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Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana con provvedimento di iniziativa del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Per la sua coraggiosa determinazione nella difesa della legalità e nel contrasto ai fenomeni mafiosi".
Presidente del Parco dei Nebrodi dal 2013 al 13 febbraio 2018, è stato colpito da una tentata strage mafiosa, nella notte tra il 17 ed il 18 maggio 2016, da cui è sopravvissuto grazie all'auto blindata e all’intervento degli uomini di scorta della Polizia di Stato che dopo un violento conflitto a fuoco riescono a salvargli la vita. È il primo uomo delle Istituzioni ad essere colpito da una tentata strage di mafia dopo gli attentati del 1992.
Lo scrittore Andrea Camilleri in un'intervista a Rai Uno lo ha definito un Eroe dei nostri tempi.
Biografia Laureato in Economia all'Università degli Studi di Messina e specializzato in attività bancaria e finanziaria, è stato candidato al Senato alle elezioni politiche del 2013 in Il Megafono - Lista Crocetta. Dal 17 ottobre 2013 al 13 febbraio 2018 è stato Presidente del Parco dei Nebrodi e dal 30 marzo 2014 Coordinatore Regionale della Federparchi Sicilia.
A partire dal 2024, Antoci entra a far parte del Movimento 5 Stelle e viene candidato capolista del partito nella circoscrizione insulare in occasione delle elezioni europee dello stesso anno. Verrà eletto con preferenze risultando l'eletto più votato del campo progressista in Sicilia. Il 3 ottobre 2024 viene eletto Presidente della Commissione Politica DMED del Parlamento Europeo.
Attività come Presidente del Parco dei Nebrodi Antoci, dopo l'insediamento a Presidente del Parco, avvenuto il 17 ottobre 2013, nel mese di dicembre dello stesso anno incontrò il Sindaco del Comune di Troina, uno dei 24 comuni facente parte del Parco dei Nebrodi, accompagnato dall'allora Dirigente del Commissariato di Nicosia, Daniele Manganaro, appena trasferito al Commissariato di Sant'Agata di Militello, sede del Parco dei Nebrodi. In tale incontro il Sindaco e Manganaro raccontarono ad Antoci il meccanismo di pressioni e intimidazioni che subivano gli agricoltori del territorio dei Nebrodi.
Antoci, per cercare di risolvere il problema, resosi conto che il giro dei fondi europei era milionario (il valore della programmazione 2007/2013 è valso in Sicilia 5 miliardi di euro), e che era soprattutto un problema esteso in tutta la regione siciliana essendovi coinvolti molti mafiosi, con il coordinamento del Questore di Messina, Giuseppe Cucchiara, iniziò un percorso di approfondimento su come arginare le associazioni criminali. Con l'aiuto del Prefetto di Messina, Stefano Trotta, furono organizzati studi e incontri volti alla creazione di un "Protocollo di Legalità" per impedire l'uso di false autocertificazioni antimafia con cui le organizzazioni criminali si accaparravano i terreni per i quali poi chiedere i contributi all'AGEA.
Subito dopo la stesura della prima bozza del protocollo, arrivarono ad Antoci le prime intimidazioni mafiose, che costrinsero la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, a seguito anche di intercettazioni telefoniche e ambientali nelle quali si evidenziavano rischi per la sua incolumità, a porre Antoci sotto tutela dal dicembre 2014.
Nel 2015 ha introdotto nel Parco un protocollo per l'assegnazione degli affitti dei terreni, che prevede la presentazione del certificato antimafia anche per quelli di valore a base d'asta inferiori a euro. Questo "Protocollo di legalità" il c.d. "Protocollo Antoci", firmato il 18 marzo 2015 presso la Prefettura di Messina dalla Regione Siciliana e dai 24 Sindaci del Parco, nel settembre 2016 è stato esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell'isola. Successivamente, il 18 maggio 2016, Antoci è stato vittima di un attentato mafioso, dal quale è uscito illeso grazie all'auto blindata e all'intervento della scorta. Il "Protocollo" è stato recepito dal nuovo Codice Antimafia, votato in Parlamento il 27 settembre 2017, e adesso è applicato in tutta Italia.
