La repubblica di Lucca fu un antico Stato dell'Italia centro-settentrionale, sorto all'inizio del XII secolo. Retta da un governo aristocratico indipendente fino all'invasione francese del 1799, divenne fino al 1805 una repubblica giacobina.
Il territorio della repubblica subì notevoli variazioni tra il XII e il XVI secolo, quando si assestò comprendendo la pianura attorno alla capitale, la media valle del Serchio, una parte della Garfagnana, la costa sul Mar Ligure tra il Lago di Massaciuccoli e le Focette (oggi confine tra i comuni di Camaiore e Pietrasanta) e l'exclave di Montignoso, subito a sud di Massa.
Dopo la fine della repubblica nel 1805, lo Stato assunse una forma monarchica, prima come Principato di Lucca e Piombino e dopo il Congresso di Vienna come Ducato di Lucca.
Storia Le origini Secondo alcuni storici il sito oggi occupato da Lucca sarebbe stato abitato dai Liguri, mentre altri ritengono potesse esservi un villaggio di origine etrusca, con datazione attorno al 220 a.c.
Non esistono però evidenze archeologiche dell'esistenza di un centro abitato prima della fondazione del municipium romano (180 a.C. come colonia di diritto latino). Lucca ebbe allora un territorio ad essa legato e fece parte della Gallia Cisalpina. Dopo il collasso dell'impero romano Lucca divenne una delle città più importanti d'Italia e i Longobardi già nel VI secolo la elessero a capitale di un importante ducato (si veda ducato di Tuscia).
Caduto il regno longobardo, i Carolingi convertirono il ducato in contea e poi in marca di Tuscia, della quale Lucca rimase la capitale fino all'ascesa di Ugo II di Toscana.
XI e XII secolo In seguito la città entrò in lotta con il potere marchionale iniziando ad autogovernarsi. La vera origine dello stato di Lucca fu sancita dal diploma di Enrico IV del 1081. Con questo documento si riconosceva alla città il dominio de facto su una ristretta fascia di sei miglia attorno alle mura. Nel contado delle sei miglia era proibito il costruire qualsiasi castello feudaleDietrich von Gladiss, Henrici IV Diplomata n.334 pp.437-439 et n.357 pp.471-472 . In aggiunta, nel 1116 Enrico V riconobbe alla cittadinanza ulteriori privilegi sul fiume Serchio e sulla costa del mare.
Da questo primo nucleo ebbe origine un Libero comune governato da Consoli maggiori, la cui esistenza è attestata nel 1119Girolamo Tommasi, Sommario della storia di Lucca, Documenti, II, p.5, dapprima riconosciuta dall'autorità marchionale di Corrado nel 1120 ("venientibus ad nos Henrico causidico et Fulcerio atque Inghifredo lucanis consulibus cum alii bonis viris de civitate Luca postulantibis nos..")citazione da Girolamo Tommasi, Sommario della storia di Lucca, Documenti, III, pp.5-6 e poi imperiale nel 1162Rainer Maria Herkenrath, Federici I Diplomata n.375 pp.239-241 . Il Comune si rese indipendente dalla marca di Tuscia, rimanendo sottoposto solamente all'imperatore, acquistando i diritti feudali marchionali dal marchese Guelfo I di Toscana per mille solidiBiblioth. Patr. T.25 p.957.
XIII e XIV secolo Nel secolo XIII il Comune sostiene le sue lotte contro i feudatari viciniA questo scopo nel 1255 il Podestà Guiscardo di Pietrasanta fonda il borgo fortificato che da lui prende il nome fino ad assicurarsi il dominio su vasti territori e a contendersi il primato militare in Toscana con il comune di Firenze. Nel 1255 il Comune decide di fondare il nuovo borgo fortificato di Pietrasanta per contrastare i feudatari versiliesi.
Agli inizi del XIV secolo, dopo essere stata sconvolta dalle lotte tra guelfi bianchi e neri, la città fu conquistata da Uguccione della Faggiola coadiuvato dal vicario imperiale Castruccio Castracani, di origine luccheseManselli, pp. 25-32. In seguito il popolo lucchese rovesciò il governo di Uguccione e acclamò Castruccio Capitano del popolo.
