La diocesi di Alessandria () è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Vercelli e appartenente alla regione ecclesiastica Piemonte. Nel 2023 contava 140.000 battezzati su 152.900 abitanti. La sede è vacante.
Territorio Il territorio della diocesi è interamente distribuito sulla provincia di Alessandria e comprende i comuni di Alessandria, Alluvioni Cambiò, Bassignana, Borgoratto Alessandrino, Bosco Marengo, Capriata d'Orba, Carentino, Casal Cermelli, Castellazzo Bormida, Castelspina, Felizzano, Frascaro, Frugarolo, Gamalero, Isola Sant'Antonio, Montecastello, Oviglio, Pasturana, Pecetto di Valenza, Pietra Marazzi, Piovera, Predosa, Quargnento, Rivarone, Solero, Tassarolo e Valenza.
La diocesi confina a nord con la diocesi di Casale Monferrato, ad ovest con la diocesi di Asti, a sud-ovest la diocesi di Acqui, a sud, per breve tratto, con l'arcidiocesi di Genova e ad est con la diocesi di Tortona.
Sede vescovile è la città di Alessandria, dove si trova la cattedrale dei Santi Pietro e Marco.
Zone, unità pastorali e parrocchie
La diocesi è composta da 74 parrocchie distribuite su un territorio di 753 km² ed è divisa in 4 zone pastorali. accorpando le precedenti 7Alessandria, Bormida, Fraschetta, Marengo, Orba, Valenza Po, TanaroLe zone pastorali di "Alessandria Centro", "Alessandria Cristo" e "Alessandria Periferia" erano già state riunite in precedenza nella zona pastorale "Alessandria", e con il decreto episcopale dato in Alessandria l’11 novembre 2022., sono inoltre state identificate 9 unità pastorali:
Zona pastorale "Alessandria" unità pastorale Sette Chiese che comprende 7 parrocchie; unità pastorale Spalti che comprende 6 parrocchie; unità pastorale Cristo che comprende 3 parrocchie; Zona pastorale "Valenza - Po" unità pastorale Valenza che comprende 15 parrocchie; Zona pastorale "Marengo – Fraschetta" unità pastorale Fraschetta-Marengo che comprende 11 parrocchie; unità pastorale Lungotanaro che comprende 6 parrocchie; Zona pastorale "Fiumi" unità pastorale Orba che comprende 8 parrocchie; unità pastorale Bormida che comprende 12 parrocchie; unità pastorale Tanaro che comprende 6 parrocchie.
Storia
La diocesi venne eretta nel 1175 per volere di papa Alessandro III, a cui era stata dedicata la città, con la bolla Sacrosanctæ Romanæ Ecclesiæ., con la quale il pontefice onora con la dignità episcopale «la chiesa e la città che è stata costituita in onore di San Pietro e per utilità e gloria di tutta la Lombardia».
Successivamente, con il breve De novitate del 30 gennaio 1176. Alessandro III si scusa di aver eletto motu proprio il vescovoIl documento non menziona il nome del vescovo, che potrebbe essere sia Arduino che il suo successore Ottone. e dichiara che questo non deve pregiudicare in futuro il diritto di nomina che spetta al capitolo della cattedrale. La nuova diocesi è resa suffraganea dell'arcidiocesi di Milano.
L'estensione della diocesi originaria era pressoché simile a quella odierna, tranne per il confine orientale con la diocesi di Tortona che non aveva una precisa delimitazione. Scrive il Chenna «[...] Non può credersi certamente che sia stata costituita quale di presente si trova; se però è lecito, finché non si produca alcun convincente monimento, che rischiari questo bujo, avventurare quale congettura, la quale non sia senza fondamento; si propone che la diocesi Alessandrina possa essere stata formata dei luoghi, e delle ville, che seguono; e se pure gliene furono assegnati altri di più, debba credersi, che questo non gli abbia la Chiesa d'Alessandria fin d'allora conseguiti, ed alcuni di essi non mai, e sono. ROVERETO, o sia la città stessa d'Alessandria edificatasi nello stesso castello di Rovereto, o presso il medesimo, Bergoglio, Bergamasco, Carentino, Felizzano, Foro, Fubine, Gamondio, San Giuliano (Successivamente, nel XVIII secolo, si suddividerà in due distinti paesi San Giuliano Nuovo e San Giuliano Vecchio), Lu, Marengo, Oviglio, Portanova, Quargnento, Solero. A questi luoghi però si possono aggiungere alcuni altri, i quali si credono non per anco esistenti nel 1175, ma fondati, e formati in appresso nei territorj delle ville sopra menzionate, cioè: Borgoratto, Casal Cermelli, Casalbagliano, Cascinagrossa, Cantalupo, Castelceriolo, Castelferro, Castelspina, Lobbi. [...]»