Antoci proseguì nel progetto di abbassare a zero euro la soglia dell'obbligatorietà del certificato, al fine di evitare che alcun terreno pubblico fosse concesso in affitto a chi non avesse i requisiti e il 18 marzo 2015 il Protocollo di Legalità venne firmato pubblicamente dai Sindaci della zona e dall'Amministrazione Regionale.
Dopo la firma del protocollo, nella prima gara bandita per l'assegnazione di 400 ettari di bosco, venne scoperto che nella società provvisoriamente aggiudicataria erano presenti in realtà 4 persone prive dei requisiti antimafia. Nel mese di luglio 2015 venne rinvenuta una bottiglia incendiaria in un'area attrezzata del Parco dei Nebrodi con scritte minacciose.
Successivamente si passò alla verifica dei nominativi risultanti già assegnatari in passato dei terreni e sul 90% delle persone controllate vennero emessi provvedimenti di interdittive antimafia, tali da comportare la revoca della concessione dei terreni. Nel marzo 2016 il Tar di Catania ha poi respinto tutti i ricorsi presentati dagli assegnatari.Nelle motivazioni della sentenza si legge che "il provvedimento impugnato sembra rispondere in maniera corretta alle esigenze di prevenzione indicate dalla normativa, posto che i singoli elementi e i fatti indicati nell'atto – valutati complessivamente nel loro insieme – delineano un contesto di intrecci e relazioni fortemente indiziante, e non consentono pertanto di qualificare come illogico ed inattendibile il rischio di infiltrazioni mafiose o condizionamento nella gestione delle aziende paventato dall'autorità".
La sua azione di legalità, iniziata sin dal primo giorno di insediamento nel 2013, lo ha portato a ricevere una escalation di minacce e, come ha svelato il settimanale Sette del Corriere della Sera, il 24 novembre 2015 vennero intercettate dalla Polizia Postale di Palermo due buste contenenti 5 proiettili calibro 9 indirizzate al Parco dei Nebrodi e al Commissariato di Polizia di Sant’Agata di Militello. Poi, diverse testate giornalistiche nazionali iniziarono a occuparsi della vicenda.
Collegata alle vicende evidenziate, fu costituita una Task Force attraverso l'accordo tra la Questura di Messina e il Parco dei Nebrodi, gruppo formato dal personale del Corpo di Vigilanza del Parco e da quello della Polizia del Commissariato di Sant'Agata di Militello, coordinati dalla Procura della Repubblica di Patti e al comando del Vice Questore aggiunto Daniele Manganaro.
La notte tra il 17 e il 18 maggio 2016, Giuseppe Antoci è stato oggetto di un attentato mafioso, avvenuto mentre era di ritorno a Santo Stefano di Camastra, dal quale è uscito illeso grazie all'auto blindata e all'intervento degli agenti di polizia addetti alla sua scorta, composta da Daniele Manganaro, Sebastiano Proto, Salvatore Santostefano e Tiziano Granata.
Il 24 maggio 2016 il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina ha annunciato di voler estendere a tutta l'isola il "Protocollo di Legalità" il c.d. "Protocollo Antoci" che nel settembre 2016 è stato effettivamente esteso a tutta la Sicilia e sottoscritto da tutti i Prefetti dell'isola.
Il 18 ottobre 2016 riceve a Ginevra il Premio Continentale per l'Ambiente "Medaglia d'Oro Alfred Toepher". Gli viene assegnato all'unanimità da parte di 36 Stati Europei. È il primo italiano nella storia a ricevere l'ambito riconoscimento.
Il 12 novembre 2016 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di sua iniziativa, ha concesso a Giuseppe Antoci l'Onorificenza di "Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana", consegnata al Quirinale il 2 febbraio 2017 con la seguente motivazione: "Per la sua coraggiosa determinazione nella difesa della legalità e nel contrasto ai fenomeni mafiosi".Il Protocollo di Legalità è diventato legge dello Stato (nota come "Legge Antoci") e recepito come uno dei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia attraverso il voto in Parlamento nella seduta del 27 settembre 2017.