La Signoria di Castruccio rappresenta l'apogeo della potenza lucchese, i cui territori comprendevano a Nord la Garfagnana, a Ovest il litorale dalla città di Carrara fino a Pisa, ad Est la città di Pistoia (sotto il condominio di Lucca e Firenze), a Sud la Val d'Arno costantemente contesa con la Repubblica di Firenze. Il massimo conflitto con Firenze si ebbe nel 1325 con la battaglia di Altopascio, dove l'esercito fiorentino sconfitto fu inseguito fino alle mura di Firenze e dove il Castracani diede ordine, per spregio degli sconfitti, che si battesse moneta e che si corressero tre Palii: uno per uomini a piedi, uno per asini ed un terzo per meretrici.
Alla morte di Castruccio (1328) truppe mercenarie tedesche a seguito dell’imperatore Ludovico il Bavaro e rimaste in Toscana senza salario si impossessano nel 1329 del territorio lucchese e lo offrono in vendita al migliore offerente. Lucca passa in possesso di vari acquirenti, fino alla sua conquista, nel 1342, da parte di Pisa, che la sottrae alla Repubblica di Firenze. Il dominio pisano si protrae sino al 1369, quando l'imperatore Carlo IV concede l'indipendenza alla repubblica di Lucca in cambio di denaro, sebbene l'estensione dei suoi territori fosse molto ridimensionata. In questa occasione il borgo di Vivinaia viene ricostruito ed intitolato Montecarlo.
XV secolo
Nel corso del Quattrocento questa repubblica toscana ha una minore importanza rispetto alle due grandi repubbliche di Firenze e Siena. Nei primi decenni di questo secolo, Lucca cade sotto la pseudo-tirannide della famiglia Guinigi.
In merito a questa epoca ci è stato conservato un giudizio dello storico lucchese Giovanni Sercambi. Egli evidenzia in specie il conferimento di tutti gli uffici ai sostenitori della famiglia dominante. Lo storico lucchese cita anche le disposizioni per impedire alla maggiore assemblea dei cittadini (il Consiglio generale) di riunirsi. Il ruolo di questa era preso da una Commissione composta di partigiani della casa regnante in numero di dodici o diciotto.
Egli ricorda più in generale le restrizione di tutte le spese salvo quelle a favore dei mercenari, ritenuti indispensabili per non vivere in continue paure e pericoli e che bisognava tenere allegri, nonché gli atti di violenza segreti commessi per togliere di mezzo i ribelli più pericolosi e, infine, i modi con cui alcuni commercianti emigrati furono costretti a tornare a Lucca.
Assai interessanti sono soprattutto le osservazioni del Sercambi sullo scadimento di tutte le industrie, ma in particolare dell'arte della seta e della coltivazione dei vini, per le quali egli propone come rimedio un dazio elevato sui vini forestieri e l'obbligo assoluto, da imporsi al contado, di comperare ogni cosa in città, i soli mezzi di sussistenza eccettuati, secondo il modello diffuso in molti Stati italiani dell'epoca che privilegiano giuridicamente e economicamente le città dominanti sul contado.
L'alleanza tra il Guinigi e il ducato di Milano coinvolse Lucca nella rovinosa guerra contro Venezia e Firenze; verso la fine di questa, un'insurrezione pose termine al dominio della famiglia Guinigi e la repubblica trattò per non perdere nuovamente l'indipendenza, anche se i suoi territori furono ulteriormente ridimensionati.manselli, pp. 91-101
Nel 1429 Firenze assediò Lucca per vendicarsi del Guinigi che si era schierato a favore di Milano durante la guerra precedente. Dopo diversi giorni di assedio Lucca chiese aiuto a Milano che in suo soccorso inviò Francesco Sforza, che con il suo esercito travolse i Fiorentini e li costrinse alla ritirata.
In seguito Firenze pagò lo Sforza per abbandonare Lucca e nel 1430 Lucca fu nuovamente assediata. Nel corso dell'assedio i Fiorentini tentarono di arginare il Serchio per allagare Lucca, ma a causa di errori commessi dal Vasari (progettista della diga) si allagò invece l'accampamento fiorentino. Intanto i Lucchesi chiesero di nuovo aiuto a Filippo Maria Visconti che, ancora una volta, agì indirettamente (secondo un precedente trattato Milano non poteva intromettersi negli affari di Firenze) chiedendo ai Genovesi di aiutare Lucca.
