La sua figura di letterato e cultore letterario è legata alla tradizione e alla ricezione medievale del Romanzo di Alessandro attribuito al cosiddetto Pseudo-Callistene.
Biografia
Leone operò presso la corte dei duchi di Campania Giovanni III e Marino II, intorno alla metà del X sec., ed è conosciuto per la sua traduzione in latino del Romanzo di Alessandro greco dello Pseudo-Callistene. Le scarse informazioni sulla sua attività sono ricavabili dalla seconda parte del prologo a quest’opera, nota con il titolo di Nativitas et victoria Alexandri Magni regis: «Interea regnantibus Costantino et Romano, magnificis imperatoribus Christianorum, et principatum ducatus totius Campaniae dominantibus Johanne et Marino, excellentissimis ducibus atque consulibus, quibus quaedam necessitas accidit transmittendi missum suum usque Costantinopolim ad eosdem prefatos imperatores, et tunc miserunt illuc Leonem archipresbiterum valde fidelem. […]»Durante il regno di Costantino e Romano, gloriosi imperatori della cristianità, e mentre erano duchi dell’intera Campania Giovanni e Marino, eccellentissimi duchi e consoli, avvenne che a questi ultimi occorresse di inviare un loro messaggero a Costantinopoli presso quei due imperatori; e vi mandarono l’arciprete Leone, un loro fedelissimo.Alessandro nel Medioevo occidentale, a c. di M. Liborio, Milano, Fondazione Valla-Mondadori, 1997, pp. 16-17. […]
Leone si presenta al lettore in qualità di arciprete, incaricato dai duchi di Campania di compiere una non meglio precisata missione diplomatica a Costantinopoli, datandola attraverso la menzione degli imperatori bizantini (com’era d’uso nei documenti ufficiali della corte napoletana del tempo)G. Cavallo, Le influenze bizantine nei secoli IX e X tra Campania e Lazio. Qualche aspetto, in Das Papsttum und das vielgestaltige Italien. Hundert Jahre Italia pontificia, cur. Klaus Herbers - Jochen Johrendt, Berlin-New York, W. de Gruyter 2009, pp. 69-83..
L’identificazione dei personaggi citati nel prologo è possibile attraverso un confronto incrociato della dinastia dei duchi campani con quella imperiale: Giovanni III venne affiancato al potere dal figlio Marino II intorno al 944 (a questa data risale la prima menzione di Marino II come duca a noi giunta), che rimase coreggente fino alla morte del padre nel 968/9 per poi succedergli, secondo una prassi comune e di ispirazione bizantina. In quegli anni, a Costantinopoli regnava Costantino VII Porfirogenito (913-959): egli affiancò al potere suo suocero Romano I, che venne deposto negli anni ’40 del X sec., e successivamente il proprio figlio, Romano II. F. Pfister, che curò l’edizione critica dell’opera nel 1913, spiega che è più probabile che il “Romano” del prologo sia quest’ultimo, e non il nonno Romano I, poiché Marino II diventa duca insieme al padre proprio negli anni della deposizione di Romano I e della titolazione di Romano II, o poco prima. Questo permette di datare il viaggio di Leone tra la metà degli anni ’40 del X sec. e il 959, anno della morte di Costantino VII.
