione ed il restauro.
Il 23 dicembre 2017 è stato compiuto il rito di dedicazione del nuovo altare versus populum presieduto dal vescovo Domenico Mogavero.
Prospetto Il prospetto è realizzato con conci di arenaria a vista, il portale presenta un timpano triangolare retto da architrave poggiante su lesene con capitelli corinzi, al centro una finestra con balaustra attorno alla quale sono ancora visibili i segni di due precedenti archi non più presenti. Il campanile poggia sul lato destro della navata.
L'ingresso rivolto ad occidente, si apre sulla navata principale dotata di cappellone e di due navate secondarie laterali sulle quali insistono dieci cappelle, due delle quali absidiole minori, con accesso dalle cappelle prossime al presbiterio.
Interno
La navata centrale confluisce nel presbiterio arricchito con la dinamica composizione dellAlbero di Jesse e Arco gotico, dietro si apre la Cappella del Coro.
Navata. Presbiterio - Arco gotico - Albero di Jesse Cappella del Coro
Navata destra
Prima campata: Cappella del Crocifisso. Altare dominato da Crocifisso ligneo attorniato da iconografie non più visibili. È documentato un olio su tela di Antonino Ferraro da Giuliana raffigurante lOrazione nell'Orto degli Ulivi.Opera inventariata e oggi custodita nella chiesa di San Giovanni Battista. Seconda campata: Cappella di San Vincenzo Ferreri. Sull'altare è documentato il dipinto su tavola raffigurante San Vincenzo Ferreri, opera del pittore spagnolo Antonello Benavides del 1525c. Terza campata: Cappella dei tre Magi. Abbelliva l'altare il dipinto raffigurante i tre Magi, opera di Orazio Ferraro. Nella nicchia laterale è collocata la statua di San Tommaso d'Aquino. Ai lati le due figure di don Carlo II d'Aragona Tagliavia e Giovanna Pignatelli sua seconda moglie. Affacciato sulla navata un balcone - cantoria accoglie le canne dell'organo, sul pilastro intermedio delle ultime due arcate è collocato il pulpito. Quarta campata: Cappella di Santa Caterina d'Alessandria. Sull'altare è documentata la tela raffigurante Santa Caterina d'Alessandria. Sull'altare è presente la statua raffigurante San Vito Martire. Quinta campata: Cappella di San Domenico con accesso dalla quarta campata. Sull'altare è documentato un quadro ad olio raffigurante San Domenico, opera trafugata recentemente. Rilevante monumento funebre della famiglia Aragona - Pignatelli sormontato da aquila del Sacro Romano Impero del XVII secolo, opera di Antonino Ferraro e bottega.
Navata sinistra
Prima campata: Cappella della Madonna di Loreto. Sull'altare è documentata la Madonna di Loreto, statua marmorea, opera dello scultore Francesco Laurana del 1489, sullo scanello lo stemma della famiglia committente Tagliavia.. Il quadro raffigurante San Raimondo di Peñafort, opera di Vito Carrera. Seconda campata: Cappella di San Raimondo. Primitiva Cappella della Madonna del Rosario, titolo derivante dall'immagine trafugata della Madonna del Rosario, dipinto su tela attribuito a Orazio Ferraro da Giuliana. La profonda cappella è un manufatto esterno addossato alla campata della navata.
Sulla volta, l'affresco centrale raffigura San Domenico e il Beato Alano ritratti mentre annaffiano l'albero del Rosario. Nei medaglioni gli affreschi con le effigi di papa Pio V, papa Sisto IV, papa Gregorio XIII, papa Leone X. Sulla parete sinistra gli affreschi raffiguranti un Frate domenicano e anime purganti, la Battaglia di Lepanto nella particolare illustrazione della disposizione delle due flotte navali che si fronteggiano prima dei combattimenti, la Chiesa orante e anime purganti. Sulla parete destra gli affreschi raffiguranti la Predica del Rosario, Madonna del Rosario e corteo processionale, San Domenico converte cugino Pedro.
Nell'edicola il quadro raffigurante San Raimondo di Peñafort di Vito Carrera, opera sormontata da una targa celebrativa della Vergine, sotto il timpano è collocato l'affresco dellIncoronazione della Vergine. Terza campata: Cappella di San Giacinto. Sull'altare è documentato il quadro della Madonna del Balzo trasferito nella chiesa di San Giovanni Battista. Detentori del patrocinio la famiglia Del Balzo. Quarta campata: Cappella del Santissimo Nome di Gesù. Nell'edicola è collocato il dipinto raffigurante la Circoncisione di Gesù Bambino, opera del pittore fiammingo Simone de Wobreck del 1580. Nell'area è collocato il sepolcro di donna Zenobia Gonzaga, moglie di Giovanni III d'Aragona. La testamentaria dispose di essere inumata alla morte del marito nella chiesa di San Francesco d'Assisi dell'Ordine dei frati minori cappuccini, volontà mai esaudita. Quinta campata: Cappella della Madonna di Fatima, con accesso dalla quarta campata. Sull'altare la statua in legno della Madonna di Fátima.
Navata
La navata principale è caratterizzata da volte a crociera, l'illuminazione interna è garantita da finestre decorate con ornamenti in stucco. I restauri restituiscono vari ordini di cornicioni con decorazioni, riquadri e timpani con stemmi.
L'altare maggiore posto sotto l'arco gotico, austero e solenne, è un'aggiunta postuma. Il presbiterio, di forma quadrata e rialzato di due gradini, si erge sotto l'arco gotico con tabernacolo, l'ambiente si conclude con una volta suddivisa in spazi ricchi di affreschi e stucchi.
Gli ambienti e gli elementi adiacenti al presbiterio sono sfarzosamente arricchiti con i temi scultorei e pittorici delle Promesse, delle Profezie, delle Prefigurazioni di Cristo, dei Misteri gaudiosi, dei Misteri gloriosi, dei Misteri dolorosi. Sono presenti frammenti di pavimento maiolicato cinquecentesco e quello marmoreo del piano dell'altare.
Arco gotico Colonna sinistra: ovale raffigurante la Sibilla eritrea, l'episodio di Aronne e l'acqua che scaturisce dalla Roccia, ovale di Abacuc, sottocapitello con Vitello d'oro, la Sibilla delfica, la Vergine annunciata.