Nel breve Congruam officii. al vescovo Ottone (18 luglio 1178 oppure 1180), Alessandro III confermava la costituzione del capitolo dei canonici della Cattedrale di San Pietro, attuata da Ottone, e riconosceva alla giovane Chiesa alessandrina tutti i suoi possedimenti.
La vita della diocesi, nei suoi primi decenni, fu molto travagliata per discordie di giurisdizione con la diocesi di Acqui, dal cui territorio era nata la sede alessandrina. Papa Alessandro diede incarico all'arcivescovo milanese Algisio di unire le due sedi sotto il vescovo di Acqui, ma per l'opposizione sia di Ottone che del vescovo di Acqui la disposizione non ebbe effetto. La diocesi alessandrina rimase vacante per lungo tempo.
Nel maggio 1205 papa Innocenzo III riprese in mano la questione, decidendo di dare attuazione alle disposizioni di Alessandro III. Fu rinnovata l'unione aeque principaliter delle due sedi con la bolla Cum beatus Petrus. e il vescovo acquese Ugo Tornielli divenne anche vescovo di Alessandria, con l'obbligo di risiedere sei mesi in una città e sei mesi nell'altra. Ma i dissidi fra le due diocesi furono tali che alla fine, nel novembre 1213, Ugo Tornielli decise di dimettersi.
Da questo momento Alessandria, benché ancora formalmente unita ad Acqui, non ebbe più vescovi propri; inizialmente fu governata dal capitolo della cattedrale e poi, dal 1235, dall'arcidiacono capitolare. Il vescovo di Acqui, alla cui sede era unita quella di Alessandria, non si preoccupò mai della Chiesa alessandrina, e, ad eccezione di un solo caso, nessuno dei vescovi acquesi portò mai la titolazione di vescovo di Alessandria.Secondo Cappelletti, per la sua fedeltà all'imperatore, la città di Alessandria fu privata dal 1213 al 1240 della dignità episcopale; ripristinata la diocesi nel 1240, fu governata dai vescovi di Acqui fino al 1405. Secondo Savio invece nel 1240 papa Gregorio IX avrebbe sciolto l'unione tra Acqui ed Alessandria, ma senza nominare vescovi alessandrini fino al 1405.
Questo status quo durò fino a quando papa Innocenzo VII, con la bolla Sedis Apostolicae del 15 aprile 1405., riorganizzò la diocesi e nominò vescovo l'agostiniano Bertolino Beccari..
In occasione del riordino delle diocesi piemontesi voluto da Napoleone Bonaparte, la sede alessandrina si ampliò con il territorio delle soppresse diocesi di Bobbio, Tortona e Casale.Testo della lettera apostolica Gravissimis causis, pubblicata in edizione latina e traduzione francese in: Bulletin des lois de l'Empire français, quarta serie, tomo terzo, pp. 58-69. A seguire la lettera esecutoria del cardinale Caprara (pp. 69-92), con la quale vengono definiti ed elencati i borghi e i paesi appartenenti a ciascuna delle diocesi piemontesi. Tuttavia Napoleone decise di trasformare la città di Alessandria in una delle roccaforti dell'impero; per esigenze militari furono perciò demolite la cattedrale e le strutture adiacenti. Questo impose il trasferimento a Casale della sede vescovile, con decreto del cardinale Caprara, plenipotenziario di papa Pio VII nell'impero francese, del 17 luglio 1805. Questo impose de facto la soppressione della diocesi di Alessandria e la sua ridenominazione in "diocesi di Casale".
La sede alessandrina stata ristabilita il 17 luglio 1817 con la bolla Beati Petri di Pio VII e nel contempo è divenuta suffraganea della nuova arcidiocesi di Vercelli.
Il 3 maggio 1936, con la lettera apostolica Cum in oppido, papa Pio XI ha proclamato San Pio V patrono secondario della diocesi..
I titoli del Vescovo
Fino agli anni 1960, il vescovo di Alessandria portava, tra gli altri, il titolo nobiliare di conte, e il titolo onorifico di abate dei Santi Pietro e Dalmazzo. Più precisamente quest'ultimo è: "abate dell'insigne Collegiata dei Santi Pietro e Dalmazzo".