Nella narrazione del prologo, Leone si ritrae come un fervente bibliofilo: racconta di essersi messo alla ricerca di libri da leggere non appena giunse alla capitale bizantina; qui si imbatté in un manoscritto greco contenente il racconto delle vicende di Alessandro Magno, che trascrisse e portò ai duchi e a Teodora (la moglie di Giovanni) al suo ritorno. In memoria della duchessa, lodata dall’arciprete come devota e sapiente, e compianta per la sua precoce dipartita, Giovanni III volle allestire una biblioteca, recuperando e facendo trascriverePer un’ipotesi sulle modalità di intervento su questi libri raccolti si rimanda all’interpretazione del prologo in A. Frugoni, La biblioteca di Giovanni III duca di Napoli (dal Prologus dell'arciprete L. al "Romanzo di Alessandro"), in Annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università di Roma, IX (1969), pp. 161-171 (ristampato in C. Settis Frugoni, La fortuna di Alessandro Magno dall'Antichità al Medioevo, Firenze 1978, pp. 133-141). libri da tutto il ducato. Sembra si trattasse soprattutto di opere devote o sacre (tra cui spicca la confezione di tutti i libri dell’Antico e del Nuovo Testamento), ma Leone menziona anche autori di opere storiografiche (Giuseppe Flavio, Tito Livio e lo Pseudo Dionigi l’Areopagita), testimoniando la ricchezza di risorse culturali che circolavano al tempo in Campania. Il fedele arciprete non fu solo incaricato di una missione diplomatica, ma venne inglobato nell’ampio progetto culturale di Giovanni III: in questa occasione, il duca gli assegnò la traduzione in latino del manoscritto che trascrisse a Costantinopoli, e il frutto di questa fatica è proprio la Nativitas. Su questa base, Pfister data la composizione dell’opera utilizzando come termini post e ante quem l’ultima menzione di Teodora in vita in un documento del 951 e la morte di Giovanni III (968/9)P. Chiesa, LEONE (Leone Arciprete), in Dizionario biografico degli italiani, vol. 64, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.. Pfister propone anche la possibilità di considerare una datazione più stretta, utilizzando come terminus ante quem la morte di Costantino VII Porfirogenito nel 959 (dal momento che Leone non accenna alla morte di uno dei due imperatori, forse si può presupporre che fossero entrambi ancora in vita).
Leone, per la sua attività di traduttore dal greco al latino, è riconosciuto come uno degli ultimi esponenti della cosiddetta “scuola napoletana”, un gruppo di professionisti che opera in Campania tra l’ultimo quarto del IX sec. e la metà del X sec. producendo traduzioni e rielaborazioni di opere greche, prevalentemente agiografiche.
Questi intellettuali, nelle cui opere si registra un’omogeneità di intenti stilistici e il comune progetto di fornire un corpus agiografico alla chiesa napoletanaP. Chiesa, Le traduzioni dal greco: l’evoluzione della scuola napoletana nel X secolo, in Lateinische Kultur im X. Jahrhundert. Akten des I. Internationalen Mittellateinerkongresses (Heidelberg, 12-15.IX.1988), a cura di Walter Berschin, Stuttgart, 1991 (=Mjb 24/25[1989-1990]), pp. 67-86., testimoniano il forte legame tra la grecità e la latinità che caratterizza la Campania altomedievale. Tuttavia, non si può dire che la conoscenza del greco fosse per tutti di alto livello, ma certamente uno dei loro obbiettivi è quello di produrre testi di buona qualità; nelle diverse fasi che l’attività della scuola napoletana attraversa, si registra una sempre maggior emancipazione dalla consuetudinaria traduzione ad verbum per una maggiore libertà rispetto al modello: traduzione dal greco, rielaborazione di una traduzione preesistente e composizione di un’opera creativa sulla base di una traduzione come modello sono operazioni non percepite come distinte (in alcuni casi sembra che i rifacimenti vengano effettuati senza nemmeno il confronto con il modello greco). Rispetto ai prodotti delle fasi più floride di questa attività, Leone produce una traduzione scarna e semplificata, dimostrando di non seguire la tendenza tipica della scuola napoletana a rielaborare il modello in direzione di un miglioramento stilistico (tanto le opere agiografiche greche quanto il romanzo dello Pseudo-Callistene sono scritte in un greco colloquiale, riconducibile alla letteratura di consumo); dall’altro lato, la qualità della sua traduzione rivela una conoscenza del greco molto approssimativa, e segna la fine dell’esperienza dei traduttori napoletani, con i quali comunque condivide gli interessi romanzeschi e in un certo senso una forma di libertà rispetto al modello, che si manifesta più che altro nell’eliminazione di dettagli giudicati di scarsa rilevanzaP. Chiesa, LEONE (Leone Arciprete)…, cit..
