Biografia Frequenta le lezioni di dizione di Ernestina Zaggia, è scritturato per La damigella di Bard da Emma Gramatica, mentre al Teatro del Corso di Bologna insieme a Raoul Grassilli recita con una Filodrammatica locale, lavora con Ruggero Ruggeri, Tatiana Pavlova e nel 1950 forma una compagnia di prosa con Lida Ferro.

Gli inizi con i grandi del Teatro Infanzia e adolescenza alla Cirenaica, quartiere popolare di Bologna, in una famiglia operaia appassionata di musica lirica, inizia la sua educazione artistica con il maestro Marchesi, al piano Imelde Venturi, e recita per diletto in Filodrammatiche locali.

Con Lilla Brignone prima attrice e Gianni Santuccio primo attore, Lia Zoppelli e Giusi Raspani Dandolo, alla fine del 1943 entra nella compagnia di Giulio Stival, con cui recita in Congedo di Renato Simoni al Teatro Goldoni di Venezia. La formazione si scioglie all'inizio del 1945 quando Stival passa alla rivista, secondo quanto riporta il giornale Il Dramma.

Alberici aderisce allora alla compagnia 0.44 guidata da Salvo Randone con Lina Volonghi, Elena Altieri, Federico Collino, la cui esibizione nell'Edipo Re è annunciata per metà aprile 1945 al Teatro Carignano di Torino, ma non vi è certezza che si sia tenuta. Il periodo è difficile e confuso e le compagnie hanno vita breve per la scarsa disponibilità finanziaria.

Nell'estate del 1946 è con la compagnia Maltagliati-Randone al Teatro Odeon di Milano per Teresa Raquin di Émile Zola e Una donna sola di Armand Salacrou. Alla sua prima prova di regia è Giorgio Strehler non ancora venticinquenne. Buon successo di pubblico nonostante la stagione, anche per il prezzo del biglietto che rende il teatro accessibile a molti. Nello stesso periodo nel cortile della Rocchetta al Castello Sforzesco per l'estate milanese, recita in Per venticinque metri di fango, un'opera sulla follia della guerra di Irwin Shaw con la direzione di Daniele D'Anza.

Riprende il sodalizio artistico con Strehler in Pick up girl di Elsa Shelley,Il Dramma, 1º gennaio 1947, n. 27-28, p.12, 126 con cui la formazione Adani-Ruggeri,Laura Adani è prima attrice e Ruggeri primo attore. Ne sono poi parte Ernesto Calindri, Isabella Riva, Lina Volonghi, Renzo Giovampietro, Mario Pucci, Franco Volpi, Fausto Guerzoni, oltre ad Alberici una delle più importanti dell'epoca, debutta il 17 dicembre 1946 al Teatro Nuovo di Milano.

Formazioni artistiche al Teatro Olimpia È ancora con Ernesto Calindri, Lina Volonghi, Laura Solari e Franco Volpi nella compagnia del Teatro Olimpia di Milano (1947). Ernesto Sabbatini mette in scena La notte del sedici gennaio di Ayn Rand, un processo in cui dodici giurati sorteggiati tra il pubblico, riuniti in camera di consiglio, decidono autonomamente ogni sera il verdetto. È un esperimento di teatro partecipativo in cui lo spettatore diventa attore. Gli attori presentano poi Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier e La maschera e il volto di Luigi Chiarelli.L'esordio avviene il 3 maggio 1948

L'incontro con la regia di Tatiana Pavlova Importante nella sua formazione l'incontro con Tatiana Pavlova che lo dirige in La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro. È Giasone, mentre la stessa Pavlova è Medea, una madre che vuole salvare i figli dall'ira della folla corinzia, diversa da colei che uccide i figli per vendicarsi dello sposo disegnata da Euripide. Una tragedia "incalzante e suggestiva"Ferdinando Palmieri in Sipario, n.40,41, agosto-settembre 1949 con scenografia di De Chirico, che crea una sorta di teatro nel teatro.

E nell'estate del 1950, durante la stagione mediterranea di arte e cultura, che Alberici, gioviale, attento e spavaldo, recita in Il cane del giardiniere di Lope de Vega, nel suggestivo scenario del parco di NerviRacconta Carlo Terron in Lope De Vega Carpio-Il cane del giardiniere, Corriere Lombardo 27 giugno 1950 che durante la rappresentazione undici treni transitavano e la Pavlova aveva avuto un'idea intelligente: gli attori si bloccavano così da creare quadri nel patio ideato da Giorgio De Chirico.Il "teatro in giardino" è un ritorno alla tradizione come era uso nelle ville del '500 e a Porto Venere in Le sorelle di Segovia.

