Biografia
Nacque a Cava de' Tirreni nel 1930. Proveniva da una famiglia di origine francese stabilitasi in Campania; una testimonianza relativa alla famiglia Escoffier indica come padre Alfonso Escoffier, funzionario della Sometra-Atacs di Cava de' Tirreni, e come madre Elvira, insegnante e successivamente preside di una scuola media di Pagani.
Si avvicinò molto giovane al giornalismo e alla letteratura. Un ruolo determinante agli inizi della sua carriera fu svolto dal critico letterario Francesco Flora, che lo presentò a Giuseppe Longo, allora direttore del Giornale dell'Emilia. Secondo una testimonianza di Giovanni Lugaresi, Flora e Longo furono i suoi «padrini» nell'ambito della terza pagina, settore al quale Escoffiér avrebbe dedicato una parte rilevante della propria attività professionale.
Dopo l'esperienza al Giornale dell'Emilia, lavorò per un periodo a Milano e raggiunse quindi Longo a Il Gazzettino, dove svolse attività di inviato speciale e redattore di terza pagina. Al quotidiano veneziano rimase legato per molti anni, occupandosi soprattutto di cultura, letteratura, costume, società e reportage.
Una testimonianza familiare ricorda inoltre precedenti collaborazioni con il quotidiano Roma e con Il Mattino, prima del passaggio stabile al Gazzettino.
Accanto all'attività quotidiana collaborò con periodici culturali, fra cui La Fiera Letteraria e l'Osservatore politico-letterario, rivista fondata e diretta da Giuseppe Longo. La collaborazione con quest'ultima è documentata anche dal catalogo del Servizio bibliotecario nazionale, che registra suoi contributi quali Il Sud è strano: taccuino di Franco Escoffier e San Francesco come noi.
Nel 1956 pubblicò per Cappelli Problema quotidiano, opera classificata in repertori bibliotecari come narrativa italiana. Il libro fu recensito l'anno seguente da Franco Bonanni su L'Italia che scrive.
Nel 1961 un suo articolo, Una passione milanese, venne scelto da Aldo Camerino per l'antologia Le più belle pagine del 1961 scelte nei quotidiani italiani, pubblicata nel 1962 da Aldo Martello.
Nel 1963 gli fu assegnato il Premiolino per la sua attività giornalistica al Gazzettino. Nel corso della carriera ricevette anche il Premio Scanno per il giornalismo.
Nel 1965 pubblicò a Milano Il Sud è strano, dedicato alla realtà del Mezzogiorno d'Italia. Il catalogo della Biblioteca Nazionale Braidense registra il volume come monografia di 313 pagine e lo associa ai soggetti «Italia meridionale» e «Italia meridionale - Condizioni economiche e sociali». Parti o anticipazioni del libro confluirono anche nell'Osservatore politico-letterario.
Nel 1967 scrisse l'introduzione a Cento antiche ricette di cucina veneziana, raccolta curata da Gianni Ghirardini e pubblicata a Venezia da Alfieri.
Alla seconda metà degli anni sessanta risale anche una corrispondenza con la scrittrice Clotilde Marghieri. Il fondo Marghieri conservato presso il Gabinetto Vieusseux di Firenze comprende almeno quattordici lettere di Escoffiér databili fra il 1968 e il 1970, oltre a una lettera non precisamente datata ma collocabile fra il 1960 e il 1973. Diverse missive furono inviate da Venezia e scritte su carta intestata de Il Gazzettino.
La sua attività comprendeva interviste a scrittori e personalità della cultura. Nel 1965 intervistò, fra gli altri, Aldo Palazzeschi.
Nel 1971 pubblicò per Mursia 700 camere vuote, raccolta di servizi giornalistici, articoli d'occasione e note di costume apparsi prevalentemente sul Gazzettino e composti nell'arco di circa tre anni, fra il 1966 e il 1969. Il volume, di 199 pagine, fu registrato il 26 luglio 1971 nel Registro pubblico generale delle opere protette.
Il titolo del volume deriva da un reportage dedicato a un grande albergo della Cecoslovacchia, osservato da Escoffiér durante uno dei suoi viaggi nell'Europa orientale. La raccolta comprendeva tuttavia testi di argomento molto diverso, dalla Campania al Veneto, passando per cronache di viaggio, note di costume e incontri con uomini di cultura. Fra gli scritti ricordati dalla critica coeva figurava un incontro ad Asolo con il compositore Gian Francesco Malipiero, incentrato anche sulla trasformazione urbanistica e paesaggistica della città.