Nei documenti dell’epoca, risultano citati diverse volte personaggi di nome “Leone” che operano nel ducato campanoA. Frugoni, La biblioteca di Giovanni III…, op. cit., p. 134.; tuttavia, non ci sono strumenti per dimostrare che si tratti proprio dell’Autore della Nativitas: le uniche informazioni che abbiamo sul suo conto rimangono quelle da lui menzionate riguardo alla vicenda compositiva dell’opera (per giunta, non sono mancate voci contrarie all’identificazione dell’autore del prologo con il traduttore dell’opera, nonostante oggi sia riconosciuta e accettata).
Opera
Nativitas et victoria Alexandri Magni regis (Historia de Preliis Alexandri Magni)
La Nativitas et victoria Alexandri Magni regis “Nascita e vittoria del re Alessandro Magno” è la traduzione latina ad opera di Leone Arciprete del cosiddetto “Romanzo di Alessandro greco”, attribuito allo Pseudo-Callistene.
L’opera di Leone, nonostante la sua scarsa fortuna nella sua veste originaria, è alla base di diversi rifacimenti che la arricchiscono con fitte interpolazioni. Queste versioni latine successive, note come Historia de preliis J1, J2 e J3, a differenza della Nativitas sono largamente diffuse lungo tutto l’arco del Medioevo, e diventano la matrice di una grandissima varietà di opere di diverso genere che hanno per argomento le avventure di Alessandro Magno o che al Macedone dedicano dello spazio. Spesso questi modelli, fortunati per la loro lingua semplice e per il loro dettato essenziale, vengono rielaborati con straordinaria creatività, e queste continue stratificazioni di materiali e ampliamenti generano uno dei filoni più fortunati della letteratura medievale, tanto in lingua latina quanto nelle lingue volgari romanze, germaniche, slave e persino in ebraico.
Edizioni Le principale edizione dell'opera è la seguente: Pfister, F. (ed.) Der Alexanderroman des Archipresbyter Leo, Heidelberg 1913 (Sammlung mittellateinischer Texte 6). Le edizioni delle continuazioni interpolate: Hilka, A., Steffens, K. (ed.), Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J1, Meisenheim am Glan, 1979. Hilka, A, Grossmann R., Historia Alexandri Magni (Historia de Preliis) Rezension J2 (Orosius Rezension). Zweiter Teil, Meiseinham am Glan, Hain, 1977. Steffens, K., Historia Alexandri Magni (Historia de preliis). Rezension J3, , Meisenheim am Glan, 1975. Un'edizione sinottica dei primi due libri dell'opera e delle sue continuazioni: Bergmeister, H.-J., Die Historia de preliis Alexandri Magni (Der lateinische Alexanderroman des Mittelalters). Synoptische Edition der Rezensionen des Leo Archipresbyter und der interpolierten Fassungen J1 J2 J3 (Buch I und II), Meisenheim am Glan 1975.
Note
Bibliografia
Cavallo, G., Le influenze bizantine nei secoli IX e X tra Campania e Lazio. Qualche aspetto, in Das Papsttum und das vielgestaltige Italien. Hundert Jahre Italia pontificia, cur. Klaus Herbers - Jochen Johrendt, Berlin-New York, W. de Gruyter 2009, pp. 69-83. Chiesa, P., Le traduzioni dal greco: l’evoluzione della scuola napoletana nel X secolo, in Lateinische Kultur im X. Jahrhundert. Akten des I. Internationalen Mittellateinerkongresses (Heidelberg, 12-15.IX.1988), a cura di Walter Berschin, Stuttgart, 1991 (=Mjb 24/25[1989-1990]), pp. 67-86.
Frugoni, A., La biblioteca di Giovanni III duca di Napoli (dal Prologus dell'arciprete L. al "Romanzo di Alessandro"), in Annali della Scuola speciale per archivisti e bibliotecari dell'Università di Roma, IX (1969), pp. 161-171 (ristampato in C. Settis Frugoni, La fortuna di Alessandro Magno dall'Antichità al Medioevo, Firenze 1978, pp. 133-141). Liborio, M. (cur.), Alessandro nel Medioevo occidentale, , Milano, Fondazione Valla-Mondadori, 1997.
Voci correlate Romanzo di Alessandro Alessandro Magno Volo di Alessandro
Collegamenti esterni
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