Il 13 febbraio 2018 il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci nel contesto di un cambiamento dei vertici di tutti gli enti controllati in seguito alle Elezioni regionali in Sicilia del 2017 (Spoils system) ha sostituito Antoci con l'ufficiale del Corpo Forestale Luca Ferlito nel ruolo di presidente del Parco dei Nebrodi 6 mesi prima della scadenza della carica. La sostituzione ha scatenato una serie di polemiche politiche, una lettera di protesta sottoscritta da 22 sindaci dei Nebrodi e la protesta di Antoci stesso che ha descritto l'atto come "un segnale forte e chiaro a certi ambienti" che avrebbe fatto brindare i mafiosi. Musumeci ha replicato ribadendo il suo rispetto per Antoci e indicando che il suo protocollo sarebbe stato applicato in molti altri enti.
Il 19 settembre 2019 la Commissione Europea intervenendo, con un'apposita nota a firma di Phil Hogan, sulle infiltrazioni mafiose in agricoltura nei Paesi Europei, riconosce nel "Protocollo Antoci" vigente in Italia un valido strumento di lotta alla mafia, "un esempio eloquente di tale impegno".
Il 18 maggio 2019 Antoci viene nominato Presidente Onorario della Fondazione Antonino Caponnetto affiancando, in questo ruolo, la moglie del giudice, Elisabetta Baldi Caponnetto che ne riveste l'incarico dalla costituzione.
Operazione "Nebrodi"
Il 15 gennaio 2020 la Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, con a Capo il Procuratore Maurizio De Lucia, coordinando il lavoro dei Carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza, ha eseguito l'operazione "Nebrodi", una delle più importanti indagini antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei Fondi Europei dell'Agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all'Estero, con 94 arresti e 151 aziende agricole sequestrate. Nella conferenza stampa le parole del Procuratore Maurizio De Lucia, del Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho e del Comandante Nazionale del Ros, Generale Pasquale Angelosanto, sono state unanimi sia nel riconoscere nel "Protocollo Antoci" uno strumento fondamentale per bloccare questo sistema criminale sia nell'attribuire a tale contesto il movente dell'attentato contro Antoci e gli uomini della scorta nel maggio del 2016.
Il 29 gennaio 2020 la Commissione Centrale Ricompense del Ministero degli Interni ha attribuito agli agenti di polizia di scorta ad Antoci, che gli salvarono la vita durante l'attentato, la Promozione per Merito Straordinario e la Medaglia al Valor Civile.
A seguito dell'Operazione Nebrodi, il 2 marzo 2021, ha preso il via, nell'Aula Bunker di Messina, il Maxiprocesso alla mafia dei Nebrodi con 97 imputati tra boss, insospettabili professionisti e gregari dei clan tortoriciani e il 23 aprile 2021 sono arrivate le prime, pesanti, condanne nel rito abbreviato. La Gup, Simona Finocchiaro, ha inflitto 52 anni di carcere a sei imputati. La pena più alta è andata a Sebastiano Bontempo, detto u uappu, che dovrà scontare 24 anni. Per lui, la giudice è andata oltre la richiesta della procura (20 anni).
Il 15 luglio 2022 la requisitoria della Procura, guidata da Maurizio De Lucia, per il Maxiprocesso ha richiesto per gli imputati pene severissime e milioni di euro di confische.
Il 31 ottobre 2022, presso l'aula del Tribunale di Patti in provincia di Messina, con Antoci presente, è stata letta la sentenza dal Presidente del Tribunale Ugo Scavuzzo, una sentenza che ha inflitto più di 600 anni di carcere e 4 milioni di euro di confische. In rapporto al numero di imputati e condanne emesse, la media per imputato è stata superiore rispetto al maxiprocesso storico di Falcone e Borsellino del 1989 a Palermo.