Giovanni Lugaresi sottolineò in Escoffiér la compresenza del giornalista e dello scrittore, riconducendo la sua prosa alla tradizione del giornalismo letterario italiano e osservando come i testi del volume, pur nati dall'attualità e dalla cronaca, conservassero una propria autonomia narrativa e stilistica.
La presentazione di 700 camere vuote a Padova, organizzata dall'Associazione Pro Padova nel 1972, vide la partecipazione, fra gli altri, di monsignor Giovanni Fallani, Giuseppe Toffanin, Alberto Frasson e altri esponenti del mondo culturale locale. In quell'occasione Escoffiér intervenne sul rapporto fra giornalismo e letteratura, sostenendo che la durata della scrittura giornalistica dipendesse dalla cultura, dallo stile e dalla personalizzazione dell'esperienza. Nello stesso resoconto si accennava inoltre a un romanzo al quale Escoffiér stava lavorando da tempo, del quale non risulta tuttavia documentata una successiva pubblicazione.
Nel suo lavoro al Gazzettino seguì anche la vita letteraria nazionale e i principali premi. Nel 1971 pubblicò, in occasione del Premio Campiello, gli articoli Consacrazione, o scoperta? del 22 maggio e Il “Campiello” a San Giorgio: ecco i primi cinque del 1º giugno.
La sua attività giornalistica non si limitò alla critica letteraria e al costume. Un articolo del 19 febbraio 1972, Assolto il medico a Gorizia per il caso del manicomio modello, documenta ad esempio il suo interesse per temi di cronaca e società legati all'esperienza psichiatrica di Franco Basaglia a Gorizia.
Nel corso degli anni divenne una delle firme riconoscibili del quotidiano veneziano e mantenne un rapporto stretto con l'ambiente culturale del Veneto. Un ricordo successivo dedicato alla storia del Gazzettino lo annovera fra le figure rappresentative della redazione del giornale nel secondo Novecento.
Morì a Trieste il 1º settembre 1995, all'età di 65 anni. È sepolto nel cimitero di Pagani.
Attività giornalistica e letteraria
La produzione di Escoffiér si colloca prevalentemente nel solco del giornalismo letterario italiano del secondo Novecento. La sua formazione professionale avvenne nell'ambito della terza pagina e i suoi interessi spaziarono dalla letteratura al costume, dalla cronaca sociale al reportage di viaggio.
La distinzione fra attività giornalistica e attività propriamente letteraria appare particolarmente sfumata in 700 camere vuote, dove testi nati per un quotidiano furono riorganizzati in forma di libro. In occasione della presentazione padovana del volume, il critico Alberto Frasson mise in evidenza proprio la prevalenza, nella scrittura di Escoffiér, della componente letteraria sulla semplice funzione cronachistica.
Anche sul piano geografico la sua produzione riflette i diversi luoghi della sua esperienza biografica: la Campania d'origine, il Veneto dell'attività professionale e i paesi visitati come inviato. Il Sud è strano è dedicato principalmente alla realtà meridionale, mentre 700 camere vuote riunisce testi ambientati nel Veneto, in Campania e nell'Europa orientale.
Opere
Scritti in volume e contributi
Articoli documentati
Il Sud è strano: taccuino di Franco Escoffier, in L'Osservatore politico letterario. San Francesco come noi, in L'Osservatore politico letterario. Consacrazione, o scoperta?, in Il Gazzettino, 22 maggio 1971. Il “Campiello” a San Giorgio: ecco i primi cinque, in Il Gazzettino, 1º giugno 1971. Assolto il medico a Gorizia per il caso del manicomio modello, in Il Gazzettino, 19 febbraio 1972.
Premi e riconoscimenti
Premiolino, 1963. Premio Scanno, sezione giornalismo.
Archivio
Una parte della corrispondenza di Escoffiér è conservata nel Fondo Clotilde Marghieri presso l'Archivio contemporaneo «Alessandro Bonsanti» del Gabinetto Vieusseux di Firenze. Il nucleo documentato comprende lettere inviate fra il 1968 e il 1970, diverse delle quali da Venezia e su carta intestata de Il Gazzettino.
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni