Musicile è l'unica frazione di Portico di Caserta.

Geografia fisica Territorio Sebbene Musicile venga definita frazione di Portico di Caserta si tratta in realtà di una frazione extraterritoriale, la località non sorge sul territorio di appartenenza di questo comune, bensì sul territorio di tre comuni limitrofi. Soltanto gli abitanti di parte del Territorio del Comune di Capodrise e di Macerata Campania possiedono la cittadinanza del comune di Portico di Caserta. Gran parte della frazione invece si estende nel territorio (sia come cittadinanza che come comune di residenza) dei comuni di Recale e Capodrise.

Storia

Antico casale del territorio di Capua, il cui toponimo è tradizionalmente ricondotto a un presunto insediamento o luogo di culto di età romana, noto come Pago Musicilium.

Il sito è documentato a partire dal XIV secolo come sede della domus de villa Musicili, struttura territoriale collegata a un convento-ospedale dell’Ordine del Gran Priorato Giovannita Gerosolimitano di Malta, che risulta già distrutta negli anni Settanta del XIV secolo.

Il casale continuò tuttavia a esistere come insediamento fino al XVII secolo, quando la grande epidemia di peste che colpì il Regno di Napoli nel 1656 ne determinò la definitiva scomparsa e l’abbandono del sito.

Nonostante molti storici concordino nel far risalire il nome del casale alla presenza di un culto dedicato alle Muse, tale ipotesi appare poco verosimile per diverse ragioni. Le Muse erano divinità greche, figlie di Zeus, protettrici delle arti, della musica e della poesia; nel mondo romano esse erano invece identificate con le Camène. Poiché il casale di Musicile ricadeva nel territorio capuano, esso non rientrava nell’orbita della Magna Grecia, ma affondava le sue radici, come la stessa città di Capua, in un contesto etrusco-osco-sannita.Di conseguenza, l’origine del nome va ricercata nella lingua latina, anche in considerazione del fatto che nel mondo romano non sono attestati luoghi di culto dedicati esclusivamente alle Muse. A sostegno di questa tesi vi è un dato storico significativo: nei documenti del Regno di Napoli dei secoli XVI e XVII il casale è indicato con il nome di Morsicile, mentre nel XVIII secolo compare la forma Mosecile.Analizzando la denominazione più antica, Morsicile, è possibile scomporla nelle componenti Mors e -cile, che in latino rimandano al concetto di culto della morte. Questa ipotesi risulta più plausibile nel contesto dell’influenza etrusco-romana. È noto, infatti, che il culto del dio Mors fosse ampiamente diffuso tra il VI e il VII secolo a.C. in ambito etrusco, spesso associato al dio Orcus, divinità dell’oltretomba che personificava la morte, raffigurata come un genio alato dalle ali nere e armato di falce (come attestato nella necropoli di Tarquinia).Tale culto venne successivamente assimilato dal mondo romano, come dimostrano i rituali funerari, il culto dei Lari domestici, le rappresentazioni dell’Ade, i Campi Elisi e le figure mitologiche descritte da Virgilio nell’Eneide, quali Caronte. Alla luce di queste considerazioni, e tenendo conto anche della distanza dal centro urbano di Capua, appare verosimile che Mors-i-Cile indicasse un luogo legato a pratiche cultuali connesse all’oltretomba, le cui tracce si sono perdute nel corso dei secoli

Monumenti e luoghi d'interesse Del casale, ricordato anche da Francesco Granata nella Storia sacra della Chiesa metropolitana di Capua, oggi restano soltanto la piccola chiesa parrocchiale di San Marcello Martire Centurione e poche abitazioni. La chiesa, di antiche origini, conserva la memoria del passaggio del santo martire capuano diretto verso il luogo del supplizio in terra di Puglia.

Il sacello si presenta oggi con l’aspetto assunto in seguito alla ristrutturazione ottocentesca, ricordata dalla lapide posta sul portale, voluta dal parroco Pasquale Gravina, che ne promosse l’ampliamento con l’aggiunta dell’abside, del campanile e della casa canonica. Della struttura precedente, tuttavia, la chiesa conserva l’impianto dei muri perimetrali, che probabilmente ricalcano quelli di un antico sacello romano.

All’interno si conservano importanti testimonianze artistiche: la statua lignea di San Marcello Martire, risalente alla prima metà del Settecento opera allo scultore napoletano Gennaro Franzese; la pala d’altare seicentesca raffigurante La Vergine in Gloria col Bambino fra San Francesco d'Assisi e San Lorenzo da Brindisi; un lavabo marmoreo del 1595 e il paliotto d’altare cinquecentesco in marmi intarsiati, di raffinata fattura. Le decorazioni pittoriche ottocentesche in stile neoclassico, realizzate a tempera su muro, sono opera di Pasquale Iannotta, artista originario di Casapulla, allievo del Mancinelli. Tra queste si ricordano l’affresco della Navicella e il Martirio di San Marcello, collocati nei riquadri della volta a camorcanna, i putti nelle vele della volta e le figure dei Santi Pietro e Paolo, dipinte in monocromo nell’abside.

Bibliografia Francesco Granata, Storia sacra della Chiesa Metropolitana di Capua. Antonella Pellettieri, Il Gran Priorato Giovannita di Capua, 2008. Giancarlo Bova, Le pergamene sveve della Mater Ecclesia Capuana: 1259 - 1265, 2005. Mariarosaria Salerno, L'inchiesta pontificia del 1373 sugli Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel Mezzogiorno d'Italia, 2008.

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