Secondo Giuseppe Chenna. il titolo di conte è da far risalire al XV secolo, al vescovo Bertolino Beccari, il quale, come primo vescovo dopo il lungo periodo degli arcidiaconi, assunse tale titolo trasmesso poi a suoi successori. Non è dato sapere, però, né il motivo né il modo con i quali abbia acquistato questo diritto. Ludovico Antonio Muratori prova che altri vescovi, nello specifico quelli di Novara, Vercelli, Asti e Tortona l'ebbero per concessione degli imperatori. Il Muratori specifica che i vescovi italiani, intorno al X secolo, si adoperarono al fine di ottenere anche il potere temporale delle città che governavano spiritualmente.. Non esistono prove che il vescovo Bertolino seguì questo solco, rimane il fatto che da lui il titolo di conte venne trasmesso ininterrottamente a tutti i suoi successori.
Per quanto risguarda il titolo di abate, si può dire sia stato il risultato di un divenire storico che affonda le sue radici in un periodo antecedente alla fondazione della città. San Pietro, detto di Bergoglio (o Borgoglio), dal nome del borgo oltre il fiume Tanaro nel quale si trovava, era un monastero benedettino che esisteva ben prima della formazione della città e di cui si ha la prima traccia in una bolla di papa Alessandro III del 1162. Viene in seguito data in commenda e nel 1520 Giulio de Medici, futuro papa Clemente VII e cugino del contemporaneo papa Leone X, soppresse il monastero benedettino sostituendolo con una collegiata secolare abbaziale.
La collegiata rimase nella sua chiesa in Bergoglio fino al 1728, quando dovette trasferirsi a seguito della demolizione dell'intero quartiere ordinata da re Vittorio Amedeo II per la costruzione della nuova cittadella militare. Approfittando di ciò e del fatto che l'abate Curioni era deceduto da otto mesi, quindi la dignità era vacante, papa Benedetto XIII con bolla del 22 aprile 1728 estinse la commenda abbaziale e la unì con i suoi redditi alla "mensa vescovile" ed è per questo che da quel momento il vescovo di Alessandria porta il titolo di abate della collegiata.
Cronotassi dei vescovi Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.
Arduino † (1175 - ?) Ottone Ghilini † (circa 1178 - 1185 nominato vescovo di Bobbio) Sede vacante (1185-1205) Ugo Tornielli † (prima di agosto 1205 - 12 novembre 1213 dimesso)Vescovo di Acqui, con la cui diocesi la sede alessandrina venne unita. Sede unita ad Acqui (1213-1405) Serie degli arcidiaconi alessandrini (1235–1405): Bonifacio † (1235 - 1280) Ascherio † (1280 - 1300) Bertolino o Bartolomeo dal Pozzo † (1300 - 1321) Odone Guasco † (1321 - 1347) Antonio Guasco † (1347 - 1351) Francesco dal Pozzo † (1351 - 1375) Franceschino dal Pozzo † (1375 - 1400) Arpino Colli † (1400 - 1405) Bertolino Beccari, O.E.S.A. † (15 aprile 1405 - 18 luglio 1417 deceduto) Michele Mantegazza, O.Carm. † (7 ottobre 1418 - 1425 sospeso.) Sede vacanteDurante la sospensione di Michele Mantegazza, dal 1425 al 1432, fu amministratore diocesano Antonio Lanzavecchia, già abate dell'Abbazia di Santa Giustina di Sezzadio. Alla morte del vescovo Mantegazza, nel 1432, la sede episcopale fu vacante e il papa Eugenio IV nominò il 13 gennaio 1432 un nuovo amministratore, Giorgio Lanzavecchia dell'Ordine dei frati minori. Il 14 gennaio 1437 vi fu una nuova nomina, quella di Galvagno Firuffino, abate dell'Abbazia di San Pietro in Bergoglio. Cfr. . (1432 – 1441) Marco Marinone, O.S.A. † (16 febbraio 1441 - 1º giugno 1457 nominato vescovo di Orvieto) Marco Cattaneo de' Capitaneis, O.P. † (31 maggio 1457 - 1º marzo 1478 deceduto) Giovanni Antonio Sangiorgio † (14 aprile 1478 - 6 settembre 1499 nominato vescovo di Parma) Alessandro Guasco † (28 marzo 1500 - 9 agosto 1517 deceduto) Pallavicino Visconti † (23 luglio 1518 - 1534 dimesso) Lelio Ottaviano Guasco † (11 maggio 1534 - 27 aprile 1564 deceduto)