È inoltre Piero in La vedova di Renato Simoni,tre fotografie relative alla rappresentazione sono nell'archivio fotografico Tina Maver recita in La lontana parente di Eligio Possenti e in particolare interpreta Robert in Il mulatto di Langston Hughes, dove "è alle prese con una parte d'impeto furioso" (Renato Simoni). Quest'ultimo spettacolo (4 dicembre 1950) è al centro di uno scontro tra Silvio d'Amico e la regista, che sulla ribalta del Teatro Quirino lo accusa di polemizzare per ragioni personali.

La Pavlova dirige col metodo Stanislavskij la compagnia del Teatro ItalianoFanno parte della Compagnia, oltre ad Alberici, Renata Negri, Luigi Almirante, Giulio Oppi, Armando Alzelmo rifuggendo dalla figura del mattatore e richiedendo agli attori studio, capacità di calarsi nel personaggio e disponibilità a sacrificare la vanità per comporsi in un insieme. Anche il lavoro di preparazione è collettivo: l'attore studia il personaggio, lo propone agli altri fino a giungere, mediante discussione, ad un complesso armonioso. Uno dei maggiori critici teatrali dell'epoca, Renato Simoni, ha parole di apprezzamento per il lavoro della Pavlova e dello stesso Alberici."la sua capacità di aver portato in scena un gruppo di giovani attori che recitano tutti piuttosto bene con senso dell'arte e commozione piuttosto rari." Renato Simoni, Tatiana Pavlova in Il Dramma, 15 giugno 1950, p.49-50 e in Il Dramma, 1º marzo 1951, n.128, p.56 in particolare su Alberici "un allievo di Tatiana che ha già molti punti a suo merito"

Teatro classico e moderno con Renzo Ricci Nella stagione 1951/52 con la compagnia Ricci-Magni interpreta il ruolo di Apollodoro in Cesare e Cleopatra (opera teatrale), divertente commedia di George Bernard Shaw, regia di Franco Enriquez e quello di Scaro in Antonio e Cleopatra, tragedia d'amore e dramma politico di William Shakespeare. Renzo Ricci s'ispira all'originale idea di Laurence Olivier di rappresentarle alternate, così lo spettatore torna al suo posto per due sere, una ride e l'altra medita.

Ancora con la regia di Ricci è un impetuoso Laerte in Amleto di William Shakespeare e Angelo Facci in Questa sera a Samarcanda di Jacques Deval al Teatro La Fenice di Venezia dove è inoltre tra gli interpreti di Ora di visite, con la regia di Alessandro Fersen.L'opera di P.L. Soldo, vincitrice della Coppa Murano, è rappresentata il 31 maggio 1952. Tra gli interpreti Ernesto Calindri, Alberto Lionello, Laura Solari

Degli anni cinquanta è anche il dialogo tra Cesare e Bruto della scrittrice Elena Bono.Pino Boero, Stefano Verdino, Archivi letterari in Liguria fra '800 e '900; atti del convegno di studi Genova 25-26 novembre 1988, Erga edizioni, 1991, p.109. La lettura si tiene al liceo D'Azeglio di Torino davanti ad un gruppo di illustri ex allievi tra cui Norberto Bobbio e Galante Garrone

L'arte di recitare e il maestro Ruggeri Con Ruggeri e il gotha del teatro italiano, riunitosi nel 1952 in ricordo del critico teatrale e drammaturgo Renato Simoni, deceduto qualche mese prima, appare in Carlo Gozzi, regia di Ernesto Sabbatini. Al Teatro Carignano di Torino è poi in L'attesa dell'angelo di Guglielmo Giannini, una favola in cui si parla di amore, morte, famiglia

Nel gennaio 1953 al Teatro Manzoni di Milano, dà ottima prova nella parte del duca di Nemours in Luigi XI di Casimir Delavigne, ruolo interpretato accanto a Ruggeri solo da lui e da Attilio Ortolani.Ruggero Ruggeri come Luigi XI, in Il Dramma, 15 febbraio 1953, n.175. Ruggeri aveva già interpretato Luigi XI nel 1941, quando nella locandina per volontà del Minculpop non era presente il nome dell'autore francese. E ancora, attor giovane nella compagnia di Ermete Novelli, era stato lui stesso il duca di Nemours