Genova, facendo valere un'antica alleanza con Lucca, chiese a Firenze di non disturbare Lucca e al rifiuto, inviò un esercito di 6.000 uomini condotti da Niccolò Piccinino che attaccò i Fiorentini sul Serchio. Dopo una sanguinosa battaglia, le truppe fiorentine vennero costrette al ritiro anche perché, uscendo dalla città, i Lucchesi guidati dal figlio di Paolo Guinigi, le avevano attaccate alle spalle. Pochi giorni dopo la ritirata dei Fiorentini, gli abitanti di Lucca fecero arrestare il Guinigi perché si diceva che avesse trattato con i fiorentini consegnandolo all'Imperatore che lo rinchiuse nel castello di Parma dove dopo pochi anni morì.
Tranne il breve periodo della Signoria di Paolo Guinigi, Lucca rimase una Repubblica indipendente fino al 1799, anno della sua definitiva caduta a opera dell'esercito francese di Napoleone.
Governo e diplomazia
Da questo periodo in poi Lucca evita il più possibile il coinvolgimento in qualsiasi guerra preferendo risolvere ogni questione con ambascerie diplomatiche e l'uso di spie.
Alla discesa in Italia di Carlo VIII in marcia verso Napoli, la Repubblica approfitta per avvicinarsi alle corone di Francia e di Spagna mantenendosi in equilibrio tra le due potenze.
Grazie alla sua definitiva alleanza con l'imperatore Carlo V (1521) la città riesce a scongiurare il pericolo di annessione al Granducato mediceo, anche se il timore di perdere la propria "Libertà" a favore della corte fiorentina permane nei suoi programmi politici dando inizio ai lavori di costruzione delle Mura per proteggersi da eventuali azioni belliche ai propri danni. Altopascio e Montecarlo sono gli avamposti granducali distanti appena 16-17 chilometri dalla città di Lucca che, non a caso, dà il nome di Libertà al baluardo delle sue mura rivolto verso quel confine (unico dei baluardi delle mura cittadine a non avere un nome di santo).
Nel 1556, per evitare il più possibile ingerenze straniere, viene riformata la struttura di governo in maniera che solo i discendenti di alcune famiglie lucchesi da più generazioni possano accedere al governo. Nasce così la Serenissima Repubblica Lucense come repubblica aristocratica. Lucca continua così a sopravvivere come città-Stato in senso medievale sia pure costituendosi come stato borghese e mercantile.
Con la Riforma Protestante anche a Lucca si diffondono le nuove idee religiose e, benché il governo impedisca l'istituzione nella Repubblica del tribunale dell'Inquisizione, non può esimersi dal condannare le eresie e scacciare i cittadini dichiaratamente protestanti. Anche in seguito continuerà la sua azione diplomatica per evitare l'insediamento dei Gesuiti e dell'Inquisizione nella Repubblica.
Con la costituzione aristocratica dello stato, il governo lucchese è costituito dal Consiglio Generale, assemblea con poteri legislativi composta da trecento cittadini (duecento possidenti e nobili e cento negozianti, letterati e artisti). Il potere esecutivo è gestito dai XII Anziani presieduti da un Gonfaloniere, in carica per due mesi. Il potere amministrativo è gestito dagli Anziani e da quattro Magistrature (dodici membri) che seguono gli Affari Interni, Giustizia, Polizia, Forza Armata, Relazioni estere, Direzione delle Acque, Strade e Fabbriche pubbliche, Finanze. Come si vede le alte cariche esecutive erano soggette a continua rotazione, per cui il potere era di fatto nelle mani del Consiglio Generale.
Posta tra gli stati estensi e l'espansionismo mediceo, Lucca è riuscita a mantenere la propria indipendenza grazie alla sua stretta alleanza con l'impero, riconoscendosi, almeno formalmente, città imperiale "ab immemorabili". Nonostante i vari tentativi da parte toscana di annetterla, la repubblica lucchese riesce a mantenere l'autonomia grazie alle sue mura che, per il loro alto livello ingegneristico militare, hanno più volte scoraggiato i nemici della Repubblica a muovere guerra.