Qualche tempo dopo è il Marchese Carlo Di Nolli in Enrico IV, la commedia che Luigi Pirandello aveva scritto pensando proprio a Ruggeri, l'interprete più importante del suo tempo e a cui Laurence Olivier rende omaggio al termine della rappresentazione al Saint James di Londra. Il pubblico inglese, venendo meno al tradizionale riserbo, riserva ovazioni entusiastiche alla Compagnia e i librai esauriscono in breve tempo l'edizione in inglese del dramma. Anche il giovane attore, che subisce il fascino dell'arte del maestro: sobrio ed elegante nei gesti, voce sommessa capace di dare vita a parole dense di significato, dizione squisita, riceve l'apprezzamento della stampa inglese.St.James's Theatre in Il Dramma, 1º maggio 1953, n.180 Il successo si ripete al Saint Georges di Parigi.

Carriera televisiva e teatrale Partecipa a Le convulsioni, una satira settecentesca dell'aristocrazia di Francesco Albergati Capacelli, per l'inaugurazione del Sant'Erasmo a Milano.copertina dedicata a Luciano Alberici e Lyda Ferro su Scenario, maggio 1955, n.5 Il piccolo teatro, pensato per una élite, a scena centrale, senza suggeritore, porta all'essenzialità della rappresentazione ed esalta la comunicazione tra pubblico e attore.Il teatro è pensato da Lyda Ferro e Carlo Lari in contrapposizione al Piccolo. La scelta delle opere in cartellone è originale: solo autori viventi Nora II di Cesare Giulio Viola è un tale successo da venire replicata 211 volte.

Selezionato attraverso il concorso "Nuovi volti per la TV" indetto dal Radiocorriere,Radiocorriere, 16-22 maggio 1954, n.20, p.32 nel 1954 Alberici interpreta il dottor Antonio nel primo sceneggiato trasmesso dalla Rai, che però non viene registrato e di cui rimangono solo alcune fotografie.

È di nuovo al Teatro Sant'Erasmo (gennaio 1955),e per la sua interpretazione in I fratelli di Carlo Maria Pensa con la regia di Carlo Lari, il critico Vittorio Vecchi ha parole di apprezzamento.Vittorio Vecchi in Il Dramma, febbraio 1955, n.221, p.52

Teatro Stabile di Torino: "Questi sono i cadetti…L.P. Questi sono i cadetti… in Amici dell'arte, supplemento alla rassegna Liguria, aprile 1956 Entra quindi nella compagnia del Teatro Stabile di Torino. L'intento è sottrarre il teatro di prosa alle leggi di mercato, far sì che siano le leggi artistiche a guidarlo e attribuirgli una funzione educativa e di crescita culturale. In quest'ottica l'attività non si esaurisce sul palcoscenico, si amplia con la pubblica lettura di testi, dibattiti sulla letteratura, conferenze e inoltre molti spettacoli sono presentati in anteprima ad un pubblico di lavoratori delle aziende torinesi.Un anno di vita del Piccolo Teatro della città di Torino 1955-1956, Tipografia Mario Baudano, Torino

Alberici recita in Non si può pensare a tutto, un atto di Alfred De Musset e brevemente in Mariana Pineda, opera giovanile, ambientata durante i moti risorgimentali di metà '800, di Federico Garcia Lorca, con la regia di Lucio Chiavarelli, che offre una lettura in chiave romantica e non politica. È Pedro de Sotomayor, il capo dei cospiratori, di cui Mariana è follemente innamorata identificandolo con la Patria. L'opera richiede molto impegno agli attori e Luciano Alberici fa "miracoli per rimpolpare sapientemente il personaggio soltanto imbastito...".l.g., Mariana Pineda di Lorca al Piccolo in Il popolo nuovo, 23 novembre 1955

Lo stesso regista mette in scena Les Femmes savantes di Molière, per la prima volta a Torino dopo il 1792. La commedia era stata poco rappresentata probabilmente perché richiede un impegno corale, non lascia spazio al primo attore e alla prima attrice e gli attori non sono aiutati da colpi di scena. Alberici interpreta il bello e mite Clitandro, in qualche modo la voce dell'autore, secondo la critica in modo preciso ed efficace. L'opera è portata con grande successo al 6º Festival della prosa a Bologna del 1956.